Montecatini Edison S.p.A. (dal 1966 al 1969), successivamente abbreviato in Montedison S.p.A., è stato un grande gruppo industriale e finanziario italiano, conosciuto con questo nome fino al 2002; attivo nella chimica e nell'agroalimentare, aveva interessi in numerosi altri settori, quali farmaceutica, energia, metallurgia, assicurazioni ed editoria.

Costanti della sua storia sono stati il dualismo con il polo chimico pubblico dell'Eni, l'influenza da parte di Mediobanca ed un capitale sociale frammentato, spesso privo di un azionista di controllo e soggetto a frequenti scalate in Borsa. All'inizio fu una grande public company, la prima in Italia nella chimica, quinta in Europa e settima al mondo. Era la metà della DuPont e dell'Ici Imperial Chemical Industries, più piccola della Bayer e della Monsanto, quasi uguale alla Hoechst e alla Rhône-Poulenc.Alberto Mazzuca, Gardini il corsaro, Bologna, Minerva Edizioni, 2013, p. 114.

Nella seconda metà degli anni ottanta, dopo la confluenza nel gruppo Ferruzzi, diventò il secondo maggior gruppo industriale privato italiano. Nel 2001 è stato sempre il secondo gruppo privato italiano prima di essere scalato dalla FIAT con la francese EDF come alleata ed essere smembrato e venduto nel 2002. Viene tenuta solo la parte energetica in una società (Edison) il cui controllo finisce in mano pubblica francese (EDF) e italiana (Aem, controllata dal comune di Milano)Fulvio Coltorti, La Mediobanca di Cuccia, Torino, G.Giappichelli Editore, 2017, p. 54. Coltorti, che a lungo è stato il responsabile dell'Area studi di Mediobanca dove ha lavorato con Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi dal 1972 al 2015, sottolinea come con questa Opa ostile la FIAT non solo abbia affossato il secondo gruppo industriale italiano ma abbia aggravato con i debiti contratti i suoi stessi problemi sino al punto da dover cambiare nel 2004 il management e nominare Sergio Marchionne amministratore delegato. nel 1º gennaio 2008 Aem è operativa con il nome di A2A S.p.A, in seguito alla fusione per incorporazione di AMSA e ASM.

Storia Origini: Montecatini ed Edison

La Montedison nacque nel 1966 dalla fusione tra Montecatini ed Edison; la Montecatini era stata costituita nel 1888 a Montecatini Val di Cecina (PI) per lo sfruttamento delle locali miniere di rame; negli anni dieci del XX secolo entrò nel settore chimico e nei decenni successivi diventò, a colpi di brevetti e di acquisizioni, la maggior azienda chimica italiana, pressoché monopolista in alcune produzioni come l'acido solforico, i concimi, i coloranti (tramite la controllata ACNA); nel 1936, in collaborazione con l'Agip, costituì l'Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Carburanti), con lo scopo di produrre benzina sintetica, che sarebbe stato il primo nucleo dell'industria petrolchimica italiana.

La Edison era nata nel 1884 a Milano e fu una delle prime aziende a sfruttare in Italia quell'energia idroelettrica che fu alla base della prima industrializzazione italiana, costruendo dighe lungo l'arco alpino, in particolare in Lombardia; già ai primi del Novecento la Edison era uno dei gruppi industriali dominanti in Italia, suddividendosi il controllo del mercato elettrico nell'Italia a Nord con la SIP - Società idroelettrica piemontese, concentrata in Piemonte e Liguria, e la SADE, forte nel Nord Est.

Il dopoguerra e la fusione Già nell'immediato dopoguerra in Italia si ipotizzava la nazionalizzazione dell'industria elettrica, fino ad allora in mano ad aziende private come la stessa Edison; la prospettiva di subire un esproprio delle proprie attività indusse le aziende elettriche a diversificare: la Edison scelse di investire prevalentemente nella petrolchimica, attratta anche dagli incentivi concessi dallo Stato.

Negli anni cinquanta così gli interessi della Edison entrarono in collisione con quelli della Montecatini, in difficoltà finanziarie per i forti investimenti richiesti dalla costruzione del polo petrolchimico di Brindisi, ma all'avanguardia nella ricerca sui nuovi materiali (il polipropilene isotattico), grazie all'industrializzazione dei brevetti derivanti dalle ricerche del chimico Giulio Natta, premio Nobel nel 1963.

