La chiesa di Santa Maria di Castello è un edificio religioso cattolico del centro storico di Genova, situato lungo la salita omonima, nel quartiere del Molo. La sua comunità parrocchiale fa parte del vicariato "Centro Est" dell'arcidiocesi di Genova.

Situata sulla collina di Castello, il primo luogo abitato di Genova nell'antichità, la chiesa di Santa Maria di Castello è uno dei più antichi luoghi di culto cristiano di Genova e una delle più integre e suggestive architetture romaniche della città.F. Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, 1984.

Dal 1912 l'edificio è sottoposto a vincolo di tutela da parte della soprintendenza.

Storia Le origini Secondo la tradizione un primo luogo di culto mariano in questo luogo sarebbe stato costruito per volere del re longobardo Ariperto nel 658, sulle rovine di un tempio longobardo, ma le prime notizie documentate risalgono all'XI secolo.Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009

La chiesa sorgeva a poca distanza dal castello fortificato del vescovo, costruito fra il IX e il X secolo sulla sommità del colle, sul sito già occupato da fortificazioni preromane, romane e bizantine. La presenza del castello vescovile, nei pressi del quale intorno all'XI secolo si era insediata anche la potente famiglia feudale degli Embriaci, fece di quest'area, al riparo dalle scorrerie dei saraceni grazie alla sua posizione arroccata, la sede del potere politico e religioso cittadino. Nel 1194 il papa Celestino III dà mandato all'abate di San Colombano di Bobbio di costringere i chierici della chiesa di Santa Maria di Castello a rispettare gli accordi presi in merito alla controversia con il capitolo della Cattedrale di San Lorenzo riguardo alla chiesa di San Marco al MoloEleonora Destefanis, Paola Guglielmotti, Paola Guglielmotti, Bobbio e il suo episcopato tra Genova e Piacenza: un sistema di relazioni nei secoli XII e XIII in La diocesi di Bobbio. Formazione e sviluppi di un'istituzione millenaria, Firenze 2015 – Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”, www.retimedievali.it.

La chiesa attuale fu costruita nella prima metà del XII secolo da maestranze antelamicheI Magistri Antelami, provenienti dalla val d'Intelvi, giunsero a Genova intorno alla fine dell'XI secolo; furono una potente corporazione di costruttori, i primi a realizzare in città importanti monumenti in stile romanico, tra cui la porta Soprana e quella di S. Fede delle mura cittadine e la Commenda di San Giovanni di Pré. sui resti di quella più antica, della quale nella cappella del battistero si conservano alcune sculture.La chiesa di S. Maria di Castello sul sito dell'arcidiocesi di Genova

La nuova chiesa aveva tre navate con copertura a capriate lignee, transetto e tre absidi. Per la costruzione furono impiegati materiali di recupero come colonne in granito e capitelli corinzi di epoca romana, risalenti al III secolo, sapientemente integrati nel nuovo edificio dai maestri antelami.

La chiesa, consacrata nel 1237 da Geroldo di Losanna, Patriarca di Gerusalemme, era già collegiata in epoca precedente alla ricostruzione e tale rimase fino al 1441, quando con una bolla del papa Eugenio IV fu assegnata ai Domenicani, che l'hanno officiata fino al 2015.G.B. Cevasco, in "Descrizione di Genova e del Genovesato", Tipografia Ferrando, Genova, 1846 I frati ne presero possesso solo il 13 novembre 1442, poiché per oltre un anno i canonici, sostenuti dall'arcivescovo Giacomo Imperiale, si opposero all'arrivo dei Domenicani, ai quali erano state assegnate tutte le proprietà e le rendite della chiesa.

Dopo l'arrivo dei Domenicani, nella seconda metà del Quattrocento il complesso fu ampliato e divenne un importante polo culturale: acquistando proprietà adiacenti alla chiesa fu costruito il convento e realizzati i tre chiostri e la sacrestia. A questo periodo risale la costruzione del primo chiostro (1453 -1462) con gli affreschi nella volta del loggiato e nelle pareti, di cui resta la celebre Annunciazione di Giusto d'Alemagna (1451). Inoltre i Domenicani trasformarono il tetto della chiesa, a capriate di legno, in una volta a crociere in muratura. Tra il XV e il XVII secolo numerose famiglie patrizie fecero costruire lungo le navate laterali le loro cappelle gentilizie, arricchite da opere d'arte dei maggiori artisti dell'area genovese.

