Dotato di uno stile di guida aggressivo e spettacolare,. era considerato uno dei migliori piloti automobilistici della sua epoca. Durante la sua intera carriera agonistica, pur mantenendo anche la cittadinanza tedesca data dai suoi natali, corse sempre sotto licenza austriaca, dato che si era trasferito in Austria in tenera età e qui era stato cresciuto dai nonni, dopo la morte dei genitori avvenuta durante la seconda guerra mondiale e di cui, secondo molte fonti, non fu mai cittadino.Jochen Rindt f1everything.comJochen Rindt: careful what you wish for carmagazine.co.uk

Rindt trascorse buona parte della sua carriera in Formula 1, categoria in cui vinse sei Gran Premi (di cui cinque nel 1970), ma ottenne successi pure in altre categorie, quali la Formula 2 e le competizioni a ruote coperte, in cui conquistò la 24 Ore di Le Mans del 1965.

Caratteristiche tecniche

Rindt era un pilota molto veloce sul giro, tanto che la stampa specializzata prese a chiamarlo "Grindt"F1 / Jochen Rindt, l’unico campione postumo formulapassion.it visto il suo temperamento focoso in pista. I tifosi lo chiamavano anche "Dynamite" per via del suo piede destro molto pesante. Curioso il soprannome che gli diedero alcuni giornalisti, "Tiger" per via del suo naso che era schiacciato come quello del felino.Jackie Stewart, Graham Hill and Jochen Rindt – the magnetic drivers sfcriga.com

Il decano dei giornalisti britannici, Denis Jenkinson, disse che secondo lui Rindt era (nonostante la cosa sia citata in molteplici fonti, in origine però risulterebbe solo che il giornalista reputava il pilota arrogante e testardo), tanto che se avesse vinto un Gran Premio si sarebbe tagliato per scommessa la sua famosa barba;Jochen Rindt - 30 Years On. 20m.com Jenkinson per inciso si tagliò la barba nel quando Rindt vinse il suo primo Gran Premio al volante della Lotus.

Rindt sopportava l'utilizzo del casco integrale solo quando guidava su circuiti meno tortuosi, quali Hockenheim e Monza,La tragedia di Rindt. formula1news.it poiché riduceva a suo giudizio il campo visivo alla guida. Il pilota soffriva inoltre anche di mal d'auto e aveva una gamba più corta dell'altra di quattro centimetri, per una frattura del collo del femore, frutto di un incidente sugli sci avvenuto quand'era ragazzo.

Carriera La famiglia Rindt nacque a Magonza nel 1942, durante la seconda guerra mondiale. I suoi genitori erano Karl RindtJochen Rindt's Biography fia.com e Ilse, nata Martinowitz. Il padre era tedesco, ricco commerciante di spezie,Jochen Rindt, campione del mondo in cielo iconwheels.it titolare di un'azienda di Magonza che risaliva al 1840, la Klein & Rindt fornitrice durante la seconda guerra mondiale della Wehrmacht,MARKO, IL DURO DELLA F1 corrieredellosport.it la madre, austriaca, figlia di un noto avvocato, era stata una tennista di successo, fumava e guidava automobili;Jochen Rindt: Born to be king motorsportmagazine.com da un precedente matrimonio terminato con un divorzio aveva avuto un figlio, di nome Uwe Eisleben. Morirono nel luglio 1943 ad Amburgo, dov'erano andati a ispezionare una filiale della Klein & Rindt, durante un bombardamento aereo della Royal Air Force nel corso dell'operazione Gomorrah: fu quindi cresciuto dai nonni materni, Hugo e Gisa Martinowitz, residenti a Graz, nell'allora Ostmark. Fu il nonno austriaco ad assicurargli il passaporto tedesco, come precauzione per fargli conservare la sostanziosa eredità paterna.

