Destinato a essere l'erede al trono di Francesco Giuseppe, morì suicida insieme con la sua amante, la baronessa Maria Vetsera, nel casino di caccia di Mayerling, nel 1889, in un tragico evento che destò scalpore in tutto il mondo e alimentò voci di cospirazione internazionale.

Biografia Infanzia ed educazione

L'arciduca Rodolfo Francesco Carlo Giuseppe nacque il 21 agosto 1858 nei castelli di Laxenburg, presso Vienna, primo e unico figlio maschio dell'imperatore Francesco Giuseppe e dell'imperatrice Elisabetta. Nell'ottica del padre, che vedeva in lui non solo il suo successore al trono ma un comandante "vecchio stile" per un esercito e un governo conservatore delle antiche tradizioni, Rodolfo venne nominato dalla nascita colonnello e subì un'educazione essenzialmente militare e strategica, impartitagli su istruzioni precise dell'imperatore dal maggiore generale conte Leopold Gondrecourt, che venne nominato per l'appunto suo educatore.

Il bambino, seppur molto piccolo, venne sottoposto a prove di resistenza come il rimanere sotto la pioggia e al freddo per delle ore, oppure venendo svegliato nella notte con colpi di pistola fuori dalla sua porta, oppure abbandonandolo nei boschi di Linz per fargli vivere sensazioni ed esperienze che avrebbero dovuto temprarlo come uomo e aiutarlo a crescere come soldato.

Quando la madre Elisabetta scoprì quale educazione stesse ricevendo suo figlio, fece subito pressione perché questa modalità cambiasse e si desse maggiormente spazio alle inclinazioni naturali dell'arciduca; questi venne pertanto affidato al conte Joseph Latour von Thurmburg, che divenne il suo principale educatore. Sotto l'influenza di uno dei suoi insegnanti in questo periodo, Ferdinand von Hochstetter (destinato a divenire il primo direttore del Naturhistorisches Museum), Rodolfo si appassionò alle scienze naturali, cominciando, assai giovane, una collezione di minerali ingranditasi poi nel tempoDopo la sua morte, gran parte della sua collezione di minerali è entrata in possesso dell'Università per l'agricoltura di Vienna. Manifestò invece sempre poco interesse per la letteratura e le lingue straniere, al cui studio si dovette comunque sottoporre per ragion di Stato. Grande appassionato d'arte, si dilettò sempre nel disegno e nella pittura con opere che ancora oggi rimangono, a dimostrare che la sua passione e bravura nel campo erano indiscutibili.

Il Principe ereditario venne allevato insieme alla sorella maggiore Gisella dalla nonna paterna, l'arciduchessa Sofia. Un'altra sorella maggiore, Sofia, morì all'età di due anni prima della nascita di Rodolfo, mentre Maria Valeria nacque dieci anni dopo di lui. Gisella e Rodolfo crebbero quindi insieme e furono molto legati. All'età di sei anni fu separato dalla sorella quando cominciò la sua formazione per diventare un futuro imperatore. Ciò non mutò il loro rapporto, infatti Gisella gli fu vicino fino a quando lasciò Vienna in seguito al suo matrimonio con il principe Leopoldo di Baviera. Si dice che la separazione fra i fratelli sia stata molto commovente.

Principe "rivoluzionario"

In contrasto con il conservatorismo politico del padre e probabilmente ispirato dalla madre, Rodolfo coltivò una visione politica spiccatamente liberale. Egli si dimostrò in più occasioni ostile al patto di ferro che legava Vienna alla Germania di Bismarck, incontrandosi più volentieri coi rappresentanti dei governi inglese e francese. Il suo atteggiamento "rivoluzionario" e le sue frequentazioni con ambienti politici ritenuti sospetti, come quelli del socialismo, fecero sì che la polizia della corte asburgica ne controllasse i movimenti, arrivando addirittura a pedinarlo. Simpatizzante della cultura e della politica indipendentista ben espressa dal cosiddetto Rinascimento ungherese, Rodolfo si impegnò a migliorare le condizioni politiche, sociali ed economiche dell'Ungheria (che era dal 1867 parte costituente dell'impero da quel momento denominato austro-ungarico) come già aveva tentato di fare sua madre, guadagnandosi così la stima dei leader politici magiari che arrivarono a chiedergli di assumere la corona come re d'Ungheria, proposta che Rodolfo rigettò, in quanto sapeva che questo avrebbe portato a un'ulteriore improduttiva divisione all'interno dell'impero, oltre a metterlo in diretto conflitto col padre.

