Gli scorpeniformi (Scorpeniformes ) sono un ordine di pesci ossei attinopterigi, per la maggior parte marini.
Comprendono centinaia di specie, quasi tutti predatori e molte specie possiedono spine velenose su pinne e corpo. Tra le specie più importanti si citano gli scorfani, i pesci leone o pesci scorpione, i pesci pietra e i pesci coccodrillo.
Distribuzione e habitat Questi pesci sono presenti in tutti i mari tropicali, subtropicali e temperati.
Sono pesci per la maggior parte bentonici, cioè legati al substrato; la maggior parte delle specie vive su fondi duri. Sono comuni nei pressi del coralligeno e delle barriere coralline. Poche specie sono adattate alla vita nelle acque dolci.
Descrizione
Gli scorpeniformi sono così chiamati per le spine velenose di cui sono dotati, che usano per la difesa dai predatori. Un'altra caratteristica che accomuna gran parte delle specie è la loro straordinaria capacità di mimetismo criptico: molti scorpeniformi infatti sono in grado di camuffarsi perfettamente con il substrato, celandosi agli occhi di prede e predatori.
A massimizzare le straordinarie capacità criptiche degli scorpeniformi, questi pesci hanno una ricca dotazione di cirri, barbigli, escrescenze cutanee, bitorzoli e quant'altro, sporgenti dal corpo e in particolar modo dal capo. Anche gli occhi spesso hanno decorazioni o reticoli tendenti a ridurne l'identificazione nel substrato. Il massimo del mimetismo viene raggiunto però da quelle specie che, oltre a quanto già scritto, si lasciano crescere sul corpo piccole alghe e idrozoi.
Al contrario degli altri scorpeniformi, i pesci leone tendenzialmente non hanno una livrea particolarmente criptica, al contrario, esibiscono una livrea vivace con una colorazione molto appariscente e sgargiante mentre nuotano lentamente, molto probabilmente questa colorazione è aposematica e funge da avvertimento della loro pericolosità per eventuali predatori. Il corpo è robusto, screziato, zebrato verticalmente in quasi tutte le specie, le screziature possono essere rossastre o brune su uno sfondo bianco. La bocca è ampia. Il capo è grosso, per alloggiare una vasta cavità orale che, all'apertura della mascella, aspira con forte risucchio pesci di dimensioni talvolta poco inferiori al predatore. La pinna dorsale (che è unica ma spesso ha una profonda intaccatura centrale) e la pinna anale sono fornite di forti raggi spinosi. Anche sull'opercolo branchiale sono presenti delle spine. Le pinne pettorali perlopiù sono di cospicue dimensioni e molte volte presentano nella faccia interna un colore sgargiante (spesso giallo o rosso) che viene esibito come avvertimento dall'animale quando si sente disturbato. La pinna caudale non è mai biloba ed è portata su un peduncolo caudale robusto. La vescica natatoria può essere assente. Le scaglie non sono presenti in tutte le specie. I raggi spinosi delle pinne dorsale, anale e ventrali e le spine opercolari possiedono ghiandole velenifere.
A seconda delle specie, l'apparato velenoso consiste di 13-18 spine sul dorso, 3 anali e 2 pelviche, ma alcune specie hanno anche aculei disposti in altre parti del corpo e del capo, generalmente non velenosi. Il veleno è contenuto in guaine nascoste in solchi laterali o anterolaterali delle spine e fuoriesce per pressione meccanica dovuta alla stessa trafittura. Le punture, specialmente quelle delle spine sul dorso, sono estremamente dolorose e pericolose anche per un uomo adulto. La puntura inietta un veleno che molto spesso è termolabile (perde la propria efficacia esponendolo a temperature più elevate di quella ambientale). La ferita è molto dolorosa, il dolore spesso può sembrare insopportabile e va estendendosi e può persistere anche 24-36 ore, possibili conseguenze sono nausea, vomito, difficoltà respiratorie e cardiache. In alcune specie come il pesce pietra (Synanceia verrucosa), il pesce più velenoso conosciuto, la puntura può risultare fatale anche per un uomo adulto.
Gli scorpeniformi sono spesso poco identificabili per la forte somiglianza tra le varie specie. In parecchi casi l'identificazione è possibile solo con la conta delle file di squame o del numero di aculei o di altre particolarità non distinguibili a prima vista.
Alimentazione Gli scorpeniformi sono predatori di crostacei e pesci.
Comportamento
Gli scorpeniformi sono in genere predatori pigri che attendono le prede immobili sul fondo, con il quale si confondono. La maggior parte degli scorpeniformi sfrutta il proprio perfetto mimetismo criptico per predare ogni pesce e crostaceo che capiti a portata della loro grande bocca. Quando, dopo una lunga attesa, una preda ignara della sua presenza gli capita alla bocca, lo scorpeniforme spalanca la grande cavità boccale con velocità impressionante e con il risucchio ingoia la preda. Sul corpo di alcune specie sono spesso appoggiati detriti del fondale e sabbia, che con la loro presenza danno il tocco finale ad una perfetta mimetizzazione.
Alcune specie, come i pesci coccodrillo, possono seppellirsi nella sabbia, lasciando fuoriuscire a malapena gli occhi e venendo allo scoperto solo di notte e in fase di caccia o accoppiamento.
