Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria S.p.A. è un'azienda italiana, attiva nella lavorazione dell'acciaio.
Costituita da Am InvestCo Italy S.p.A. ed Invitalia, il suo principale stabilimento sul territorio nazionale è rappresentato dalle acciaierie di Taranto in Puglia, maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa; altri stabilimenti sono a Genova Cornigliano in Liguria, Novi Ligure e Racconigi in Piemonte, Marghera in Veneto. Prima di giungere all'attuale assetto societario, l'azienda ha subito numerosi passaggi di proprietà: rinata nel 1989 sulle ceneri dell'Italsider come ILVA S.p.A., riprendeva la denominazione dalla Società Industria Laminati Piani e Affini (ILVA) del 1905, che a sua volta richiamava il nome latino dell'isola d'Elba, e dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.
In amministrazione straordinaria dal 2015, nel gennaio 2016 fu bandita una gara per la sua vendita. A seguito della controversa procedura d'affidamento, in cui si scontrarono diverse considerazioni relative al piano industriale, riqualificazione ambientale e offerta economica, il 1° novembre 2018 ILVA entrò ufficialmente a far parte del colosso franco-lussemburghese ArcelorMittal, con partecipazioni di Intesa Sanpaolo e inizialmente di Marcegaglia, divenendo pertanto nota come ArcelorMittal Italia. Il 5 novembre 2019, tuttavia, ArcelorMittal comunicò l'intenzione di recedere dal contratto di cessione, procedendo entro 30 giorni alla restituzione ad Ilva, in amministrazione straordinaria; il 14 novembre l'amministratore delegato di ArcelorMittal Italia S.p.A. Lucia Morselli comunicò l'intenzione di chiudere gli impianti di Taranto, operazione che avrebbe dovuto concludersi entro il 15 gennaio 2020, e annullare gli accordi presi derivanti dalla vincita della gara di appalto. Tale decisione è stata successivamente impugnata dai commissari straordinari dell'Ilva e dal governo italiano.
Nelle operazioni della filiale italiana di ArcelorMittal è quindi subentrata una nuova azienda costituita da Am InvestCo Italy; ad aprile 2021, dopo l'entrata dell'agenzia governativa Invitalia nel capitale sociale della società, l'assemblea straordinaria ha deliberato l'aumento di capitale riservato ad Invitalia e ha sancito la modifica della ragione sociale di Am InvestCo Italy e delle sue controllate: la prima è divenuta Acciaierie d'Italia Holding, mentre ArcelorMittal Italia è diventata Acciaierie d'Italia.
Nel febbraio 2024 il ministro delle imprese Adolfo Urso ha ammesso con decreto Acciaierie di Italia (Adi) alla procedura di amministrazione straordinaria e ha nominato Giancarlo Quaranta commissario straordinario con l'obiettivo di rilanciare il gruppo e rendere la produzione al passo con le nuove tecnologie siderurgiche e ridurre l'impatto ambientale delle stesse
Storia
L'Ilva/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. La sua storia è centenaria e ha avuto inizio ai primi del Novecento, quando è nata per iniziativa di industriali del settentrione d'Italia come ILVA (nome che ha poi riacquistato dagli anni novanta).
Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l'Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l'Ilva in gravi difficoltà finanziarie.
Con la nascita dell'IRI la società è passata poi sotto il controllo pubblico stabilimenti a Genova-Cornigliano, Taranto e quello di Napoli-Bagnoli. Nella notte tra il 10 e l'11 marzo avviene il Bombardamento di Napoli del 1918 del dirigibile tedesco Zeppelin LZ 104 che partito dalla Bulgaria lancia bombe e colpisce anche l'ILVA di Bagnoli. Negli anni sessanta la società è diventata uno dei maggiori gruppi dell'industria di stato.
