Casaluce è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Nel 1929 venne fusa con Teverola, formando il comune di FertiliaR.D. 25 febbraio 1929, n. 399. Questo venne soppresso nel 1946, quando furono istituiti i due comuni preesistenti.

Storia

Il territorio di Casaluce in età medioevale Il territorio di Casaluce ha conosciuto insediamenti umani dal III secolo a.C. accogliendo alcuni villaggi osci come testimoniano numerosi reperti archeologici conservati nel Museo Campano di Capua. In epoca romana, fra queste campagne, sorse un "pagus" ovvero un villaggio amministrato dall'antica Atella che con l'Antica Capua rappresentava il punto di riferimento della Liburia come i romani la definivano. Quando i Barbari invasero l'Italia, neppure la Liburia sfuggì alle loro devastazioni e da fiorente che era, a causa dell'abbandono, diventò una plaga deserta dominio dell'acquitrino e dei boschi. Successivamente il territorio si ripopolò e nacquero piccoli villaggi abitati da modesti contadini formati da poche capanne e circondati da terreni coltivati.

Alla fine del secolo X, la Liburia, una vasta regione della Campania settentrionaleA. Gallo. Aversa Normanna, Napoli 1938 al nord di Napoli e delineata dal fiume Clanio, risultava divisa in due aree di diversa influenza politica. In effetti fu il campo di aspri combattimenti tra i Longobardi e i Bizantini e non solo, ma subiva ininterrotte irruzioni da parte dei Saraceni. La regione meridionale della Liburia, apparteneva al "Ducato di Napoli" dominata a partibus militiate e quella settentrionale detta a partibus longobardorum era annessa al Principato di CapuaF. Fratelli Historia Principatum Longobardorum, “De Liburia” Napoli 1749. Queste due regioni Liburiche erano divise tra loro dalla via consolare campana (di età romana) che nell'epoca classica conduceva da Puteoli (Pozzuoli) a Capys (Santa Maria Capua Vetere). Al tempo dei longobardi nella regione settentrionale sorgevano piccoli villaggi nati su rovine di ville tardo imperiali, e nel secolo X già la presenza di insediamenti umani quale il territorio di Popone, abbozzavano ciò che sarebbe diventato il suolo di Casaluce. Infatti, un documento riferito all'anno 900, parla di una donazione fatta da un certo Ronaldo, figlio di Leone, avente per oggetto un pezzo di terra in Pipone, al monastero benedettino di Montecassino. Nel 964 come è descritto dalla "Cronaca Volturnese", i principi capuani Pandolfo I e Landolfo III, donarono ai monaci benedettini del Monastero di San Vincenzo al VolturnoG. Parente Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli 1857 vol. I p. 184 i loro possedimenti che comprendevano le terre degli " Homines de Casaluci", degli "Homines de Apranu" e di un villaggio "locus qui dicitur Piro", seguendo una formula tipica di quell'epoca a "pro salvatione animae", cioè per la salvezza dell'anima. Quest'atto di donazione è la scrittura più antica conosciuta in cui si nomina Casaluce. Grazie alla presenza dei monaci sul suolo citato, quindi ormai governato dal monastero volturnese e dal monastero di Montecassino, si ebbe un forte sviluppo sociale e il ripopolamento delle campagne dando inizio ad un nuovo insediamento agricolo, iniziato in tempi ancor più lontani dai Romani, tanto è vero che l'odierno comune di Casaluce è diviso a metà da una centuriazione romana (l'attuale corso Vittorio Emanuele). Questo aspetto sarà poi predominante nelle caratteristiche sociali del luogo.

Un appunto sul secolo III a.C. Questo appunto è utile per ricordare l'antichità di Casaluce ancor prima di Atella e del suo fiorente sviluppo in età medioevale.

Si anticipa in questa ricostruzione storica che il moderno comune di Casaluce sorse dalla cooperazione di villaggi rurali quali Casaluce con il suo possente castello, Apranu (Aprano), Piro (divenuto in seguito Casalnuovo a Piro) e Popone, l'insediamento più antico e misterioso del cui nome non si conosce ancora esattamente la corretta radice etimologica.

