Il Polo chimico di Ferrara sorge nella periferia nord-ovest della città di Ferrara.

Aziende principali Al suo interno sono presenti aziende chimiche come: LyondellBasell (produzione di polipropilene e catalizzatori di Ziegler-Natta) Versalis (produzione di elastomeri, polietilene e catalizzatori per Polietilene) Celanese Production Italy (tecnopolimeri, poliammide e compounding) Yara (produzione di fertilizzanti a base azotata) Polar (lavorazione e commercio di materie plastiche) ITI Polymers (commercio di materie plastiche) General Cavi (Gomma-Plastica) e aziende di servizi, ad esempio: Sapio (fornitura azoto gas e liquido, idrogeno compresso e aria, strumenti) SEF -Società EniPower Ferrara- (produzione di energia elettrica e vapore) partecipata al 51% da EniPower e al 49% da EGL Centro Energia Ferrara (energia elettrica e vapore) Syndial (bonifiche e analisi ambientali) BT Italia (gestione reti e telecomunicazioni) Sodexo (gestione mensa) IFM - Integrated Facility Management (società consortile per la gestione della Vigilanza, Utilities, Servizio Sanitario e Vigili del Fuoco di stabilimento)

Dismesse o cessate ABB Estense Service (Servizi tecnici e manutenzione), chiusa alla fine del 2006

Facenti parte dell'area ex Solvay, ad est del canale Boicelli GFC Chimica S.r.l. (A.D. Sign. Cervellati) Benvic europe S.r.l Solvay

Storia del Polo Chimico

L'avvento Nel 1936, in pieno regime fascista, con un regio decreto veniva decisa la costituzione di un polo chimico che, nell'ottica dell'autarchia, potesse far fronte all'occupazione di numerosa manodopera resa inattiva dalla conclusione delle grandi opere di bonifica, e dall'avvento della meccanizzazione di alcuni lavori agricoli.

Nel 1942 l'insediamento poteva contare al suo interno già cinque industrie del settore chimico.

+Gli insediamenti della zona industriale dal 1939 al 1942 Azienda produzione occupati inizio produzione Santini D. e A. mobili e serramenti 85 aprile 1939 Consorzio Agrario Provinciale mangimi, sementi, fertilizzanti 50 maggio 1939 Metall. Meneguzzi imballaggi 50 gennaio 1940 Linificio-Canap. Nazionale filatura, tessitura 300 febbraio 1940 Scatolificio Littorio scatole e imballaggi 40 maggio 1940 S.A. F.lli Zanzi macchine utensili 239 giugno 1940 S.A.I.M.I. cuscinetti a sfere 580 gennaio 1941 Bonaccorsi & C. prodotti chimici ? gennaio 1941 Sett. Fibre Tessili canapa 250 novembre 1938 S.A. F.lli Zeni mobili e serramenti 80 marzo 1941 S.A. Calzat. Veca calzature economiche 300 marzo 1941 F. Villani imballaggi in legno 80 giugno 1939 Riseria Ferrarese pilatura riso 50 agosto 1941 Dist. Emiliana S.A. alcool 30 ottobre 1941 Soc. Chimica Aniene chimica di base 150 gennaio 1942 Oleificio Padano lavoraz. semi oleosi 70 gennaio 1942 S.A. Amidi Glucosi amido glucosio destrina 100 gennaio 1942 S.A. Cellulosa Ital. cellulosa, carta 250 inizio 1942 S.L. Leghe Leggere lavorazione alluminio 700 giugno 1942 S.A.I. Gomma Sintetica gomma artificiale 800 estate 1942

Periodo S.A.I.G.S. (1939 - 1950) Nel 1939 fu stabilito che una nuova società dovesse essere creata all'interno del polo, la S.A.I.G.S. (Società Anonima Industriale Gomma Sintetica) e ad essa vennero adibiti 50 ettari per la costruzione di impianti.

La gomma sintetica in quel periodo crebbe d'importanza grazie al suo impiego in fatti bellici, e nel 1942 l'industria poté contare sulle ricerche e le scoperte di Giulio Natta.

Questo stabilimento ebbe un'importanza strategica senza eguali dato il suo ruolo di unico produttore di gomma durante la seconda guerra mondiale.

