Bestia del Gévaudan è il nome con cui è noto un animale feroce (o più di uno), mai identificato con esattezza, che, fra il 1764 e il 1767, causò più di un centinaio di vittime nelle campagne del Gévaudan, una regione della Francia centro-meridionale. Il numero dei morti varia a seconda delle fonti, ma uno studio del 1987 stimò che ci fossero stati 210 attacchi, con 113 vittime (di cui 98 parzialmente divorate) e 49 feriti.

La Corona di Francia impiegò ingenti quantità di denaro e di uomini per dare la caccia all'animale, che i testimoni oculari descrivevano come un leone, un lupo o una iena, e che la popolazione locale credeva di natura sovrannaturale e immortale. La bestia venne dichiarata uccisa più volte prima del termine definitivo degli attacchi.

Storia

Antefatti Nel 1763, fu registrata, lungo il confine della regione francese del Delfinato, una serie di aggressioni contro contadini e pastori da parte di un animale feroce. Si trattava, secondo le cronache del tempo, di un animale «delle dimensioni di un lupo molto grande, color caffè bruciato chiaro, con una striatura nera sul dorso, la pancia di colore bianco sporco, la testa molto grande, una specie di peluria che forma un fiocco sulla testa e vicino alle orecchie, la coda ricoperta di pelo come quello di un normale lupo, ma più lunga, e portata arrotolata all'estremità». Verso la fine di ottobre, la bestia si avvicinò a un gregge di pecore e aggredì il pastore, un ragazzo quattordicenne, che però riuscì a salvarsi grazie all'intervento di un altro pastore.Alain Bonet, La Bête du Gévaudan, Chronologie et documentation raisonnée, pp. 14-16. Gli attacchi e le descrizioni dell'animale presentavano molti punti in comune con la futura Bestia di Gévaudan, al punto che alcuni autori hanno avanzato l'ipotesi che si sia trattato dello stesso animale.Jean-Claude Bourret e Julien Grycan, Le Secret de la bête du Gévaudan, editions of the Sign, 2010.

I primi casi nel Gévaudan Nel giugno 1764, una ragazza addetta al bestiame che viveva nei pressi di Langogne tornò al proprio villaggio dicendo di essere stata attaccata da una bestia, avendo salva la vita solo grazie all'intervento dei buoi che stava portando al pascolo, che avrebbero fatto fuggire l'animale feroce. Il successivo 30 giugno, Jeanne Boulet, di quattordici anni, fu uccisa nei pressi del villaggio di Les Hubacs, vicino a Langogne. Fu la prima vittima ufficiale della Bestia,Michel Louis, La Bête du Gévaudan, Tempus, 2006. e fu sepolta senza sacramenti, non essendosi potuta confessare prima della morte; tuttavia, nei registri parrocchiali, è annotato che la ragazza fu «uccisa dalla bestia feroce», facendo perciò supporre che l'esistenza dell'animale fosse già nota.Comune di Saint-Étienne-de-Lugdares, battesimi, matrimoni e sepolture 1757-1780.

Una seconda vittima, che viveva a Masméjean e aveva 14 anni, fu denunciata l'8 agosto.. Queste prime due morti avvennero nella valle dell'Allier; le seguenti, invece, dalla fine di agosto e durante il mese di settembre, si verificarono nei dintorni e nella foresta di Mercoire.François Fabre, La Bête du Gévaudan, édition complétée par Jean Richard, édition De Borée, 2006, Annexes complétées. In seguito, tre ragazzi di Chayla-l'Evêque, una donna di Arzenc, una bambina di Thorts e un pastore di Chaudeyrac furono ritrovati morti, con i corpi parzialmente divorati e a stento riconoscibili.

Étienne Lafont, amministratore della diocesi di Mende, si trovava a Marvejols alla fine di agosto. Da lì, inviò alcuni cacciatori, guidati da un tale Mercier, per venire in aiuto alle cacce che andavano svolgendosi nei pressi di Langogne alla ricerca dell'animale. Lafont, però, si rese conto che queste cacce erano insufficienti e informò de Saint-Priest, intendente della Linguadoca, e il conte di Montcan, governatore della provincia. Quest'ultimo ordinò al capitano Jean Boulanger Duhamel, di stanza a Langogne con i soldati del reggimento di truppe leggere Clermont-Prince, di occuparsi delle operazioni di caccia contro la Bestia... A settembre, scomparvero una ragazza di Rocles, un uomo di Choisniet e una donna di Apcher, e parte dei loro resti fu rinvenuta nelle campagne e nei boschi. L'8 ottobre, un giovane tornò a casa gravemente ferito, dopo aver incontrato la Bestia in un frutteto. Due giorni più tardi, un altro ragazzo rimase gravemente ferito da un'aggressione dell'animale. Il 19 ottobre, una contadina fu ritrovata fatta a brandelli e parzialmente divorata vicino a Saint-Alban-sur-Limagnole.

