La famiglia (dal latino famĭlia, "gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della casa", a sua volta derivante da famŭlus, "servo, schiavo") è un nucleo sociale costituito da più individui legati tra loro da rapporti di convivenza, di parentela o di affinità. Secondo un approccio prevalentemente biologico ed evoluzionistico, storico-tradizionale, la famiglia viene talvolta vista come lo strumento della società finalizzato alla conservazione della specie e la trasmissione del patrimonio. Al contrario, la visione socio-affettiva e relazionale, diffusa nelle scienze sociali e antropologiche contemporanee, definisce la famiglia sulla base dei legami di affetto, di solidarietà reciproca, di coabitazione e di condivisione di un progetto di vita, indipendentemente dalla presenza di figli o dall'intenzione di riprodursi.

la famiglia costituisce pertanto un termine ombrello di strutture sociali e relazionali che variano significativamente in base al contesto storico, culturale e geografico.

Sotto il profilo della composizione, la distinzione principale si colloca tra la famiglia nucleare, costituita da una sola coppia di partner con i relativi figli, e la famiglia estesa, la quale accoglie al suo interno più generazioni o nuclei imparentati, come nonni, zii o cugini, che condividono la medesima economia domestica o lo stesso spazio abitativo.

Oltre alla dimensione numerica e generazionale, i sistemi familiari si differenziano per la distribuzione del potere e per le modalità di trasmissione della discendenza. Storicamente, la famiglia patriarcale ha rappresentato un modello preminente in molte civiltà, caratterizzandosi per la concentrazione dell'autorità decisionale e patrimoniale nella figura maschile di riferimento. Al contrario, nei modelli matriarcali o matricentrici l'organizzazione e l'assegnazione dei ruoli ruotano attorno alla figura femminile; in sede scientifica si tende tuttavia a distinguere queste realtà dalle società matrilineari, nelle quali la parentela e l'eredità si trasmettono per linea materna senza che ciò comporti necessariamente un esercizio formale del potere da parte delle donne.

Un ulteriore criterio classificatorio riguarda le regole matrimoniali e il numero di soggetti coinvolti nell'unione. Se la famiglia monogamica, basata sul legame esclusivo tra due persone, costituisce l'istituto preminente nella maggior parte delle legislazioni contemporanee, la ricerca antropologica documenta numerose varianti di famiglia poligamica. Quest'ultima si declina principalmente in forma poliginica, qualora un uomo sia unito a più mogli contemporaneamente, oppure in forma poliandrica, in cui una donna contrae matrimonio con più mariti, una tipologia sensibilmente più rara e storicamente circoscritta a specifici contesti geografici, come alcune aree dell'Himalaya.

Nell'epoca contemporanea, la definizione di famiglia si è estesa oltre i confini biologici della consanguineità. Accanto ai legami di discendenza da antenati comuni, assumono rilevanza sociale e giuridica i rapporti affettivi istituzionalizzati attraverso il matrimonio, l'unione civile o l'adozione, così come le unioni nate de facto in virtù di una convivenza stabile. Questa evoluzione trova riscontro anche nell'analisi antropologica: diversi studiosi evidenziano infatti come la nozione di "consanguineità" possa assumere un valore puramente simbolico o metaforico, dal momento che in numerose culture l'appartenenza e la coesione del nucleo familiare non dipendono necessariamente da una reale comunanza di sangue.

Storia La famiglia è una delle istituzioni sociali più antiche dell’umanità e ha assunto forme diverse nel corso della storia, adattandosi ai cambiamenti economici, culturali e sociali dei vari popoli e paesi.

Nelle società preistoriche, la famiglia era spesso organizzata in piccoli gruppi o clan, basati sulla parentela e sulla cooperazione. La sopravvivenza dipendeva dalla collaborazione tra i membri: caccia, raccolta del cibo e protezione reciproca. In molti casi, i legami familiari erano più ampi di quelli della famiglia nucleare moderna e includevano parenti lontani e membri della stessa tribùClaude Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentelaLewis H. Morgan, La società antica.

