Lantislamismo è l'opposizione e critica all'islamismo, cioè all'Islam politico, un insieme di ideologie che ritengono che l'Islam debba guidare la vita sociale e politica così come la vita personale.

L'antislamismo non va confuso con l'islamofobia, che indica pregiudizio seguito da discriminazione verso l'Islam come religione e verso i musulmani come credenti.

La critica all'Islam politico nella storia La critica all'organizzazione politica delle società islamiche, iniziata da Voltaire (Saggio sui costumi, Maometto ossia il fanatismo, Dizionario filosofico), il quale vede nell'islamismo una forma di fanatismo religioso al pari della religione in Europa, prende corpo dopo la Rivoluzione francese e la codificazione della distinzione tra Chiesa e Stato in occidente. Tale dottrina (secolarismo) viene utilizzata come metro di giudizio rispetto alle società extra-europee tradizionali, incluse quelle in cui il diritto e le istituzioni politiche sono basate sulle norme religiose.

Secondo Alexis de Tocqueville, "Maometto ha inserito nel Corano non solo un corpo di dottrine religiose, ma anche massime politiche, norme civili e penali e teorie scientifiche. Il vangelo, al contrario, parla solo di relazioni generali fra uomo e Dio e fra uomo e uomo, oltre alle quali non inculca e impone alcun obbligo. "

Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della Turchia moderna, abolì la religione di Stato nel suo paese. Viene a volte a lui attribuita la seguente affermazione, relativa all'Islam:

L'anticlericalismo turco verrà imitato in seguito dallo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi negli anni Sessanta, con alterni risultati fino alla sua deposizione e all'avvento della repubblica islamica nel 1979. L'Islam politico ha guadagnato particolare attenzione dal 1979, quando si affermò in Iran la Repubblica Islamica propugnata dall'Ayatollah Khomeini come modello politico contemporaneo di Stato e società guidata dai principi islamici, interpretati dai giurisperiti (velayat e faqih), in particolare a riguardo della mancanza di democrazia e diritti umani in tale paese (si veda la questione della Fatwā contro Salman Rushdie e della pena di morte in Iran). Il khomeinismo è stato da allora oggetto di molte critiche in occidente.

Il dibattito sull'Islam politico ha ripreso vigore dopo l'attentato al WTC, fino a sfociare nell'antislamismo e nell'islamofobia. Il modello sociopolitico del fondamentalismo salafita-wahhabita (nonché il jihadismo e le interpretazioni integraliste di gruppi come i talebani) è stato oggetto di critiche di molteplici commentatori occidentali, che l'hanno variamente indicato come "nuovo totalitarismo". Tra questi il politologo francese Alexandre Del Valle nel libro Il totalitarismo islamista all'assalto delle democrazie, o l'appello "Insieme contro il nuovo totalitarismo" dopo le violente manifestazioni scoppiate all'indomani della pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten. In Italia tali tesi sono state portate avanti dalla scrittrice fiorentina Oriana Fallaci, rifacendosi anche alle tesi di Bat Ye'or sull'Eurabia, oltre che dal giornalista italo-egiziano Magdi Allam., forum di Magdi Allam sul sito del Corriere della Sera Altri famosi esponenti del movimento antislamista negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone includono i giornalisti e saggisti Claire Berlinski, George Weigel, Tony Blankley, Bruce Bawer, Christopher Hitchens, Richard Dawkins, Daniel Pipes e Mark Steyn.

Critiche all'Islam politico

L'antislamismo si oppone all'idea che uno Stato sia regolato sui precetti dell'Islam per due principali motivi, uno teorico ed uno empirico. In primo luogo l'antislamismo, richiamandosi anche all'anti-religiosità degli illuministi e alla laicità dello Stato, si oppone all'idea, propugnata dall'Islam politico, che lo Stato debba essere guidato dai principi religiosi.Si noti che un simile atteggiamento fortemente critico, come in effetti avverte lo stesso termine "Antislamismo", viene espresso con accenti spesso assai polemici solo nei confronti del pensiero islamico. Non sempre infatti gli antislamisti esprimono la loro ostilità concettuale nei confronti di altre esperienze religiose, quali lo Stato della Città del Vaticano, Israele, né, in passato, verso il Tibet lamaista. Infatti una teocrazia o anche uno Stato fondato su una qualsivoglia religione, si basa su leggi divine non soggette a critica o discussione. In secondo luogo l'antislamismo si basa sull'analisi delle conseguenze sulla società dell'applicazione della sharīʿa, che valuta decisamente negative.

Forma di Stato Una critica all'islamismo deriva dal rifiuto da parte del mondo occidentale del modello "integralistico" islamico che è accusato di voler estendere i propri principi etico-religiosi anche al campo della politica, la critica nei confronti dell'islamismo ripropone il sempre vivace confronto tra ideali laici e ideali religiosi. Il fatto che, nell'ultimo secolo, il mondo islamico sia stato caratterizzato da un gran numero di guerre, di violenti rivolgimenti sociali e politici, da una , ha fatto bollare il mondo islamico come arretrato e "medievale". colonialismo, stalinismo, fascismo, nazismo o franchismo, con le loro numerose decine di milioni di morti, sono stati fenomeni tipicamente occidentali. .