Da alcuni studi risulta che il villaggio di Popone potrebbe essere il centro più antico della diocesi aversana in quanto risale a una colonizzazione preromanica dell'antica Cuma nel secolo III a.C., una popolazione di origine greca che occupò le coste campane a nord di Napoli. Probabilmente i cumani si spinsero nell'entroterra, data la modesta navigabilità del fiume Clanio, costruendo il villaggio sulla zona più alta della pianura circondata da acquitrini, paludi e boschi. I cumani eressero il cosiddetto "castello di Popone". Questa costruzione, successivamente rifatta in forme ogivali raccoglieva lo stesso villaggio fino al 1813 quando fu completamente spopolato a causa di una pestilenza.

I resti di questo villaggio, che consistono in una chiesetta e un fortino seicentesco ricostruito sui ruderi cumani, si trovano ancora oggi a pochi metri a nord-ovest del castello normanno di Casaluce e probabilmente la radice etimologica del nome è quella greca nel sostantivo di “Pepòn” che significa maturo.

Arrivo dei Normanni in terra di Liburia (XI secolo) Agli inizi dell'anno mille i villaggi degli Homines de Casaluci, degli Homines de Apranu, il villaggio di Piro e di Pipone accoglievano poveri contadini soggetti a vincoli feudali o dei grandi monasteri benedettini o di potenti signori longobardi, gastaldi capuani fino alla discesa dei Normanni.

Agli inizi dell'XI secolo la regione campana fu teatro di guerre per la conquista di territori disputate dalle popolazioni residenti. Fu in questo periodo che i principati di Benevento e di Capua si fusero insieme sotto il controllo di Atenolfo che segnò la caduta del principato beneventano a favore di quello capuano. Intanto nell'anno 1030Padre A. Costa Rammemorazione historica dell'effigie di Santa Maria di Casaluce, Napoli 1709 cit. p.6, giunsero in Liburia cinque cavalieri normanni della famiglia Drengot Quarrel con 300 uomini di scorta. Costoro dapprima si posero a servizio di Pandolfo IV di Capua e successivamente al servizio di Sergio IV di Napoli a seconda dei servigi che taluni potevano offrire. Ebbero come pagamento ai servigi prestati anche diverse terre tra cui una con un casato in pietra di tufo che non esitarono a trasformare in fortezza. Questa prima forma di residenza normanna nel territorio potrebbe giustificare insieme al titolo Homines de Casaluci il toponimo di Casaluce stesso che dovrebbe significare anche “castello del bosco”Ipotesi di L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del regno di Napoli, Napoli 1797-1805. Il primo insediamento normanno guidato da Rainulfo Drengot, si crede in effetti adibito nelle zone di Ponte a Selice, che permetteva alla via campanaG. Parente Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa Napoli 1857 op. cit. p.6. di scavalcare il fiume Clanio, che essendo paludoso si trasferirono nel territorio di Casaluce che si mostrava più accogliente, più alto rispetto alla pianura e inoltre corredato di un casato in pietra di tufo. Il motivo fondamentale di tale scelta fu la posizione strategica del posto a metà strada tra Napoli e Capua. Questa posizione strategica permetteva allo stesso Rainulfo Drengot di destreggiarsi tra Pandolfo IV di Capua e Sergio IV di Napoli, aiutando dapprima Pandolfo a riconquistare il principato di Capua e successivamente il duca di Napoli. Intanto Rainulfo gettava le basi di Aversa, la città che sarebbe diventata la prima contea normanna nel sud d'Italia. Aversa nasceva a pochi km dal castello di Casaluce ed usava la fortezza come protezione dalle espansioni capuane. Infatti il castello si trovava in linea retta non solo tra Napoli e Capua ma anche tra Aversa e Capua. Questa fortezza è la prima costruita dai Normanni in Italia ed in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il Castello Normanno della Contea di Aversa a Casaluce