Duhamel e il reggimento Clermont-Prince

Di stanza nella regione quell'anno, il reggimento Clermont-Prince fornì al capitano Duhamel gli uomini necessari per dare la caccia alla bestia.Colin, L'esercito e la caccia alla Bestia.Claude-Catherine Ragache e Gilles Ragache, Wolves in France. Legends and reality, Aubier, Parigi, 1981.Gilles Ragache, Il ritorno dei lupi, Ramsay, Parigi, 1990.Marc Saint-Val, La Malebête du Gévaudan, Éditions du Panthéon, Parigi, 2011. Dal 15 settembre 1764, Duhamel e le sue truppe iniziarono la caccia e armarono i contadini disposti ad aiutarli. Durante numerose battute effettuate nella foresta di Mercoire la Bestia fu avvistata sporadicamente, senza però poter essere catturata. Tuttavia, è senza dubbio a causa di queste cacce che la Bestia lasciò la zona e raggiunse, entro ottobre, la Margeride e l'Aubrac.

Infatti, il 7 ottobre, una ragazza fu uccisa nel villaggio di Apcher, vicino a Prunières, e la sua testa fu ritrovata solo otto giorni dopo. Il giorno successivo, un pastore fu aggredito vicino a La Fage-Montivernoux. Lo stesso giorno, la Bestia attaccò un altro pastore fra Prinsuéjols e il castello de la Baume, di proprietà del conte de Peyre. L'uomo, però, si rifugiò fra le proprie mucche, che riuscirono a respingere la Bestia.. Poco dopo, alcuni cacciatori, che uscivano dal bosco vicino, videro l'animale ancora in agguato. Due di essi spararono alla Bestia, colpendola, che, due volte, cadde e si rialzò, per poi far perdere le proprie tracce nella boscaglia. La battuta di caccia, organizzata il giorno dopo, non diede alcun esito, ma due contadini affermarono di aver visto l'animale ferito che zoppicava, durante la notte.

Fu durante il mese di ottobre 1764 che la Bestia perpetrò i suoi attacchi nelle zone più meridionali, in particolare quello che costò la vita a Marie Solinhac, aggredita a Les Hermaux. Il 2 novembre, il capitano Duhamel e i suoi uomini lasciarono Langogne per stabilirsi a Saint-Chély-d'Apcher. Tuttavia, a causa di una forte nevicata, effettuarono la prima battuta di caccia solo l'11 novembre.Jean-Louis Pesch, La Bête du Gévaudan, p. 12. Prendendo atto della mancanza di risultati, l'assemblea generale degli Stati della Linguadoca si riunì il 15 dicembre e mise in palio una taglia di 2.000 livres (aumentata poi a 6.000) a chiunque avesse ucciso la belva, ma altre cinque persone furono aggredite e uccise durante il mese di dicembre.

L'intervento del vescovo di Mende Il 31 dicembre 1764, il vescovo di Mende Gabriel-Florent de Choiseul-Beaupré, che era anche conte del Gévaudan, chiese per iscritto preghiere e penitenze, e tutti i sacerdoti della diocesi ricevettero l'invito di far rispettare l'ordine ai propri fedeli. Nel testo, il prelato citò la Bibbia nel versetto «Il dente delle belve manderò contro di loro» per identificare la Bestia come una punizione divina. Inoltre, il vescovo ordinò quaranta ore di preghiere recitate per tre domeniche consecutive. Molti sacerdoti ritennero l'animale di origine demoniaca e organizzarono processioni e preghiere per scacciare il maleficio. Fra gennaio e febbraio 1765, le cacce del reggimento di Duhamel continuarono a essere infruttuose. Inoltre, gli abitanti si lamentarono dei soldati, che non pagavano vitto e alloggio e che rubavano i raccolti. Lo scoraggiamento era enorme: le cacce non davano mai alcun esito e le spese per il mantenimento dei soldati gravavano su una regione già in difficoltà, perché, per la paura, nessuno pascolava più il bestiame e i mercati erano deserti..

