Mente eclettica, appassionato a campi diversi del sapere, Bonarelli è stato una delle figure italiane più significative della geologia, in specie petrolifera, della paleontologia e dell'antropologia, ma ha offerto anche originali contributi alla ricerca storica, affrontata sempre con rigoroso metodo scientifico.

Biografia Nacque dal conte Giulio, discendente dall'antica famiglia dei Bonarelli d'Ancona, e dalla contessa Giulia Salvadori PaleottiFiglia del conte Luigi Salvadori Paleotti e di Ethelin Welby, a sua volta figlia del ricco commerciante inglese e famoso viaggiatore Adlard Welby, trasferitosi nel 1833 in Italia a Porto San Giorgio..

Gli anni giovanili e la carriera universitaria Si trasferì nel 1883 a Gubbio, dove il padre Giulio divenne amministratore delle finanze comunali. A Gubbio, città che diverrà il centro dei suoi interessi e dei suoi affetti, Guido terminò il corso di studi fino alla terza ginnasiale, frequentando i restanti anni del ginnasio e del liceo a Perugia. Fu in questi anni, durante una visita nella tenuta di famiglia a Montanaldo, che raccolse alcuni fossili ed ebbe dal padre un'esauriente spiegazione sulla loro origine, evento che doveva appassionarlo a tal punto alla geologia e alla paleontologia da determinare la sua vocazione scientifica e professionale.

Si iscrisse a Scienze Naturali prima a Roma nel 1890, quindi nel 1891 a Torino, ove, dopo aver seguito il corso di quella università, si laureò nel 1894 e nel 1896 venne approvata la relazione per l'esame dei titoli al fine di ottenere la libera docenza in Geologia e Paleontologia, che conseguì nel 1900.Nel 1891, a 19 anni, pubblicò il suo primo lavoro Il territorio di Gubbio. Negli anni dell'università editò altri quattro scritti sia geologici sia paleontologici. Aveva 29 anni quando conseguì la libera docenza. Ebbe, tra i maestri, lo zio conte Tommaso Salvadori Paleotti, Lorenzo Camerano, docenti di eccellenza nelle discipline biologiche, e Carlo Fabrizio Parona, che lo avviò verso i primi studi paleontologici.Subito dopo ottiene anche il diploma di Magistero a pieni voti e con dichiarazione di speciale attitudine a insegnare le Scienze Naturali, dopo aver frequentato nei due anni precedenti il corso di Magistero di quella facoltà.

Dal 1895 al 1897 venne chiamato quale assistente nell'Istituto di Geologia dell'Università di Bologna, diretto da Giovanni Capellini, e nel 1897 ottenne la cattedra di Geologia e Mineralogia all'Istituto Agrario Sperimentale di Perugia, fondato l'anno precedente. Nel biennio 1899-1901 tornò a Torino come assistente alla cattedra di Geologia tenuta dal Parona, incarico che gli verrà riconfermato, nella vana speranza di un suo ritorno dalle Indie Olandesi, per il biennio 1902-1903. Nel 1909 venne incaricato dell'insegnamento di Geologia Agraria all’Università di Perugia.

Dal 1891, anno della sua prima pubblicazione, al 1903, pubblicò oltre cinquanta lavori geologici e paleontologici sull'Appennino Centrale (Marche, Umbria e Abruzzo), ma anche sulla Lombardia, Savoia, Nizzardo, Liguria occidentale, Piemonte, Emilia e Calabria, che lo resero in breve tempo uno dei migliori conoscitori della struttura geologica del paese, e sull'isola di Creta. In particolare i lavori paleontologici, alcuni eseguiti con il Parona, rappresentano un contributo notevole sotto i due diversi aspetti stratigrafico e paleontografico, con la descrizione di varie forme nuove descritte, compresi alcuni generi di Ammoniti.

L'avventura dell'esplorazione Ma al suo spirito irrequieto, esuberante, alla sua vivace intelligenza e propensione a interessarsi di discipline diverse, come testimonia tutta l'opera scientifica di Bonarelli, quasi naturalmente si dischiusero presto nuovi orizzonti anche geografici.

