Liconografia della Trinità riflette lo sforzo e le molteplici strade seguite per tradurre il dogma cristiano della Trinità in immagini in grado di richiamare nei fedeli l'idea di un Dio "uno e trino", in relazione alle riflessioni teologiche sulla natura divina ed alle controversie sulla figurabilità di tale dogma.

Le rappresentazioni della trinità e unicità di Dio Il proposito di raffigurare la Trinità si manifestò precocemente nella storia della Chiesa cristiana. Sappiamo dalle Epistole di san Paolino di Nola (morto nell'anno 431) che nella Basilica di San Felice a Nola era raffigurata una Trinità per mezzo di tre figure simboliche destinate poi a durare nel tempo: il Padre Eterno è raffigurato con una mano che esce dal cielo, il Cristo con un agnello, secondo le parole pronunciate dal Battista (Gv ) lo Spirito Santo è rappresentato come una colomba, ripresa dal testo evangelico che descrive il battesimo di Gesù (Mt ). In queste prime immagini le tre persone della Trinità sono dunque raffigurate attraverso il linguaggio dei simboli.

Raffigurazioni astratte della Trinità Nel corso dell'alto medioevo – mentre fervevano i dibattiti attorno al dogma trinitario – le rappresentazioni della Trinità furono poco frequenti ed assunsero per lo più forme astratte, incentrate spesso su figure geometriche.

Un esempio è dato dai tre cerchi concentrici crocisegnati che troviamo nel mosaico del V-VI secolo presente ancor oggi nel battistero di Albenga. Molteplici sono i simboli astratti che furono adottati nel tempo per rappresentare la Trinità (il triangolo equilatero, tre cerchi intrecciati, ecc.). Negli antichi documenti che le contenevano, tali figure assumevano (come ad esempio il sigillo composto da tre anelli borromeiani contenuto in un manoscritto del XIII secolo) il ruolo di emblemi pensati per evocare profonde ed enigmatiche verità.

Tra gli altri, Gioacchino da Fiore nelle sue tavole raccolte nel Liber Figurarum cercò di fornire una rappresentazione figurativa al mistero della Trinità.

Più interessante è però vedere come, sul piano naturalistico e figurativo, è stata affrontata la non facile impresa della rappresentazione del mistero trinitario o - per dirla con Dante – la figurazione di una sustanzia in tre persone.

Dopo lo scisma del 1054, durante il Medioevo, vi fu una fioritura plurisecolare dell'iconografia della Trinità, specialmente col riscorso alla geometria, per dimostrare le ragioni dei latini o dei bizantini a causa della controversia del Filioque tra la cristianità latina e orientale; orientativamente, gli occidentali preferirono linee e rette (per la linearità delle processioni trinitarie, Padre→Figlio e Padre+Figlio→Spirito Santo), gli orientali figure geometriche complesse, cerchi, triangoli (per l'immediatezza delle processioni del Figlio e dello Spirito dal solo Padre). L'applicazione iconografica geometrica alla questione del Filioque, che interessò persino imperatori bizantini in prima linea, è molto complesso, e solo recentemente ne è stata evinta la ricchezza.

Il secolo XII è il periodo chiave della diffusione nell'arte cristiana delle raffigurazioni della Trinità. Molte delle tipologie di immagini trinitarie che comparvero allora si dimostrarono capaci di durare nel tempo; altre si aggiunsero nel corso del XIV e XV secolo.

I tre angeli ospitati da Abramo

L'idea di rappresentare la Trinità mediante tre persone uguali e distinte dovette comparire abbastanza precocemente. Già la troviamo ad esempio in un manoscritto di san Dunstano, arcivescovo di Canterbury, risalente ai primi anni del X secolo. La giustificazione di tale iconografia sta verosimilmente nella lettura data da sant'Agostino del racconto dell'incontro alle Querce di Mamre:

Il filosofo di Ippona commentò questo passo come una anticipazione del mistero trinitario. Egli scrisse infatti che Abramo tres vidit et unum adoravit (Abramo vide tre e adorò uno).

