Il lago di Montorfano (Lagh de Muntorfan in lombardo) è un lago situato in provincia di Como nel comune omonimo. Il lago è contenuto nella Riserva regionale Lago di Montorfano. Il lago fa parte di un gruppo di laghi briantei racchiusi tra i margini meridionali del lago di Como in una zona nota con il nome di "Triangolo Lariano", compresa tra Como, Bellagio e Lecco.
Questo lago è il più piccolo tra i bacini presenti nella zona dell'Alta Brianza, compresi in una fascia di 18 km di larghezza per 6 di altezza. Una caratteristica tipica di questo bacino è data dalla particolare forma tondeggiante, non molto comune per laghi di questo tipo. Sul lago si affaccia il paese di Montorfano, il cui nome deriva dal colle che lo sovrasta: il Monte Orfano (Mons Orphanus – alto 554 metri), un rilievo isolato, lontano e staccato dagli altri monti della zona, Dopo le campagne di scavi del 1973 e del 1979 i resti del castrum sono stati completamente abbandonati.
Geografia fisica
Morfologia Il lago di Montorfano è uno specchio d'acqua circondato dalle colline moreniche che si innalzano coperte da una lussureggiante vegetazione a sud-est di Como.
Questo lago, originato da uno sbarramento morenico, è il più piccolo dei laghi brianzoli pedealpini, ha forma tondeggiante e un'età compresa tra i diecimila e i quindicimila anni. L'uomo attratto dalla sua posizione vi si è stabilito già all'epoca delle palafitte durante l'Età del Bronzo, sulla riva settentrionale del lago furono trovate degli importanti resti di un insediamento palafitticolo (XIV-XII secolo a.C) altre testimonianze archeologiche sono riscontrabili tra la sponda sud occidentale del lago e il monte Croce di Capiago. In inverni particolarmente freddi la superficie del lago veniva coperta da uno strato di ghiaccio che poteva raggiungere anche 50-60 centimetri. Geologia Una prima ipotesi sull'origine di questo e degli altri laghi marginali prealpini (lago di Como, lago Maggiore, lago d'Iseo, lago di Garda) attribuiva la loro formazione all'azione di escavazione glaciale pleistocenica. Questa teoria è stata in seguito rielaborata sulla base di argomentazioni geologiche, strutturali e geomorfologiche, in seguito alla scoperta di evaporiti di mare poco profondo sotto la pianura abissale del Mediterraneo. Il Miocene superiore fu, infatti, teatro della Regressione Messiniana, un sensibile abbassamento del livello medio del mare (2000 metri sotto il livello attuale).
A questa evaporazione seguì un'attiva azione escavante dei grandi fiumi, che si resero autori dell'incisione di profondi canyon che accolgono i grandi laghi attuali. Queste depressioni vallive vennero poi invase dal mare nel periodo della Trasgressione Pliocenica, con conseguente riempimento da parte di materiale sedimentario. Questo evento è testimoniato dai profili verticali a V di queste valli, che si chiudono a profondità maggiore delle attuali platee di fondo. Su questo materiale sedimentario agirono in ultimo i ghiacciai, durante l'espansione glaciale del Quaternario, che trasformarono definitivamente tali valli in laghi per sbarramento con morene frontali, costruite in parte con gli stessi sedimenti marini del riempimento pliocenico e in parte da materiale terrestre.
Il lago di Montorfano risale, in particolare, all'ultima grande glaciazione, avvenuta durante il periodo Würmiano, tra centomila e diecimila anni fa. Lungo il solco glaciale si insinuarono enormi lingue, provenienti dalle Alpi retrostanti, che si spinsero fino alle attuali aree collinari della alta pianura comasca. Nell'area di Como la massa di ghiaccio deviò verso Sud-Est a causa dei rilievi della Spina Verde. La presenza del Monte Orfano, formato da rocce sedimentarie marine sollevate da movimenti tettonici che formarono le Alpi, costituì un ostacolo ulteriore al movimento del fronte del ghiacciaio. Le cerchie collinari moreniche, formate da detriti trasportati a valle del ghiacciaio, sono testimoni di questi fenomeni.
Il lago di Montorfano è inserito in una cerchia morenica würmiana caratterizzata a monte da sbarramenti morenici più recenti.
I depositi glaciali, costituiti da sabbia e limo contenenti lenti ghiaiose miste a sabbia, non hanno caratteristiche di permeabilità tali da garantire un buon deflusso sotterraneo; essi sono, inoltre, poco spessi e sostenuti dalla roccia calcarea () e da poco permeabili dette .
In sintesi la struttura idrogeologica dell'area presenta:
substrato roccioso poco profondo che circonda quasi tutto il lago, tranne che a est, ricoperto da depositi morenici per almeno il 75% nella zona orientale, sprovvista di substrato roccioso superficiale, le morene würmiane ricoprono materiale sedimentario più antico. In questa zona sono presenti ghiaie e sabbie poco spesse. Sotto i depositi morenici si hanno alcune decine di metri di ghiaie e argille, più spessi verso est.