La Royal Dutch e Borneo Nel 1901, su invito del conte Cesare Porro, che aveva esplorato per la Royal Dutch alcune aree petrolifere della zona settentrionale di Sumatra, accettò infatti di essere assunto dalla compagnia olandese per proseguire l'attività di ricerca. Egli abbandonava così la via promettente dell’insegnamento per quella dell'esplorazione petrolifera di regioni lontane e ignote, dividendo da allora la sua vita tra l'Italia e i molti paesi esteri ove effettuò missioni scientifiche.

Dal 1901 al 1907 dunque, con una breve interruzione tra l'estate del 1904Terminato nell'aprile 1904 il primo contratto con la Royal Dutch, lasciava l’isola per iniziare un lungo viaggio di ritorno attraverso Indocina, Cina, Giappone, Hawaii e Nord-America, dove visitò anche i distretti petroliferi della California e della Pennsylvania e dove, arrivato a New York, si imbarcò per la Francia, completando così il suo giro intorno al mondo. e quella del 1905, eseguì per conto della Royal Dutch ricerche petrolifere, ma anche aurifere, nelle Indie olandesi (a Sumatra, Celebes, ma soprattutto nelle province e nei sultanati della costa orientale di Borneo), conducendo una vita pionieristica e avventurosa, abitando tra i cacciatori di teste Dajacchi, raccogliendo materiale naturalistico, etnografico e documentario riguardante quei luoghi e quelle popolazioni, contraendo la malaria, navigando i corsi d'acqua - uniche vie percorribili con una certa velocità - con imbarcazioni non sempre sicure e in condizioni meteorologiche spesso avverse, fino a subire nel 1906 un naufragio che avrebbe potuto costargli la vita.Lettera da Gubbio a C. Porro, 30 aprile 1907.

Dei risultati degli studi geognostici e stratigrafici rese conto in oltre 30 rapporti corredati di carte, sezioni, schizzi geologici e analisi dei terreni petroliferi e auriferi.

Petrolio argentino Nel 1911 si trasferì in Argentina, dove, salvo qualche interruzione, svolse sino al 1927 un ruolo fondamentale attraverso un'intensa opera di esplorazione e di organizzazione della ricerca, prima quale geologo specialista in ricerche petrolifere presso la División (poi Dirección General) de Minas, Geología e Hidrología, quindi dal 1923 come direttore della divisione geologica della Yacimientos Petrolíferos Fiscales, avvalendosi di collaboratori italiani come Egidio Feruglio ed Enrico Fossa Mancini, che ne continuarono l'opera contribuendo a costruire una valida conoscenza della geologia petrolifera di quel paese.

L'attività esplorativa di Bonarelli in Argentina, come nelle Indie Olandesi, avvenne sovente in condizioni di particolare avversità.In una lettera proveniente da Punta Arenas (Cile) così commentava la sua attività di esploratore: “(Bonarelli) è partito per una escursione che sarà della durata di sette od otto giorni. Vive una vita di grande sacrificio quando è in esplorazione: deve lottare con il freddo intenso, con la pioggia incessante, con le strade impraticabili, insomma con molte avversità (...) e quando torna a casa è irriconoscibile” (Dossier 1917, 16 febbr.). Iniziò da nord con la Zona Subandina, da lui stesso così denominata e ritenuta zona petrolifera strategica per eccellenza, che da sud nel distretto di Tucumán risale a nord sino al distretto di Tartagal e si prolunga sempre più a nord oltre il confine in Bolivia fino quasi a Santa Cruz, eseguendone il rilievo topografico e stabilendo l'ubicazione delle aree di Capiazuti e Campo Durán, effettuando numerose indagini geologiche nel Chaco subandino e nelle province di Tucumán, e quindi proseguì nel centro e sud del paese, a Mendoza, Entre Ríos, Corrientes, Neuquén, Buenos Aires meridionale, fino alla costa patagonica e alla Terra del Fuoco, al Cile (Punta Arenas) e alla costa del Pacifico. In uno studio del 1921 elencava tutte le regioni petrolifere del paese con le migliori prospettive: Comodoro Rivadavia, Neuquén e Mendoza meridionale, Cacheuta a Mendoza, la Puna de Jujuy e le regioni subandine di Jujuy, Salta e Bolivia.

