Biografia Formazione Alessandro de' Medici nacque a Firenze da Ottaviano de' Medici (Gonfaloniere di Giustizia della Repubblica di Firenze [1531-1532] e signore di Ottaiano) e Francesca Salviati, ultimo di quattro figli e unico figlio maschio. Il padre apparteneva a un ramo collaterale della prestigiosa e potente famiglia fiorentina, mentre la madre era nipote in via materna di Lorenzo il Magnifico del ramo principale. La famiglia Medici aveva già dato due papi alla Chiesa: Leone X (1513-1521) e Clemente VII (1523-1534). La madre era nipote di Leone X. Verso i dieci anni d'età Alessandro rimase orfano del padre.
Ricevette una forte testimonianza di fede dal domenicano Vincenzo Ercolani, che il giovane Alessandro ascoltò nella vicina chiesa di San Marco.Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 269. Decise di diventare sacerdote, ma non trovò il sostegno della madre, che sperava per l'unico figlio maschio un altro destino. Anche lo zio (fratello maggiore della madre) cercò di dissuaderlo. Entrambi lo affidarono a Cosimo de' Medici, cugino di secondo grado di Alessandro, sperando che si dimenticasse la conversione.
Nel 1560 Alessandro accompagnò Cosimo in un viaggio a Roma. Qui ebbe modo d'incontrare Filippo Neri (futuro santo), dal quale fu molto colpito. Tornato a Firenze, riprese a frequentare gli ambienti della corte medicea. Finché visse la madre, Alessandro non le diede pensieri. Ma nel 1566, allorché la madre spirò, decise di prendere gli ordini sacri. Il 22 luglio 1567 l'arcivescovo di Firenze Antonio Altoviti lo ordinò sacerdote. Poco dopo Cosimo I lo fece cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano.
Inizialmente si dedicò a vari studi ecclesiastici, senza però brillarvi perché di temperamento più pratico che speculativo.Vita del cardinal di Firenze in Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 269. Nel 1569, nominato ambasciatore del granduca di Toscana Cosimo I presso la Santa Sede, si trasferì da Firenze a Roma. A Roma fu protetto da Ferdinando de' Medici, più giovane di lui ma cardinale già dal 1565. Guglielmo Sirleto, cardinale di curia, lo introdusse nella vita romana,B.A.V., Vat. lat. 6183, c. 50. mentre il cardinale Francesco Pacheco lo presentò a papa Pio V. Il pontefice apprezzò le sue doti e lo nominò protonotario apostolico (1569).
Il periodo romano
Il primo dossier su cui il cardinale di Firenze lavorò come diplomatico riguardò la guerra di religione in corso in Francia. Il 3 agosto 1569 riferì al cugino Cosimo I che il papa era estremamente insoddisfatto del re di Francia Carlo IX, che dopo la battaglia di Jarnac non aveva completamente sconfitto gli ugonotti. Ben presto si mostrò anche estremamente scaltro nel navigare tra gli intrighi delle corti, quella pontificia e quella fiorentina. Dapprima mise in giro la voce che il proprio segretario era insoddisfatto del trattamento riservatogli e ben presto gli oppositori di Cosimo lo contattarono per metterlo a conoscenza dei loro intrighi contro il duca. Poco dopo poi, presso Vitorchiano l'arresto di un soldato sbandato di Arezzo stava per essere causa di un grave conflitto diplomatico, che Alessandro smorzò. L'uomo dichiarò di essere stato inviato da Cosimo per assassinare il cardinale Alessandro Farnese: interrogato e torturato a Viterbo dal Farnese, quegli confessò cose impossibili ad essere vereVita del cardinal di Firenze in Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 270. tanto che Alessandro fu in grado di convincere sia il papa sia il cardinale di trovarsi davanti a una montatura tesa a screditare Cosimo I.
