Lorso polare o orso bianco (Ursus maritimus ) è un grande urside originario dell'Artico e delle regioni circostanti. È strettamente imparentato con l'orso bruno, con il quale può incrociarsi generando prole ibrida. In termini di massa corporea, è la più grande specie vivente di orso e il più grande carnivoro terrestre esistente: i maschi adulti pesano generalmente tra 300 e 800 kg. La specie presenta un marcato dimorfismo sessuale, poiché le femmine adulte sono molto più piccole dei maschi. L'orso polare possiede una pelliccia bianca o giallastra, pelle nera e uno spesso strato di grasso sottocutaneo. Rispetto all'orso bruno ha una corporatura più slanciata, un cranio più stretto, un collo più lungo e una gobba scapolare meno pronunciata. I denti sono più affilati e maggiormente adatti a tagliare la carne. Le zampe, ampie e robuste, gli consentono sia di camminare sul ghiaccio sia di nuotare, funzionando in acqua come efficaci pagaie.
Gli orsi polari sono animali sia terrestri sia pagofili, ossia strettamente legati agli ambienti ghiacciati. Sono inoltre considerati mammiferi marini, poiché dipendono in larga misura dagli ecosistemi oceanici. Prediligono la banchisa stagionale, ma durante l'estate, quando il ghiaccio si scioglie, possono trascorrere lunghi periodi sulla terraferma. Sono prevalentemente carnivori e altamente specializzati nella cattura delle foche, in particolare della foca dagli anelli. La preda viene generalmente catturata mediante agguato: l'orso può avvicinarsi furtivamente sul ghiaccio o nell'acqua, oppure appostarsi presso un foro respiratorio o lungo il margine della banchisa, aspettando che una foca emerga o passi nelle vicinanze. Si nutre soprattutto del grasso sottocutaneo delle foche, particolarmente ricco di energia. Tra le altre prede figurano trichechi, beluga e alcuni animali terrestri. Gli orsi polari conducono solitamente una vita solitaria, ma possono riunirsi in gruppi quando si trovano sulla terraferma, soprattutto in prossimità di fonti di cibo concentrate. Durante la stagione riproduttiva, i maschi sorvegliano le femmine e le difendono dai rivali. Le femmine partoriscono durante l'inverno all'interno di tane di maternità scavate nella neve o nel terreno gelato. I piccoli rimangono con la madre fino a circa due anni e mezzo di età, periodo durante il quale apprendono le tecniche di caccia e le strategie necessarie per sopravvivere nell'ambiente artico.
L'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) classifica l'orso polare come specie vulnerabile. La popolazione complessiva è stimata tra 22.000 e 31.000 individui. Le principali minacce sono rappresentate dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dallo sviluppo delle attività e delle infrastrutture energetiche. Il riscaldamento globale ha provocato una riduzione dell'estensione e della durata della banchisa, limitando l'accesso degli orsi alle loro prede preferite e aumentando il rischio di malnutrizione, inedia e morte. La diminuzione del ghiaccio marino costringe inoltre gli animali a trascorrere più tempo sulla terraferma, accrescendo la probabilità di conflitti con gli esseri umani. Gli orsi polari sono stati cacciati sia dalle popolazioni indigene sia da cacciatori provenienti da altre regioni, soprattutto per la pelliccia, la carne e altre parti del corpo. Sono stati inoltre mantenuti in cattività negli zoo e nei circhi. La specie occupa infine un posto di rilievo nell'arte, nel folclore, nelle tradizioni religiose e nella cultura contemporanea.