Nel XVI secolo furono modificate le absidi e costruita la cupola, ma dalla seconda metà del XVII secolo il complesso visse un periodo di declino e i Domenicani furono costretti ad affittare alcuni locali del convento. La chiesa subì gravi danni per il bombardamento navale francese del 1684.

Nel 1801, quando i resti del papa Pio VI, morto prigioniero in Francia nel 1799, vennero traslati a Roma, il feretro sostò nella chiesa di S. Maria di Castello, dove si tenne una solenne funzione. Il convento fu risparmiato dalle leggi di soppressione del 1797, ma nella prima metà del XIX secolo si trovava in stato di degrado. Parzialmente espropriato dallo Stato nel 1859 a seguito della legge Rattazzi del 1855, parte del convento nel 1870 fu trasformata in appartamenti, sopraelevando anche i loggiati dei chiostri.

Nello stesso periodo fu affidato all'architetto Maurizio Dufour l'incarico di restaurare l'interno della chiesa, mettendo in luce le parti medioevali, coperte nel tempo da uno spesso strato di intonaco. Lo stesso Dufour realizzò l'affresco nella volta del coro, raffigurante "Dio Padre in gloria".

La chiesa fu colpita da bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale, una prima volta nel 1942, quando le macerie di un vicino edificio rovinarono sulla navata sinistra, e ancora nel 1944, con danni alla copertura causati da spostamenti d'aria dovuti alle bombe cadute sul porto. I restauri vennero eseguiti nel dopoguerra sotto la direzione degli ingegneri Cesare Fera e Luciano Grossi Bianchi, riportando alla luce, con il recupero dei finestroni medioevali, anche l'originaria architettura romanica della facciata, in parte alterata dalle ristrutturazioni del XV e XVI secolo. L'intero complesso è stato nuovamente oggetto di restauro nei primi anni duemila, quando venne risistemato e ampliato anche l'annesso museo.

Nel convento di Santa Maria di Castello ha vissuto per molti anni Enrico di Rovasenda (1906-2007), sacerdote domenicano e cancelliere della Pontificia accademia delle scienze, che vi morì ultracentenario il 15 dicembre 2007.

Nel 2015 i Domenicani hanno abbandonato il convento di Santa Maria di Castello e il complesso è stato affidato ai sacerdoti della Società delle missioni africane.

Descrizione Il complesso, costituito da chiesa, convento e chiostri, si presenta come un insieme complesso di volumi che si sviluppano lungo la salita che conduce verso la sommità del colle, antica sede del castello vescovile. La chiesa, in stile romanico, attraverso la concessione delle cappelle alle grandi famiglie della nobiltà genovese ha incrementato durante i secoli il proprio corredo artistico, specie pittorico e scultoreo, con opere dei più importanti artisti liguri che vanno dal Quattrocento al Settecento.

Esterno L'ampio prospetto romanico, tripartito da due grandi lesene che individuano la navata principale, è coronato da archetti pensili; il portale principale, unico elemento decorativo della facciata, è realizzato con un architrave romano del III secolo decorato con elementi fitomorfi e grifi.

Interno

L'interno, ampio e luminoso, ha pianta basilicale romanica a tre navate con colonne e capitelli romani di reimpiego che sostengono gli archi romanici e un finto matroneo sopra gli archi. Il soffitto, in origine a capriate lignee, è formato da volte con crociere a costoloni, realizzate intorno al 1468. Lungo ciascuna delle navate laterali si aprono cinque cappelle: quelle di sinistra furono realizzate nella seconda metà del XV secolo, mentre le cinque di destra risalgono al XVI secolo. Tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo furono modificate le absidi laterali, mentre quella centrale venne ampliata per contenere un grande coro.