Si adoperò in favore della politica filofrancese perseguita da Cosimo, guadagnandosi quindi l'inimicizia spagnola. Il 12 agosto 1571 perorò presso papa Pio V, su consiglio e accompagnato dal cugino Antonio Maria Salviati, l'idea di un annullamento delle nozze tra Enrico III di Navarra e Margherita di Valois, figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici. Dopo svariati incontri, però, il papa non cambiò idea, annunciando che prima era necessaria la conversione del re di Navarra e dell'ammiraglio Gaspar de Coligny, capo degli ugonotti. Alessandro era dell'idea che uno dei principali ostacoli alle nozze fosse il nunzio pontificio a Parigi, Flavio Mirto Frangipani, e assieme all'ambasciatore mediceo presso la corte francese, Giovanni Maria Petrucci, decise di indebolire la sua posizione. A Parigi il cardinale diffuse la voce che era al soldo dei Guisa e di Filippo II di Spagna, a Roma il Petrucci malignò che il Frangipani era più legato alla politica della regina Caterina che a quella del papa, e che aveva in odio Firenze perché pagato dai duchi di Ferrara. La manovra però si risolse in un fallimento con la vittoria di Lepanto, dopo la quale il partito spagnolo a Roma divenne ancora più influente e ascoltato: il 19 ottobre Alessandro confessò a Cosimo che la posizione del Frangipane era solida e Antonio Maria Salviati dovette rimandare l'idea di subentrare all'uomo nella carica di ambasciatore presso la Corte di Francia.Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, filza 3290, c382v.
In questi anni Alessandro diventò amico fraterno di Filippo Neri fino ad essere abituale ospite dell'Oratorio, benché il santo fosse filofrancese e rivalutasse la figura di Girolamo Savonarola. La consuetudine tra i due era tale che il Medici ebbe l'onore di posare la prima pietra della Chiesa Nuova nel 1575, che avrebbe poi consacrato nel 1599. Successivamente con il cardinale Federico Borromeo fece riesumare le spoglie del Neri per traslarle in un sarcofago più degno di quello in cui era stato sepolto: la tomba comune della sua congregazione. Durante una seconda riesumazione nel 1599, infilò alla mano del cadavere un anello con zaffiro. Secondo quanto scritto negli Annali di Cesare Baronio, il santo avrebbe anche predetto per l'ecclesiastico fiorentino la tiara.Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 270.
Alla morte di Pio V Cosimo I volle inviare a Roma, per influenzare i cardinali, il proprio segretario Bartolomeo Concini e Belisario Vinta, non pronosticando ancora Alessandro sul Soglio. Il cardinale di Firenze sperava, come il duca, nell'elezione di Ugo Boncompagni e per questo si diede da fare per boicottare Alessandro Farnese. Dopo la vittoria del Boncompagni, nuovo papa con il nome di Gregorio XIII, due suoi elettori, Ferdinando de' Medici e il Concini, si attribuirono grandi meriti sperando nella riconoscenza del pontefice; invece Alessandro, più dubbioso di questa strategia, utilizzò la propria amicizia con un uomo della curia, Diomede Leoni, per arrivare al nuovo datario, Matteo Contarelli. In questo modo arrivò prima del cugino Ferdinando alla frequentazione del nuovo papa, e ciò gli giovò quando la diocesi di Pistoia divenne vacante. Ferdinando cercò di dissuaderlo sostenendo che era un incarico poco importante, ma Alessandro ci vide invece un'occasione per allontanarsi dalla carica di ambasciatore e dalle relative pressioni di Cosimo e di Ferdinando.Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 271. Il 9 marzo 1573 il papa lo nominò vescovo di Pistoia. Nell'occasione, Giorgio Vasari scrisse a Vincenzo Borghini che Alessandro e [sic] omo che Dio lo farà salir più alto.Der literarische Nachlass Giorgio Vasari, pp 760-761.
