Il santuario della Beata Vergine dei Miracoli è un edificio di culto cattolico parrocchiale situato a Saronno, parrocchiale dal 1986.
Storia Il santuario venne eretto dal popolo di Saronno a partire dal 1498, sulla base di un precedente oratorio nato per dare ospitalità al simulacro della Madonna del miracolo, una statua della seconda metà del XIV secolo, posta allora in una cappella sulla strada Varesina, ritenuta dispensatrice di miracolose guarigioni. Il territorio lombardo si arricchiva così di un nuovo santuario mariano che divenne presto meta importante di devozionalità e che si arricchì con il tempo di formidabili tesori d'arte.
L'8 maggio 1498, per iniziativa della comunità saronnese, fu avviata l'edificazione del Santuario nel sito in cui già sorgeva una cappella che era già crollata tre volte.
La cappella era divenuta oggetto di speciale devozione in virtù della fede popolare nella guarigione di un giovane avvenuta, a seconda delle fonti, nel 1447, nel 1460 o nel 1497, e altre che la seguirono. Trattavasi del tentativo cristiano di re-interpretare con una ierofania un luogo pagano che probabilmente già sorgeva sulla Strada VaresinaMarina Montesano, "Alcune note per una tipologia delle leggende di fondazione dei miracoli mariani tardomedioevali e rinascimentali", in Arte, religione, comunità nell'Italia rinascimentale e barocca: atti del Convegno di studi in occasione del V centenario di fondazione del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno (1498-1998), Vita & Pensiero, 2000, 73 e segg..
Non si è ritrovato il documento che rechi il nome dell'architetto che concepì il progetto iniziale del santuario con una pianta a croce latina, formata dai locali dell'abside, del presbiterio, dell'antipresbiterio, dell'aula sormontata dal tiburio e dalla cupola e dalle due cappelle laterali. La fruizione dell'edificio era tuttavia pensata in senso inverso rispetto alle tradizionali chiese medievali a croce latina, in modo da sottolineare la centralità della volta come struttura circolare sotto la quale si raccoglieva idealmente la comunità ecclesiale.
La planimetria ed i suoi rapporti proporzionali (attentamente studiati con riferimenti espliciti alla sezione aurea) mostra, per il progetto, la paternità di un architetto di profonda cultura umanisticaSi è osservato come le leggi matematiche applicate per connotare le strutture architettoniche sono ricorrenti nelle chiese dedicate alla Vergine: una simbologia che, sottolineando le "divine armonie", rende omaggio alla Signora del Cielo. (A. Artioli, L'architettura del corpo centrale: l'origine del Santuario, in Il Concerto degli Angeli Gaudenzio Ferrari e la cupola del Santuario di Saronno, A. Pizzi editore, 1990) e stilisticamente legato a modelli già diffusi in Lombardia: si è formulata l'ipotesi che possa trattarsi di Giovanni Antonio Amadeo (impegnato in quegli anni nella fabbrica del Duomo di Milano). L'ipotesi è avvalorata dal fatto che dalla documentazione superstite si apprende con certezza che Amadeo fu il progettista dell'elegante tiburio, ultimato nel 1508, che conferisce all'intero edificio l'impronta inconfondibile del rinascimento lombardo.
Accanto al santuario fu costruita (entro il 1507) la casa dei "deputati" (che componevano un organismo elettivo incaricato di sovrintendere all'amministrazione dei beni e alla "fabbrica" dell'edificio sacro); pochi anni dopo (1511-16) venne innalzato il campanile, alto 47 metri, progettato dall'architetto Paolo della Porta, ritenuto tra i più belli della Lombardia e preso a modello per numerose altre chiese.
