Divenne noto per aver fatto chiarezza sulle modalità di trasmissione del virus dell'epatite B.
Biografia Studi e formazione Nato a Napoli l'11 settembre 1935; il padre nacque a San Potito Sannitico, piccolissimo paese della provincia di Caserta. Sua madre, Carla Kulhànkovà, nacque a Brno da una prestigiosa famiglia della Moravia. Il padre, medico, fu allievo prediletto del prof. Giuseppe Moscati. Marcello Piazza ha frequentato la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Napoli ove si è laureato nel 1959, con lode. Durante i primi anni universitari ha frequentato, quale allievo interno, l'Istituto di Chimica Biologica diretto dal prof. Francesco Cedrangolo, ove, ancora studente pubblicò sei lavori scientifici sul metabolismo del triptofano – acido nicotinico, in collaborazione col prof. Ernesto Quagliariello, poi divenuto Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Durante la frequenza del quarto anno di Medicina conobbe il prof. Fernando De Ritis, già allora famoso per avere scoperto “le transaminasi”, per lo studio delle epatiti virali, che ancora oggi sono tra gli accertamenti di base che si eseguono abitudinariamente. Restò enormemente colpito dalla grande personalità scientifica e clinica del professore e divenne suo collaboratore frequentando, da studente, il suo reparto clinico, pur continuando a lavorare in Chimica Biologica. Quasi contemporaneamente Marcello Piazza conseguì la laurea ed il prof. De Ritis fu chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Napoli a dirigere la Clinica di Malattie Infettive. De Ritis propose a Piazza di collaborare con lui. L'area di ricerca era costituita dalle epatiti virali ma l'agente etiologico di queste non era stato mai isolato e la malattia, sotto vari aspetti, era molto nebulosa. Per questo motivo molti ricercatori si dedicavano allo studio dell'epatite del topo, il cui agente eziologico, virus MHV3 era molto ben conosciuto e studiato. Inoltre il quadro determinato da questo virus nel topo era molto simile a quello dell'epatite umana (necrosi delle cellule epatiche, aumento delle transaminasi del siero, ecc.). Piazza studiò questa epatite e dimostrò tra l'altro che nell'intestino del topo esiste una sostanza che inattiva l'infettività del virus, per cui le feci dell'animale infetto non sono infettanti, nonostante l'enorme quantità di virus presente nel sangue dello stesso animale.
Le ricerche sulle epatiti sperimentali aumentavano sempre di più nel mondo talché un editore USA propose a Piazza di scrivere un libro su tale argomento. Piazza, coadiuvato dai maggiori studiosi (tra cui Sir Christopher H. Andrewes - Salisbury; P. Lépin – Paris; R. W. McCollum – Yale University New Haven; J. B. Nelson–Rockefeller University New York ; B. H. Ruebner – Johns Hopkins University, Baltimore), scrisse il libro “Experimental Viral Hepatitis”.
Dal 1959 al 1971, Piazza ha svolto la sua attività presso la Clinica delle Malattie Infettive dell'Università di Napoli come assistente volontario, straordinario, aiuto, dedicandosi sia all'attività clinica, di ricerca e didattica. Nel 1965 è stato nominato Responsabile di uno dei reparti della Clinica. Nel 1971 ha vinto il concorso nazionale per la Cattedra di Malattie Infettive dell'Università di Bari e nello stesso anno è stato chiamato a ricoprire la Cattedra di Malattie Infettive R (II cattedra) della Università di Napoli.
Attività universitaria: didattica, clinica e ricerca Dal 1º novembre 1971 Piazza, a 36 anni, inizia l'attività di Direttore della Cattedra di Malattie Infettive R. Il DPR n. 252 del 25.05.1972 istituisce la II Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Napoli e decreta che i 14 professori di ruolo (Piazza era tra questi) delle cattedre R, ope legis, costituiscono questa nuova Facoltà di Medicina. Nella nuova sede Piazza organizza i nuovi locali di degenza, i differenti ambulatori, le attività didattiche e di ricerca. Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di 200 lavori su riviste internazionali.