Idrografia La superficie del lago è di 0,46 km² a una quota di 396,6 metri s.l.m. Intorno al lago esiste una zona a canneto di circa 0,1 km². Il lago è lungo 970 metri e largo 780 metri. Complessivamente la linea di costa è di 2,67 km. L'indice di sinuosità del lago è di circa 1,1 con una profondità massima di circa 6,8 metri e una profondità media di 4 m.
Complessivamente il bacino imbrifero del lago di Montorfano è di 1,90 km² (compreso il lago). Il punto più alto del bacino è posto a 554 m s.l.m. (Monte Orfano). Il rapporto tra area del bacino (compreso il lago) e l'area del lago è di 4,1. Il tempo medio di ricambio è di circa 1,5 anni.
Il lago e il suo bacino imbrifero fanno parte del bacino idrografico del torrente Seveso. Il territorio intorno al lago non presenta caratteristiche tali da evidenziare la presenza di importanti immissari, neppure in tempi passati. L'approvvigionamento idrico del lago è principalmente fornito dal ruscellamento di acque meteoriche provenienti dalla cerchia morenica circostante. Sono però note alcune sorgenti sotterranee dovute alla presenza di una falda acquifera che affluisce sul fondo del lago. Esiste poi una sorgente visibile nei pressi del settore orientale del lago.
Il lago è posto sopra a uno strato di argille limose impermeabili che impediscono alle acque di infiltrarsi nel sottosuolo. Nel corso dei secoli la tendenza evolutiva di questo lago è quella di interrarsi progressivamente con la formazione prima di un'area paludosa. Come gli altri laghi briantei, anche questo lago ha una tipica morfologia con sponde basse e scarsa profondità che facilita processi di riempimento a causa di apporti di sedimenti terrigeni.
Livello e temperatura dell'acqua La temperatura è il primo fattore fisico preso in considerazione, essendo estremamente importante nello studio dei laghi.
Il lago di Montorfano per la maggior parte dell'anno non presenta una stratificazione termica stabile a causa della modesta profondità. I valori di temperatura delle acque, pressoché uniformi in autunno e inverno, presentano differenze massime fra valori superficiali e di fondo in giugno e in agosto (rispettivamente 4,3 °C e 6,2 °C), mentre in luglio le temperature, pur aumentando rispetto al mese precedente (21,5 °C contro 19,1 °C), risultano uniformi sull'intera colonna d'acqua. Si è osservato che già a partire da settembre la stratificazione termica scompare. Il lago è risultato interamente coperto da ghiaccio a partire dalla metà di dicembre del 1991 sino alla fine di febbraio del 1992. Il valore massimo di temperatura si è registrato in agosto (28,2 °C), mentre quello minimo (4,2 °C) in dicembre. La media annuale della temperatura risulta essere di 14,4 °C.
Un'altra importante variabile considerata da Garibaldi e Varallo (1992) è la concentrazione di ossigeno. L'andamento di questo parametro lungo la colonna d'acqua e nel corso delle stagioni riflette la termica lacustre e i processi di produzione algale. In giugno e, in modo ancora più marcato, in agosto e in settembre, si riscontra un notevole consumo di ossigeno alla massima profondità, con valori prossimi allo zero. La diminuzione dell'ossigeno alla profondità di 6 metri mostra una discontinuità in luglio, quando le concentrazioni sono uniformi sull'intera colonna d'acqua, in accordo con le variazioni della termica precedentemente descritte. Si sottolinea che questa diminuzione interessa solamente lo strato più profondo del lago (10% del volume totale), così che la concentrazione media di ossigeno sull'intera massa lacustre resta al di sopra di 6,6 mg/l per l'intero periodo di studio (70% di saturazione).
Il periodo autunnale è la stagione critica per un lago per quanto riguarda l'ossigeno: la massa d'acqua più superficiale, raffreddandosi, diventa più densa e pesante e tende a scendere verso il fondo. In questo modo l'acqua più profonda, che nei laghi eutrofizzati è carente di ossigeno, mescolandosi con quella superficiale, provoca un abbassamento della concentrazione media dell'ossigeno disciolto. Il lago di Montorfano, anche durante questa stagione critica, è caratterizzato da valori sufficientemente alti di ossigeno; nettamente migliori, comunque, rispetto a quelli degli altri bacini della zona briantea. Immissari ed emissari Il lago presenta un solo emissario, il Rio (o Rivo) del Molino (poi Roggia Vecchia), che defluisce a Est del lago verso la piana di Alzate; qui passa dapprima a fianco al Santuario della Madonna di Rogoredo, per poi raggiungere, qualche km a valle il torrente Terrò al confine tra Mariano Comense e Cabiate formando il tributario di sinistra del fiume Seveso.
Il lago di Montorfano riceve acque, oltre che direttamente dalla pioggia e da modestissimi punti superficiali, principalmente dal dilavamento del bacino imbrifero. Si è stimato che, in totale, questi immissari portino al lago acque alla velocità di circa 4 l/s, mentre l'emissario ha una portata media di 45 l/s. Il fatto di essere posizionato in una zona caratterizzata da clima mite impedisce forti perdite evaporative, sia dal lago che dai terreni circostanti. La portata dell'emissario è stimabile in circa il 30% delle precipitazioni, proporzionata, quindi, alla modestia degli apporti.
Altre caratteristiche chimiche delle acque