Al centro della controfacciata si trovava la statua in marmo di S. Domenico, di Francesco Maria Schiaffino (attualmente all'interno del Teatro Carlo Felice); alla sinistra, affresco di Lorenzo Fasolo (fine del XV secolo), raffigurante la Madonna col Bambino i santi Domenico e Pietro martire, e il beato Raimondo da Capua, proveniente dalla scomparsa chiesa di S. Domenico. Alla destra del portale una nicchia contiene un crocifisso ligneo quattrocentesco. Sopra le porte laterali sono collocate due tele del cremonese Francesco Boccaccino (1660-1750) (Il Crocifisso parla a san Pietro Martire e Miracolo di San Pietro).

Un recente restauro ha portato alla luce il portale interno originale romanico, al quale era stato sovrapposto il portale quattrocentesco d'accesso alla sacrestia, ricollocato ora sulla parete destra della chiesa.

Presbiterio Negli ultimi decenni del XVI secolo vennero ampliati il presbiterio e l'abside per adeguare la chiesa alle norme del concilio tridentino e inserirvi gli stalli lignei del coro e alcuni monumenti funebri. L'altare maggiore, rifatto dopo il bombardamento del 1684, è sormontato dal gruppo marmoreo dellAssunzione di Anton Domenico Parodi. Il pavimento dell'originaria zona presbiteriale venne abbassato a livello del pavimento del transetto e vi è collocato il moderno altare postconciliare, realizzato nel 1985 su disegno di Cesare Fera.

Il Cristo moro

Addossata a un pilastro nei pressi del nuovo altare è collocata una croce biforcuta lignea trecentesca, di autore ignoto, detta il Cristo moro, molto venerata dai fedeli. Nei secoli il crocifisso subì vari rimaneggiamenti, con l'aggiunta di una folta barba e lunghi capelli, in origine del tutto assenti; un restauro eseguito negli anni settanta ha ripristinato lo stato originario. Tuttavia, poiché i fedeli erano ormai abituati all'immagine del Cristo con barba e capelli, ne fu realizzata una copia, esposta in una cappella della chiesa.

Cappelle laterali Lungo ciascuna delle navate laterali si trovano cinque cappelle riccamente decorate e con un pregevole corredo di opere d'arte. Quelle nella navata di sinistra hanno dimensioni maggiori di quelle di destra, la cui profondità è limitata dalla presenza del chiostro lungo la parete esterna e hanno spazio sufficiente per contenere il solo altare. Oltre a queste, due cappelle chiudono sul fondo le navate facendo da corona all'altare maggiore. Gli altari vennero concessi in giuspatronato a note famiglie patrizie, che favorirono la realizzazione di opere d'arte di alta qualità.

Cappelle di destra Prima cappella, dedicata a san Pio V, con dipinti settecenteschi di Alessandro Gherardini (San Pio V e il Crocifisso) e Giuseppe Palmieri (Maria Maddalena). Seconda cappella: Martirio di San Biagio, di Aurelio Lomi (1556-1622). Terza cappella, dedicata a sant'Antonino: nella volta affreschi cinquecenteschi raffiguranti Storie del re Davide e un rivestimento di "laggioni", le caratteristiche maioliche dipinte di scuola genovese del XVI secolo. All'altare Madonna Odigitria con i santi Giovanni Battista, Antonino e Nicola da Tolentino di Pier Francesco Sacchi (1526). Quarta cappella, dedicata a san Pietro da Verona, con la pala raffigurante il Martirio di San Pietro da Verona di Bernardo Castello (1597). Quinta cappella: Assunzione di Maria di Aurelio Lomi e, alla testata del transetto, il monumento funebre di Demetrio Canevari, patrizio genovese e celebre medico dell'epoca, di Tommaso Orsolino (1626). Sesta cappella: posta in capo alla navata destra, è dedicata a san Giacinto Odrovaz con un dipinto di Aurelio Lomi (San Giacinto riceve da san Domenico l'abito dell'ordine, affreschi sulla volta di Bernardo Castello (Padre Eterno ed episodi della vita di san Giacinto) e due monumenti funebri, opera di Battista Casella..

Cappelle di sinistra