Lattentato di Sarajevo (; ) fu un omicidio politico compiuto a Sarajevo, che all'epoca faceva parte dell'Impero austro-ungarico, il . Ne furono vittime l'erede al trono dell'impero, Francesco Ferdinando d'Asburgo, e sua moglie Sofia, uccisi dal nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip durante una visita ufficiale in città della coppia reale. Tale atto è convenzionalmente ritenuto come il casus belli a seguito del quale il governo imperiale di Vienna formalizzò l'ultimatum alla Serbia, evento che portò allo scoppio della prima guerra mondiale.
In quel giorno di solenni celebrazioni in onore di San Vito e festa nazionale serba, Francesco Ferdinando e Sofia furono colpiti a morte mentre percorrevano in automobile le strade di Sarajevo in mezzo a due ali di folla, dalla quale furono sparati due colpi di pistola esplosi dall'attentatore Gavrilo Princip, giovane membro del gruppo paramilitare Mlada Bosna (Giovane Bosnia). Nei mesi precedenti all'attentato, Princip venne a contatto con il gruppo terroristico ultranazionalista Crna ruka (Mano nera), che mirava all'autonomia della Bosnia dal giogo austriaco, per diventare parte integrante del Regno di Serbia, e con questa organizzazione pianificò l'attentato.. L'arciduca e la consorte, prima di essere uccisi, scamparono a un primo attentato dinamitardo compiuto da alcuni complici di Princip, i quali mancarono il bersaglio e ferirono due ufficiali a bordo della macchina a seguito dell'arciduca. Accertatosi delle condizioni di salute dei feriti ricoverati in ospedale, Francesco Ferdinando proseguì la visita lungo la via principale parallela al fiume che attraversa la città, lungo il quale Princip ebbe l'occasione di portare a termine il compito prefissatosi. Tuttavia non vi è assoluta certezza circa lo svolgimento esatto degli eventi principalmente a causa delle incongruenze nei racconti dei testimoni.
Appena un mese dopo l'uccisione della coppia, il 28 luglio l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia., dando il via ad un conflitto senza precedenti nella storia, che avrebbe richiesto la mobilitazione di oltre 70 milioni di uomini e la morte di oltre 9 milioni di soldati e almeno 5 milioni di civili..
Antefatti La corte asburgica Nel 1878, dopo molti secoli di dominazione, in seguito alla guerra contro la Russia i turchi furono cacciati dalla Bosnia, e in base al trattato di Berlino l'Austria-Ungheria ricevette il mandato di amministrare le province ottomane della Bosnia ed Erzegovina, mentre l'Impero ottomano ne manteneva la sovranità ufficiale. Questo accordo portò a una serie di dispute territoriali e politiche che nel corso di diversi decenni coinvolsero l'Impero russo, l'Austria, la Bosnia e la Serbia, finché nel 1908 l'Impero austro-ungarico procedette alla definitiva annessione della Bosnia e dell'Erzegovina mortificando completamente le ambizioni nazionali serbe.
Le due province gemelle erano di popolazione mista serba e musulmana, dove la maggior parte dei bosniaci era piena di risentimenti contro gli Asburgo, i quali si impadronirono di un territorio in fermento. Sotto il peso delle contraddizioni interne e del malcontento delle minoranze oppresse, l'annessione di altri territori da parte di un impero già scricchiolante pareva una follia agli occhi delle altre potenze europee, ma Francesco Giuseppe si sentiva ancora umiliato dalla perdita dei domini nel nord Italia poco dopo aver ereditato il trono, oltre che dalla sconfitta militare per mano della Prussia nel 1866. Le nuove colonie nei Balcani sembravano offrire una sorta di risarcimento, oltre a vanificare i piani della Serbia di incorporarle in uno stato panslavo, ma con delle province in una situazione così precaria, rendere pubblico già a marzo il programma della visita di Francesco Ferdinando in Bosnia fu un'imprudenza.. Tutti i paesi europei guardavano la Serbia con impazienza e sospetto, erano irritate dalla cultura vittimista del piccolo paese e vedevano la sua volontà di imporsi nei Balcani come destabilizzante. Ogni potenza riconosceva che i serbi potevano soddisfare le proprie ambizioni di accogliere sotto il proprio governo i due milioni di fratelli ancora sotto il dominio asburgico solo al costo di far crollare l'impero di Francesco Giuseppe. La Serbia era un esempio della tradizione balcanica fatta di guerre intestine e cambiamenti di regime attraverso l'omicidio, Vienna lo sapeva bene, e la violenza balcanica era così nota che le sue sempre nuove manifestazioni provocavano solo stanco sdegno tra i governanti esteri..
