Via de' Bardi è una via della zona di Oltrarno a Firenze, che va da piazza de' Mozzi a via Guicciardini, con tracciato irregolare, apertura alla veduta del fiume Arno all'altezza di piazza di Santa Maria Soprarno e ripresa tra gli edifici fino alla prossimità del capo di Ponte Vecchio. È una via stretta e lunga che scorre parallela al Lungarno Torrigiani e sulla quale si affacciano numerosi palazzi nobiliari, chiese ed edifici storici. Si innestano lungo il suo percorso la piazza di Santa Maria Soprarno, la costa Scarpuccia e la costa del PozzoPaolini, schede web..
Storia
Origini La strada è antichissima, segue il tracciato della Via Cassia Nuova, ed era una delle tre vie che si irradiavano dall'attraversamento fluviale sul ponte Vecchio, lungo le quali si allineavano le modeste case degli immigrati dal contado che vivevano fuori dalle mura ("vile gente" la chiama Giovanni Villani) ed erano dette "borghi": il borgo San Jacopo verso ovest, il borgo di Piazza verso sud e, documentato almeno dal 1188, il borgo Pidiglioso ("pidocchioso"), che poi sarà detto via de' Bardi. Questo antico nome era dovuto alla miseria e alla sporcizia dei propri abitanti. Descrivendolo, Benedetto Varchi, nelle sue Storie fiorentine (1527-1530), ricordava ancora a Cinquecento inoltrato il significato della denominazione, che si era imposta proprio "per lo essere egli abitato da gentucche e persone più che di bassa mano".
Inclusione nelle mura Di questa antica storia di miserie oggi sembra non esservi più traccia, non fosse per la presenza di nobili palazzi a fianco di più modeste case, che è cosa tuttavia sufficientemente tipica dei tessuti urbani di antico impianto e particolarmente di Firenze. Sicuramente un primo miglioramento risale all'inclusione nelle mura cittadine del 1282-1333, al cui riparo fu possibile la costruzione di alcuni edifici più solidi e articolati. Proprio per la presenza di case, torri e palazzi della potente e antica famiglia dei Bardi, una delle più ricche famiglie di banchieri fiorentine, il borgo ha assunto poi l'attuale denominazione.
Il palazzo più importante della via è il palazzo Capponi da Uzzano, al numero 36, fatto costruire da Niccolò da Uzzano nella prima metà del Quattrocento, su progetto forse di Lorenzo di Bicci. È detto anche Capponi "delle Rovinate", prendendo il nome dalle continue frane che interessarono la collina soprastante: il Baldinucci ne ricorda una nel 1284, a cui seguirono quella del 1490 e quella, ben documentata, del 1547 in cui crollarono ben 18 case e che indusse Cosimo I a proibire di costruire su quel versante della strada (si veda la lapide ancora qui esistente datata 1565). In quell'ultimo smottamento si salvò miracolosamente un fanciullo che venne poi preso in cura e fatto studiare a spese del duca: si trattava del futuro architetto di corte Bernardo BuontalentiCesati 2005..
Poco lontano il palazzo Canigiani, o degli Ilarioni, fu fatto edificare, secondo la tradizione, da Michelozzo sopra le mura di un antico ospedale, dedicato a santa Lucia, eretto nel 1283.
La chiesa di Santa Lucia dei Magnoli è pure molto antica, ma l'aspetto attuale risale soprattutto ai rifacimenti del 1584 e del 1732. Davanti alla chiesa un tabernacolo del 1956 ricorda l'arrivo in città di san Francesco d'Assisi: qui esisteva un ospedale per gli infermi nel quale si fermò a pregare e a dare aiuto. Altre targhe ricordano residenti famosi: al 12 Giovanni Papini e al 16 Francesco Redi.
Otto e Novecento
Per quanto non coinvolgendo direttamente la via, l'apertura del lungarno a seguito del piano di ingrandimento della città di Firenze stilato da Giuseppe Poggi nel 1864 e messo in atto nel decennio seguente, comportò il rovesciamento verso il fiume degli ingressi principali dei palazzi che la costeggiano, trasformando via de' Bardi in un asse viario secondario.
Ancor più traumatiche le vicende relative all'ultimo tratto dopo piazza di Santa Maria Soprarno, che un tempo proseguiva senza soluzione di continuità con altri nobili edifici e che, distrutto dallo scoppio delle mine poste dall'esercito tedesco in ritirata nella notte tra i 3 e il 4 agosto del 1944, è stato ricostruito tra gli anni Cinquanta e i primi del decennio successivo con un significativo ampliamento della carreggiata, e che ora ha carattere moderno, almeno fino alla torre dei Mannelli che segna con la sua mole la fine della strada, rimandando nuovamente alle antiche origini del luogo.
Oltre all'evidente differenza tra il primo e il secondo tratto in ragione della diversa età delle fabbriche, è ugualmente percepibile come la strada sia composta da due diverse realtà, vuoi per lo slargo che la divide in corrispondenza della piazza di Santa Maria Soprarno, vuoi soprattutto, per il diverso flusso di traffico, oltremodo intenso per il passaggio di veicoli e pedoni in prossimità del Ponte Vecchio, tanto da far sentire questo come logica prosecuzione del lungarno Torrigiani. Marca ulteriormente la differenza la diversa pavimentazione della carreggiata, asfaltata nel tratto terminale, lastricata nella porzione antica che, per la presenza di memorie e insigni architetture, è da considerare di eccezionale valore storico e artistico.
In una cantina sita al civico 32 si costituì, nell'ottobre 1980, il gruppo musicale Litfiba (il nome sarebbe il codice del Telex di quella sala prove, dove "ba" stava il nome della via "Bardi").
Nel 2017 venne sistemata un'ampia isola pedonale in corrispondenza dell'incontro col lungarno, scenograficamente affacciata sull'Arno e decorata dalla statua del San Giovanni Battista di Giuliano Vangi (qui da 2000); tale slargo viene a volte confuso con la più piccola piazza di Santa Maria Soprarno, che invece si estende tra l'ingresso di palazzo Tempi e le scalinate che portano a Costa San Giorgio; il 26marzo 2026 questo slargo è stato intitolato "piazzetta Guccio Gucci"News. La via de' Bardi si concludeva alla torre dei Mannelli, ma dal 2019 quell'ultimo slargo è stato rinominato "piazzetta Salvatore e Wanda Ferragamo".
Descrizione Edifici