Jacques André Portefaix

Il 12 gennaio 1765, la Bestia aggredì sette bambini, cinque maschi e due femmine dagli otto ai dodici anni a Villaret, vicino a Chanaleilles. L'animale attaccò girando intorno ai bambini raggruppati per difendersi, morse Joseph Panafieu e lo trascinò via. Uno dei bambini gridò di fuggire mentre la belva era occupata, ma Jacques André Portefaix li incoraggiò a salvare Panafieu. La Bestia fu allora avvicinata dai bambini, armati di bastoni ai quali avevano legato dei coltelli. Portefaix e i suoi amici riuscirono a liberare il compagno, al quale la belva aveva però già strappato il viso e l'aveva mangiato sul posto, mentre l'arrivo di alcuni uomini allertati dalle grida fece fuggire l'animale nel bosco.

Il verbale di quanto accaduto fu inviato dal vescovo di Mende direttamente al re Luigi XV, il quale ricompensò ogni bambino con 300 livres per il coraggio dimostrato e si offrì di pagare personalmente l'istruzione di Jacques André Portefaix. Il ragazzo era nato l'8 novembre 1752 a Chanaleilles e il 16 aprile 1765 fu ammesso alla scuola dei Fratelli della Dottrina Cristiana di Montpellier, dove rimase fino al novembre 1770, quindi entrò nella scuola dei Reali Corpi di Artiglieria, dove divenne luogotenente. Morì il 14 agosto 1785 a Franconville.

Nel frattempo, la popolazione, informata dai giornali, seguiva con attenzione la vicenda. Qualcuno propose di escogitare trappole per catturare l'animale, come manichini di forma umana realizzati con carne avvelenata da abbandonare nei boschi o bizzarri congegni composti da decine di fucili, azionati da corde legate a un vitello, che, usato come esca per la Bestia, vedendola arrivare si sarebbe agitato, causando gli spari.

I d'Enneval - Jeanne Jouve Un consigliere del re Luigi XV, François de L'Averdy, convocò Jean Charles Marc Antoine Vaumesle d'Enneval, gentiluomo mormanno, considerato il miglior cacciatore di lupi del regno; si diceva avesse ucciso più di 1200 lupi nel corso della sua carriera. Il 17 febbraio 1765, d'Enneval arrivò a Clermont-Ferrand accompagnato da suo figlio. Verso mezzogiorno del 14 marzo, tale Jeanne Marlet, domiciliata a Mas de la Vessière, si trovava davanti alla propria casa con tre dei suoi figli. Allertata da un rumore, si rese conto che sua figlia di nove anni era stata appena trascinata via dalla Bestia. Una figlia della Marlet, Jeanne Jouve, si gettò allora sulla belva, la quale mollò la presa ma, pochi instanti dopo, tornò alla carica attaccando Jean-Pierre Jouve, di sei anni. La sorella lo difese e l'animale rinunciò all'attacco e fuggì. Jean-Pierre, comunque, morì cinque giorni dopo a causa delle ferite riportate. Come ricompensa per il suo atto eroico, la giovane Jeanne Jouve ricevette da Luigi XV di Francia un premio di 300 livres.

Arrivati nel Gévaudan, padre e figlio d'Enneval rivendicano il diritto esclusivo di cacciare, ma dovevano allora ottenere l'allontanamento del capitano Duhamel. Dietro richiesta di François de l'Averdy, l'8 aprile Duhamel e i suoi uomini dovettero lasciare la regione per un nuovo incarico a Pont-Saint-Esprit.. I d'Enneval furono lenti a organizzare le battute di caccia, tanto che la prima ebbe luogo solo il 21 aprile,. senza comunque sortire alcun esito.

Nell'aprile 1765, la storia della Bestia si diffuse in tutta Europa e alcuni giornali, come il Courrier d'Avignon e La Gazette de France, pubblicarono centinaia di articoli e di testimonianze. Il 1º maggio, la Bestia era vicina al bosco di la Rechauve, fra Le Malzieu e Saint-Alban. Alle 18:30, un uomo vide l'animale dalla finestra della propria casa, chiamò i suoi due fratelli, si armarono e uscirono: la Bestia ricevette due colpi di arma da fuoco, cadde due volte ma si rialzò, riuscendo a scappare. Il giorno dopo, d'Enneval, che era stato avvertito, si recò sul posto e iniziò le ricerche, accompagnato da una ventina di uomini. Nel pomeriggio del giorno stesso, una donna fu sbranata a Venteuges.