Diritti umani e civili Gli antislamisti accusano gli stati musulmani di non rispettare i diritti umani e quelli civili. Una forte critica è inoltre espressa verso la mancata sottoscrizione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che "stabilisce una intesa comune fra i popoli del mondo riguardo ai diritti inalienabili ed inviolabili di tutti i membri della famiglia umana e costituisce un obbligo per i membri della comunità internazionale" (Secondo comma della Proclamazione di Teheran)Proclamazione di Teheran da parte degli Stati islamici che hanno preferito formulare una propria Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo che sancisce differenze di diritti e di doveri tra uomo e donna, musulmano e non musulmano secondo i dettami coranici.Questa diversa sensibilità verso i diritti dell'uomo fa sì che dei 57 paesi membri dell'OCI, 6 sono classificati come liberi, 25 parzialmente liberi e 26 non liberi da parte del centro studi americano Freedom House. Alcuni di questi paesi musulmani non liberi sono alleati dell'Occidente come il Pakistan, altri sono ad esso ostili come la Siria.

Libertà religiosa Sebbene il Corano reciti

per cui vi è esplicitamente riconosciuto il diritto alla libertà di fede, in vari stati a maggioranza musulmana, i non musulmani sono soggetti a forti discriminazioni anche in ossequio a quest'altro dettame coranico:

Secondo la tradizione musulmana questo versetto fu rivelato per autorizzare la guerra contro i bizantini, dopo che questi ultimi, occupata Tabuk, minacciavano la stessa Medina. Dopo la morte di Maometto i musulmani lo utilizzarono come pretesto per avviare l'espansione islamica e conquistare vaste aree dell'impero bizantino e persiano. I popoli conquistati che non si convertivano all'islam prendevano lo status di dhimmi.

Alcuni storici moderni come Bernard Lewis, pur riconoscendo lo status d'inferiorità cui i dhimmi erano sottoposti nei territori musulmani notano che sotto molti aspetti la loro posizione era "molto più facile di quella dei non cristiani o anche dei cristiani eretici nell'Europa medievale"

In alcuni stati musulmani, come ad esempio in Arabia Saudita, esiste una polizia religiosa che agisce con ampi margini di discrezionalità. Nel 2005 la polizia religiosa saudita ha arrestato Fawza Falih perché accusata di stregoneria da un uomo che dichiarava di essere divenuto impotente a causa sua. Riconosciuta colpevole anche grazie ad una confessione estorta con la violenza, è stata condannata a morte nell'aprile 2006 I media occidentali riportano che in Arabia Saudita l'intolleranza verso le altre religioni arriva al punto di boicottare o vietare feste non islamiche come quella di san Valentino I media Arabi al contrario, affermano che in Arabia Saudita la festa di San Valentino è molto sentita anche se controversa, e non è soggetta a particolari divieti.

Andrebbe tuttavia sottolineato il fatto che le polemiche sul jihād e l'assoggettamento etico, giuridico e sociale dei non-musulmani (Ahl al-Kitāb) all'Islam sembrano accettare anche da parte occidentale il principio astorico sostenuto da una parte (consistente) dell'Islam, che pretenderebbe che tali assunti siano eterni e immodificabili. Tutto ciò mostra un difetto metodologico di storicizzazione e ignora il fatto che una parte (ancora minoritaria) del mondo intellettuale islamico considera sempre più il Corano un testo risalente al VII secolo d.C. in cui, a fianco di alcuni principi assoluti e immodificabili (per lo più rivelati nel primo periodo meccano) se ne sono poi aggiunti altri al momento della necessaria e impellente organizzazione socio-politica della Umma. Tali principi, variamente modificati dalla ineffabile volontà di Allāh, in base al principio accettato del "versetto abrogante e versetto abrogato" (al-nāsikh wa al-mansūkh), si riferiscono, nel caso del jihād e della superiorità etica, giuridica e sociale fra i musulmani al periodo in cui la Umma affrontava militarmente le soverchianti società politeistiche della Penisola arabica, ferocemente avverse al modello islamico che si andava costituendo e che rischiava concretamente di sostituirsi del tutto ad esse.

Trattamento contemporaneo degli apostati

Oggi, dei 57 paesi a prevalenza musulmana che fanno parte della Organizzazione della Conferenza Islamica, cinque rendono l'apostasia dall'Islam un crimine punibile con la morte, tra cui Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Sudan, e Yemen. Ciò nonostante, secondo il Dipartimento di Stato statunitense, non vi sono stati rapporti di tali esecuzioni da questi governi in diversi anni Rapporto Internazionale sulla Libertà Religiosa 2006 - Arabia Saudita. D'altra parte, in Pakistan, gli attacchi da parte di vigilantes nei confronti di sospetti convertiti sono diffusi, inoltre nello stesso Pakistan ed Iran sono in discussione leggi che prevedono la pena capitale.Sulla questione dell'apostasia è chiarificatrice una fatwā emessa dal Consiglio Europeo per la pronuncia di Fatwa e le Ricerche (المجلس الأوروبي للإفتاء والبحوث, al-Majlis al-Ūrūbī li-l-Iftāʾ wa l-Baḥūth), secondo cui:

Questo punto di vista ha trovato conferma nel 2008 con il caso dell'egiziano Mohammad Ahmad Hegazi che, convertitosi al Cristianesimo, aveva chiesto che questa sua decisione fosse ufficialmente riconosciuta trascrivendola sulla propria carta di identità. In Egitto, infatti, questa è una delle informazioni presenti sul documento di identità. La richiesta è stata però rigettata in quanto un tribunale ha sentenziato che:

mentre Su'ad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici e arabi dell'Università al-Azhar (uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita) ha emesso una fatwa di condanna a morte in quanto Hegazi ha reso pubblica la sua conversione e si è fatto fotografare con il Vangelo, opinione condivisa da molti altri ʿulamāʾ secondo il quotidiano governativo al-Misri al-Yawm (L'Egiziano oggi). La pena è stata poi comunque sospesa nella primavera del 2010.