Con lotta antinave, nella strategia militare, si indica uno o più sistemi di combattimento atti a offendere obiettivi navali (non solo militari) di superficie. Indica un tipo di combattimento navale diretto contro navi di superficie o più generalmente i sistemi d'arma, i sensori o le operazioni finalizzate ad attaccare o a limitare le navi di superficie avversarie.
Prima dell'adozione dei sottomarini e dell'aviazione navale, tutta la guerra navale consisteva in azioni di lotta antinave. La distinzione tra la guerra navale e le azioni di lotta antinave è emersa per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, dando spazio per lo sviluppo di una letteratura ben distinta sulla materia, la quale si è principalmente concentrata sulle dinamiche della Guerra Fredda.
Descrizione Il contrasto delle flotte navali ha in passato occupato un ruolo fondamentale per le strategie belliche dei paesi coinvolti in scontri sul mare. Dalle battaglie antiche tra le flotte di triremi a oggi, molte cose sono cambiate, ma in concreto i punti cardine della lotta antinave, denominata convenzionalmente ASV o ASuW (Anti-Surface Vessel o Anti-Surface Warfare) sono due: da un lato le navi militari sono estremamente pericolose se esse hanno una navigazione libera, che ne permetta di esplicare al meglio le potenzialità; dall'altro si tratta dei mezzi da combattimento più sofisticati, popolati e costosi esistenti, per cui non c'è dubbio che il loro uso sia fatto generalmente in maniera particolarmente prudente da parte di chi ne abbia il comando.
La lotta contro mezzi navali può essere divisa in quattro ambiti fondamentali, in base alle piattaforme dalle quali partono gli attacchi:
Aereo - Lotta antinave effettuata da aerei. In passato era basata su bombardamenti in picchiata, mitragliamenti o siluri lanciati in volo, oltre che da attacchi suicidi in alcuni casi. Oggi è generalmente svolta tramite attacchi stand-off che utilizzano bombe o con missili da crociera tipo ALCM (air-launched cruise missiles) o missili ASM (air-to-surface missiles); Di superficie – Combattimento effettuato con navi da guerra che usano siluri, cannoni, missili superficie-superficie e mine navali. Una tecnologia emergente usata in questo tipo di attacchi sono gli UAV (Aeromobile a pilotaggio remoto); Sottomarino - Combattimento effettuato con sottomarini. Storicamente erano usati siluri e cannoni da ponte (c.d. deck guns). Più di recente, missili tipo SLCM (submarine-launched cruise missile) o ASCM (Anti-Ship Cruise Missile) come i Tomahawk sono quelli utilizzati più spesso in questo tipo di lotta, vista la loro maggiore gittata; Costiero - Storicamente, si identificava come costiero ogni combattimento effettuato da terra con cannoni o altra artiglieria costiera. Ad oggi, è molto più comune utilizzare questo termine per descrivere gli attacchi effettuati per mezzo di missili da crociera o balistici che partono dalla costa.
In caso di guerra tenere le navi in porto riduce notevolmente le possibilità di difesa. Lo sviluppo di aerei e missili tattici e strategici, oltre che delle armi nucleari, ha reso la situazione ancora più grave. Rinunciare alla mobilità della flotta è ancora pericoloso e generalmente improduttivo. Nondimeno, quando la flotta entra in azione deve tenere conto di numerosi pericoli che possono venire contrapposti, solo una minima parte dei quali sono dati da altre unità navali.
L'importanza, la potenza e la complessità delle navi moderne non potrebbe essere sottostimata, ma nondimeno, esse sono estremamente complesse e costose, e in numero finiscono per essere sempre di meno. Sebbene più capaci di difendersi da ogni genere di attacco, le unità navali moderne sono estremamente vulnerabili, e il loro costo, che talvolta arriva a un miliardo di dollari, rende efficienti qualunque genere di armamenti si studino per affrontarle. Dati tutti questi presupposti, la gamma di minacce, generalmente di tipo asimmetrico, è estremamente elevata, favorita dalla polivalenza delle armi moderne. Anche se pure molte armi di vecchia generazione erano "polivalenti" (per esempio, un cannone poteva battere ogni genere di obiettivo che arrivava a portata di tiro) ma nondimeno, le capacità operative degli armamenti moderni superano ampiamente quello che era in precedenza possibile.
