La guerra d'indipendenza del Messico (1810-1821), che ebbe inizio il 16 settembre 1810, fu la lotta del Messico per l'indipendenza dal dominio coloniale spagnolo. Incominciò come un'idealistica rivoluzione contadina contro i propri signori coloniali, ma terminò con un'improbabile alleanza tra liberales e conservadores.
Quadro storico Il processo verso l'indipendenza del Messico fu uno dei più lunghi e sofferti dell'America Latina. La Nuova Spagna rimase sotto la Corona spagnola per tre secoli. Tuttavia alla fine del XVIII secolo, mutamenti nella sua struttura sociale, economica e politica portarono lélite colta del Messico a riflettere sulle relazioni con la Spagna. L'evento scatenante fu l'occupazione francese della Spagna nel 1808. Carlo IV e Ferdinando VII di Spagna abdicarono a favore di Giuseppe Bonaparte e la Spagna divenne un protettorato francese.
Nelle colonie americane si formarono varie giunte con lo scopo di conservare la sovranità spagnola fino al ritorno sul trono di Ferdinando VII di Spagna. La Nuova Spagna (sotto il comando di Francisco Primo de Verdad y Ramos) non fece eccezione, salvo che in Messico si destituì il viceré spagnolo e si creò una "Comune del Messico". Ciò portò i creoli a radicalizzare le loro posizioni. La guerra d'Indipendenza ebbe inizio a Dolores Hidalgo, in seguito alla scoperta della Cospirazione di Querétaro. Il 16 settembre 1810 padre Miguel Hidalgo y Costilla si lanciò in guerra appoggiato da truppe indigene e contadine al grido di «Viva la Virgen de Guadalupe, muerte al mal gobierno abajo los gachupines (Viva la Vergine di Guadalupe, a morte il malgoverno degli spagnoli)», la rivoluzione si trasformò in guerra indipendentista.
Il conflitto durò undici anni e il movimento era tutt'altro che omogeneo. All'inizio si fingeva di rivendicare la sovranità di Ferdinando VII sulla Spagna e le sue colonie, ma con il passare del tempo si rivelò di aver sempre fatto presa sulla matrice repubblicana. Nel 1813 il Congresso di Chilpancingo (protetto dal generalissimo José María Morelos y Pavón) dichiarò costituzionalmente l'Indipendenza dell'America Messicana. La sconfitta di Morelos nel 1815 ridusse il movimento a guerriglia. Verso il 1820 erano rimasti solo alcuni nuclei ribelli, specie nella Sierra Madre del Sud e a Veracruz. Agustín de Iturbide strinse alleanze con quasi tutte le fazioni (incluso il governo spagnolo), e grazie a questo il 27 settembre 1821 si conquistò l'indipendenza.
La Spagna non la riconobbe fino al 28 aprile 1836 e cercò di riconquistare il Messico, invano. Il Messico divenne un'effimera monarchia costituzionale cattolica, chiamata Primo Impero messicano. Dissoltasi questa nel 1823, dopo vari scontri interni e separazioni di alcune province, si trasformò in repubblica federale.
Precedenti Situazione economica e sociale del Vicereame della Nuova Spagna Il pilastro dell'economia coloniale erano le miniere. Durante la seconda metà del XVIII secolo il reparto minerario visse probabilmente la sua miglior epoca. La produzione di oro e argento (i due metalli più importanti per le miniere spagnole) si triplicò nel periodo compreso tra il 1740 e il 1803. Assieme a questa importante attività, esisteva un complesso sistema economico che si vide beneficiato per lo splendore dell'industria mineraria. I principali centri minerari del paese erano: La valle di Puebla (legata a Città del Messico) Il Bajío (vincolato alle miniere di Zacatecas e Guanajuato).
Senza dubbio, con le riforme borboniche, si svilupparono nuovi rami economici nella Nuova Spagna. Queste riforme erano il primo segnale di cambiamento in tre secoli di continuità nella società coloniale, ma i benefici non furono per tutti: Le classi inferiori non riscontrarono nessun cambiamento nella loro situazione di subordinazione. Le famiglie vincolate con il commercio estero si videro profondamente danneggiate, visto che in quel periodo tutti gli scambi e i commerci avvenivano attraverso il porto di Veracruz.