Sulla data di costruzione del castello di Casaluce c'è una disputa storica che prevede uno scarto di trent'anni. Secondo lo studio dell'abate celestino Padre Donato Polieni da Siderno la data di costruzione è ricondotta al 1060Padre Polieni da Siderno, Historia del real castello di Casaluce, Napoli 622 cap. primo, p.13, mentre secondo padre Andrea Costa la data di costruzione è relativa al 1030A. Costa Rammemorazione historica dell'effigie di Santa Maria di Casaluce, Napoli 1709. Secondo un'indagine storica la seconda è quella più accreditata, in quanto nel 1060 esisteva una relativa pace tra Roberto il Guiscardo e Riccardo I di Aversa, alleati contro il papato. Secondo padre Polieni il fondatore del castello è Roberto il Guiscardo mentre per padre A. Costa il fondatore è Rainulfo Drengot, stavolta l'enigma viene sciolto pensando che il Guiscardo in quel periodo fu impegnato nella guerriglia contro i bizantini che tentavano di riconquistare le Puglie e quindi la costruzione è da ricondurre al primo insediamento e cioè a quello relativo a Rainulfo Drengot. Il castello si presentava come maestoso complesso di tufo, dalla forma perfetta, ampia, quadrata, alta, senza porte e finestre con un enorme fossato riempito di acqua del vicino fiume Clanio e immerso in un bosco di querce e pioppi. Artificioso nella sua architettura e per le sue cinque torri, quattro negli angoli e un maschio centrale, dall'assenza di finestre e caratterizzato dai grossi merli, dagli ampi locali interni adibiti a dormitori, a sala di giustizia, a scuderie, armerie per le guarnigioni e nei sotterranei, le prigioni e i magazzini. Aveva lunghezza di 270 palmi, di altezza 100 palmi ed il perimetro di 1080 palmi. Il fossato da sud a ovest largo 45 palmi e alto 30 palmi sorpassato da un ponte levatoio centrale alle mura ovest, largo 65 palmi e alto 12 palmi. Inoltre la fortezza possedeva delle cave sotterranee ai torrioni e ad altre stanze che davano accesso ad uscite segrete che portavano in luoghi lontani e diversi, in caso di bisogni, di incidenti di guerra, oppure d'assedioLa descrizione del castello è riferita sia dall'abate celestino che da padre Costa. Le suddette dimensioni corrispondono a quelle della struttura odierna che nel XIII secolo sembrava più riferibile a una residenza di età svevo-angioina che a una struttura belligerante dei primi dell'XI secolo dovuto ai cambiamenti apportati con la trasformazione in monastero.

Succedersi di avvenimenti nel secolo XII La funzione militare del castello ne segnò inevitabilmente anche la sua distruzione. Infatti nel 1135 Ruggiero II di Altavilla dopo la vittoria su Riccardo II conte di Aversa e successore di Rainulfo Drengot, nel corso della sua impresa di riunificazione del sud della penisola italica, avrebbe saccheggiato il territorio aversano e distrutto tutte le fortificazioni compresa quella di Casaluce abbattendone le torri, la quale era in possesso di Roberto II discendente di Rainulfo Drengot, come segno di ammonimento e di umiliazione per l'avvenuta sconfitta. Ruggiero II permise successivamente la ricostruzione delle mura fortificate della città di Aversa e trasformò il castello di Casaluce, che intanto perdeva la sua funzione originaria, in residenza di caccia reale. Il castello da ruggero II d'Altavilla passò agli Svevi nel 1184. Il castello fu dato in amministrazione al militare aversano Rahul De Casaluccia che governava il territorio riscuotendo i tributi delle terre infeudate. Al governatore Rahul succedette nel tempo Gaufridus, componente della sua famiglia. Tale famiglia mantenne il dominio anche durante il periodo svevo, tra i quali Simon de Casaluccia, un fedele milite aversano, al quale il re Enrico IV di Svevia confermò anche i beni avuti al tempo di Guglielmo il Buono (1166-1189)I fatti avvenuti in questo secolo sono stati documentati da: Alessandro da Telese in “De rebus gestis Rogerii regis libri IV”. Del Re in “cronisti e scrittori sincroni napoletani”, Napoli 1845. Leone Ostiense Marsicano in “Cronica monasterii Casinensis Sancti Benedicti”..

Secolo XIII ipotesi cronologiche, parte I