Il crescente afflusso dei fedeli, dopo alcuni anni, portò i deputati del Santuario ad intraprendere un progetto di ampliamento con la costruzione di un edificio a tre navate che si sviluppano su cinque campate. I nuovi lavori iniziarono nel 1556, ma proseguirono con relativa lentezza, visto che nel 1566 erano costruite solo tre delle cinque campate previste e che la facciata aveva una sistemazione del tutto provvisoria. Fu Carlo Borromeo – di cui va ricordato l'attaccamento al santuario della Beata Vergine dei Miracoli – a dare impulso alla ripresa dei lavori. Per completare i lavori si doveva, tra l'altro, demolire la superstite "cappelletta del Miracolo", persistente ai primi lavori del 1498. San Carlo officiò personalmente il rito solenne – avvenuto il 10 settembre 1581 – della traslazione all'interno del santuario dell'antica statua trecentesca della Madonna.
Negli anni 1580, il Santuario e gli edifici circonstanti sono rappresentati, con l'indicazione S. Maria nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano.
Alla progettazione della facciata fu chiamato l'architetto Pellegrino Tibaldi, più noto come il Pellegrini. La costruzione iniziò nel 1596 e durò sino al 1613. Furono avanzati, subito dopo il completamento della facciata, rilievi critici da parte di quei deputati che la giudicavano "alquanto tozza", in contrasto con l'armoniosa eleganza del tiburio. Nel 1630, per ovviare alla supposta pesantezza della facciata, Carlo Buzzi progettò il rialzo della balaustra mistilinea che regge la statua dell'Assunta e quelle di due coppie di angeli che suonano la tromba. Il progetto rimase a lungo sulla carta e fu realizzato solo nel 1666.
Il 2 gennaio 1923 papa Pio XI elevò il Santuario al rango di basilica romana minore, il 15 luglio 1986 l’arcivescovo lo fece parrocchia.
Architettura
Il tiburio presenta esteriormente 24 eleganti finestre, determinate da 12 bifore corrispondenti al tamburo dodecagonale che copre una cupola di 8 lati generati dall'inserimento di quattro spicchi angolari su un alzato fondato su quattro piloni d'angolo, secondo il tradizionale schema costruttivo ad quadratum, secondo una semplice progressione aritmetica (4+8+12 = 24) che si sviluppa dal basso verso l'alto, dal quadrato dell'aula al cerchio della cupola, dalla Terra al Cielo.
Lo stile adottato dal Pellegrini per la facciata si ispira a canoni classici, tardo rinascimentali, ed è fortemente teso a sottolineare la maestosità dell'edificio sacro. La ricchezza dei motivi ornamentali (con colonne, lesene, due grandi cariatidi che affiancano il portale di ingresso, fregi, balaustre, le statue nelle alte nicchie laterali, ecc.) produce un complesso architettonico di grande solennità.
Opere d'arte Completate le eleganti architetture rinascimentali del primo santuario, si iniziò quasi subito a convocare una serie di artisti, tra i migliori attivi in quel tempo nel ducato lombardo, per i lavori di decorazione interna.
Si alternarono o si trovarono a collaborare tra loro pittori quali Bernardino Luini (1525 – 1532), Cesare Magni (1533), Gaudenzio Ferrari (1535 – 1545), Bernardino Lanino (1547); scultori del legno quali Andrea da Milanodetto anche Andrea da Saronno o Andrea da Corbetta (1527 – 1536), Giulio Oggioni (1539); ma anche valenti plasticatori, battitori del ferro ed altro ancora.
Tra le opere pittoriche conservate nel Santuario si contano anche due affreschi attribuiti a Stefano Maria Legnani.
Gli affreschi di Bernardino Luini
Il primo grande artefice che legò il proprio nome al santuario di Saronno fu Bernardino Luini: a lui si deve il complesso degli affreschi che ornano le pareti dell'abside, del presbiterio, dell'antipresbiterio e di quelle sottostanti la cupola; sue sono anche le figure sulla volta della cappella del Cenacolo, e una Natività posta nel chiostro.
Le principali opere eseguite per il santuario mariano riguardano doverosamente la vita della Madonna. Nell'antipresbiterio sono poste le scene dello Sposalizio della Vergine e di Gesù tra i Dottori; mentre nel presbiterio (o Cappella Maggiore) si trovano le scene dell'Adorazione dei Magi e della Presentazione di Gesù al Tempio: esse costituiscono uno dei punti più alti raggiunti da Luini come autore di opere a fresco.