Nella interpretazione più diffusa del testo biblico i tre uomini salutati e poi ospitati da Abramo in una mensa approntata per loro, vengono intesi come presenze angeliche e come tali le troviamo raffigurati in quadri ed icone.

Molte sono le opere d'arte che si concentrano sulla descrizione del passo della Genesi dal significato trinitario, focalizzando l'attenzione sul momento dell'incontro oppure sulla mensa imbandita (ove l'offerta delle focacce preparate da Sara è intesa come prefigurazione del mistero eucaristico). Uno dei mosaici di San Vitale a Ravenna risalente al V secolo costituisce un esempio di raffigurazione della mensa imbandita di grande qualità artistica. Tra le numerose rappresentazioni del momento dell'incontro, si può citare la pregevole tavola di Antonello da Messina a Reggio Calabria. Essa non ci è giunta integra, ma risulta tagliata escludendo la figura di Abramo inginocchiatoIl dipinto di Antonello è derivato da una tavola di Josse Lieferinxe.

In altre opere, quali le icone che caratterizzano l'arte cristiana in Russia, i tre angeli che visitano Abramo diventano in modo diretto la raffigurazione stessa della Trinità. Secondo la concezione della "Trinità anticotestamentaria" infatti, sotto la forma dei tre pellegrini che visitano Abramo si celano le tre ipostasi di Dio. Si può citare, al riguardo, la celebre icona di Andrej Rublëv (ca 1411) alla Galleria Tret'jakov di Mosca. I tre angeli sono seduti attorno ad un tavolo e benedicono un vaso contenente la carne del vitello sacrificato da Abramo.

La Trinità raffigurata come triplice immagine di Cristo

È verosimile che la tradizione iconografica incentrata sui tre ospiti di Abramo seduti alla mensa di Mamre abbia ispirato la raffigurazione del mistero trinitario basata su tre figure, uguali e distinte, aventi la sembianza del Cristo, assise frontalmente ad una mensa e recanti il calice eucaristico. Ne è un esempio l'affresco cinquecentesco presente al Sacro Monte della Santa Trinità a Ghiffa, santuario gestito a suo tempo dall'ordine dei Trinitari.

Al di sotto di una Crocefissione è rappresentata una tavola a cui è seduta la figura del Cristo ritratta tre volte, in maniera assolutamente identica. Il Cristo è ritratto nell'atto di benedire con la mano destra un calice eucaristico, mentre tiene posata la mano sinistra sul globo, usuale attributo iconografico dell'Eterno. È un esempio di rappresentazione triandrica e cristomorfa che è stata chiamata Trinità eucaristica o, più propriamente, Trinità all'altareVedasi F. Boespflug, "La trinità all'altare. Genesi, designazione e significato di una famiglia di immagini", in C. Silvestri (a cura di,) L'iconografia della SS. Trinità nel Sacro Monte di Ghiffa. Contesto e confronti, Ente di gestione della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Giffa, 2008.

Immagini come quella di Ghiffa incentrate sulla triplice figura del Cristo benedicente furono ovunque abbastanza popolari e vennero ancora erano ampiamente impiegate nel XV e XVI secolo, soprattutto nell'Italia nord-occidentale, al punto che ancor oggi capita di trovarne nei superstiti affreschi di chiese periferiche.

Esistono raffigurazioni triandriche e cristomorfe diverse dalla Trinità all'altare. Un esempio di altissimo livello è rappresentato dalla bellissima immagine della La Trinità e tutti i santi nelle Heures d'Étienne Chevalier, dovuta alla mano di Jean Fouquet. In essa vediamo le tre figure identiche, dalla sembianza di Cristo: sono vestite di bianco e sedute in Paradiso sopra un trono collettivo (synthronon), mentre si offrono alla visione dei Beati.