A fine anni ottanta, nel periodi di crisi del mercato dell'acciaio, ebbe diverse traversie economico-finanziarie, giunse nel 1983 alla liquidazione volontaria, cambiando il nome in "Nuova Italsider". Fu ristrutturata nel 1989 rinascendo con il nome di ILVA, che assorbiva anche la Finanziaria dell'IRI, la Finsider. Infine fu rilevata, nel 1995, con l'originario nome di ILVA, dal gruppo siderurgico Riva. La Nuova Italsider, ceduta da Finsider, rinacque con la costituzione del consorzio COGEA come Nuova Italsider Acciaierie di Cornigliano.
L'operazione di cessione a privati dello storico complesso - un tempo colosso della siderurgia - ha destato polemiche e perplessità in special modo fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni delle aree in cui si trovavano gli insediamenti produttivi,
Con gli anni novanta è iniziata la laboriosa opera di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.
Dalla fondazione alla prima guerra mondiale L'atto di costituzione dell'ILVA, avvenuto nel capoluogo ligure, risale al 1º febbraio 1905 dalla fusione delle attività siderurgiche dei gruppi Elba (che operava a Portoferraio), Terni e della famiglia romana Bondi, che aveva realizzato un altoforno a Piombino.
Il capitale sociale iniziale della società anonima era di dodici milioni di lire e di esso facevano parte la società Siderurgica di Savona (controllata dalla società Terni), la Ligure Metallurgica e, in forma diretta, la stessa Terni. Successivamente si aggiunse al capitale iniziale - portandolo a venti milioni - quello della Elba, il cui ingresso veniva a completare la compagine societaria.
Il gruppo base Terni-Elba - attivo nel settore dell'estrazione del minerale di ferro soprattutto nell'isola d'Elba - era controllato da esponenti della finanza genovese che intendevano sfruttare le agevolazioni programmate con la legge per il risorgimento economico di Napoli - varata nel luglio 1904 - che prevedeva l'installazione entro il 1908 di un grande impianto a ciclo integrato a Bagnoli.
L'Ilva era stata costituita, con il sostegno governativo, per realizzare il polo siderurgico di Bagnoli, nell'ambito dei progetti di sviluppo industriale del Mezzogiorno, elaborati dal meridionalista Francesco Saverio Nitti, allora semplice deputato. Lo stabilimento avrebbe goduto di agevolazioni per comprare il minerale ferroso a prezzo basso e, nel contempo, lo stato erigeva forti barriere doganali contro la concorrenza delle più efficienti imprese straniere.
Nel 1911 la società entrò a far parte del "Consorzio siderurgico" o "Consorzio Ilva", che comprendeva anche gli Altiforni di Piombino della famiglia Bondi, nonché la società Elba, la Siderurgica di Savona, la Ligure metallurgica e le Ferriere Italiane, queste ricollegabili alla Terni.
Dopo aver vanamente tentato la scalata della Terni, nel 1918 il finanziere romano Massimo Bondi si impadronì dell'Ilva, della Siderurgica di Savona, della Ligure metallurgica e delle Ferriere italiane, e le incorporò nella sua Piombino, di cui cambiò la ragione sociale in Ilva - Altiforni e acciaierie d'Italia.
L'ingresso IRI e gli anni dell'Italsider
Nel 1921 scoppiò una nuova crisi siderurgica, causata da una ripresa delle esportazioni americane. Le acciaierie italiane erano indebitate per costruire impianti sovradimensionati, perciò soccombettero. Il valore di listino dell'Ilva crollòNapoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995. In questa situazione la Banca Commerciale Italiana e il Credito Italiano, le maggiori creditrici dell'azienda, ne rilevarono la proprietà assieme a quella di numerose imprese siderurgiche minori.
In seguito alla crisi del 1929, anche la Banca Commerciale Italiana e il Credito Italiano entrarono in crisi e, insieme a tante altre aziende, dovettero essere salvate dallo stato, attraverso l'IRI. Così anche l'Ilva e tutte le altre imprese possedute dalla Banca Commerciale passarono in mano pubblica: tutta la siderurgia italiana a ciclo integrale (altiforni di Portoferraio, Piombino, Bagnoli e Cornigliano) era posseduta dallo Stato attraverso l'IRI.