A fronte di quanto detto, non stupisce quindi sapere che Francesco Giuseppe non gli affidò mai importanti mansioni di politica interna proprio perché le sue idee erano assai distanti da quelle del figlio. Tuttavia l'imperatore dovette riconoscere in Rodolfo uno straordinario talento diplomatico e per questo, dopo una certa età, lo inviò in tutta Europa a negoziare e rappresentare la monarchia asburgica. Negli anni in cui fu inviato dal padre imperatore a Praga, non risparmiò aspre critiche al governo del primo ministro austriaco Eduard Taaffe che pubblicò in forma anonima sui giornali viennesi.

Intanto continuò a coltivare la sua passione per l'ornitologia e per la geologia, mantenendo sempre forti legami con l'ateneo viennese e venendo spesso invitato all'inaugurazione di fiere e mostre di tema scientifico come quella del 1883 per l'inaugurazione di un primo sistema di illuminazione pubblica con l'uso dell'elettricità.

Pubblicò un'opera dal titolo Un viaggio in Oriente nell'anno 1881, dato alle stampe a Vienna nel 1885, riguardo al fascino che nutriva per l'Impero ottomano e la cultura orientale e tribale, al punto che nei suoi appartamenti di corte si fece realizzare un caratteristico "salotto turco" per accogliere tutti gli oggetti che aveva riportato da questo viaggio. Per tutta la sua vita si impegnò in un grande progetto pubblicato postumo che consisteva nella realizzazione di una grande enciclopedia dell'Impero austro-ungarico, corredata da immagini e descrizioni che consentissero ai molti popoli che costituivano gli Stati della monarchia asburgica di apprezzare le bellezze culturali e artistiche che si trovavano a dover condividere.

Matrimonio

Per Rodolfo era ormai giunta l'età di scegliere una sposa, ma ancora una volta fu suo padre a decidere per lui quale fosse la migliore donna per salvaguardare il destino della sua casata e del suo trono.

Il 10 maggio 1881, Rodolfo sposò la principessa Stefania del Belgio, figlia del re dei belgi Leopoldo II e di Maria Enrichetta d'Asburgo-Lorena, il che la rendeva imparentata con la dinastia regnante in Austria. La cerimonia venne celebrata nell'antica Chiesa degli Agostiniani di Vienna, con la pompa e lo splendore di un matrimonio di Stato.

Rodolfo sembrava inizialmente sinceramente innamorato, nonostante la madre giudicasse la nuora una "sciocca impacciata". Stefania, dal canto suo, era stata educata e preparata a questo matrimonio con l'idea della moglie di un monarca del XIX secolo, ovvero con la funzione di "produrre eredi" per garantire la continuazione al trono e per questo più che amore si può dire avesse una sorta di riverente devozione nei confronti di Rodolfo.

Francesco Giuseppe l'aveva scelta per via del suo carattere sottomesso, per la provenienza da una famiglia reale d'Europa e per la sua profonda religiosità cattolica, il che avrebbe contribuito a rinsaldare il tradizionale legame tra il trono imperiale e lo Stato della Chiesa.

Il rapporto, in seguito, degenerò progressivamente e all'epoca della nascita della loro unica figlia, l'arciduchessa Elisabetta, il 2 settembre 1883, il matrimonio era già in crisi e Rodolfo si rifugiava nell'alcol. Questa crisi di matrimonio era dovuta anche al fatto che ora le idee di Rodolfo venivano contrastate persino da sua moglie: quest’ultima, infatti, si chiedeva quale destino avrebbe avuto l'impero sotto il suo comando.