Qualche anno prima (1968) Blumberg aveva individuato il virus dell'epatite B e questa scoperta aprì le conoscenze al nuovo mondo delle epatiti virali, con grande entusiasmo dei ricercatori che si dedicavano al loro studio. Piazza studiò molti aspetti di questa malattia.
Modalità di trasmissione Epatite B Ricerche che hanno definitivamente chiarito la controversa modalità di trasmissione del Virus Epatitico B
Negli anni '70 era cognizione comune che il virus dell'epatite B si trasmetteva per via parenterale (inoculazione di sangue infetto, punture con aghi o strumenti contaminati con sangue infetto, ecc.) e/o per via orale (enterica)Hersh T, Melnick JL, Goyal RK, et al.: Non parenteral transmission of viral hepatitis B (Australia antigen – associated serum hepatitis). N Engl J Med 1971; 285: 1363-1364.
Nel 1975 fu scoperto, (analogamente a quanto già dimostrato per il virus epatitico del topo MHV-3)Piazza M : Inactivation of MHV-3 virus by intestinal content and intestine of normal mice. Nature 1964; 203: 1196 -1197.Piazza M, Amodio A, Pane G: Distribution of the intestinal factor of normal mice which inactivates murine virus hepatitis. Nature 1965; 208: 1009 -1010. Piazza M, Pane G, Picciotto L Lombardi D: Effect on the infectivity of various viruses by the intestinal factor of normal mice which inactivates murine hepatitis virus. Nature 1967; 213: 293 - 294. , che nell'intestino di tutti gli individui è presente una potente sostanza che inattiva il virusPiazza M, Di Stasio G, Maio G, et al: Hepatitis B antigen inhibitor in human faeces and intestinal mucosa. Br Med J 1973; 2: 334 - 337. , per cui le feci di individui affetti da epatite B non sono infettanti. Il virus dell'epatite B, che è molto diffuso nell'ambiente – molti soggetti, pur godendo apparente ottima salute, sono infetti e diffondono il virus (è stato trovato su giocattoli, biberon, bottiglie, tavoli, in ambienti odontoiatrici, su poltrone, sedie, strumenti odontoiatrici,Piazza M, Guadagnino V, Picciotto L, et al: Contamination by hepatitis B surface antigen in dental surgeries. BMJ 1987; 295: 473 - 476. ecc. e conserva l'infettività per molte settimane), se introdotto per via orale non causa l'infezione perché è inattivato da questa sostanza (inibitore).
Ma allora nei malati affetti da epatite B, che non avevano subito trasfusioni né si erano punti con aghi infetti, in quale modo era penetrato il virus?
Allora fu descritta una nuova modalità di trasmissione, la via parenterale inapparente (inapparent parenteral route): il virus penetra nell'organismo attraverso microlesioni difficilmente individuabili della cute o delle mucosePiazza M, Cacciatore L, Molinari V, et al: Hepatitis B not transmissible via faecal – oral route. Lancet 1975; 2: 706..
Innanzi ad una problematica tanto importante per la salute pubblica, la Sanità Americana ristudiò il problema e confermò tutte le esperienze su descritte: inibitore intestinale, via parenterale inapparente, attribuendo la paternità a PiazzaU.S. Department. of Health, Education and Welfare. Hepatitis surveillance III. In: Hepatitis B transmission modes: evidence against enteric transmission, report 41. Atlanta,GA: Centers for Disease Control and Prevention, 1977; 20-22..
Oggi sui libri per medici e studenti è scritto che il virus B non si trasmette per via orale ma solo per via parenterale e soprattutto per via parenterale inapparente.
Schema Vaccinazione Epatite B nuovi nati divenuto legge Ideazione dello schema di vaccinazione di tutti i nuovi nati contro l'epatite B che è diventato legge della Repubblica Italiana.
Quando fu scoperto il vaccino contro l'epatite B, quasi tutte le Autorità Sanitarie dei vari Paesi stabilirono di vaccinare solo alcune categorie a rischio di infettarsi (partners sessuali o familiari di soggetti infetti, tossicodipendenti, personale medico e paramedico, ecc).
Piazza ritenne che accanto alle summenzionate categorie dovevano essere vaccinati anche i nuovi nati. Infatti la malattia, se contratta in giovanissima età, evolve quasi sempre verso la cirrosi epatica ed il cancro del fegato.
