Loperazione Compass () è stata un'offensiva sferrata l'8 dicembre 1940 dalle forze armate britanniche della Western Desert Force in Nordafrica durante la seconda guerra mondiale, per ricacciare oltre il confine con la Libia le forze italiane che, nel settembre 1940, erano lentamente penetrate in Egitto senza incontrare resistenza. La controffensiva vide contrapposti circa soldati britannici, quasi completamente motorizzati e addestrati alla guerra di movimento, all'intera 10ª Armata del maresciallo Rodolfo Graziani, forte di oltre uomini, disposta tra Sidi Barrani, Bir Sofafi e Bardia.

La campagna, iniziata come un attacco locale della durata prevista di circa cinque giorni, a causa dell'abilità di manovra delle forze britanniche e della inefficace e disordinata difesa italiana, si trasformò in un'offensiva generale che, dopo due mesi e quattro battaglie campali (Sidi Barrani, Bardia, Tobruch e Beda Fomm), si concluse con la totale disfatta delle forze del maresciallo Graziani e la vittoria delle moderne unità motocorazzate britanniche, che conquistarono interamente la Cirenaica, annientarono la 10ª Armata e catturarono circa soldati italiani.

La pesante sconfitta ebbe forti contraccolpi in Italia; Benito Mussolini, già in difficoltà dopo i duri rovesci in Grecia e le gravi perdite navali subite in seguito alla cosiddetta notte di Taranto, fu costretto, per il rischio concreto di perdere anche la Tripolitania, a chiedere l'aiuto dell'alleato tedesco, decretando così la fine della «guerra parallela» fascista. Per non rischiare di vedere l'Italia prematuramente sconfitta nel teatro del Mediterraneo, Adolf Hitler decise per un rapido invio di reparti corazzati tedeschi in Nordafrica, che consentirono all'Asse di contrattaccare e mantenere aperto il fronte nordafricano fino alla primavera del 1943.

Contesto strategico La situazione italiana

Nel settembre 1939, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, lo stato maggiore del Regio Esercito diramò precise istruzioni per le forze armate nella colonia di Libia: atteggiamento difensivo e mantenimento dei porti di Tripoli e Tobruch. Queste direttive non trovarono il favore del governatore Italo Balbo che, durante i primi giorni della non belligeranza, non accantonò del tutto i suoi progetti offensivi verso oriente; in contrasto con Roma, non esitò a diramare disposizioni accessorie che prevedevano di «passare appena possibile all'offensiva». Balbo non era un entusiasta sostenitore dell'Asse, eppure sperava in un successo sul campo per elevare ulteriormente il suo prestigio e la sua influenza nel regime. Osservatori coevi e, in seguito, la storiografia hanno rilevato un atteggiamento contraddittorio del governatore, tanto contrario alla guerra contro le potenze occidentali quanto favorevole a un attacco al Regno d'Egitto, protettorato britannico. Un'ampia documentazione prova che fino al 1938 Balbo era deciso a intraprendere l'invasione del paese in caso di conflitto, un progetto che difese con ostinazione fino al 1940 nonostante fosse consapevole delle mancanze materiali e morali delle forze a sua disposizione.. Il 3 novembre il maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani subentrò al generale Alberto Pariani nella carica di capo di stato maggiore del Regio Esercito: Graziani sottopose i progetti di Balbo alle autorità centrali, e il governatore fu messo, non a torto, in minoranza sulla base della mancanza dell'effetto sorpresa e dell'impossibilità di sostenere logisticamente una qualsiasi offensiva.. Il successivo 18 novembre il generale Pietro Badoglio comunicò ai sottocapi di stato maggiore che il contegno militare italiano era dettato anche dagli enormi problemi circa la logistica e la difesa contraerea: le scorte in Libia coprivano solo sei mesi e l'aeronautica aveva carburante per meno di due mesi. Sulla contraerea specificò che si sperava in un miglioramento per il 1942..

Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini decise di entrare in guerra a fianco dell'alleata Germania nazista. La resa della Francia il 22 giugno successivo spostò il fulcro delle operazioni militari dell'Italia dal continente al mar Mediterraneo, per il quale tuttavia non esisteva alcun piano concreto e nel quale si trovava un nemico organizzato e determinato: l'Impero britannico.. Né Mussolini né i vertici delle forze armate, infatti, si erano dati pensiero di strutturare una strategia politico-militare per il bacino o per il Nordafrica, facendo piuttosto un azzardato affidamento sulla potenza militare della Germania per garantire alle armate italiane la possibilità di una breve «guerra parallela»., consci della profonda inadeguatezza delle forze armate del paese. Ad esempio, nell'aprile 1940 il capo di stato maggiore generale Badoglio aveva scritto al Duce che la preparazione dell'esercito era al 40% (dato con poco senso perché non rapportato a un'ipotesi precisa di conflitto, ma indicativo della crisi in seno alle forze armate); gli stessi vertici militari sapevano che una guerra totale non era sostenibile, ma preferirono ribadire la loro fiducia in Mussolini e rimettere a lui le decisioni.. Questi era in effetti solo al comando, non essendo mai esistito un quartier generale supremo, con grande danno per uno sviluppo ragionato, oculato e armonioso delle tre forze armate nel corso degli anni 1930. Lo stesso Badoglio era privo di reale autorità e non disponeva, per giunta, nemmeno di uno stato maggiore. Ad aggravare il quadro concorsero l'arretratezza tecnologica, la mediocre capacità di mobilitazione, l'assenza di investimenti, la costante carenza di risorse e, infine, la totale indeterminatezza degli obiettivi politici del regime (ondeggianti tra la costituzione di un mitico "mare nostrum" e di un utopico impero africano, oltre a rivendicazioni territoriali nei Balcani). In conclusione Mussolini aveva optato per l'entrata in guerra a prescindere dalle reali capacità del Regio Esercito e unicamente per poter «sedersi al tavolo dei vincitori»...

La Libia si configurò subito come importante teatro strategico. Formata dalla Tripolitania a occidente e dalla Cirenaica a oriente, era caratterizzata da enormi distese pianeggianti di terra dura e sabbia, senza risorse idriche, con montagne impraticabili per i mezzi meccanici dietro Tripoli e tra Derna e Bengasi. Solo una sottile striscia costiera aveva consentito di realizzare l'unica rotabile degna di questo nome, la via Balbia. La popolazione contava allora circa nativi e coloni italiani, molti emigrati in Libia nel 1938-1939 nell'ambito del programma di insediamento di massa voluto dal regime fascista. Alla vigilia dell'entrata in guerra furono affrettatamente create la 5ª Armata in Tripolitania, rivolta a contenere i francesi dalla Tunisia, e la 10ª Armata in Cirenaica, per parare eventuali attacchi britannici: nel complesso uomini. Alla 10ª Armata, dopo la disfatta francese, furono assegnati pressoché tutti i veicoli e le artiglierie presenti in Libia; si trattava comunque di un'armata di fanteria, scarsamente mobile e con materiali obsoleti o insufficienti. Balbo lamentò questo stato di cose e cercò di gettare le basi per una proficua collaborazione con la Regia Aeronautica, ma il 28 giugno 1940 fu ucciso accidentalmente a bordo del suo aeroplano, abbattuto dalla contraerea italiana. Suo successore divenne il maresciallo d'Italia Graziani, che cumulò le cariche di governatore e capo di stato maggiore dell'esercito, ma questi non ne seguì la strada.. e si attenne scrupolosamente alle direttive difensive del 1939.

Il carattere sanguinario e brutale di Graziani, messo in luce nelle precedenti campagne coloniali, si era notevolmente affievolito nel corso degli anni; l'attentato ad Addis Abeba del febbraio 1937 lo aveva minato sia fisicamente sia psicologicamente: sospettoso e diffidente, molto più attento alla sua incolumità che al senso del dovere, stabilì il suo quartier generale in una tomba romana a Cirene, 350 chilometri a ovest del confine con l'Egitto. Da qui inviava continue richieste per armi, equipaggiamenti, veicoli, aerei e navi, tutte puntualmente rifiutate a causa della contemporanea e improvvisata campagna italiana di Grecia. e spesso ribattute con la dichiarazione: «arrangiarsi con quanto presente in loco»..