Con la nascita delle prime civiltà agricole in Mesopotamia, Egitto, India e Cina, la famiglia divenne una struttura più stabile. La proprietà della terra e l’eredità favorirono l’affermazione di famiglie patriarcali, in cui il capofamiglia aveva un ruolo centrale. In queste società, la famiglia non era solo un’unità affettiva, ma anche economica e religiosa.

Nell’antica Grecia e a Roma, la famiglia aveva un’importante funzione sociale e politica. A Roma, in particolare, il pater familias esercitava un forte potere sui membri della famiglia. Tuttavia, esistevano anche reti familiari allargate che rafforzavano alleanze sociali e politiche. In altre aree del mondo, come tra i popoli africani, asiatici e amerindi, la famiglia era spesso legata al clan o al villaggio, con una forte dimensione comunitaria.

Durante il Medioevo, soprattutto in Europa, la famiglia era strettamente collegata al lavoro e alla produzione. Le famiglie contadine vivevano e lavoravano insieme, mentre nelle città artigiane la bottega coincideva spesso con la casa. Il matrimonio aveva un valore soprattutto economico e sociale, più che affettivo, e serviva a consolidare patrimoni e alleanzePhilippe Ariès, L’uomo e la vita familiare nell’Antico RegimePeter Laslett, Il mondo che abbiamo perdutoJack Goody, Famiglia e matrimonio in Europa.

Con l’età moderna e, soprattutto, con la rivoluzione industriale, la struttura familiare cambiò profondamente. Il lavoro si spostò dalle case alle fabbriche e si affermò gradualmente il modello della famiglia nucleare, composta da genitori e figli. In molti paesi occidentali, la famiglia iniziò a essere vista sempre più come uno spazio di affetti e educazione, oltre che di sostegno economicoHareven 1991.Kretzer 2002..

Nel mondo contemporaneo, la famiglia assume forme molto diverse a seconda dei paesi e delle culture. Accanto alla famiglia tradizionale, esistono famiglie monoparentali, ricostituite, senza figli, formate da coppie dello stesso sesso e basate su nuove forme di convivenza, anche senza il matrimonio ma con altri riconoscimenti giuridici (unioni civili).

Funzione e ruolo

La funzione primaria della famiglia è quella di riprodurre la societàPollo M. (2004) Manuale di pedagogia sociale, Milano, Angeli, p. 263 da un punto di vista socio-culturale. Per questo famiglia e società cambiano vicendevolmente, a seconda delle epoche e delle regioni del mondo. Per quanto riguarda la funzione di riproduzione della cultura della società da parte della famiglia, si parla di famiglia dell'orientamento per riferirsi al ruolo che essa ha verso i figli, per i quali la famiglia determina la collocazione sociale, e influisce fortemente sulla loro formazione culturale e nella loro socializzazione.

Dal punto di vista sociologico, secondo le più recenti formulazioni scientifiche, la famigliaManuale di sociologia della famiglia, Roma-Bari, Laterza, 2006 - Pierpaolo Donati. è quella specifica relazione sociale che lega la coppia ai figli, cioè interseca i rapporti fra i sessi con i rapporti fra le generazioni. Pur trattandosi di relazioni interpersonali di mondo vitale, che delimitano una sfera privata, la famiglia ha importanti funzioni per la societàFamiglia risorsa della società, Bologna, il Mulino, 2012 - AA.VV., e quindi ha una valenza pubblica. Le forme familiari sono state storicamente molto variabili, tuttavia nessuna società ha mai potuto abolire la famiglia. Quando ha cercato di farlo, quella società è scomparsa,Per via di effetti negativi sulla procreazione (Aa.Vv., Rivista internazionale di psicologia e ipnosi, vol. 13-14, pp. 23-24, Istituto di indagini psicologiche, 1972). oppure ha dovuto ridare spazio alla famiglia. La ragione fondamentale consiste nel fatto che la famiglia è una struttura sociale (si parla in proposito di un «genoma sociale della famiglia»),Pierpaolo Donati, La famiglia. Il genoma che fa vivere la società, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013. che ha il compito di umanizzare le persone attuando il passaggio dalla natura alla cultura.