Denominazione Il nome comune inglese polar bear, «orso polare», fu attribuito alla specie da Thomas Pennant nella sua opera A Synopsis of Quadrupeds, pubblicata nel 1771. Tra il XIII e il XVIII secolo, in Europa l'animale era conosciuto soprattutto come «orso bianco», ma veniva chiamato anche «orso dei ghiacci», «orso marino» e «orso della Groenlandia». I Norreni lo indicavano con i termini isbjørn, «orso dei ghiacci», e hvitebjørn, «orso bianco». Presso gli Inuit l'orso polare è chiamato nanook. Le culture netsilik utilizzano inoltre denominazioni differenti a seconda del sesso, dell'età e delle condizioni dell'animale. Tra queste figurano anguraq per i maschi adulti, tattaq per le femmine adulte senza piccoli, arnaluk per le femmine gravide, hagliaqtug per i neonati, namiaq per i giovani di grandi dimensioni e apitiliit per gli orsi in letargo.. Il nome scientifico Ursus maritimus deriva dal latino e significa «orso marino»...
Tassonomia Nell'edizione del 1758 del Systema Naturae, Carlo Linneo classificò l'orso polare come una varietà dell'orso bruno (Ursus arctos), indicandolo con il nome Ursus maritimus albus-major, arcticus, ossia «orso marino artico, prevalentemente bianco».. La specie fu descritta formalmente come distinta, con il nome Ursus maritimus, da Constantine John Phipps nel 1774, in seguito alla spedizione da lui condotta verso il Polo Nord nel 1773.. A causa dei suoi peculiari adattamenti all'ambiente marino, alcuni tassonomisti, tra cui Theodore Knottnerus-Meyer, collocarono l'orso polare in un genere separato, Thalarctos.. Tuttavia, Ursus è oggi generalmente considerato il genere valido, sulla base sia delle testimonianze fossili sia della capacità dell'orso polare di incrociarsi con l'orso bruno.
Nel corso del tempo sono state proposte diverse sottospecie, tra cui Ursus maritimus maritimus e U. m. marinus. Tali suddivisioni non hanno però trovato conferma e l'orso polare è attualmente considerato una specie monotipica. Nel 1964 Björn Kurtén propose una possibile sottospecie fossile, U. m. tyrannus, ricostruita sulla base di un unico frammento di ulna, le cui dimensioni risultavano superiori di circa il 20% rispetto a quelle attese per un orso polare. Una nuova valutazione condotta nel XXI secolo ha tuttavia indicato che il frammento apparteneva probabilmente a un orso bruno di dimensioni eccezionali..
Evoluzione L'orso polare è una delle otto specie viventi appartenenti alla famiglia degli Ursidi e una delle sei comprese nella sottofamiglia Ursinae. Una possibile ricostruzione filogenetica, basata sulle sequenze complete del DNA mitocondriale analizzate da Yu e collaboratori nel 2007, colloca l'orso polare e l'orso bruno in un gruppo strettamente imparentato, mentre i rapporti evolutivi tra le altre specie risultano meno chiaramente definiti.
Una filogenesi più recente, fondata sullo studio genetico di Kumar e collaboratori del 2017, ha concluso che gli Ursinae ebbero origine circa cinque milioni di anni fa e che la loro evoluzione fu caratterizzata da estesi fenomeni di ibridazione tra le diverse specie.
I fossili di orso polare sono piuttosto rari. Il più antico finora conosciuto è un frammento mandibolare risalente a un periodo compreso tra 130.000 e 110.000 anni fa, rinvenuto nel 2004 sull'isola di Prins Karls Forland, nell'arcipelago norvegese delle Svalbard. Nel corso del XX secolo gli studiosi ipotizzarono che l'orso polare discendesse direttamente da una popolazione di orsi bruni, forse originaria della Siberia orientale o dell'Alaska. Le analisi del DNA mitocondriale condotte negli anni Novanta e Duemila sembrarono confermare questa interpretazione, mostrando che alcune popolazioni di orso bruno erano geneticamente più vicine all'orso polare che ad altri orsi bruni. Ciò appariva particolarmente evidente negli orsi delle isole ABC, nell'Alaska sud-orientale. Uno studio del 2010 stimò pertanto che la linea evolutiva dell'orso polare si fosse separata da quella degli altri orsi bruni circa 150.000 anni fa.
