Kočan, Ismet (Dec. 21, 2005). Mit i stvarnost - Mehmed-paša Sokolović . Večernje Novosti Online.Prof. Mustafa Imamovic - History of Bosniaks, page 158-163.

Biografia Proveniva da una famiglia serbo-ortodossa della piccola nobiltà di Bosnia. Secondo varie fonti, aveva una sorella e due fratelli, fra cui il patriarca ortodosso serbo di Peć, Makarije Sokolović. Nel 1516 una spedizione ottomana raggiunse il suo villaggio ed egli fu reclutato secondo la pratica del devşirme. Convertitosi all'Islam, ricevette il nome di Mehmet.

Mehmet fu protagonista di una rapida ascesa nei ranghi prima dell'esercito e successivamente dell'amministrazione ottomana. Fu gran visir sotto tre sultani e rivestì un ruolo di grande importanza nella diplomazia europea.

Prime cariche politiche e militari (1526-1555)

Cominciò la sua ascesa al potere come capo degli scudieri del sultano (in questa posizione divenne molto vicino a Solimano il Magnifico), dimostrando il proprio valore come soldato nella battaglia di Mohács (), svoltasi il 29 agosto 1526, nella quale gli ungheresi subirono una terribile sconfitta che segnò la fine del loro regno indipendente, e nel primo assedio di Vienna (1529). Alla morte di Khayr al-Dīn Barbarossa (1546), Sokollu Mehmet prese il suo posto come capitan pascià e ricoprì questa carica per cinque anni. Divenne poi Beilerbei di Rumelia nel 1551, stabilendosi a Sofia. La leggenda vuole che fosse riconosciuto dalla madre, che non lo vedeva da 30 anni, per una voglia che aveva sul viso. Nel frattempo scoppiò una guerra in Ungheria: gli Asburgo rivendicavano i propri diritti sulla Transilvania, all'epoca sottomessa al potere Ottomano. A Mehmet venne ordinato di dirigersi al più presto in Ungheria. Mise assieme un esercito di uomini e 54 cannoni, e marciò verso il nemico assieme ai bey di Smederevo, Vidin e Nicopoli. Quando le sue armate raggiunsero la provincia transilvanica di Srem, il monaco Ðorðe Utješenović lo supplicò di non attaccare la Transilvania, in nome della sua fedeltà ad Istanbul. Mehmet rifiutò ogni proposta di negoziato, e condusse le sue forze in tutta la regione, conquistando numerose città. Ðorðe Utješenović rispose sollevando le popolazioni locali, così da costringere Mehmet ad assediare Temeşvar, il 14 ottobre 1551.

Si dice che, alle richieste degli assediati di lasciare la Transilvania, Mehmet avesse risposto:

L'assedio durò circa 2 settimane, con risultati positivi per gli assediati, e Sokollu fu costretto a ritirarsi a Belgrado, dove cominciarono i negoziati di pace con Utješenović, diventato nel frattempo viceré. Questi però fu assassinato il 17 dicembre e nel 1552 Mehmet riuscì a completare la conquista della Transilvania.

Nel 1553, Solimano dichiarò guerra alla Persia e Mehmet fu spedito a Tokat nell'inverno '53/'54, per comandare le forze del fronte orientale.

Terzo visir (1555-1561) Impressionato da Mehmet, Solimano lo nominò Terzo visir nel 1555, mentre la carica di governatore della Rumelia fu data ad all'ağa dei giannizzeri, di origine erzegovina, Pertev Pascià, compagno di Mehmet ai tempi dell'apprendistato presso il tesoriere (defterdar) İskender Çelebi. Quasi subito Mehmet dovette sedare una rivolta nei pressi di Tessalonica, capeggiata da Mustafa Bey, che si spacciava per figlio del sultano. La rivolta fu repressa e Mustafa impiccato. Il fratello di Mehmet, Makarije, era l'igumeno del monastero di Hilandar a Monte Athos. Durante una visita ad Istanbul, nel 1557, Makarije discusse con il fratello la possibilità di un rinnovamento all'interno della Chiesa ortodossa serba. Più tardi, lo stesso anno, Mehmet promulgò un editto (fermanIn italiano "firmano".) con il quale ripristinava il Patriarcato serbo di Peć, con Makarije Sokolović come patriarca Makarije I. L'editto garantiva inoltre la libertà di culto all'interno dell'impero. Lala Mustafa Pascià, precettore dei figli del sultano, e che anni dopo sarà comandante della campagna militare per la conquista di Cipro, incitò il figlio di Solimano, Bayezid, allora beilerbei di Karaman, a guidare una rivolta contro il fratello Selim, successore designato di Solimano. Sokollu Mehmet mise insieme un esercito e marciò su Konya, sedando la rivolta e sconfiggendo le forze di Bayezid nel maggio 1559. Questo fuggì in Persia, ma dopo vari negoziati il visir riuscì ad ottenere la sua estradizione da parte dello shah, in modo da poter giustiziare il ribelle insieme ai suoi quattro figli.

Secondo visir (1561-1565) Quando il gran visir Rüstem Pascià morì nel 1561, gli successe il secondo visir Semiz Ali Pascià. Di conseguenza Mehmet divenne secondo visir, Pertev Pascià il terzo. L'anno seguente Mehmet sposò la nipote di Solimano İsmihan Sultan, figlia del principe Selim, e trascorse in pace gli anni seguenti. Successivamente, nel 1564, suo nipote Sokollu Mustafa Bey fu nominato sanjak-bey di Bosnia.