Il periodo toscano
Pur rimanendo a Roma, tramite il cugino Bastiano de' Medici, Alessandro de' Medici fu molto attivo nel riordino della diocesi pistoiese: fece applicare i decreti tridentini (soprattutto quello inerente all'obbligo di residenza per i parroci) e diminuì le tensioni con l'allora prepositura di Prato.
Il 27 dicembre 1573 Ferdinando de' Medici comunicava a papa Gregorio XIII che l'arcivescovo di Firenze Altoviti era gravemente malato: infatti l'uomo morì due giorni dopo. Successivamente scrisse che Cosimo I avrebbe gradito la nomina di Alessandro a quella carica, e a stretto giro di posta, il 4 gennaio 1574, il cardinal Tolomeo Gallio comunicò al Granduca che il Papa era favorevole. Di questa nomina l'unico che non si rallegrava era invece proprio Ferdinando, che si ritrovava il cugino non solo come controllore, postogli dal padre, ma anche come rivale nella carriera ecclesiastica.Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 272.
Il 15 gennaio 1574 fu consacrato arcivescovo metropolita di Firenze. Alessandro però rimase nell'Urbe, incaricando del governo della diocesi il cugino Bastiano de' Medici e monsignor Alfonso Binnarino, vescovo di Camerino. Nonostante questa sua assenza fisica, egli seguiva continuamente da Roma la sua arcidiocesi: nominò curati, fece riorganizzare gli archivi, prescrisse le vesti per il clero e fece restaurare il Palazzo Arcivescovile, che era stato gravemente danneggiato da un incendio del 1533; sul palazzo ancora oggi campeggia il suo stemma, in un angolo con via de' Cerretani. L'arcivescovo si occupò della riforma del clero regolare e secolare, promosse nel 1575 una visita pastorale (condotta dal cancelliere pistoiese Paolo Ceccarelli), si scontrò con i canonici del Duomo e i loro privilegi, e si trovò contro i sostenitori dell'ideale religioso di Savonarola, che ai suoi occhi erano rei soprattutto di minare l'autorità religiosa e civile. Le tensioni perdurarono fino a quando il generale dell'Ordine domenicano fra Sisto Fabbri non visitò personalmente nel 1585 la città di Firenze e il locale convento di San Marco.
Intanto, morto Cosimo I, era asceso al trono granducale il figlio Francesco I de' Medici, allora nel pieno della relazione con l'amante Bianca Cappello, che avrebbe di lì a poco sposato. Alessandro non urtò il nipote né fece opposizioni di carattere morale sulla sua vita, come invece andava facendo il cardinale Ferdinando, che in questo atteggiamento dello zio vide una strategia per accaparrarsi un cappello cardinalizio. Ciò lo spinse a sostenere i canonici del Duomo contro l'arcivescovo con tanta foga che alla fine Gregorio XIII ne prese le difese e successivamente, il 12 dicembre 1583, lo creò cardinale.
Uno dei canoni del Concilio di Trento stabiliva che il vescovo dovesse risiedere nella propria diocesi: Alessandro, che tanto difendeva i precetti conciliari, proprio in questo difettava, come gli disse esplicitamente Carlo Borromeo nel 1582. Egli però non poteva entrare in Firenze senza un preciso consenso granducale, che giunse solamente nel 1584. Il 12 giugno, dopo anni di assenza, rientrò nella città natia e si diede a un'intensa attività pastorale, esaminando una sessantina di monasteri nei primi mesi dal suo ingresso e ribadendo l'importanza dell'Indice dei libri proibiti. Nel 1589 indisse un sinodo e una terza visita pastorale, indirizzata soprattutto a pievi, confraternite di ospedali e parrocchie di campagna, anche questa gestita dal Ceccarelli; un'altra seguì nel 1593. Oltre a ciò organizzò una serrata ricognizione delle reliquie possedute nelle varie chiese e facilitò l'introduzione della pratica delle Quarantore. Dopo aver fatto rinnovare il palazzo episcopale fin dal 1574, finanziò anche il restauro del Duomo nel 1582.