I pesci leone, rispetto agli altri scorpeniformi, non riposano sul fondo ma hanno uno stile di vita più attivo, nuotano pigramente nella colonna d'acqua alla ricerca di prede mentre esibiscono la loro sgargiante colorazione aposematica con regalità. Anche la loro tecnica di predazione è completamente diversa rispetto a quella degli scorfani: anziché attendere pazientemente che una preda passi vicino alla bocca, come fanno gli altri scorpenidi, i pesci leone la cercano nuotando attivamente e, una volta individuata, la avvicinano cercando, per mezzo delle ampie pinne pettorali, di spingerla verso un angolo della barriera corallina dove non possa fuggire, per poi risucchiarla con l'ampia cavità boccale molto estendibile e proiettabile in avanti. Talvolta i pesci leone si riuniscono anche in piccoli gruppi e insieme circondano banchi di piccoli pesci, riuscendo a fare una caccia abbondante.
Veleno La maggior parte degli scorpeniformi hanno spine velenose sulle pinne e sugli opercoli branchiali, in grado di infliggere dolorose punture che, soprattutto nel pesce pietra (Synanceia verrucosa) e nei pesci leone, possono essere molto pericolose.
Quello di cui il pesce pietra (Synanceia verrucosa) dispone è il veleno ittico più potente tra quelli noti; il pesce pietra secerne un veleno lattiginoso che viene usato solamente a scopo difensivo: gli aculei infatti fanno fuoriuscire il veleno soltanto per pressione diretta, che avviene nel caso in cui un malaugurato predatore decida di cibarsi del pesce o un bagnante o un sub tocchino direttamente il pesce. Il veleno è una cardiotossina che produce un forte dolore e gonfiore alla zona d'iniezione, che si estende in tutto il corpo e provoca in seguito tachicardia. All'atto della puntura il dolore è così intenso che potrebbe portare alla perdita dei sensi e si estende fino ad interessare l'intero arto. La zona ferita si intorpidisce, ma intorno il dolore è penoso e spesso l'arto gradualmente si paralizza. La puntura procura gonfiore, vesciche e necrosi della parte colpita, sudorazione, spossatezza, angoscia, problemi respiratori e circolatori, convulsioni, difficoltà a inghiottire, nausea, vomito, diarrea e può portare all'arresto cardiaco. Se non curata, la puntura è letale. Nei casi più estremi la morte sopravviene in poche ore. Il veleno è termolabile, quindi in caso di puntura la prima cosa da fare è immergere la parte colpita in acqua molto calda, in attesa che un medico somministri l'antidoto al veleno. Purtroppo il contravveleno non sempre è disponibile dappertutto ed è utilizzabile solo da un medico.
Tutte le specie di pesci leone hanno aculei connessi a ghiandole velenifere sulla prima pinna dorsale, sulle pinne pelviche e sugli opercoli branchiali e la maggior parte di esse è in grado di infliggere dolorose punture. Gli aculei più pericolosi sono quelli presenti nella prima pinna dorsale. Non sempre la puntura inietta veleno. La profondità di penetrazione determina una maggiore spremitura delle due ghiandole velenifere poste nei solchi delle spine. La puntura può essere talmente veloce da non essere immediatamente avvertita dal subacqueo, ma con il passare dei minuti può diventare dolorosissima e provocare gonfiore e arrossamento della parte colpita. Il dolore può durare fino a 24 ore nei casi più gravi, accompagnato da nausea, vomito, palpitazioni cardiache e senso di debolezza. In alcuni casi si sono avuti problemi respiratori e paralisi dell'arto colpito. Sono stati documentati rari casi di decesso. I primi trattamenti da fare dopo una puntura di pesce leone sono pulire e disinfettare la ferita e lasciarla sanguinare un poco per fare disperdere parte del veleno e poi fare un bendaggio di compressione. Il veleno dei pesci leone è termolabile, per cui uno dei più importanti trattamenti dopo una puntura è l'immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C) per almeno un'ora, perché riduce il dolore e inattiva la tossina. I pesci leone sono tuttavia pesci non aggressivi, e i casi in cui arrecano danni a subacquei sono estremamente rari, ancora più rari i casi in cui questi portino a conseguenze gravi. Se il pesce non viene disturbato, non si corre alcun rischio.
Tassonomia Sottordine Anoplopomatoidei Anoplopomatidae
Sottordine Cottoidei
Superfamiglia Cottoidea Abyssocottidae Agonidae Bathylutichthyidae Comephoridae Cottidae Cottocomephoridae Ereuniidae Hemitripteridae Psychrolutidae Rhamphocottidae Superfamiglia Cyclopteroidea Cyclopteridae Liparidae
Sottordine Dactylopteroidei
† Pterygocephalus Dactylopteridae
Sottordine Hexagrammoidei Hexagrammidae
Sottordine Normanichthyiodei Normanichthyidae
Sottordine Platycephaloidei Bembridae Hoplichthyidae Parabembridae Platycephalidae
Sottordine Scorpaenoidei
Apistidae Aploactinidae Congiopodidae Eschmeyeridae Gnathanacanthidae Neosebastidae Pataecidae Peristediidae Plectrogenidae Scorpaenidae Sebastidae Setarchidae Synanceiidae Tetrarogidae Triglidae
Generi estinti
† Ctenopomichthys
Note
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