Nel 1913 l'ottuagenario imperatore Francesco Giuseppe, che dal 1848 governava l'impero asburgico incarnando in sé la continuità con il passato e i valori di rigidità e militarismo del regime, dopo la morte del suo unico figlio, il principe Rudolf, si apprestava a lasciare il trono al cinquantenne Francesco Ferdinando, un cugino subentrato a Rudolf nella linea di successione. Fin dall'inizio Francesco Ferdinando fu una figura reale poco apprezzata a corte e penalizzato dalla moglie Sofia, la quale proveniva da una famiglia slava e di basso rango.. Nonostante l'iniziale diniego dell'imperatore, nel 1900 Francesco Ferdinando sposò Sofia, costretto però a contrarre un matrimonio morganatico che privò per sempre i futuri figli al diritto di successione al trono e la moglie, contessa Chotek (in seguito duchessa di Hohenberg), del diritto di stargli a fianco nelle cerimonie ufficiali. L'imperatore temeva che, una volta asceso al trono, Francesco Ferdinando si sarebbe rimangiato la parola, forse grazie a una dispensa papale, e avrebbe nominato Sofia legittima imperatrice, elevando così il rango dei tre figli e inserendoli nella linea di successione al trono d'Austria-Ungheria..
Francesco Ferdinando aveva nel tempo acquisito un vivo interesse per le forze armate, ma nelle molte crisi internazionali aveva sempre assunto un atteggiamento favorevole alla pace, come peraltro fece in molte occasioni Francesco Giuseppe. Allo stesso tempo, però, Francesco Ferdinando istituì una propria cancelleria militare para-governativa che ottenne il consenso dell'imperatore nel 1908, e che acquisì influenza e potere, fino a conquistare il diritto di parola, se non di veto, sulle cariche di ministro della Guerra o capo di stato maggiore.. Francesco Ferdinando era un reazionario che avrebbe voluto portare indietro il calendario di un secolo.. Disprezzava sia gli ungheresi che i serbi e considerava gli slavi del sud come esseri meno che umani, mentre desiderava ardentemente la riconquista della Lombardia e del Veneto, cedute all'Italia, per ricondurle in seno all'impero asburgico. Nel 1891 espresse ammirazione per il regime autocratico dello zar, tuttavia Nicola II non gradiva le intemperanze razziali dell'arciduca e consorte; i due erano cattolici convinti, sostenevano i gesuiti e si dichiaravano ostili a massoni, ebrei e liberali.. Francesco Ferdinando a corte assunse la fama di "trialista", ossia sostenitore di una trasformazione del dualismo austro-ungarico in un trialismo di Austria, Ungheria e paesi slavi, in base al quale i sudditi slavi avrebbero assunto un'autonomia paritaria a quella di cui godevano gli ungheresi dal 1867, seppur rimanendo subordinati all'egemonia austriaca. Per questa sua indulgenza nei confronti delle aspirazioni slave, e per aver scelto una sposa al di fuori della cerchia delle dinastie reali e dell'aristocrazia, l'arciduca si era alienato le simpatie dell'imperatore, che vedeva in lui una minaccia all'integrità del trono austro-ungarico.