Aspetti dibattuti Difese costiere Avvicinarsi a una costa difesa per una nave è molto pericoloso. Le artiglierie divisionali, per non dire di quelle specifiche da costa, sono sempre state un pericolo molto maggiore di quanto non potesse sembrare: a parità di calibro, una fortificazione è avvantaggiata contro una nave. Le difese costiere moderne potrebbero dispiegare artiglierie a lungo raggio, missili antinave a lunghissimo raggio, campi minati, mezzi navali di supporto (per esempio, sottomarini in agguato dietro i campi minati, per attaccare le navi cacciamine), e addirittura tubi lanciasiluri subacquei. Questi, con le armi moderne a lunga corsa e autoguidate, sono capaci di interdire le coste fino a 20–30 km di distanza, con azioni d'attacco subdole e letali, senza il costo dei sottomarini veri e propri, come anche la vulnerabilità delle motosiluranti di superficie.
La vulnerabilità delle navi contemporanee Le flotte moderne sono costituite in genere da navi che oscillano tra le 2 000 e le 5 000 tonnellate: la fregata missilistica è il tipico vascello moderno, aggregata a un piccolo numero di cacciatorpediniere missilistici che invece hanno compiti di difesa aerea a medio raggio. Queste navi hanno un dislocamento piuttosto contenuto, ma soprattutto un gran numero di sensori radar di scoperta, sistemati, per avere il miglior campo di osservazione, in posizione elevata sul mare. Ma questo significa anche avere molti pesi in alto, che nel caso di mare grosso significa una perdita di stabilità, specie laterale. Per ovviare a questo, sono in genere presenti un set di pinne di stabilizzazione ai lati dello scafo, ma per quanto sofisticato sia l'impianto, è necessario eliminare molti pesi in alto. Per farlo, bisogna in genere ricorrere a sovrastrutture d'alluminio. Queste sono molto leggere, ma anche molto vulnerabili al fuoco (come illustrò il caso del Belknap, incrociatore statunitense incendiatosi dopo una collisione con la portaerei Kennedy) e questo, assieme al gran quantitativo di materiali plastici e isolanti dei circuiti elettrici, rende la nave molto vulnerabile agli incendi. Per avere sovrastrutture d'acciaio si devono ridurre i radar, oppure, scelta quasi obbligata, avere scafi più grandi e pesanti, aumentando il costo complessivo della nave.
Solo le grandi portaerei USA, grazie a un dislocamento anche superiore alle 90 000 t, restano dotate di elevate protezioni balistiche e antisiluro: le altre navi devono accontentarsi di leggere protezioni antischegge in kevlar o in alluminio, oppure niente del tutto.
Il parco antenne è estremamente vulnerabile ai danneggiamenti e agli attacchi arrivati a segno, e da esso dipende l'efficienza di quasi ogni tipo di sistema d'arma della nave, che può passare dal 100% allo 0% di efficienza con un colpo solo. Questa non è in realtà un'assoluta novità: già nel 1943, il 26 dicembre, le prime cannonate inglesi a segno distrussero i radar della corazzata Scharnhorst. Questa fu un'autentica sfortuna, perché la visibilità era pressoché nulla, perché le navi inglesi erano semplici incrociatori (troppo inferiori teoricamente alla nave germanica, ma capaci di vederla) e perché stava arrivando la corazzata Duke of York, abbastanza potente per affrontarla anche in condizioni ideali. La nave tedesca cercò di sopravvivere e di rispondere al fuoco, ma venne alla fine silurata ripetutamente e affondò. La sua condotta tattica era stata piuttosto scriteriata, ma la mancanza del radar di bordo era risultata fondamentale per la sua perdita, visti tutti gli altri motivi. Da notare, per ironia della sorte, che i tedeschi introdussero sulle loro navi i radar ancora prima degli inglesi, tanto che la Admiral Graf Spee ne aveva uno nel 1939, quando danneggiò gravemente l'Exeter britannica nella Battaglia del Río de la Plata.
