La casa dei Vettii è una casa di epoca romana dell'antica Pompei; è ubicata nella regio VI, insula 15, civico 1..
La casa, di proprietà di Aulo Vettio Conviva e Aulo Vettio Restituto, probabilmente dediti al commercio del vino,. venne riportata alla luce tra il 1894 e il 1895 e rappresenta uno dei primi edifici di Pompei a essere ricostruito fedelmente all'aspetto originale di epoca romana, mantenendo in loco le pitture e l'apparato statuario;. chiusa dal 2002, i lavori di ristrutturazione si sono protatti per oltre vent'anni, permettendone la riapertura il 10 gennaio 2023.. Il suo ciclo di affreschi costituisce uno dei massimi esempi di pittura in quarto stile.
Storia Epoca romana La costruzione della casa risale al II secolo a.C., in piena età sannitica;. di questa fase originaria rimangono poche tracce come i capitelli cubici all'ingresso e l'impluvio in tufo dell'atriolo..
Nel I secolo la dimora fu oggetto di restauri, probabilmente in coincidenza con l'acquisto da parte dei Vettii, dai quali la casa prende il nome. I proprietari erano Aulo Vettio Conviva e Aulo Vettio Restituto, i cui nomi figurano su anelli-sigillo in bronzo ritrovati nell'atrio, nei pressi della cassaforte posta a sinistra dell'atrio:. quello di Conviva reca inciso un caduceo accanto al nome, mentre quello di Restituto un'anfora,. dettaglio che lascia supporre che i due fossero commercianti di vino; i loro nomi compaiono inoltre in un titulus pictus dipinto sul muro esterno della casa. Sogliano scrive:
Riguardo al rapporto di parentela tra i due proprietari, si è ipotizzato che potessero essere fratelli, sebbene tale tesi non sia del tutto accreditata; rimane incerta anche la condizione di liberti per entrambi, pur essendo certo che almeno uno di loro lo fosse. Tra le varie ipotesi, è possibile che fossero entrambi schiavi affrancati da un padrone di nome Aulo Vettio, oppure che uno fosse il liberto dell'altro:. si può infatti supporre che Conviva fosse il padrone, in quanto citato nelle tavolette cerate di Lucio Cecilio Giocondo per aver versato una summa honoraria per le opere pubbliche di Pompei, dimostrandosi certamente benestante,. mentre Restituto fosse il liberto, poiché rivestì la carica di augustale, ambita tra gli ex schiavi, e, tramite il simbolo dell'anfora sul sigillo, gestiva probabilmente gli affari del suo ex padrone. Nella casa, inoltre, abitava presumibilmente una donna di origine greca, Eutychis, il cui nome compare in un graffito situato nei pressi delle fauci; da tale iscrizione si intuisce che ella svolgesse l'attività di prostituta in un ambiente della casa decorato con pitture a tema erotico..
A seguito dell'acquisto della casa da parte dei Vettii, questa venne completamente restaurata: un secondo restauro si rese necessario a seguito del terremoto del 62, come testimoniato dall'impiego di tecniche edilizie tipiche di quel periodo.. Sostanzialmente gli interventi riguardarono principalmente l'apparato decorativo: tutte le pitture furono infatti realizzate in quarto stile, sebbene in due momenti distinti, con le decorazioni più antiche situate nelle due alae e sulla parete sud dell'atrio, vicino alla cassaforte; gli affreschi di maggior pregio furono eseguiti dalla cosiddetta officina dei Vettii, mentre quelli meno sfarzosi sono attribuibili all'officina di via Castricio.. Nel 79 d.C., mentre era ancora abitata, come testimoniano le pentole e gli attrezzi rinvenuti nelle cucina, la casa fu sepolta sotto una coltre di materiale piroclastico durante l'eruzione del Vesuvio.
Scavi archeologici
La dimora venne riportata alla luce tra l'agosto del 1894 e il giugno del 1895,.. durante la direzione di Giulio De Petra; le indagini archeologiche furono affidate ad Antonio Sogliano e la casa divenne una delle principali attrazioni del sito. Al momento dello scavo, l'edificio risultava già ampiamente depredato, come dimostrato dalle brecce nelle mura praticate dai saccheggiatori in epoche passate e dagli scarsi ritrovamenti di suppellettili al suo interno, forse già nel periodo immediatamente successivo all'eruzione. Seguendo le tracce delle antiche murature, fu la prima a essere ricostruita nelle sue coperture,. così da mostrare ai visitatori l'aspetto originario di una casa romana: furono quindi lasciati in situ sculture, arredi e pitture. Quest'ultime vennero trattate con paraffina liquida per favorirne la conservazione.. e, in attesa del completamento dei tetti, furono protette con teli;.. inoltre, i frammenti di pittura staccata vennero ricomposti tramite l'uso di malta. e grappe in ferro,. rimosse poi tra il 1908 e il 1909, procedendo solo in minima parte al rifacimento diretto di alcune porzioni degli affreschi.. La casa venne inaugurata il 19 marzo 1896 alla presenza del ministro della pubblica istruzione Guido Baccelli; a testimonianza dell'evento fu posta una lapide all'interno delloecus Q, la quale recita:
Fu proprio per volere del ministro che si procedette alla ricostruzione integrale: fino a quel momento, infatti, non erano state realizzate che semplici tettoie, vetri mobili, tende o pareti provvisorie a protezione degli affreschi, a cui seguirono coperture realizzate con travi in legno e tegole di terracotta.. Oltre alle strutture, venne sistemato il giardino con il suo arredo marmoreo originale e il riposizionamento delle essenze vegetali. Tra il marzo 1895 e il 1896, Luigi Bazzani realizzò una serie di acquerelli che ritraevano i soggetti delle pitture, spaziando da vedute d'insieme alla riproduzione fedele di intere pareti affrescate: tali opere sono conservate presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma e il Victoria and Albert Museum di Londra. Tra il 1906 e il 1909 furono inoltre sistemati gli ambienti dotati di piano superiore, provvedendo principalmente alla protezione dei solai per salvaguardare le stanze sottostanti: tuttavia, a causa della mancanza di dati certi sulle altezze originali, il secondo piano non venne ricostruito integralmente.. Nello stesso periodo, per contrastare l'umidità che minacciava gli affreschi, furono create delle camere d'aria nelle fondazioni delloecus Q e si procedette alla sostituzione di intere pareti su cui vennero poi ricollocati gli affreschi originali..
