La provincia di Lubiana, denominata ufficialmente anche in sloveno Ljubljanska pokrajina, fu una provincia del Regno d'Italia dal maggio 1941 al settembre 1943, e mantenuta in essere sotto occupazione militare del Terzo Reich, chiamandola in tedesco Provinz Laibach, fino al maggio 1945. La sua targa automobilistica fu LB.

Nella provincia annessa si sviluppò dall'estate 1941 un crescente movimento di resistenza partigiana che mise in grande difficoltà l'occupante italiano ed estese la sua azione oltre il confine originario, nelle valli del Vipacco e dell'Isonzo; le autorità italiane organizzarono una dura repressione per cercare di controllare il territorio e impedire l'attività partigiana.

La nascita della provincia

La provincia di Lubiana venne istituita il 3 maggio 1941R.D.L. 3 maggio 1941, n. 291, al termine della Campagna di Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, a seguito della spartizione delle zone etnicamente slovene dell'allora Regno di Jugoslavia fra le forze di occupazione italiane (nella parte sud), quelle tedesche (nella parte nord) e il Regno d'Ungheria (nella parte est). Degli originari che avevano costituito la Dravska Banovina (ovvero la Slovenia jugoslava), un quarto (4 593 km² con abitanti) corrispondente alle regioni della Carniola interna (Notranjska), della Bassa Carniola (Dolenjska) e della Carniola Bianca (Bela Krajina) venne attribuito all'Italia. In seguito ad alcune rettifiche di confine, la zona fu ridotta a 4 545 km². L'Alta Carniola (Gorenjska), la Carinzia slovena (Koroška) e la Bassa Stiria (Štajerska) (10 261 km² con abitanti) furono annesse al Terzo Reich. Infine la regione nord-orientale dell'Oltremura (997 km² con abitanti) venne incorporata nel Regno d'Ungheria.

Nel decreto di istituzione della provincia si stabilì all'articolo 2 che "Con decreti reali […] saranno stabiliti gli ordinamenti della provincia di Lubiana, la quale, avendo una popolazione compattamente slovena, avrà un ordinamento autonomo con riguardo alle caratteristiche etniche della popolazione, alla posizione geografica del territorio e alle speciali esigenze locali". La volontà politica di sottolineare la debellatio della Jugoslavia, unita alla pressoché completa assenza di elementi etnici italiani nel territorio, portarono quindi a creare una provincia con un ordinamento particolare, non disciplinato dall'ordinaria legislazione in materia. I poteri di governo della provincia sarebbero stati esercitati da un'altra figura di nuova istituzione, prevista dall'articolo 3: "un alto Commissario, nominato con decreto Reale su proposta del Duce del Fascismo, Capo del Governo, Ministro dell'Interno", assistito "da una Consulta composta di 14 rappresentanti scelti fra le categorie produttrici della popolazione slovena" (articolo 4).

A causa del timore della popolazione nei confronti dei tedeschi, in poche settimane la provincia di Lubiana fu il rifugio di circa sloveni che fuggivano dalla parte nord annessa da Hitler.Repe, Božo. Migrazioni e deportazioni di Sloveni, Tedeschi ed Italiani durante la seconda guerra mondiale/ Predavanje na mednarodnem kolokviju Zwangsmigrationen in Europa 1938-1950, Praga 2002

Organizzazione e suddivisione L'area della Slovenia annessa all'Italia non faceva parte delle tradizionali rivendicazioni territoriali italiane, e il regime dovette trovare ragioni che ne giustificassero l'annessione: l'italianità della regione fu fatta risalire al fatto che il territorio era storicamente appartenuto alla Contea di Gorizia, al patriarcato di Aquileia, al Ducato del Friuli e alle province illiriche dell'Impero romano,. e alla città romana di Emona (moderna Lubiana), che era stata un importante snodo di comunicazione. L'Italia aggregava territori che, pur non appartenendo alla regione geografica italiana, erano ad essa strettamente legati da molteplici vincoli economici, geografici e storici: «Roma nella sua penetrazione in Pannonia aveva avuto un nodo stradale importante nella località di Emona (Lubiana), e Venezia, con una lenta opera di penetrazione economica, aveva stretto molteplici vincoli con la Carniola».