In filosofia

La teoria del filosofo greco Aristotele riguardo alla famiglia è stata determinante nel pensiero occidentale. Nel libro I della Politica Aristotele presenta l'origine della società nell'aggregazione naturale del nucleo familiare, che comprende gli elementi necessari e sufficienti a garantire l'autosufficienza del gruppo umano: l'uomo e la donna per la complementarità dei sessi nella generazione e nell'educazione dei figli; i servi per l'esecuzione materiale dei lavori necessari alla sopravvivenza e per gli agi che sostengono un modo di vita degno di essere scelto. Il concetto di «comunità», tecnicamente riferibile all'avere in comune i beni della dimensione familiare (οἶκος) è lo stesso che spiega la nascita delle città: unioni di più famiglie in villaggi e poi di più villaggi per migliorare le condizioni di autosufficienza e condividere un modo di vita.

La dimensione politica è però presente fin dall'inizio nelle relazioni interne tra i membri dell'οἶκος, dove vale il principio che il migliore comanda. Nel brano che proponiamo, tratto dai primi paragrafi del primo libro, troveremo gli elementi che, secondo Aristotele, permettono di vedere nella famiglia un organismo naturale, che realizza una forma compiuta di vita politica, adeguata al modo di essere dell'uomo e allo sviluppo della sua virtù.Aristotele, Opere, Laterza, Bari, 1973, vol. IX, pagg. 258-259

Aristotele identifica la famiglia come il nucleo fondamentale della società, il suo primo mattone costitutivo«Come nelle altre indagini anche qui è necessario analizzare il composto fino alle parti più semplici (che sono i costitutenti minimi del tutto); così esaminando anche per la città le parti delle quali è costituita, vedremo meglio in che cosa differiscano una dall'altra e se è possibile assumere qualcosa di valido sulle funzioni che si sono menzionate», Politica, capitolo I: senza la famiglia non esisterebbe il resto della comunità politica (quello che Hegel chiamerà Stato). La famiglia è intesa in opposizione al singolo individuo, che da solo in quanto singolo non è numericamente in grado di essere società: rileva in primo luogo che è fra un uomo e una donna: "È però di necessità primieramente di combinare insieme quegli, che non possono stare l'uno senza l'altro; come è la femmina e il maschio, per cagione di conservar la generazione" . Per famiglia intende l'unione tra uomo e donna, sebbene nell'opera Aristotele non si ponga la questione, ma nemmeno escluda esplicitamente la possibilità di famiglie omosessuali, basandosi, come già detto, su un'evidenza naturalePolitica, capitolo I, secondo paragrafo.

Seconda affermazione è che l'uomo è un essere sociale, che ha bisogno di relazionarsi con l'altro-da-sé, cioè l'uomo verso la donna e viceversa, e si realizza nella polis. La famiglia è ritenuta una vocazione naturale dell'uomo-essere sociale, non in sé, ma solo per derivazione dal fatto che la polis è il vero luogo dell'essere sociale in cui l'uomo si compie, e la famiglia ne è il primo elemento costitutivo. Ma la famiglia resta tale anche in assenza di procreazione e della stessa unione sessuale (famiglia in forma associativa), ciò che rileva è l'esistenza di una vita di relazione come modo e ordine, non la finalità del rapporto. Più che interessare il futuro della comunità politica e la sua sopravvivenza nel tempo, interesse che l'uomo di oggi si realizzi con la mediazione della famiglia, in una comunità che può anche morire con i suoi concittadini.

Le teorie sociologiche