Gli impianti avevano una capacità annua di 8000 tonnellate di gomma e utilizzavano le tecnologie Pirelli e le conoscenze sviluppate nell'impianto pilota di Milano Bicocca.

Due anni dopo l'avvio delle attività, nel 1944, le attività si fermano causa le difficoltà di rifornimento arrecate dai continui bombardamenti.

Alla conclusione del conflitto, i danni riportati non furono importanti e, tranne per alcune macchine sequestrate dai tedeschi e portate a Merano e recuperate in breve tempo, la lavorazione si poté riprendere occupando 400 operai contro i 1300 del 1943.

A quel punto però la situazione commerciale della gomma risultava oramai compromessa data la mancanza di richiesta causata dalla fine della guerra e dalla scarsità della materia prima del processo di produzione, l'alcol, che era appena sufficiente per soddisfare le necessità dell'industria farmaceutica e di quella liquoriera.

Fu allora che comparve sullo scenario chimico la Montecatini.

Periodo Montecatini (1950 - 1962) La Montecatini iniziò ad inglobare e trasformare gli impianti che furono della S.A.I.G.S., e a costruirne dei nuovi, è in questo periodo che il polo, per la prima volta, inizia a produrre derivati del petrolio.

A pochi anni di distanza, viene costruita anche una nuova struttura, adibita alla produzione di fertilizzanti azotati.

Nel 1954 viene realizzata una filiera, sviluppatasi sulla scia del boom petrolifero di quel periodo, che traeva la materia prima, il petrolio, dalle navi cisterna provenienti dalla vicina costa adriatica; il petrolio, tramite oleodotto, giungeva quindi a Ferrara, per essere sottoposto al cracking e alla lavorazione dei suoi derivati.

Lo stabilimento era in grado di ottenere, partendo dal "cracking termico", tutti i principali prodotti petrolchimici come le olefine (etilene e propilene), prodotti intermedi (ossido di etilene, alcol, stirolo) e anche prodotti finiti (politene, polipropilene, terital, polistirolo e gomma).

Sempre nel 1954, a sottolineare la grande innovazione di Ferrara all'interno del gruppo Montecatini, Giulio Natta scopre il polipropilene isotattico; grazie alla sua scoperta, nel 1957 a Ferrara viene costruito il primo impianto al mondo per la polimerizzazione del propilene (che verrà commercializzato col nome di Moplen).

Ma in questo periodo, a fare da contraltare alle numerose scoperte e successi nel campo della ricerca, vi furono alcuni errori industriali a sfavorire la crescita, come la ricostruzione dei medesimi impianti dell'anteguerra e lo sviluppo disordinato all'interno del polo stesso. Furono sicuramente queste le cause che dettarono uno stato di difficoltà nel quale la Montecatini versò nei due decenni successivi al secondo conflitto mondiale.

Sul sito di Ferrara, gravarono sicuramente anche i grandi errori finanziari subiti dalla Montecatini stessa per far fronte alle ingenti somme che l'azienda spese per la creazione dell'impianto di Brindisi (iniziato nel 1959), che soffrì anch'esso di un'inadeguata strategia industriale che rese la sua costruzione fonte di debito.

Per venire incontro alla crisi, l'azienda tentò alcune strategie per il recupero di denaro sino ad allora speso, come l'acquisto della Sade e l'instaurazione di una joint venture con la Shell.

Periodo Monteshell (1962 - 1966) La tattica di risanamento ebbe i suoi frutti. La Sade godeva, a seguito della nazionalizzazione dell'energia elettrica, di crediti verso l'Enel per circa 150 miliardi di lire, mentre la Shell, oltre a fornire i capitali, apportò le sue conoscenze tecnologiche, di pianificazione e budgeting.

Successivamente alla fusione, lo stabilimento petrolchimico di Ferrara (similarmente a quello di Brindisi), venne scorporato dalla Montecatini per creare la nuova società. La divisione venne attuata in questa maniera: alla Monteshell il Petrolchimico, alla Montecatini il centro ricerche e il settore "Azoto", preposto alla produzione di fertilizzanti, le due parti vennero divise con una recinzione metallica, quale simbolo tangibile della separazione.