Almeno la Scharnhorst era stata in grado di rispondere al fuoco, grazie agli eccellenti telemetri ottici di cui era dotata, sia pure incapaci di vedere bene attraverso la neve e l'oscurità. Ma le navi moderne rischiano anche di più, come nel caso dell'incrociatore Worden, gemello del Belknap, messo fuori uso da un semplice incidente durante la guerra del Vietnam. Le armi antinave sono la parte più visibile anche se in verità la loro azione è solo la culminazione di un attacco pianificato e portato in maniera laboriosa e complessa, in cui l'informazione prima, e la piattaforma poi risultano fondamentali per la possibilità di portare l'attacco, indipendentemente dal suo successo.
Esistono armi antinave di vario genere, e ognuno ha le sue specificità, punti di forza e punti deboli. Ma ognuno ha un costo di gran lunga minore del bersaglio inteso, per cui il rapporto costo efficacia è elevatissimo. Le categorie principali sono: missili antinave, siluri, mine, artiglierie, armi polivalenti, armi non ortodosse dei tipi più vari.
Tattiche asimmetriche Il caso del cacciatorpediniere statunitense Cole, quasi affondato da un barchino esplosivo avvicinatosi senza dare nell'occhio, dà un'idea notevole di come le navi di superficie possano essere vulnerabili anche ad attacchi non sofisticati. D'altro canto, i mezzi insidiosi sono stati a lungo tempo un problema. Il sottomarino nacque in sostanza come mezzo insidioso, come lAmerican Turtle. Durante la prima guerra mondiale e la seconda, barchini esplosivi, maiali, minisommergibili sono stati largamente usati, con alterne fortune, contro le grandi navi alla fonda e talvolta anche in mare aperto.
Armi utilizzate Bombe Le bombe sono state estensivamente usate durante la guerra delle Falklands e hanno affondato 4 navi inglesi, il doppio dei missili. Gli aerei vettori, però, sono dovuti arrivare fin sopra il bersaglio, e hanno subito decine di perdite contro nessuna delle macchine "missilistiche". La potenza delle bombe e il costo ridotto a circa 1 000-2 000 dollari, le rende potenziali distruttrici di navi di ogni genere. Esse possono essere usate con profili d'attacco di diversi tipi, e i calcolatori moderni generano sull'HUD il punto di caduta previsto per le armi, che acquisiscono una precisione e una letalità molto superiori a quanto visto in epoche passate, anche se va detto, i bombardieri in picchiata giapponesi erano capaci di colpire anche con l'80% delle bombe i loro bersagli navali.
Le bombe speciali sono pure presenti nell'arsenale delle aviazioni: per evitare il ricorso a traiettorie d'attacco in picchiata o a bombe a scoppio ritardato, si possono usare bombe a grappolo, come fecero gli americani nel 1986 contro alcune navi libiche (in genere erano armi caricate con le munizioni APAM, simili a palle da tennis come dimensioni e pesi, oppure le Rockeye con 247 submunizioni controcarro HEAT); queste causano danni estesi anche se difficilmente ledono parti vitali, a meno di non colpire depositi di munizioni. Molte delle bombe a guida laser, TV o IR hanno una velatura che consente di planare per parecchi chilometri e spesso anche da bassa quota. Alcune hanno un motore a razzo aggiuntivo e questo le rende praticamente dei missili a corto raggio. Per quanto vulnerabili ai CIWS sono capaci di provocare un danno potenzialmente elevato con poco costo e poco rischio per l'aereo lanciatore. Tra queste bombe la GBU-8 HOBOS e la AGM-62 Walleye a guida TV, la serie Paveway a guida laser con almeno tre generazioni di gittata progressivamente prolungata, la Opher israeliana a guida IR.
Mine navali
Da sempre le armi più efficienti in termini di costo-efficacia, utilizzabili anche da navi non specializzate, come i traghetti ro-ro e altri tipi che non avrebbero mai una chance di arrivare a combattere appieno le navi di prima linea.