Nel secondo periodo argentino, dal 1923 al 1927, continuò con gli studi dei giacimenti petroliferi dell'YPF a Comodoro Rivadavia, Neuquén, Mendoza e province settentrionali, e realizzò, a partire dal 1926, in collaborazione con Ernesto Longobardi, lo studio e il rilevamento geo-agrologico e minerario della provincia di Corrientes, con l'elaborazione di una carta pubblicata nel 1929.Al suo definitivo ritorno in Italia così ricordava il paese che per sedici anni lo aveva ospitato quasi ininterrottamente: “Noble Tierra Argentina, te quiero como si fueras mi patria y muchos hijos tuyos me quisieron como hermanos” (“Sedici anni di studi e ricerche nella Repubblica Argentina”, ms.).

L'esplorazione per le società italiane Nel frattempo, dal 1919 al 1921, svolse la sua attività professionale per la SIPEBA, società privata con capitale italiano, nella Penisola Balcanica (Turchia, Bulgaria, Romania, Albania), in alcune regioni minerarie dell’Asia Minore e dell’Egitto e in Italia nel Parmense.

In Italia lavorò per l'AGIP fin dalla sua creazione (1926-1935), diresse dal 1936 al 1938 il servizio geologico in Africa Orientale, quindi gli venne affidata la direzione ricerche (1939-1944) dell'Ente Nazionale Metano (ENM), organismo che doveva poi confluire nell'Eni. Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1946, sostenne con convinzione Enrico Mattei nella ricostituzione dell'AGIP e dell'ENM, processo che doveva portare nel 1953, due anni dopo la sua scomparsa, alla nascita dell'Eni.Nel 1946, invitato alle riunioni indette al Ministero dell'Industria e del Commercio sulla questione petrolifera italiana, Bonarelli così intervenne: “L’Azienda mancò in vero di buoni strateghi, chi vi parla ne serba - come un ricordo di lancinanti ferite - pena e disgusto. Oggi, per buona fortuna, la situazione è ben diversa. Ne ho la certezza assoluta. Tutto sta che si assicurino all’AGIP i mezzi e le ragioni di vita” (Relazione del 10 aprile 1946. Arch. Prof.).

In Italia Bonarelli fu tra i fautori di una ricerca approfondita nella Pianura Padana, già allora considerata fra i bacini più promettenti in Italia e le cui potenzialità in idrocarburi egli aveva intuito continuassero oltre la costa adriatica, mentre approfondì le ricerche, sempre negli anni Trenta, nella regione della Val d’Agri sull’Appennino Lucano, in Basilicata, ponendo le basi - e doveva poi rivelarsi una delle sue più felici intuizioni - per la scoperta del più grande giacimento onshore d’Europa.J.P. Van Dijk et Alii, Cento anni di ricerca petrolifera - L'alta Val d'Agri, Atti del 1º Congresso dell’Ordine dei Geologi di Basilicata,“Ricerca, Sviluppo ed Utilizzo delle Fonti Fossili: Il Ruolo del Geologo”, Potenza, 30 Novembre - 2 Dicembre 2012, ed. 2013.

Mentre svolgeva la sua attività di esplorazione per l’AGIP riprese anche gli studi e i rilevamenti geologici nell’ltalia Centrale, contribuendo alla redazione dei fogli geologici di Pesaro (109), Gubbio (116), Jesi (117), Ancona (118) e Macerata (124), pubblicati a cura dell’Ufficio Geologico di Roma, e iniziandone alcuni nuovi nella Sicilia e nell’Appennino Settentrionale.

In Africa Orientale, tra il 1936 e il 1938, effettuò ricerche minerarie (lignite a circa 250 km da Addis Abeba) e petrolifere (in Ogaden, in preparazione della missione AGIP dell'anno successivo) e, nel basso Barca, di quarzi auriferi.

Il "livello Bonarelli" Bonarelli è inoltre internazionalmente noto per avere individuato, sorprendentemente nella sua prima pubblicazione, un livello guida, o marker stratigrafico di notevole estensione su scala mondiale, databile a circa 94 milioni di anni fa, che, nel Cretaceo Superiore, segna il limite fra Cenomaniano e Turoniano, il cosiddetto "livello Bonarelli" e si caratterizza per un elevato potenziale petrolifero.