La Monteshell attuò un programma industriale basato sullo sfruttamento intensivo di impianti e personale, questo incise sul numero totale degli occupati, il calo totale fu di circa 1000 unità.

Questo periodo durò solo fino al 1966, anno in cui la Montecatini annunciò la fusione con la Edison.

Periodo Montedison (1966 - 1991) La Edison aveva avuto alcuni timori riguardo al suo futuro nel campo energetico dopo che, nel 1950, la fornitura di energia elettrica del comune di Milano venne municipalizzata. A fronte di questo evento, subito l'azienda cerco di diversificare le sue attività, soprattutto verso il settore della chimica, ove vista la notevole quantità di energia elettrica utilizzata nei vari processi, vide buone prospettive di sviluppo.

Malgrado i notevoli sforzi, i risultati non ripagarono le speranze riposte, infatti numerose erano le lacune in campo tecnologico, dettate sia dalla scarsa esperienza in settore complesso come quello chimico sia dalla bassa quota di mercato guadagnata rispetto ad un efficiente utilizzo della capacità produttiva creata.

Quando l'energia elettrica intraprese il percorso della nazionalizzazione, nel 1964, gli impianti di produzione dell'energia destinati direttamente agli stabilimenti di utilizzazione rimasero privati, così la Edison mantenne qualche centrale.

La fusione si rese necessaria data la concorrenza internazionale, che richiedeva impianti energetici su larga scala, come testimoniato dai numerosi accordi di questo tipo, in questo campo.

Oltre a questa motivazione, la Montecatini aveva bisogno di capitali per investimenti, dato il suo patrimonio di conoscenze e brevetti, accompagnati da grandi programmi di investimento, mentre la Edison disponeva di notevoli mezzi finanziari.

In quest'ottica, la fusione era sicuramente la via giusta per molti motivi, così l'operazione venne appoggiata sia dal mondo industriale e finanziario, sia da quello politico.

Nel campo della chimica industriale, le due aziende presentavano una gamma di prodotti speculari e complementari, data la non omogeneità delle stesse e avendo diversificato le attività per i vari motivi che si erano presentati prima della fusione.

Numerosi erano i vantaggi che si sperava di ottenere successivamente alla fusione, tra cui: Aumento della produzione in ambito comunitario Economie di scala derivanti dalla standardizzazione e dalla concentrazione della produzione Incremento dell'efficienza degli investimenti a seguito di strategie comuni Riduzione dei costi di trasporto Ampliamento dei programmi di ricerca e sviluppo Miglioramento della distribuzione a seguito di un incremento quantitativo e qualitativo dei prodotti Organizzazione semplificata dell'ambito commerciale Migliore organizzazione del sistema vendite e magazzino

Venne nominato presidente della nuova società Giorgio Valerio, già presidente della Edison, non senza contrasti con i dirigenti Montecatini, che si sentivano depauperati della loro condizione di fondatori della chimica italiana e provavano forte risentimento verso la Edison, che aveva "invaso" il loro campo.

A Ferrara i frutti di questa nuova gestione non si videro, infatti dal 1962 non venne attuato nessun programma di sviluppo, dato il progressivo invecchiamento degli impianti; anche il Centro Ricerche subì un calo di addetti del 30% a cavallo degli anni 1965-1966.

Nel 1969 le organizzazioni sindacali ferraresi riuscirono ad ottenere la promessa sugli investimenti per interventi per circa 50 miliardi di lire in cinque anni per la riconversione degli impianti obsoleti, investimento che bastò appena a mantenere intatto il livello occupazionale fino ad allora raggiunto.

Con la gestione Merzagora, iniziò la chiusura dello stabilimento degli azotati, oramai troppo piccolo e il cui settore non rientrava più nei piani di mercato della Montedison: questa parte di stabilimento venne incorporata nel Polo per la riconversione delle produzioni.

Riguardo all'occupazione, nel 1952 alla Montecatini di Ferrara erano impiegate 545 persone, negli anni successivi si andò incontro ad una crescita continua del numero dei lavoratori, fino al 1962, anno in cui il livello occupazionale si attestò sulla cifra di 5058 addetti, distribuiti nei tre grandi complessi del Petrolchimico, dell'Azoto e del Centro Ricerche.