Si riconosce, nell'impaginazione di queste scene, la grande vena narrativa di Bernardino, con una moltitudine di personaggi, disposti su piani diversi, che si mostrano nei loro coloratissimi abbigliamenti; hanno volti di vivace espressività e paiono muoversi in un'atmosfera calma e suadente. Se, ad esempio, si osserva lo Sposalizio della Vergine, si rimane colpiti dall'espressione dei pretendenti delusi: non c'è in essi nessun segno di rancore, anzi si palesa un accenno di sorriso ottenuto utilizzando ad affresco la tecnica dello "sfumato" ideata da Leonardo. Il pittore milanese dimostra qui quello stile delicatissimo, vago ed onesto nelle figure sue che il Vasari gli riconosce proprio in relazione agli affreschi di Saronno.
È stata sottolineata la grande padronanza delle tecniche prospettiche che il Luini dimostra di saper applicare nelle scene citate. In particolare, un sapiente uso dellillusionismo prospettico fa sì che lo spettatore, percorrendo in un senso e nell'altro i due ambienti, abbia l'impressione che le figure dipinte sulle scene gli vengano incontro.Viene adottata — come, in riferimento ai dipinti dell'antipresbiterio, si spiega nel sito ufficiale del Santuario; — una "prospettiva con punto di fuga scentrato sul terzo della lunghezza della base di ogni riquadro, con i personaggi principali che occupano, invece, una posizione centrale"; per gli affreschi del presbiterio la tecnica è invece applicata scentrando le "figure perno": ad esempio la Vergine nell’Adorazione dei Magi, è spostata sulla sinistra, ad un terzo esatto della lunghezza della base dell'affresco..
Dalla Cappella Maggiore si nota come tutto l'apparato decorativo risponda a un progetto iconografico e artistico unitario che non conosce cedimenti e che lega strettamente tra loro soluzioni pittoriche ed architettoniche. I due grandi dipinti dell’Adorazione dei Magi e della Presentazione di Gesù al Tempio sono delimitati da paraste aggettanti, con capitelli in pietra grigio-azzurra, che reggono archi in cotto: adagiate su tali archi, Bernardino ha dipinto le quattro figure aeree delle Sibille (considerate profetesse dell'annuncio evangelico) con i loro cartigli.
Tra le finestre, nelle lunette della volta a botte sono collocati in coppie — secondo un'iconografia molto diffusa — i Quattro evangelisti ed i Quattro Dottori della Chiesa. Completano il complesso programma decorativo otto figure monocrome (o "seppie") poste sulle lesene della cappella: sono le rappresentazioni allegoriche delle Virtù teologali e cardinali alle quali si aggiunge l'allegoria della Pace Gli affreschi di Gaudenzio Ferrari
Scomparso Bernardino Luini (1532), a continuare la sua opera negli impegnativi affreschi della cupola, fu chiamato Gaudenzio Ferrari (1534), che stava allora ultimando gli affreschi in San Cristoforo a Vercelli.
Il contratto con il Ferrari fu stipulato il 15 giugno 1534. È interessante notare come tra la data del contratto e quella dell'inizio dei lavori (luglio 1535) ci sia stato il tempo per l'ideazione e l'esecuzione di alcuni disegni preparatori, tanto per i suoi dipinti quanto per le sculture lignee affidate ad Andrea da Milano, segno di come Gaudenzio avesse sin da allora l'incarico di coordinare l'intero apparato decorativo della cupola, ruolo che egli mantenne anche dopo l'ultimazione del Concerto degli Angeli sino al 1545, l'anno prima della sua morte.
Il pittore di Valduggia aveva iniziato il suo apprendistato artistico a Varallo, proprio dipingendo, nella cappella della Dormitio Virginis alcuni angeli musicanti che esibivano un relativamente ampio repertorio di strumenti musicali; si trovò ad affrontare qui a Saronno – dopo più di trent'anni – lo stesso soggetto avendo però a disposizione un'intera cupola e sapendo di dover dar forma ad un ben altrimenti gioioso tripudio di suoni e di canti, a significare la felicità con la quale il Paradiso accoglieva la Beata Vergine.