Nel mese di maggio del 1941 vennero definite l'organizzazione territoriale e la suddivisione dei poteri all'interno della provincia di Lubiana, costituita da una città capoluogo e suddivisa in 5 distretti e 95 comuni, con superficie di 4 545,09 km² e una popolazione di abitanti. Le stringenti esigenze di controllo del territorio avevano dunque portato a riesumare in questo territorio i vecchi circondari, sotto il nuovo nome di distretti, in cui era presente una sottoprefettura guidata da un Commissario Civile.

La definitiva sistemazione amministrativa venne così definita: città di Lubiana: il capoluogo della provincia, situato nella zona nord-occidentale della provincia, sottoposto al governo diretto della prefettura. Lubiana misurava 73,38 km² e comprendeva abitanti; distretto di Lubiana: nella zona nord-occidentale, con 977,34 km² e comprendente abitanti, costituito dai seguenti 28 comuni: Borovnica, Brezovica, Krka, Dobrova, Dobrunje, Veliki Gaber, Polhov Gradec, Grosuplje, Ig, Ježica, Log, Rudnik, Horjul, Polje, Preserje, Primskovo, Račna, Rakitna, Šmarje, Št Jošt, Št Juri, Švet Vid, Stična, Tomišelj, Višnja Gora, Verconico (o anche Nauporto) / Vrhnika, Žalna, Želimlje; Distretto di Longatico / Logatec – nella zona occidentale, con 564,78 km² e comprendente abitanti, costituito da 11 comuni: Begunje (tavolta italianizzata in Begugne), Velike Bloke, Stari Trg (tavolta italianizzata in Borgovecchio), Cerknica (talvolta italianizzata in Circonio), Hotedršica (talvolta italianizzata in Goltederscizza), Longatico / Logatec, Longatico Superiore / Gornji Logatec, Planina, Rakek (talvolta italianizzata in Racche o Radura), Rovte, Sv Križ Pretržje e Žilce pri Sveti Vidu; Distretto di Cocevie / Kočevje – nella zona meridionale, con 1 064,48 km² e comprendente abitanti, di cui gran parte appartennero alla minoranza tedesca della Slovenia, costituito da 13 comuni: Cocevie / Kočevje, Cocevie Comune / Kočevje Občina, Dolenja Vas, Fara, Kočevska Reka, Koprivinik, Loški Potok, Mozelj, Ribnica, Stari Log, Sodražica, Velike Lašče, Dobrepolje; Distretto di Cernomeli / Črnomelj – nella zona sud-orientale, con 551,64 km² e comprendente abitanti, costituito da 11 comuni: Cernomeli / Črnomelj, Cernomeli Comune / Črnomelj Občina, Adlešiči, Dragatuš, Gradac, Metlika Mesto, Metlika Občina, Radatoviči, Semič, Stari Trg ob Kolpi, Vinica; Distretto di Novo Mesto – nella zona nord-orientale, con 1 313,47 km² e comprendente abitanti, costituito da 31 comuni: Novo Mesto, Ajdovec, Ambrus, Bela Cerkev, Dolenjske Toplice, Dobrnič, Dvor, Hinje, Kostanjevica na Krki, Mirna, Mirna Peč, Mokronog, Orehovica, Prečna, Sela pri Šumberku, Šentjernej, Šentrupert, Škocjan, Šmarješke Toplice, Šmihel, Št Peter, Stopiče, Sv Križ, Sv Križ Pretržje, Trebelno, Trebnje, Tržišče, Velika Loka, Velike Brusnice, Zagadrec, Žužemberk.

I distretti erano amministrati da Commissari distrettuali assimilati alle cariche di sottoprefetti, scelti fra i notabili sloveni. Già nel dicembre 1941, l'Alto Commissario Emilio Grazioli, a seguito del perdurante stato di ribellione nella provincia li sostituì tutti con funzionari italiani..

L'ordinamento comunale venne definito con un'ordinanza del gennaio 1942: l'amministrazione delle municipalità venne riorganizzata secondo la legislazione vigente nel Regno e affidata a podestà, assistiti – se l'Alto Commissario lo avesse ritenuto opportuno – da una Consulta comunale composta da notabili locali di provata fede filoitaliana.