Gli inizi

Sviluppò fin dalla tenera età una gran passione per l'automobilismo: conobbe il futuro compagno di corse Helmut Marko quando a Graz frequentavano insieme il ginnasio,Marko sitting Bull formulapassion.it con cui si cimentava in corse notturne clandestine. Nel 1961, con Marko e altri amici, assistette al Gran Premio di Germania 1961; decise di vendere l'azienda lasciatagli dal padre in eredità per cominciare a gareggiare, usando la SIMCA Monthléry della nonna in gare rallystiche, per poi passare in seguito nel campionato turismo alla guida di un'Alfa Romeo Giulietta TI.Edward James Hugus, il “fantasma” di Le Mans formulapassion.it

1963-1964 Il suo debutto in monoposto avvenne nel 1963, con la partecipazione al campionato di Formula Junior, dove ebbe l'occasione di competere con altri piloti di rilievo come Jackie Stewart e Jo Siffert,Jochen Rindt, 51 anni fa quel misterioso incidente mortale a Monza tuttomotoriweb.it vincendo la quinta edizione del circuito di Cesenatico nell'aprile 1963.La Stampa 16 aprile 1963, p. 9 archiviolastampa.it L'anno seguente passò alla Formula 2, categoria che lo vide protagonista assoluto fino al tragico epilogo della sua carriera. Raccolse in questa categoria un numero impressionante di pole e 45 vittorie, misurandosi sempre con piloti come Jim Clark e Graham Hill.

1965: Formula 1 e vittoria alle 24 Ore di Le Mans

L'anno successivo, alla guida di una Ferrari 250 LM, riuscì a imporsi alla 24 Ore di Le Mans, in coppia con Masten Gregory, per la scuderia privata NART di Luigi Chinetti. L'equipaggio austro-statunitense, partito dall'undicesimo posto in griglia,LE MANS - POSTCARD FROM 1965... 24h-lemans.com giovò dei problemi occorsi alle Ferrari e Ford ufficiali, e registrò il primo trionfo di una squadra privata sulla Sarthe da otto anni a quella parte; la corsa fu ultimata da Gregory, che tagliò vittorioso il traguardo proprio quando il differenziale della vettura si ruppe.THE 24 HOURS OF LE MANS AND THE U.S.: 10 WINNERS, 10 STORIES 24h-lemans.com

Vinse in seguito a Zeltweg con una Ferrari 250 il Gran Premio d'Austria Auto Sport e Prototipi, in una corsa messa a rischio dall'aver urtato un'altra macchina in gara.Stampa Sera, 24 agosto 1965, p. 10 archiviolastampa.it

Nel approda stabilmente al campionato di F1 con la Cooper, al fianco di Bruce McLaren, piazzandosi al quarto posto in Germania.

1966-1968 Nella stagione , alla guida della Cooper-Maserati, ottiene il primo podio in carriera, il secondo posto in Belgio; raccoglie diversi altri risultati a podio, il terzo in Germania e il secondo negli Stati Uniti, battendo i compagni di squadra Richie Ginther, Chris Amon e Moisés Solana, e ottenendo così il terzo posto finale nel campionato.

Nel luglio 1967 vince il Gran Premio di Formula 2 a Rouen, precedendo al traguardo Bruce McLaren, Jo Schlesser e Graham Hill.Stampa Sera, 10-11 luglio 1967, p. 9 archiviolastampa.it Sempre nel 1967, in Formula 1 arrivano due quarti posti, in Belgio e in Italia, concludendo così il relativo campionato al tredicesimo posto con sei punti. Nello stesso anno fu ancora impegnato a Le Mans con Gerhard Mitter.DRIVER 24h-lemans.com

Nel entra a far parte della scuderia Brabham, senza ottenere grandi risultati, a parte battere Jack Brabham, ottenere due terzi posti in Sudafrica e in Germania, alcune pole position e giri veloci in gara, per via della scarsa competitività della monopostoJochen Rindt formula1.com con cui per dieci volte dovette ritirarsi per problemi meccanici. Alla fine della stagione entrò nel team della Lotus come compagno di Graham Hill, grazie al suo manager Bernie Ecclestone.

