LArcispedale di Santo Spirito in Saxia è un antico ospedale (in funzione anche come centro congressi) nel rione di Borgo, a Roma. Situato nei pressi di Città del Vaticano, esso è adiacente al moderno Ospedale di Santo Spirito, che ne prosegue l'opera e la tradizione. L'ospedale fu istituito nel sito dove in antichità risiedeva la "Schola dei Sassoni" (latino: Schola Saxonum). Esso è l'ospedale più antico d'Europa.

Premessa La fraternità Cristiana Il Cristianesimo fece nascere negli uomini un nuovo sentimento filantropico, così come è testimoniato dalle parole di Tertulliano: " Noi siamo come fratelli per diritto di natura, nostra comune Madre".L'ospedale di Santo Spirito in Saxia, Pietro De Angelis, pag.74. Lo stesso Tertulliano inveisce contro i pagani e il loro modo di curare gli infermi, per la maggior parte lasciati al loro ingrato destino. E così il sentimento di amore, di carità, di pietà e di sollecitudine verso i malati ricevette un salutare e vivissimo impulso con il cambiamento di prospettiva offerto dalla religione Cristiana. È ragionevole, quindi, attribuire la nascita degli ospedali alla spinta data dalla Cristianità che, anche nelle tenebre delle Catacombe, non mancava di "essere verso i più bisognosi."Ibid. pag.75 Questo sentimento si tramutò finalmente in pratica nel 325 d.C. con il Concilio di Nicea I in Bitinia dove i 300 e oltre vescovi riuniti stabilirono che “in ogni città si costruiscano abitazioni dette Xenodochi ed ospizi per i pellegrini, per i poveri e per gli infermi.”Ibid. pag. 76 Tali abitazioni furono affidate ai vescovi delle varie diocesi: ognuno di essi era considerato “padre dei poveri” e a tal proposito nelle Costituzioni Apostoliche troviamo ”O vescovo, abbi cura dei poveri, quale ministro di Dio, distribuendo a tempo il necessario a ciascuno, alle vedove, agli orfani, ai derelitti, agli infermi e ai disgraziati”.Ibid. pag. 77 Dopo il Concilio di Nicea I la Chiesa si impegnò fortemente nella realizzazione di Brefotrofi per gli infanti esposti, Orfanotrofi, Gerontocomi per gli anziani non autosufficienti, nonché Xenodochi e Nosocomi, per i pellegrini.

Storia Dalla Schola dei Sassoni alla nascita dell'Ospedale

L'edificio originario dell'ospedale Santo Spirito in Saxia fu la Schola, eretta anticamente con l'indirizzo di Nosocomio per volontà del re del Wessex, Ina (689-726). All'inizio dell'VIII secolo la Schola era stata concepita per ospitare il grande numero di pellegrini anglosassoni che visitavano annualmente Roma ed in particolare i suoi innumerevoli luoghi santi, come la tomba del Principe degli Apostoli. Lo stesso Beda ricorda che "Dalla Britannia venivano nobili e plebei, uomini e donne, guerrieri e artigiani, giovani e vecchi". Fu un pellegrinaggio che durò per secoli; in quel periodo Roma ebbe una tale notorietà che si contano non meno di dieci sovrani in pellegrinaggio ad limina Apostolorum"Ibid. pag. 127-128.: ad esempio, il primo celebre ospite romano fu Cedwalla, Re dei Sassoni occidentali (685-688). A seguito della fondazione della Schola, l'intero quartiere assunse una fisionomia esotica tanto da essere rinominata “città dei Sassoni”; ancora oggi, infatti, il rione sulla riva destra del Tevere vicino a San Pietro è chiamata "Borgo". Sul principio del Pontificato di Leone IV un violento incendio, reso celebre dalla pittura di Raffaello, L'incendio di Borgo, invase la contrada dei Sassoni, danneggiando anche le Scholae dei Frisoni, dei Longobardi, dei Franchi e degli stessi Sassoni, fino a toccare la Basilica di San Pietro. Un così vasto incendio non poteva non essere doloso; difatti risulta che fosse stato appiccato dai Saraceni, penetrati per via fluviale. Fu lo stesso Papa Leone IV che curò la ricostruzione della chiesa di Santa Maria in Saxia e della Schola dei Sassoni e in questo ritrovo di pellegrini molti Re dell'Europa del nord come Burgredo dei Merci, Boerredo o il principe Alfredo il Grande trovarono riposo dopo un viaggio stancante.