Poiché in Italia esisteva la legge per cui tutti i nuovi nati dovevano essere obbligatoriamente vaccinati al terzo, quinto ed undicesimo mese di vita contro la difterite, tetano e poliomielite, fu ritenuto che sarebbe stato molto utile fare contemporaneamente alle summenzionate vaccinazioni, anche quella contro l'epatite B. Non esistevano studi in proposito. Dopo una lunga serie di ricerche, iniziate nei primi mesi del 1983, fu dimostrato che il vaccino contro l'epatite B non interferiva con gli altri vaccini ed era altamente immunogeno.Piazza M, Picciotto L, Villari R, et al: Hepatitis B immunisation with a reduced number of doses in newborn babies and children. Lancet 1985; 1: 949-951.Piazza M, Picciotto L, Villari R, et al: Two-dose hepatitis B immunisation regimen for infants. Lancet 1985; 2: 1120 -1121.Piazza M, Da Villa G, Picciotto L, et al: Mass vaccination against hepatitis B in infants in Italy. Lancet 1988; 2: 1132.Da Villa G, Piazza M, Iorio L, et al: A pilot study of vaccination against hepatitis B virus suitable for mass vaccination campaigns in hyperendemic areas. J Med Virol 1992; 36: 274-278.
Dopo severissime verifiche da parte delle Autorità Sanitarie, lo Stato italiano promulgò la legge per cui per la vaccinazione contro l'epatite “si esegue lo Schema Piazza che prevede l'immunizzazione al terzo, quinto e undicesimo mese di vita contemporaneamente alle altre vaccinazioni obbligatorie (poliomielite – difterite – tetano)” .
Nella stessa legge, lo Stato Italiano stabiliva che tutti i dodicenni dovevano essere obbligatoriamente vaccinati contro l'epatite B e ciò solo per i primi dodici anni (dal 1991 al 2003) per ottenere la saldatura immunologica tra i primi nati vaccinati nel 1991 e quelli nati nel 2003.
Da osservare che molti anni prima della promulgazione della legge sopra indicata (1991), in molte località italiane, la vaccinazione contro l'epatite B era stata integrata nei vaccini obbligatori dell'infanzia.
Oggi, l'epatite B è praticamente scomparsa nelle giovani generazioni italiane (negli anni '80 essa causava ogni anno in Italia circa dieci mila morti – dati Istituto Superiore di Sanità- ).
Dopo l'Italia, anche altre Nazioni (nel 2005 erano 168) hanno integrato il vaccino contro l'epatite B con gli altri vaccini dell'infanzia.Zuckerman J, van Hattum J, Cafferkey M et al. Should hepatitis B vaccination be introduced into childhood immunisation programmes in northern Europe? Lancet Infect Dis 2007; 7: 410-419.Piazza M. Universal hepatitis B vaccination. Lancet Infect Dis 2008; 8: 88-89Zuckerman J, van Hattum J. Universal hepatitis B vaccination.- Authors' reply. Lancet Infect Dis 2008; 8: 90.
Infezione contemporanea con più virus epatitici Ipotesi, successivamente confermata, che l'infezione contemporanea con più virus epatitici possa causare epatite fulminante
È stato ipotizzato nel 1975Piazza M. Fulminant viral hepatitis. Lancet 1975; ii: 227 che l'infezione con diversi virus epatitici possa causare epatite fulminante. Nel 1987 è stato dimostrato che in un soggetto affetto da epatite acuta B la malattia divenne fulminante, causando la morte del paziente, dopo l'infezione con il virus dell'epatite A.Piazza M, Guadagnino V, Orlando , Picciotto L. Acute B hepatitis becomes fulminant after infection with hepatitis A virus. Br med J (Clin Res Ed) 1982; 284 (6333): 1913-1914 Queste ricerche sono state approfondite successivamente da altri ricercatori dopo la scoperta di altri virus epatitici con studi pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche.
Controversie sulla infettività gammaglobuline intramuscolari Dimostrazione che le vecchie gammaglobuline umane normali per uso intramuscolare, impiegate fino al Marzo 1993, non hanno mai trasmesso l'epatite C