1969

Nel 1969 fu al volante della Lotus 49B che «aveva la fama di vettura fragile e pericolosa, specialmente con i nuovi dispositivi aerodinamici, infatti proprio durante la trasferta oltre oceano Hill, si fratturò entrambe le gambe interrompendo la sua carriera per qualche tempo».Il mondiale di Jochen Rindt, vinto senza champagne f1race.it

Il 4 maggio 1969 rimase vittima di un grave incidente al Gran Premio di Spagna, per la rottura dell'alettone posteriore urtò prima i guard rail e poi la macchina di Graham Hill rimasta sul circuito dopo essere stata danneggiata in un incidenteCorriere dello Sport, 5 maggio 1969, p. 14 coninet.it e si ruppe il setto nasale, la mandibola e subì una commozione cerebrale che gli procurò disturbi alla vista e all'equilibrio per qualche tempo.

Heinz Prüller, il biografo ufficiale di Rindt, afferma che, in seguito a questo incidente, il pilota anticipò alla moglie Nina il proposito di volersi ritirare dalle corse, decisione che divenne nota nell'ambiente della Formula 1.

Ristabilitosi, conquistò il suo primo successo sul circuito di Watkins Glen, dove il suo compagno di scuderia, Hill, si fratturò le gambe; sempre in quella stagione arrivò un secondo posto in Italia a 8 centesimi di secondo dal vincitore StewartF1 – GP Italia 1969, in quattro per il successo iconwheels.it e un terzo in Canada.

1970

Nel diventò il pilota di punta della Lotus e riuscì a vincere cinque gare nelle prime nove. Con la vittoria nel Gran Premio di Francia si portò in testa alla classifica del campionato del mondo per piloti.L'Unità, 6 luglio 1970, p. 9 unita.news Ad agosto vinse in volata il Gran Premio di Hockenheim,L'Unità, 3 agosto 1970, p. 7 unita.news una gara dove Jacky Ickx era stato al comando della corsa per trentuno dei cinquanta giri con Rindt che solo al quarantanovesimo giro riusciva a superare definitivamente Ickx.Stampa Sera, 3 agosto 1970, p. 9 archiviolastampa.it

Approdò al Gran Premio d'Italia primo in classifica generale, con un consistente vantaggio sugli inseguitori e con l'obiettivo di vincere matematicamente il titolo mondiale.

L'incidente mortale Il 5 settembre 1970 a Monza, durante le qualifiche del sabato, all'inizio del quinto giro perse il controllo della vettura appena prima della curva Parabolica, andando a urtare violentemente contro il guard rail. La vettura si disintegrò e Rindt morì durante il trasporto all'ospedale.

Le cause dell'impatto sono ignote.Tecnica delle F1 storiche: Lotus 72 (1970) – Quinta Parte formulapassion.it L'ipotesi più accreditata riguarda un problema all'impianto frenante: la rottura dell'alberino di supporto del disco frenoL'Unità, 14 gennaio 1971, p. 8 unita.news entrobordo, che si tranciò di netto a causa del cedimento strutturale del materiale, troppo sollecitato dall'assenza degli alettoni, che rendevano molto instabile la Lotus 72C. Questa scelta tecnica era stata attuata per contenere la differenza di prestazioni con le Ferrari su un circuito veloce come quello brianzolo. La brusca decelerazione prima della Parabolica portò la vettura verso il guard rail: l'angolo di impatto non era dei più pericolosi, tuttavia la ruota sinistra si infilò sotto il parapetto, dove probabilmente dei tifosi avevano scavato una buca per entrare clandestinamente nell'autodromo, e causò una rapida rotazione. Il medico che per primo intervenne sul luogo dell'incidente verificò che, nonostante le ferite evidenti al torace e agli arti inferiori, non c'era fuoriuscita di sangue, perché era avvenuto un arresto cardiaco al momento dell'impatto con il guard rail. Le pupille risultavano molto dilatate. Clinicamente era ancora vivo, ma dopo il primo massaggio cardiaco il polso era molto debole.