L'erede al trono peraltro non era un uomo piacevole né molto amato, e pochi dei suoi contemporanei ebbero parole d'ammirazione nei suoi confronti nonostante fosse considerato intelligente; l'unico tratto piacevole sembrava essere l'amore incondizionato per la moglie e i figli. L'opportunità di poter comparire ufficialmente a fianco della moglie fu probabilmente il motivo principale che lo spinse, nel giugno 1914, a ispezionare le forze armate in Bosnia-Erzegovina in vista di alcune manovre militari, sfruttando una sorta di limbo giuridico per il quale la Bosnia-Erzegovina godeva, in attesa che il contenzioso di proprietà tra Austria e Ungheria fosse appianato. Sofia sarebbe potuta apparire al suo fianco, e per questo iniziarono i preparativi per organizzare delle celebrazioni della capitale provinciale, Sarajevo, per il 28 giugno, anniversario del loro matrimonio, lontano dalla corte di Vienna dove Sofia veniva trattata con sufficienza. Ma il 28 giugno corrispondeva anche al 15 giugno del calendario giuliano, festa di San Vito, che in Serbia viene chiamato Vidovdan, e dove si commemora la battaglia della Piana dei Merli del 1389 contro gli ottomani, durante la quale pare che la Serbia avesse perso la propria indipendenza. I funzionari asburgici responsabili del viaggio non tennero conto di questo avvenimento, che era sempre stato un'occasione per le cerimonie patriottiche serbe.. L'arciduca e consorte partirono in treno la mattina del 24 giugno, lasciando Vienna separatamente: Sofia giunse per prima alla stazione termale di Bad Ilidze, alle porte di Sarajevo, mentre Francesco Ferdinando arrivò nel tardo pomeriggio di giovedì 25 giugno. I due alloggiarono all'Hotel Bosna, interamente requisito per l'occasione, e quella sera stessa la coppia decise di recarsi in città a fare acquisti, accolti in modo amichevole dai cittadini. Nei giorni seguenti Sofia visitò scuole, orfanotrofi e chiese mentre Francesco Ferdinando, in qualità di ispettore generale, presenziò sotto una pioggia battente a una simulazione di guerra..
I nazionalisti serbi
I cospiratori ignoravano che Francesco Ferdinando guardava con una certa clemenza le aspirazioni nazionali delle popolazioni dell'impero, incluse quelle serbe, e il 28 giugno pianificarono di vendicare idealmente la sconfitta del 1389, sognando di restaurare la situazione politica di cinque secoli addietro. L'impero asburgico e gli altri imperi multinazionali erano inoltre un terreno fertile per la nascita di organizzazioni terroristiche clandestine che miravano a corroderne le fondamenta. Da questo humus emerse Gavrilo Princip, un giovane serbo-bosniaco proveniente dalla poverissima provincia della Bosnia occidentale, e membro del movimento Mlada Bosna (Giovane Bosnia), un'organizzazione estremamente elastica di giovani nazionalisti che appartenevano alla prima generazione alfabetizzata della loro provincia. Questi giovani affondavano le proprie radici emotive nel martirio serbo del XIV secolo e quelle economiche nel medioevo, e allo stesso tempo avevano familiarità con gli scritti e le teorie pratiche del mondo clandestino rivoluzionario russo e dei nichilisti di mezzo secolo prima, ma avevano difficoltà nel correlare le varie correnti socialiste che animavano i russi al mondo contadino dei Balcani..
Durante i vent'anni di vita di Princip, la pratica dell'assassinio era stata frequentemente utilizzata come manifestazione evidente della frattura esistente tra potere e società. Tra il 1894, anno di nascita di Princip, e il 1913 caddero sotto i colpi di attentatori sovversivi diversi imperatori, re, presidenti e capi di Stato, e nel marzo 1914 l'ancora diciannovenne Princip, concepì su sua stessa ammissione l'idea di assassinare l'erede al trono d'Austria, e fino alla fine dei suoi giorni si assunse sempre la paternità dell'iniziativa..