Con la liberalizzazione del commercio tra le colonie e l'abolizione del monopolio veracruzano, crebbe il potere e il numero delle camere di commercio degli altri porti della Nuova Spagna. Così le famiglie di commercianti investirono sempre di più nell'industria mineraria. I creoli, nella società del vicereame, occupavano una posizione inferiore rispetto agli spagnoli di nascita. Ma comunque i creoli non erano del tutto senza potere, per esempio a Guanajuato le miniere più importanti della regione si trovavano in mano a famiglie creole.
Rivoluzioni borghesi: Francia e Stati Uniti Senza dubbio i due movimenti che segnarono la storia della fine del XVIII secolo furono la rivoluzione francese e la guerra d'indipendenza americana. Tutte e due nascevano dalle idee illuministe. Al loro trionfo Francia e Stati Uniti proclamarono l'uguaglianza degli uomini davanti alla legge e diedero ampie libertà ai cittadini: una categoria nata dall'Illuminismo francese. Queste idee non erano del tutto sconosciute nelle colonie spagnole. Si sa, per esempio, che padre Miguel Hidalgo y Costilla era un simpatizzante illuminista e che molti uomini di quelli che parteciparono alla guerra d'indipendenza conoscevano più o meno approfonditamente le idee liberali.
Invasione francese in Spagna
L'invasione francese fu un fatto determinante per l'inizio della guerra d'indipendenza del Messico. Il clero spagnolo era del tutto consapevole che se Napoleone Bonaparte avesse preso il potere in Spagna, il cattolicesimo avrebbe perso il proprio potere sul popolo; fu questa la primissima ragione che convinse il curato Miguel Hidalgo y Costilla e il padre José María Morelos y Pavón a iniziare la lotta armata.Fernando Benítez (1996: 164) dice che "Hidalgo affermava che il suo movimento era nato per difendere la religione cattolica e la monarchia borbonica dall'assalto subito da parte di un eretico come Napoleone. Questo ci sembra oggi una grande contraddizione. I realisti infatti la utilizzarono come una grande arma di propaganda". D'altra parte Gloria Delgado (2004, 118) segnala - citando Lucas Alaman (1972: 243) - che "tra gli argomenti utilizzati dai rivoluzionari c'era quello che si riferiva alla difesa dei diritti di Ferdinando VII, davanti al possibile rischio che gli spagnoli consegnassero il territorio ai francesi, la qual cosa sarebbe significata la distruzione della religione cattolica, dato il carattere antireligioso adottato dalla Rivoluzione francese dalla quale era nato Napoleone".
L'invasione del Portogallo da parte delle truppe di Napoleone nel 1807 obbligò la fuga dei membri della casa di Braganza in Brasile. In Spagna, questo successo provocò la divisione della famiglia reale spagnola. Istigato da Manuel Godoy, il principe delle Asturie aveva pianificato un complotto per destituire suo padre. Alla fine riuscì a far abdicare Carlo IV in suo favore, il 19 marzo 1808. Napoleone condusse Ferdinando VII di Spagna con l'inganno a Bayonne e qui lo obbligò ad abdicare in favore del padre in modo che quest'ultimo consegnasse la corona in mano francese.
I domini spagnoli delle Americhe Anche se apparentemente non ci fu nessun cambio d'organizzazione e dei vincoli tra la Spagna e i suoi domini transoceanici in America, in verità in ognuna delle colonie c'era una discussione su chi fosse il legittimo sovrano delle terre americane. Il problema era che, nominalmente, la sovranità dei domini spagnoli apparteneva al re di Spagna e non c'era chiarezza sulla posizione da prendersi nei riguardi dell'occupazione di Madrid.
Per qualcuno, l'opzione migliore era riconoscere il governo francese di occupazione, mentre altri, che riconoscevano la sovranità in Ferdinando VII, non erano disposti ad accettare Bonaparte come sovrano. C'era anche un terzo gruppo, influenzato dalle idee illuministe e dalla recente guerra d'indipendenza americana, che pensava alla separazione delle colonie dalla Spagna. Bisogna però dire che questo gruppo era formato soprattutto dalle classi medie, da creoli e da qualche meticcio: pochi di quelli che erano arrivati a occupare un posto di potere dentro la struttura coloniale. Per la maggior parte della popolazione americana, ciò che avvenne in Spagna non ebbe nessun significato nella vita quotidiana.