Il 21 ottobre 1941 la Segreteria Nazionale del Partito Nazionale Fascista istituì – su ordine di Mussolini – la Federazione dei Fasci di Combattimento di Lubiana: Grazioli venne nominato Segretario Federale, ma da febbraio 1942 in sua sostituzione venne chiamato l'ex volontario di Spagna Orlando Orlandini. Grazioli e Orlandini trapiantarono a Lubiana le strutture ordinarie del partito, istituendo le tradizionali organizzazioni di massa: la Gioventù Italiana del Littorio, il Gruppo Massaie Rurali, la Sezione Provinciale delle Lavoranti a Domicilio, il Gruppo Universitari Fascisti e la Federazione dei Fasci Femminili.

In un discorso dell'11 dicembre 1941, Grazioli affermò che dopo aver trasformato Lubiana in una provincia italiana "faremo diventare italiani anche i suoi abitanti". In realtà, nemmeno formalmente gli sloveni divennero mai italiani: la concessione della cittadinanza italiana agli sloveni e ai dalmati croati del Governatorato della Dalmazia venne rinviata alla fine della guerra.

Sloveni Tedeschi Croati Serbi Italiani Altre nazionalità Popolazione totale318 773 (93,825%)13 580 (4%)5 053 (1,49%)511 (0,15%)458 (0,135%)1 376 (0,4%)339 751 (100%)Fonte: Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003

Alti commissari Con il Regio decreto del 3 maggio 1941, numero 291, con cui fu istituita la provincia di Lubiana, venne stabilito che i poteri di governo sarebbero stati esercitati da un Alto commissario. Con Regio decreto del 19 maggio 1941, fu nominato Alto commissario Emilio Grazioli, e con Regio decreto del 14 novembre 1941, n. 1358, fu infine stabilito che la carica di Alto commissario fosse conferita, con effetto 3 maggio 1941, ad un prefetto del Regno. Emilio Grazioli (3 maggio 1941 – 15 giugno 1943) Giuseppe Lombrassa (15 giugno 1943 – 12 agosto 1943) Riccardo Moizo (12 agosto 1943 – 9 settembre 1943) Emilio Grazioli (nominato dal Governo della Repubblica Sociale Italiana il 1º ottobre 1943, mai insediatosi per veto tedesco)s:Verbali del Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana settembre 1943 - aprile 1945/27 ottobre 1943 Leon Rupnik (9 settembre 1943 – 5 maggio 1945) come Capo della Provincia nominato dal Gauleiter Friedrich Rainer

Collaborazionismo e resistenza

Il collaborazionismo con gli italiani in Slovenia fu un fenomeno estremamente complesso, perché tante furono le sue anime e tante le motivazioni. Nel corso dell'occupazione e dell'annessione, il collaborazionismo avrebbe assunto sempre più marcate caratteristiche di movimento politico-militare anticomunista, per raggiungere una definizione più completa dopo l'armistizio italiano dell'8 settembre 1943 con la creazione di un Esercito Nazionale (lo Slovensko Domobranstvo) e col progetto di costituzione di un Partito unico.

Il movimento collaborazionista sloveno viene sovente collegato al "belogardismo", italianizzazione dello sloveno "belogardizem" (bianco guardismo): una parola cui vengono associati diversi significati:

Un'accezione "popolare": nel lessico quotidiano il belogardista fu l'anticomunista, con un riferimento storico alla fine degli anni dieci: il belogardismo fu infatti la composita reazione conservatrice slovena al movimento rivoluzionario, sorta all'indomani del primo conflitto mondiale. Un'accezione dichiaratamente politica: nei discorsi dei collaboratori di Tito, "belogardismo" era sinonimo di "fascismo sloveno", come "ustascismo" per i croati e "cetnicismo" per i serbi. In un'accezione storicamente più rigorosa, il belogardismo diventa il termine col quale si intende indicare quel particolare collaborazionismo sloveno contraddistinto da una matrice clericale e conservatrice, che si sviluppò nella provincia di Lubiana fra il 1941 e il 1943 e che superò – in termini di consenso e di organizzazione – tutte le altre forme di collaborazionismo.

Uno dei leader della resistenza slovena, il socialista cristiano Edvard Kocbek, scrive che all'origine di tale fenomeno si deve individuare un "sistema patriarcale" con profonde radici in tutta la Slovenia: "È tradizionalismo contadino, padronalismo corporativo, feudalesimo ecclesiastico, pragmatismo piccolo borghese"E.Kocbek, Compagnia: la resistenza partigiana in Slovenia, Jaka Book, Milano 1975, pp. 184-185.