Travagliate relazioni sentimentali e suicidio

Malgrado il matrimonio, Rodolfo continuava a condurre una vita libertina alla ricerca di nuovi piaceri e stimoli in ambienti completamente diversi da quelli della corte e della propria famiglia, tantopiù che il matrimonio con Stefania era stato più un'unione di facciata. Fu un assiduo frequentatore di case di tolleranza d'alto bordo dove conobbe anche Mizzi Kaspar (28 settembre 1864, Graz - 29 gennaio 1907, Vienna) che fu per molto tempo la sua amante.Philipp Vandenberg: Die Frühstücksfrau des Kaisers. Vom Schicksal der Geliebten. Bastei-Lübbe, Bergisch Gladbach 2007, ISBN 3-404-64221-X, S. 67f. Rodolfo aveva fatto di Mizzi anche la sua confidente e più volte, preso dalla continua depressione che lo accompagnava nella vita, mista all'uso di oppiacei e alle continue umiliazioni a cui era sottoposto dal padre, cercò di uccidersi, ma Mizzi riuscì sempre a fermarlo per tempo e anzi cercò di informare la polizia dei suoi piani di suicidio, senza mai però ricevere un'adeguata attenzione perché le sue parole venivano bollate come "chiacchiere di una prostituta", ignorando così i seri pericoli che l'arciduca correva ogni giorno.Mizzi morì nel 1907 a causa di sifilide, ma Rodolfo al momento della sua morte si ricordò dell'amica, lasciandole nel suo testamento 30 000 fiorini. Non rilasciò mai interviste e di lei non è rimasto alcun diario, né lettere né memorie.

Nel breve lasso di tempo dell'inizio delle sue relazioni extraconiugali, Rodolfo contrasse la gonorrea, un'infezione sessualmente trasmessa che lo rese in breve tempo sterile e sicuro di non poter più avere figli e quindi nemmeno di poter assicurare un erede al trono. Inoltre la situazione peggiorò ulteriormente quando il principe ereditario trasmise la sua malattia alla moglie Stefania del Belgio, rendendola nel contempo sterile e rompendo definitivamente il loro già travagliato matrimonio.

Per allontanarsi dalle inquietudini della vita di corte e per dedicarsi alle ultime passioni che gli rimanevano, nel 1887, Rodolfo aveva acquistato un edificio di campagna a Mayerling e lo aveva adattato a proprio casino di caccia. Malgrado la sua infelice situazione, continuava a frequentare la corte per non dare nell'occhio con le sue condizioni di salute e fu proprio nell'autunno del 1888 che, a un ballo tenutosi alla corte di Vienna, Rodolfo incontrò la diciassettenne baronessa Maria Vetsera, dopo quasi dieci anni dal loro primo incontro nel quale il giovane arciduca aveva fatto perdutamente innamorare la giovane che mai lo aveva dimenticato. Questa lo adorava e si diceva pronta a tutto per lui. Le testimonianze concordano con l'impressione che Rodolfo non condividesse tale illimitata passione, benché non gli fosse indifferente, e quindi tra i due nacque un'ultima irrefrenabile passione.

Intenzionato a compiere il gesto estremo, il 29 gennaio 1889 Rodolfo si ritirò nella sua tenuta di Mayerling, dove venne raggiunto poco dopo dalla giovane Maria che desiderava rimanere con lui per qualche tempo lontano dalla corte. Rodolfo era a ogni modo intimorito per il fatto che la Vetsera, oltre che minorenne, era già promessa sposa al principe di Braganza, e si rendeva conto che questa relazione stava divenendo sempre più lesiva per questa giovane che vedeva in lui l'uomo della sua vita, mentre lui si considerava sempre più un fallito. Per questo motivo diede disposizioni perché la baronessa Vetsera venisse riportata a Vienna il giorno successivo alla loro ricongiunzione, ma ella si ostinò a rimanere, volendo restare vicino all'amato.

Rodolfo, ormai sconvolto all'estremo nell'animo e nel corpo, convinse l'amante che era ormai giunto per lui il momento di togliersi la vita. Innamorata fino all'ultimo, la Vetsera volle condividere col principe ereditario il medesimo travagliato destino, e così avvenne: Rodolfo uccise con un colpo di pistola Maria, per poi puntare l'arma contro di sé e uccidersi con un colpo alla tempia, non prima di aver ricomposto il corpo dell'amante sul letto, con le mani giunte.