In varie città americane si formarono giunte provvisorie, il cui fine era quello di conservare la sovranità in sostituzione del legittimo re di Spagna, fino a che Ferdinando VII non fosse stato rimesso sul trono. Le giunte si formarono in città come: Montevideo (1808), Tuitiva de La Paz (1808), Quito (1809), Caracas (1810), Valledupar (1810) o Lima.Chust, 2007; 28 Quasi tutte le giunte avevano la loro origine nelle strutture municipali, una delle istituzioni di governo più riuscite nel mondo ispanico. Quasi tutte le giunte furono governate da creoli illuminati, giacché gli spagnoli in maggioranza si opponevano alla formazione di governi sovrani.Chust, 2007; 29-30
Giunta del Messico
Conoscendo la situazione in Spagna, lélite messicana non vedeva di buon occhio la sottomissione al governo francese e l'arresto del sovrano spagnolo. Prima dell'abdicazione di Bayonne, questa élite di letterati si era divisa nettamente in due partiti. Per alcuni, di cui portavoce si fece la Reale Udienza del Messico, il potere in Nuova Spagna continuava a essere affidato a Ferdinando VII di Spagna, anche se momentaneamente assente. Pertanto la struttura sociale della Nuova Spagna non doveva cambiare. Per gli altri la situazione era più complessa. La Comune del Messico, capitanata da un gruppo di creoli che avevano beneficiato della riforma dei re borbonici del XVIII secolo, vedeva nella crisi politica spagnola un'opportunità per riformare il vicereame.
Il 5 agosto 1808 la Comune del Messico propose al viceré José de Iturrigaray di convocare una giunta di cittadini per governare in nome di Ferdinando VII. I pensatori della Comune del Messico erano favorevoli pure a un governo indipendente nella Nuova Spagna, anche se non appoggiavano apertamente la separazione della colonia. Senza dubbio questa idea non era appoggiata dall'altro partito dei creoli spagnoli. Per loro la formazione di una giunta del Messico era una minaccia contro la permanenza del sistema coloniale, dal quale loro traevano grandi vantaggi.
Le tesi della sovranità popolare fu condannata come un anatema dall'inquisitore Prado y Objero; della stessa idea si era pronunciata la Reale Udienza per bocca di Guillermo Aguirre. Finalmente, la disputa tra la Reale Udienza e la Comune portò a un golpe contro il viceré José de Iturrigaray. Capitanati da Gabriel de Yermo, gli oppositori della giunta destituirono Iturrigaray e lo arrestarono il 15 settembre 1808. La reale Udienza impose come viceré Pedro de Garibay. Tutti i leader della Comune furono arrestati o uccisi.
Prima fase: inizio (1810-1811)
La prima fase della guerra d'indipendenza del Messico corrisponde al periodo compreso tra il Grido di Dolores, con il quale padre Hidalgo incitò alla ribellione contro il malgoverno del Vicereame, e la cattura del Generalísimo de America (titolo che venne concesso a Hidalgo dalle sue truppe) a Noria de Acatita de Bajan, mentre tentava di sfuggire all'esercito reale.
Preludio al "Grito de Dolores"
Quando la Giunta del Messico venne sciolta nell'anno 1808 dalla Reale Udienza del Messico, lélite creola, che comandava il movimento indipendentista della Nuova Spagna, non ebbe altra opzione che passare alla clandestinità. In non poche città si formarono gruppi di cospiratori che, comunque, vennero scoperti e denunciati alle autorità del Vicereame, che avevano inasprito la repressione dei gruppi ribelli. La Congiura di Valladolid (oggi Morelia), i cui leader furono arrestati nel 1809, è il caso più noto di tale repressione. I cospiratori di Valladolid riuscirono, comunque, a stabilire contatti con altre città del Bajío, da dove si sarebbe scatenata la guerra d'indipendenza.