Con l'immediato secondo dopoguerra, e grazie soprattutto alla conseguente espansione della domanda di acciaio per l'industria automobilistica e dell'elettrodomestico, l'Ilva aveva avuto agio di rafforzare - passando nel frattempo sotto il controllo pubblico attraverso la finanziaria Finsider - la propria predominanza sul mercato.
Punto di forza del nuovo fausto periodo era lo stabilimento "Oscar Sinigaglia"Oscar Sinigaglia fu un industriale del settore dell'acciaio ad inizio del XX secolo; vicino alle posizioni del nascente fascismo, fu uno dei sostenitori di Gabriele D'Annunzio nell'impresa di Fiume. di Cornigliano, in Val Polcevera. Questo nuovo stabilimento permise a Genova di diventare un polo di attrazione per i lavoratori di tutta Italia, in particolar modo dal Sud. Per l'edificazione dello stabilimento Oscar Sinigaglia e del vicino aeroporto di Sestri Ponente si dovette abbattere il 14 aprile 1951 lo storico Castello Raggio.Il riempimento delle aree a mare su cui sorsero gli stabilimenti e il contiguo Aeroporto di Genova-Sestri venne realizzato dalla ditta Berta Autotrasporti che si avvalse di automezzi militari come Mack M123, Diamond T tank transporter e AEC Matador acquistati dall'Esercito americano e dall'Esercito inglese e riconvertiti a civile. Conclusa la fase di riempimento la Berta Autotrasporti procedette con il trasporto in loco degli enormi altiforni come carichi eccezionali e della maggior parte dei materiali necessari alla realizzazione degli stabilimenti.
Terminata la costruzione, Berta Autotrasporti diventerà partner principale delle Acciaierie di Cornigliano fino al primo decennio degli Anni 2000, assistendo anche al cambio di denominazione in Italsider prima e in Ilva successivamente, trasportando ogni loro prodotto in qualsiasi parte del Nord Italia, grazie a contratti in esclusiva. Berta Autotrasporti si è rivelata fondamentale per la realizzazione della Società, anche potendo vantare un parco automezzi in grado di movimentare coils, lamiere, cilindri, lingottiere, siviere e qualsiasi prodotto dello stabilimento in genere, sia per tipologia che per volumi di merci trasportate. Per il trasporto su strada dei coils ci si avvaleva di speciali rimorchi e semirimorchi di lunghezza standard di 12,5 metri ma dotati di una fenditura longitudinale centrale a tutta lunghezza sul pianale larga circa : la Botola. Il rotolo veniva appoggiato, tramite gru, con il proprio asse maggiore parallelo all'asse longitudinale del rimorchio in modo da farlo adagiare, anche se per poche decine di centimetri, all'interno dell'apposita apertura. Questa tecnica unita all'enorme peso del manufatto, mediamente intorno alle 30 tonnellate, consentiva al rotolo di viaggiare fino a destinazione senza alcun sistema di ritenuta, nella massima sicurezza.
Nel 1961 le Acciaierie di Cornigliano si fusero con lILVA - Alti Forni e Acciaierie d'Italia e la nuova impresa assunse la denominazione sociale di Italsider - Alti Forni e Acciaierie Riunite ILVA e Cornigliano (solo Italsider nel 1964).
Nel 1965 fu inaugurato il nuovo polo siderurgico di Taranto. Perciò nei successivi decenni l'attività dell'Italsider si articolerà soprattutto sui quattro "poli siderurgici" di Cornigliano, Piombino, Bagnoli e Taranto, cui si aggiungevano gli stabilimenti minori.
Un quinto polo siderurgico era stato progettato negli anni settanta a Gioia Tauro, ma non verrà mai realizzato, perché nel frattempo il settore era entrato in crisi.