Sebbene queste siano le più diffuse, non tutte le raffigurazioni triandriche della Trinità sono basate sulla immagine di Cristo ripetuta tre volte. Un interessante esempio di immagine non cristomorfa si trova in una delle tarsie con gli articoli del Credo eseguite da Domenico di Niccolò dei Cori nel Palazzo Pubblico di Siena. Un altro esempio è dato dal gruppo ligneo conservato a Troyes al Musèe des Beaux-Arts.

Con la diffusione di tali immagini dovette crescere la preoccupazione all'interno della Chiesa che esse potessero essere intese come rappresentazioni triteiste, tanto più che in esse si dava forma umana ed una entità, lo Spirito Santo, menzionato dal Vangelo solo in termini esplicitamente spiriruali.

Solo nel 1745 tuttavia, con la bolla Sollicitudini nostrae di Benedetto XIV, questo tipo di raffigurazione venne, non condannato, ma definito come non appropriato dalla Chiesa.

Il Figlio alla destra del Padre

Nel XII secolo si afferma anche un'immagine della Trinità ispirata su una risposta che Gesù diede al Sommo Sacerdote durante il processo di fronte al Sinedrio:

Il Padre viene rappresentato con alla sua destra il Figlio, seduti su uno stesso trono. Tra di essi è posta la colomba rappresentante lo Spirito Santo. Dio Padre è raffigurato come un anziano, frequentemente con un globo e/o lo scettro, e talvolta con aureola triangolare, mentre il Figlio è accompagnato dai simboli della Passione.

Un esempio di una simile raffigurazione si trova in una delle miniature della Bible historiale dovuta alla mano di Guiard des Moulins (XV secolo). La stessa iconografia è ripresa in numerose rappresentazioni della Incoronazione della Vergine.

Trinità con la sfera celeste

Si tratta di una evoluzione del tipo precedente, diffusa soprattutto in dipinti del XVII secolo, in cui troviamo il "globo" o "sfera celeste" posizionata tra le figure del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo circondate da nubi. La sfera, spesso trasparente come se fosse una palla di vetro, rappresenta l'intero universo sul quale la Trinità impone il proprio potere divino. In questo tipo di iconografia gli elementi caratteristici della sfera, non sempre presenti in ogni dipinto, comprendono la fascia dello zodiaco, la Terra, il Sole e la Luna. In alcuni casi Gesù e Dio Padre pongono sulla sfera i propri scettri. Tra le opere più conosciute ricordiamo lAdoration de la Sainte Trinité (1640) di Johann Heinrich Schonfeld, e la Messe de Fondation de l'ordre des Trinitaires (1666) di Juan Carreno De Miranda, entrambe esposte al Louvre. In Italia Trinità di questo tipo sono state dipinte da molti artisti del Seicento, tra i quali il Guercino, Ventura Salimbeni e, l'allievo dei Carracci, Giovanni Battista Bertusio.

Dio tricefalo e Dio trifronte Un altro filone iconografico, destinato a rivelarsi ancor meno ammissibile dalla Chiesa, si andò affermando almeno a partire dal XII secolo. Con gusto tipicamente medievale, si pensò di rappresentare la Trinità come figura umana tricefala, cioè costituita da un solo corpo e da tre teste, per indicare che in una sola sostanza si manifestano tre volti diversi.

Troviamo una delle poche superstiti soluzioni iconografiche di questo tipo pervenute ai nostri giorni, in Italia, nel piccolo comune piemontese di Armeno all'interno della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (XII sec.) e nel comune di Capolona (AR), Pieve a Sietina (affresco del XIV sec.); un'altra è in Spagna, in uno dei capitelli gotici della collegiata di Alquézar dove la scena della Creazione di Adamo mostra appunto un Creatore con tre teste. Un altro esempio si trova a Edolo, in Val Camonica, rappresentato sul capitello di una finestra di Casa Zuelli XIV secolo Instagram.