Nel 1962, con la costituzione dell'Enel, la nazionalizzazione dell'industria elettrica ebbe effettivamente luogo; le aziende private dovettero conferire i loro impianti al neonato ente elettrico, ricevendo in cambio dei cospicui indennizzi. La stessa Montecatini nel 1963 acquisì l'ex azienda elettrica SADE con il solo scopo di appropriarsi degli indennizzi; ma il dissesto finanziario della Montecatini trovò soluzione solo il 7 luglio 1966 con la fusione per incorporazione di Montecatini - Società generale per l'Industria Mineraria e Chimica – in Edison, anch'essa forte degli indennizzi ricevuti dallo stato in seguito alla nazionalizzazione; la fusione (presidente della Montecatini era Carlo Faina, fino all’ultimo tenuto all’oscuro dell’operazione condotta, come una congiura di palazzo, dal suo braccio destro, Giorgio Macerata,Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p.314. presidente della Edison era Giorgio Valerio), fu pensata dai manager e azionisti delle due societàEugenio Scalfari, Giuseppe Turani, Razza padrona, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 117 e progettata da Mediobanca e da Enrico Cuccia.

Il primo a parlarne con Cuccia fu Leopoldo Pirelli.Piero Ottone, Il gioco dei potenti, Milano, Longanesi & C, 1985, p. 167.

La guida della Montedison fu poi affidata ai dirigenti della “vecchia” Edison. La giustificazione dell'operazione di fusione, annoterà Pietro Nenni nel suo diario il 7 dicembre 1965, fu che la Edison "ha i soldi ma non sa dove investirli" e la Montecatini "ha un vasto piano di investimenti ma non ha i capitali".Cfr Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, op.cit., p.314.

Nel 1968, sempre con la supervisione di Mediobanca ma anche con l'appoggio del governo e dell'Eni, la Sogam (finanziaria a controllo congiunto IRI-Eni) rastrellò in Borsa, senza che nessuno – nemmeno Valerio – riuscisse a capire chi fosse dietro a quel rastrellamento,Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, op.cit., p.115-116. un pacchetto di azioni pari al 15-20% del capitale Montedison, sufficiente a garantire la qualifica di azionista di riferimento. Valerio fu estromesso dal suo incarico di presidente, al suo posto subentrarono prima Cesare Merzagora e dopo Pietro Campilli. Amministratore delegato del settore di ricerca Montedel, fra il 1968 e il 1974 e poi direttore generale fino al 1980, fu nominato il fisico Umberto Pellegrini.

Gli anni settanta Nel 1971 Eugenio Cefis, già presidente dell'Eni, fu nominato presidente della Montedison, carica che avrebbe mantenuto fino al 1977; la stampa dell'epoca vedeva la Montedison più come uno strumento di Cefis per realizzare non meglio precisati disegni politici (anche di tipo golpistico)P. Ottone riporta in Il gioco dei potenti, Longanesi, 1985, che Cefis avrebbe riferito ad amici che Cuccia si sarebbe rivolto a lui nel momento in cui abbandonò la presidenza della Montedison dicendo "Questo da Lei non me l'aspettavo. Credevo che Lei avrebbe fatto il colpo di Stato." Citato in G. Galli, Il padrone dei padroni, pag. 112, nota 19. In un'intervista pubblicata dopo la sua morte, Cefis confermò in sostanza la frase rivoltagli da Cuccia, a cui disse di avere risposto "Ma lei è matto", non capendo quando e come avesse potuto dare a Cuccia questa sensazione; Dario Di Vico, Non ho mai capito di che golpe parlasse Cuccia, Corriere Economia, 5 giugno 2006. Per i retroscena politici della scalata di Eni alla Montedison si veda E. Scalfari, G. Turani, Razza padrona. Storia della borghesia di stato, Feltrinelli, 1974, pagg. 153 e seguenti che non come un gruppo industriale collegato con l'Eni, che ne deteneva congiuntamente all'IRI il pacchetto di controllo.