Gran visir (1565-1579) Nel giugno del 1565 Semiz Ali morì. Il sultano, che riponeva grande fiducia in Mehmed, lo promosse a gran visir.

Assedio di Szigetvár (1566)

Alla fine di quell'anno e nei primi mesi del 1566 crebbe la tensione tra Solimano e il Sacro Romano Impero di Massimiliano II. Questi desiderava riprendere le città precedentemente conquistate dagli Ottomani in Ungheria e Bosnia e, quando i negoziati fallirono, dichiarò guerra. Allora Sokollu ordinò a suo nipote Mustafa Bey di Bosnia di avanzare contro l'imperatore cristiano. Mustafa riuscì a prendere le città di Krupa e Dvor na Uni. Il Sultano rispose immediatamente dichiarando guerra a sua volta e il gran visir cominciò a preparare l'avanzata del grosso dell'esercito ottomano. In 50 giorni Mehmet e il Sultano, alla guida delle truppe, giunsero a Belgrado, per poi passare in Ungheria, dove avvenne lo scontro tra una parte degli Ottomani e le truppe del nobile croato-ungherese Nikola Zrinski. Quest'ultimo ebbe la meglio, sconfiggendo il sanjak-bey Tirhal Mehmet, per poi giustiziarlo insieme al figlio e acquisire un bottino di ducati. Ciò suscitò l'ira del sultano, che ordinò a Sokollu di assediare la città di Szigetvár, mentre il governatore di Buda, Arslan Pascià, perdeva le città di Palota, Veszprém e Tata. Per questo motivo il sultano privò Arslan della sua carica e lo sostituì con Sokollu Mustafa Bey. Alla battaglia di Szigetvár parteciparono Mehmet Pascià, i suoi figli Kurt Bey e Hassan Bey e lo stesso sultano Solimano; l'esercito ottomano comprendeva soldati e 300 cannoni. La città cadde dopo un lungo ed estenuante assedio, durante il quale persero la vita sia Nikola Zrinski che Solimano il Magnifico (quest'ultimo per cause naturali).

Sokollu Mehmet Pascià giustiziò tutti coloro che avevano assistito alla morte del sovrano e annunciò che questi era troppo malato per mostrarsi e che si sarebbe curato a Szigetvár, nel frattempo egli avrebbe agito secondo le sue disposizioni. Quindi premiò tutti coloro che avevano contribuito maggiormente alla cattura della città e aumentò la paga dei soldati, poi inviò una lettera al principe Selim, rimasto unico erede al trono, comunicandogli la morte di Solimano. Così l'esercitò si mise in marcia verso Belgrado e il gran visir annunciò solennemente la dipartita del Sultano. In Serbia il nuovo sultano Selim II, passato alla storia come Sarhoş (l'Ubriacone), salutò le truppe e confermò Mehmet Pascià come suo gran visir.

Due anni dopo, il 17 febbraio 1568, Mehmet Pascià riuscì a concludere a Istanbul un trattato di pace con l'Imperatore Massimiliano II, in cui questi accettava di pagare un "dono" annuale di ducati.

Strategie politiche (1568-1571) Si può ben dire che Sokollu Mehmet ragionasse in termini di "Mediterraneo allargato". Egli fu il massimo sostenitore del progetto di un canale che doveva collegare il Don al Volga, favorendo i commerci tra Mar Nero e Mar Caspio, così come nel 1568 pensò anche a un canale che tagliasse l'istmo di Suez per un collegamento tra Mediterraneo e Mar Rosso. Ma non portò mai a termine nessuna delle due opere. Si tentò di realizzare la prima inviando delle truppe ad assediare la russa Astrachan', sul Volga, insieme alle maestranze per la costruzione del canale, mentre contemporaneamente una flotta ottomana minacciava dal Mar Nero la città di Azov. I Russi reagirono immediatamente sbaragliando le forze ottomane sul Volga e una tempesta distrusse le navi di Istanbul al largo di Azov. Quindi nel 1570 un nuovo accordo con la Russia di Ivan il Terribile ripristinò i rapporti amichevoli tra i due paesi, tra Sultano e Zar. Selim II era un sovrano assai debole, il vero potere era nelle mani del gran visir, che si adoperò anche per consolidare i confini dell'impero nella Penisola arabica, e in particolare nell'Hegiaz e nello Yemen, riportando grandi successi militari e ottenendo grande fama e popolarità. Nel 1571 la moglie di Mehmet, İsmihan, fece costruire a Istanbul dal famoso architetto Sinān la Sokollu Mehmet Paşa Camii (Moschea di Sokollu Mehmet Pascià).

Guerra di Cipro (1570-1573)

L'isola di Cipro rivestiva una grande importanza da un punto di vista strategico e commerciale, poiché costituiva una tappa fondamentale per il rifornimento delle galee sulle rotte del Mediterraneo orientale verso la Palestina, l'Egitto, ma soprattutto verso i luoghi santi di Mecca e Medina. Era in mano veneziana da tempo, ed era rimasta ormai l'unica enclave cristiana in un mare prevalentemente musulmano e ottomano. Secondo una certa storiografia occidentale la guerra iniziata dagli Ottomani per la sua conquista fu dettata da motivi personalistici di Selim II, che puntava a una grande impresa militare per passare alla storia come grande conquistatore e inoltre l'isola fungeva da base sicura per i pirati cristiani in quell'area.