La situazione britannica

L'entrata in guerra dell'Italia nel giugno 1940 obbligò il Commonwealth a gestire il nuovo e vasto teatro militare del Medio Oriente: questo aggiungeva ulteriori oneri alle forze armate britanniche già duramente impegnate in patria e nell'Atlantico, e poche risorse potevano essere destinate al nuovo teatro. La situazione era poi resa delicata dalle prolungate spinte indipendentiste degli arabi, prontamente sollecitate e strumentalizzate dalla propaganda degli italo-tedeschi per quanto l'intenzione di questi ultimi fosse piuttosto di sostituire un potere coloniale con un altro.. Per controllare un'area così strategicamente importante come l'Egitto, e il cruciale canale di Suez che collegava il Nordafrica con i campi petroliferi iracheni, il Regno Unito disponeva della sola 7ª Divisione corazzata (i famosi Desert Rats), i cui primi elementi si trovavano in Egitto dal 1935 e che divenne la spina dorsale della Western Desert Force (WDF)., una specie di corpo d'armata completamente motorizzato, equipaggiato con alcune centinaia di carri armati e forte di un buon appoggio aeronavale.: la WDF fu attivata proprio nell'estate 1940 per contrastare gli italiani in Nordafrica.. Le forze britanniche dipendevano da una catena di comando con una chiara visione politico-strategica: sir Archibald Wavell occupava il posto di comandante in capo del settore mediorientale, con competenze estese all'Egitto dove si trovavano il suo diretto sottoposto, il generale sir Henry Maitland Wilson, e il comandante della WDF, il generale Richard O'Connor.

Wavell aveva combattuto sotto il generale Edmund Allenby in Palestina nel 1917-1918 e, nel dopoguerra, divenne uno dei promotori della sperimentazione di nuove teorie sulle operazioni mobili, elaborate sulla scia degli studi dei teorici della guerra corazzata John F.C. Fuller e Percy Hobart. Egli aveva dunque familiarità con il teatro di guerra egiziano e aveva sviluppato il concetto di guerriglia motorizzata che, ispirandosi alle incursioni di Lawrence d'Arabia, mirava a colpire le linee di comunicazione interne del nemico con piccoli reparti veloci e improvvise scorrerie, obbligandolo a impiegare grosse risorse per controllare capillarmente il territorio.. Wavell era gravato da imponenti responsabilità politiche e militari (mantenere aperto il canale di Suez, controllare il Mediterraneo orientale, ripulire il Mar Rosso e l'Africa orientale dalla presenza italiana, preparare le forze in Egitto) e riuscì ad affrontarle efficacemente, con mezzi limitati e con metodi poco ortodossi: tra le varie iniziative, acconsentì che il tenente colonnello Orde Charles Wingate si recasse in Africa orientale a combattere assieme alla resistenza etiope e sostenne Ralph Alger Bagnold nello sviluppo del Long Range Desert Group, unità esplorante dotata di veicoli leggeri e debolmente blindati, ideale per infiltrazioni nel vasto deserto libico-egiziano.. Il generale Wilson era il vero ispiratore della WDF e anche della gerarchicamente superiore "Armata del Nilo", un comando strategico in realtà interamente fittizio e che riuscì a ingannare per lungo tempo il SIM italiano sulla reale consistenza delle forze britanniche in Egitto. Altro merito di Wilson fu quello di dare il comando della Western Desert Force a O'Connor, un generale brillante che aveva personalmente guidato la WDF fin dall'estate 1940 durante le scorribande contro i presidi italiani sul confine libico-egiziano. Fu O'Connor a ideare tatticamente il piano dell'operazione Compass..

L'invasione dell'Egitto