Il sospetto era avvalorato dall'acquisizione del quotidiano Il Messaggero e dalle mire di Cefis sul Corriere della Sera: i quotidiani sarebbero dovuti servire per aumentare il peso politico di Cefis e del suo referente politico Amintore Fanfani.G. Galli, Il padrone dei padroni, pagg. 107-108

A prescindere da ciò, negli anni '70 la Montedison infilò una lunga serie di bilanci in rosso, appena mitigati da proventi finanziari ricercati proprio con lo scopo di “abbellire” i risultati fiaccati dal cattivo andamento della gestione industriale.G. Baldi, I potenti del sistema, pag. 117 Nonostante la presenza dell'ENI nel capitale, la Montedison ne era di fatto autonoma, comportandosi con l'ente petrolifero come un concorrente, entrandovi in collisione specialmente per l'assegnazione dei cospicui aiuti pubblici che in quegli anni erano erogati a fronte degli investimenti industriali nel Mezzogiorno.

Montedison poté cedere all'IRI alcune aziende alimentari (come la Pai e la Pavesi) acquistate dalla Edison nel decennio precedente, mentre approfittò della creazione dell'Ente gestione attività minerarie per cedergli le poco redditizie attività minerarie ereditate dalla Montecatini.G. Baldi, I potenti del sistema, pagg. 117 e 167

Nel 1975 la Montedison aveva un fatturato di 5,41 miliardi di dollari e 150.555 dipendenti.dalla classifica di Fortune, citata in Le società multinazionali, Rizzoli Editore, 1975, pagg. 206-207

Gli anni ottanta Nel 1981 ebbe luogo la “riprivatizzazione” della Montedison: sotto la regia di Mediobanca un consorzio partecipato dai gruppi Agnelli, Pirelli, Bonomi e Orlando acquisì il pacchetto di controllo in mano agli enti pubblici. Grazie anche ad una congiuntura favorevole i conti della Montedison andarono migliorando, ed il presidente Mario Schimberni se ne avvantaggiò perseguendo una politica di autonomia dai maggiori azionisti, compiendo operazioni anche al di fuori del settore chimico, come l'acquisizione della compagnia assicurativa Fondiaria, nonostante il parere contrario di Mediobanca.

In questi anni, Schimberni porta il fatturato a 13.791 miliardi di lire e l'utile netto a 566 miliardi di lire di utile (1987, il valore più alto mai registrato) contro gli 830 miliardi di perdita del 1982, anche grazie alla vendita a Eni di alcuni impianti Montedison, che ha portato nella compagnia chimica 400 miliardi di lire.

L'indebitamento, tuttavia, sale, fino a quota 7.800 miliardi.Licenziare i padroni? - Massimo Mucchetti - Feltrinelli

Le società più profittevoli erano Himont, Montedipe e Dutral attive nei propilenici, materiali speciali, Erbamont-Farmitalia nella farmaceutica e Selm nell'energia elettrica: in particolare, era il primo produttore mondiale di polipropilene, tra i leader in Europa nella produzione di polistirolo, di gomme fluorurate e gomme da etilene-propilene, tra i primi nella produzione degli antitumorali e negli intermedi per antibiotici da fermentazione ed era il principale produttore privato di energia elettrica.

I settori meno redditizi erano quelli relativi ai fertilizzanti (dove però era il principale produttore nazionale), fitofarmaci e fibre.

L'arrivo di Gardini Anche per gli attriti di cui sopra, i maggiori soci uscirono progressivamente dall'azionariato, mentre vi entrarono gruppi “emergenti” come il gruppo Varasi (vernici), la Inghirami (abbigliamento), la Maltauro (costruzioni) ed il gruppo Ferruzzi (agroalimentare); quest'ultimo, guidato da Raul Gardini, venne ad assumere una posizione via via predominante tramite gli acquisti in Borsa nel 1987 deteneva più del 40% del capitale, diventando il socio di comando.

Il disegno imprenditoriale del gruppo Ferruzzi, attivo soprattutto nel settore agro-alimentare, non sembrava del tutto coerente con le attività della Montedison: secondo alcune interpretazioni la Ferruzzi aveva cominciato ad intuire le potenzialità della “chimica verde” (ad esempio nei biomateriali o nelle bioenergie),così ad esempio già in C. Peruzzi, Il caso Ferruzzi, Edizioni del Sole 24 Ore, 1987, pag. 177 intravedendovi possibili sbocchi di mercato per le materie prime agricole.