Seguì un periodo di florida vita; ma a causa di avvenimenti storici come l'invasione dei Normanni in Inghilterra nel 1066 e l'inizio delle crociate, che convogliarono le masse di pellegrini ad altre mete, l'istituzione decadde e di essa non rimase che il nome. In seguito alla occupazione di Gerusalemme da parte dei Turchi, i Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme che avevano ampliato e gestito l'Ospedale di San Giovanni, nel 1291 dovettero rifugiarsi a Cipro, (successivamente nel 1309 a Rodi, da cui presero il nome; nome che successivamente modificarono, quando nel 1530 su concessione di Carlo V si stabilirono definitivamente a Malta). Nell'ansia di indire la Quarta crociata, Innocenzo III incaricò un esperto Cavaliere dell'Ordine di ricostruire l'ospedale e vi si appose anche il simbolo che richiama lo Stemma della Città di Roma. Fu proprio Papa Innocenzo III a riportarla in auge, rielaborandola e rendendola uno dei più celebri ospedali del mondo. Successivamente alla ricostruzione il Papa, il 25 novembre 1198, dette incarico della sua gestione e salvaguardia della struttura. Egli approvò e raccomandò l'Ordine degli Ospitalieri, attraverso la bolla “Religiosam vitam”, in cui accoglieva Guido di Montpellier e l'istituto da lui fondato sotto la protezione e i privilegi del Vaticano. Rilevante fu pure la vicenda riguardante i bambini orfani: per proteggerli e tutelarli, Innocenzo III dedicò a loro una nuova istituzione, la celebre "ruota degli esposti" dove venivano lasciati i bambini abbandonati.

Poco più tardi il vescovo di Chartres, Reginaldo, donerà una prebenda della sua chiesa all'ospedale di Santo Spirito, ancora chiamato di S. Maria in Saxia. Con la consacrazione di questa nuova istituzione, Innocenzo III creò uno statuto di regole per l'ordine degli Ospitalieri che ricevettero l'incarico di gestire e salvaguardare l'ospedale, sempre sotto la guida di Guido da Montpelier. Nel 1201 lo stesso Papa diede in dote all'ospedale di Santa Maria la chiesa omonima e le sue rendite. Sarà proprio questo l'atto che sancì la nascita del Venerando ospedale romano di Santo Spirito in Saxia; la chiesa limitrofa diventò invece un luogo di ospitalità. All'inizio della sua monumentale esistenza però la nuova struttura era costituita solo da una corsia rettangolare, illuminata da piccole finestre e in grado di assistere 300 infermi e 600 poveri.

L'ospedale ricevette cospicue donazioni, come quelle di Giovanni senza terra, Re d'Inghilterra, che concesse "La donazione della chiesa di Wirtel e delle sue rendite quale dote all'Ospedale"Ibid. pag. 216, oppure quelle dello stesso Papa Innocenzo, che promosse edifici da affiancare al nuovo istituto e che dal gennaio 1208 concesse alla nuova struttura il privilegio della Stazione Sacra nella domenica dopo l'ottava Epifania, accrescendo in questo modo lo zelo dei fedeli. La celebrazione era accompagnata da una processione ed una cerimonia solenne, dopo la quale il Papa elargiva 3 denari ai membri dell'ospedale e a 1000 poveri accorsi. Fu un evento importantissimo che fece radunare la popolazione nel nascente istituto. Particolarmente significativa fu l'omelia pronunciata dal Papa, che esordì con le parole del Vangelo del giorno: "Nel terzo giorno si fecero nozze in Cana, e v'intervenne la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli [...]"Ibid. pag. 229-236. Sull'Ospedale romano posero le mani i Papi più illustri, e di secolo in secolo esso ottenne grandezza e splendore, grazie soprattutto alle offerte e alle donazioni di benefattori di tutto il Mondo Cattolico, tanto che il pontefice Pio VI lo poté proclamare "Il trono della Carità Cattolica".Ibid. pag.184

Il beato Guido di Montpellier

Conosciuto come cavaliere templare proveniente dalla famiglia dei conti di Guillaume di Montpellier. Egli costruì nella sua città natale una Casa Ospitale che sorgeva nella zona oggi denominata "Pyla-Saint-Gely", e fondò un ordine regolare di Frati Ospitalieri (1170), perché si dedicassero all'assistenza degli infermi, dei fanciulli abbandonati e di tutti i quanti avessero bisogno di aiuti e di cure. Documenti che risalgono al decennio 1180-90 ci dicono che l'ospedale di Montpellier era già in auge, come d'altra parte il nuovo ordine degli Ospitalieri. Proprio questo documento testimonia la presenza in Francia di già 6 Case di Santo Spirito, che seguivano il modello di Montpellier.