Le coperture della casa furono completate tra il 1926 e il 1927 sotto la direzione di Amedeo Maiuri, periodo in cui anche l'impluvio venne rivestito di marmo;.. il direttore descriveva così l'intervento:
Fino alla fine degli anni 1940 la casa non fu interessata da restauri di rilievo: si provvide principalmente a contrastare l'umidità inserendo dei fogli di piombo tra la muratura e gli affreschi, che venivano temporaneamente staccati e poi risaldati tramite malta cementizia;. vennero inoltre aggiunte recinzioni metalliche e vetri protettivi per salvaguardare le opere dal contatto con i visitatori.
Durante la seconda guerra mondiale, la dimora non fu risparmiata dai bombardamenti che colpirono l'area archeologica: in particolare, nella notte del 16 settembre 1943, fu centrato l'angolo nord-est del peristilio, causando il cedimento del pavimento, la perdita di parte del muro perimetrale, l'abbattimento di tre colonne e la distruzione parziale di alcune pareti affrescate, e parte del gineceo.. I danni di guerra, come ricordato da una targa posta tra il peristilio e il gineceo,.. vennero riparati tra il 1944 e il 1945.
Tra il 1954 e il 1958 l'edificio fu oggetto di un intervento di restauro che interessò le coperture dell'atrio e del peristilio, dove le travi lignee originarie vennero sostituite con strutture in cemento armato;. tale materiale fu impiegato anche per la ricostruzione di diverse murature e delle colonne. Nel 1980 la struttura riportò danni a causa del terremoto dell'Irpinia, ai quali si aggiunsero costanti problemi di infiltrazioni dovuti proprio al deterioramento del cemento armato.. Questa situazione di instabilità rese necessario il puntellamento delle pareti e l'installazione di coperture provvisorie in lamiera. Sebbene tra il 1990 e l'inizio degli anni 2000 si eseguissero alcuni interventi conservativi focalizzati sugli apparati decorativi, che in alcuni casi comportarono il distacco degli affreschi, le condizioni generali della struttura determinarono la chiusura totale al pubblico nel 2002.
Una prima fase di recupero si concentrò sul ripristino delle coperture dell'atrio e degli ambienti limitrofi: in particolare, tra settembre e dicembre 2016, furono ultimati i lavori di adeguamento e collaudo strutturale... In tale occasione vennero ricollocate nell'atrio sia la cassaforte in ferro e bronzo, preventivamente restaurata dall'Istituto centrale per il restauro e protetta da una teca in vetro, sia una statua di Priapo precedentemente rinvenuta in frammenti.. Il 23 dicembre 2016, alla presenza del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del ministro della cultura Dario Franceschini, la dimora fu parzialmente riaperta alle visite... Successivamente, la struttura fu nuovamente interdetta al pubblico per consentire il completamento definitivo delle coperture,. il restauro integrale degli apparati pittorici. e il ripristino del giardino con il relativo corredo scultoreo; i cui cantieri vennero avviati nell'agosto 2020. Nel corso dei lavori, per risolvere i problemi di infiltrazioni e umidità, le precedenti coperture in cemento furono sostituite da nuove travi in legno e acciaio e tegole di terracotta;. in alcuni vani vennero inoltre ricostruiti i controsoffitti, seguendo le evidenze archeologiche delle antiche volumetrie, mentre gli ambienti aperti furono protetti per impedire il dilavamento meteorico. Gli interventi di restauro sugli apparati decorativi inclusero la pulitura di pitture e stucchi, con la rimozione dei precedenti strati protettivi a base di cera o cemento,. e il ripristino degli arredi in marmo e bronzo, in alcuni casi sostituiti da copie fedeli per ragioni conservative.. Parallelamente, si procedette alla manutenzione dei pavimenti musivi, usurati dal calpestio, rimuovendo le vecchie passerelle metalliche destinate ai flussi turistici.. Le indagini condotte nel giardino permisero di individuare l'antico sistema idraulico e di giochi d'acqua, composto da fistulae in piombo e canalizzazioni in cocciopesto;. in quest'area si intervenne anche sugli elementi in ghisa utilizzati per il sostegno delle tende e su tutti i reperti lapidei, protetti con l'applicazione di prodotti a base di polisilossani per migliorarne la resistenza agli agenti atmosferici. L'ammodernamento tecnologico della struttura prevedeva l'installazione di un nuovo impianto di illuminazione a LED, studiato per non danneggiare i pigmenti pittorici,. un impianto di videosorveglianza,. e il posizionamento di tegole fotovoltaiche integrate e visivamente identiche a quelle tradizionali, garantendo l'autonomia energetica dell'edificio.. Al termine degli interventi, la dimora è stata riaperta integralmente al pubblico il 10 gennaio 2023 alla presenza del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, del direttore generale del musei Massimo Osanna e del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel.
Descrizione