Indagini genetiche più approfondite hanno però confutato l'ipotesi di una discendenza diretta dell'orso polare dall'orso bruno, indicando invece che le due specie rappresentano linee evolutive sorelle e distinte. Le somiglianze genetiche osservate tra gli orsi polari e alcune popolazioni di orso bruno sarebbero quindi il risultato di episodi di incrocio avvenuti dopo la loro separazione. Uno studio del 2012 ha collocato la divergenza tra le due specie intorno a 600.000 anni fa, mentre una ricerca pubblicata nel 2022 ha proposto una separazione ancora più antica, risalente a oltre un milione di anni fa. Le ripetute glaciazioni succedutesi nel corso di centinaia di migliaia di anni avrebbero favorito sia l'origine dell'orso polare sia i successivi contatti e fenomeni di ibridazione con l'orso bruno.
Studi pubblicati nel 2011 e nel 2012 conclusero inizialmente che, durante questi episodi di ibridazione, il flusso genico si fosse diretto dall'orso bruno verso l'orso polare. In particolare, una ricerca del 2011 propose che le linee materne delle attuali popolazioni di orso polare derivassero da una popolazione ormai estinta di orsi bruni irlandesi. Studi successivi hanno però chiarito che il flusso genico si verificò prevalentemente nella direzione opposta, dall'orso polare verso l'orso bruno. Fino al 9% del genoma degli orsi bruni delle isole ABC deriverebbe infatti dall'orso polare, mentre negli antichi orsi irlandesi tale componente avrebbe raggiunto il 21,5%. Gli episodi di ibridazione su vasta scala tra le due specie sembrano essersi interrotti circa 200.000 anni fa. Gli ibridi moderni sono invece relativamente rari in natura.
Il confronto tra il numero e la varietà delle copie geniche presenti nell'orso polare, nell'orso bruno e nell'orso nero americano ha inoltre permesso di individuare diversi adattamenti caratteristici della specie artica. L'orso polare possiede una minore diversità di geni responsabili dei recettori olfattivi, probabilmente perché nel suo ambiente artico è presente una varietà di odori inferiore rispetto agli ecosistemi frequentati dagli altri ursidi. In relazione alla sua dieta carnivora e ricca di grassi, presenta inoltre un numero minore di copie del gene coinvolto nella produzione dell'amilasi, l'enzima deputato alla scomposizione dell'amido. Al contrario, la selezione naturale ha favorito i geni coinvolti nella degradazione degli acidi grassi e nel funzionamento di un sistema circolatorio particolarmente efficiente. La maggiore densità e lo spessore della pelliccia dell'orso polare sarebbero infine associati alla presenza di un numero più elevato di copie dei geni coinvolti nella produzione delle proteine della cheratina.
Descrizione
L'orso polare è la più grande specie vivente di orso e il più grande carnivoro terrestre, sebbene alcune sottospecie di orso bruno, come l'orso Kodiak, possano raggiungere dimensioni paragonabili... I maschi misurano generalmente tra 200 e 250 cm di lunghezza e pesano tra 300 e 800 kg. Le femmine sono più piccole, con una lunghezza compresa tra 180 e 200 cm e un peso di 150-300 kg. Il dimorfismo sessuale è particolarmente marcato rispetto a quello osservato nella maggior parte degli altri mammiferi.. I maschi possiedono inoltre una testa proporzionalmente più grande rispetto alle femmine.. Il peso degli orsi polari varia considerevolmente nel corso dell'anno, poiché gli animali possono accumulare grandi quantità di grasso e aumentare la propria massa corporea fino al 50%. Una femmina gravida e ben nutrita può raggiungere i 500 kg.. Gli adulti misurano tra 130 e 160 cm al garrese, mentre la coda è lunga appena 76-126 mm. Il più grande esemplare noto, un maschio abbattuto nel 1960 presso il Kotzebue Sound, nell'Alaska nord-occidentale, avrebbe raggiunto il peso eccezionale di 1.002 kg.