Dando vita all'organizzazione di Santo Spirito, Guido volle che: "l'assistenza e la cura degli infermi fosse esente dalla freddezza di un servizio prezzolato, facendola assurgere al grado di un sacro dovere, degno di essere paragonato alla purezza dell'epoca apostolica e del primo cristianesimo."Il complesso monumentale di Santo Spirito in Saxia, Maria Lucia Amoroso, pag.5 Il futuro Papa Innocenzo III già nella sua permanenza in Francia aveva potuto ammirare questa efficiente realtà, tanto da commentare: "Qui si ristorano gli affamati, si vestono i poveri, si nutriscono i fanciulli orfani e proietti, si amministra il necessario agli infermi e agli indigenti si elargisce ogni consolazione. Cosicché il Maestro e i Frati di Santo Spirito non devono denominarsi ospiti dei poveri, ma loro servi, ed essi soli sono i veri indigenti perché caritatevolmente distribuiscono quanto è necessario ai bisognosi."L'ospedale di Santo Spirito in Saxia, Pietro De Angelis, pag.182.

Ed infatti, appena salito al soglio papale, Innocenzo III celebrò pubblicamente l'istituzione delle case di Santo Spirito: Va ricordato che la ricostruzione fu affidata al Commendatore Roma dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni in Gerusalemme di Amalfi che gli addusse lo stemma tuttora presente sugli immobili. Tale stemma fa riferimento alla croce rostrata di Amalfi e dell'ordine fondato dal Beato Gerardo Sasso di Scala (Amalfi)- solo dopo fu affidata la sola gestione e salvaguardia dell'Ospedale da Guido da Monpellier- "Da sicure informazioni sappiamo che l'ospedale di Santo Spirito, fondato in Montpellier dal nostro diletto figlio Frate Guido, su tutti gli altri ospedali di nuova fondazione rifulge per Religione e per esercizio della più grande carità Ospitaliera, come sanno bene tutti coloro che ne hanno avuto l'esperienza".Ibid. pag. 181.

La stima di Innocenzo III verso Guido era tanta che il Papa lo nominò commissario contro gli eretici in Francia. Con la bolla del 1198 egli confermò la fondazione degli Ospitalieri e l'accolse sotto la sua protezione, insieme a tutte le filiali francesi e quelli nascenti a Roma, come Santa Maria in Trastevere e Sant'Agata sulla via Aurelia. Il desiderio di Guido ebbe la fortuna d'incontrarsi con il pensiero di Innocenzo III. Il Papa stesso, in una sua lettera ai vescovi della Francia, proclamò Guido come “Uomo timorato di Dio e dedicato alle opere di Carità”.Ibid.pag. 182.

L'avvento di Sisto IV

Nel 1471 l'ospedale fu preda di un imponente incendio che lo ridusse in uno stato fatiscente. Sisto IV, in visita all'ospedale poco dopo la sua nomina a pontefice (1471-1484), lo descrive: “le mura cadenti, gli edifici angusti, tetri, privi d'aria e di ogni più elementare comodità, offrono l'aspetto di un luogo destinato più alla relegazione che a ricuperare la salute”.Ibid.pag.195. Ne decise la ricostruzione immediata, anche in previsione del Giubileo. Grazie a Papa Sisto IV il nosocomio rifiorì, divenendo il maggiore luogo per la ricerca scientifica in ambito medico: basti ricordare che al suo interno si avvicendarono illustri medici come Giovanni Tiracorda (medico di Clemente X) e, più tardi, Giovanni Maria Lancisi, Giorgio Baglivi. Inoltre, proprio all'interno dellAntica Spezieria dell'ospedale fu sperimentato l'utilizzo della corteccia di china nel trattamento della malaria.