Studiò a Soissons e a Reims e insegnò a Compiègne, a Tours, a Loches, dove ebbe Abelardo per allievo. Accusato di eresia, fu condannato dal concilio di Soissons nel 1092 ed espulso dalla Francia e poi dall'Inghilterra. Riconciliatosi con la Chiesa dopo un viaggio a Roma, poté tornare a Besançon.
Dottrina Il pensiero di Roscellino segna un cambiamento importante nella filosofia medievale, per quanto non si conosca la sua dottrina direttamente - non è rimasto nulla dei suoi scritti, tranne una lettera indirizzata ad Abelardo - ma solo attraverso le critiche che gli furono rivolte da Anselmo e da Abelardo. I primi documenti provengono dalla scuola del Bec tra il 1089 e il 1099, quando un monaco, Giovanni del BecCf. Giovanni del Bec, Epistola Johannis ad Anselmum, in Anselmo d'Aosta, Opera Omnia, ed. F. S. Schmitt, 6 voll., Edinburgh 1946-1961, III, ep. 128, pp. 270-271., spedì una lettera ad Anselmo d'Aosta informandolo che Roscellino sosteneva la cosiddetta «sententia vocum», la dottrina delle parole: secondo lui, gli universali, cioè i predicati della sostanza, sono semplici parole, emissioni di fiato, alle quali non corrisponde nella realtà alcuna cosa – al di fuori, appunto, del suono e dello spostamento d'aria provocato da quell'emissione di fiato – perché solo le cose, le sostanze, sono individui reali. Dunque, Socrate, uomo particolare, è reale e la parola che lo indica designa una cosa reale ma la parola «animale», cioè il genere dell'individuo particolare Socrate, e la parola «uomo», cioè la specie di Socrate, non designano nulla e sono pertanto una pura emissione di fiato. Dunque Roscellino nega la realtà dell'essenza universale, che si otterrebbe, secondo l'introduzione (Isagoge) di Porfirio alle Categoriae di Aristotele, dalla riconduzione dell'individuo particolare all'interno dell'insieme della specie (uomo) ottenuto dall'introduzione della differenza specifica (razionalità) nel genere (animale)Cf. Porfirio, Isagoge, ed. A. Busse, in Commentaria in Aristotelem Graeca, vol. 4, pars I, Berlin 1895 (rist. 1957), pp. 1-22. .
Le conseguenze teologiche del nominalismo apparirono pericolose, perché portavano a sostenere che le tre persone della Trinità – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – sono tre realtà fra loro distinte per quanto identiche per il potere e la volontà, ma non possono costituire l'essenza di Dio; in tal modo si distrugge il dogma dell'unità della Trinità e ciascuna persona costituisce un Dio distinto dagli altri due.
Anselmo d'Aosta obietta che le tre persone sono un unico Dio allo stesso modo per il quale molti uomini sono un unico uomo per quanto riguarda la specie e dunque i nominalisti in genere non possono comprendere la Trinità. A giudizio di Anselmo, contro Roscellino va scagliato l'anatema: «Non ascoltarlo, non chiedergli ragione dei suoi errori, non dargli verità alcuna, anatemizzalo se non ripudia l'errore del quale egli è autore. Perché la nostra fede deve essere difesa dalla ragione contro gli empi, non contro coloro che si riconoscono cristiani».
Anche Abelardo, già suo allievo, lo attaccò: «Il chierico Roscellino afferma che in Dio le tre persone esistono separatamente le une dalle altre, come fossero tre angeli, in modo però che la loro volontà e la loro potenza siano unite – o che il Padre e lo Spirito Santo siano incarnati; si potrebbe così dire veramente che vi sono tre dei, se fosse permesso un tale modo di dire» e più tardi, accusandolo di eresia, parlerà di Roscellino come «l'antico nemico della fede cattolica, il più grande avversario di Dio, pieno di sé, arrogante e sempre orgoglioso, la cui detestabile eresia, affermata nel concilio di Soissons, è stata punita con l'esilio, dal momento che egli riconosceva e predicava tre dei».
In effetti, accusato di triteismo, Roscellino fu condannato dal Concilio di Soissons nel 1092, accettò di abiurareAnselmo d'Aosta, Epistola de incarnatione verbi, in Anselmo d'Aosta, Opera Omnia, ed. F. S. Schmitt, II, p. 4, 10-13: «Quod cum ad me perlatum esset, incepi contra hunc errorem quandam epistolam, quam parte quadam edita perficere contempsi, credens non ea opus esse, quoniam et ille contra quem fiebat, in concilio a venerabili archiepiscopo Remensi Rainaldo collecto errorem suum abiuraverat, et nullus videbatur qui eum errare ignoraret» [tr. it. Parodi, Rossini (ed.), Anselmo - Abelardo – Roscellino. Fra le due rupi. La logica della Trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo, Milano, 2000, pp. 108-109: «Quando mi fu reso noto, cominciai a scrivere contro questo errore una lettera, che però trascurai di portare a termine, anche se in parte è stata resa pubblica, ritenendo non fosse necessario, dal momento che colui contro il quale era rivolta, nel concilio convocato da Rainaldo venerabile arcivescovo di Reims, aveva abiurato il proprio errore e non sembrava esserci alcuno che ignorasse che tale tesi era erronea»]. e i suoi libri furono bruciati; ma egli continuò a sostenere le sue tesi anche in Inghilterra, dove si era rifugiato; attaccato da Anselmo d'Aosta, fu espulso l'anno successivo. Va sottolineato, tuttavia, che Roscellino non credeva né intendeva sostenere che esistessero realmente tre dei, bensì che la corretta applicazione delle categorie logiche portava a contraddire il dogma trinitario.
La lettera ad Abelardo L'unico scritto conservato di Roscellino è una lettera risalente al 1120, il suo ultimo anno di vita. È un violento e spesso volgare attacco ad Abelardo, il suo antico allievo che lo accusò peraltro di eresia per le conseguenze delle sue teorie nominalistiche.
L'Epistola ad Abelardum è di norma considerata il testamento filosofico di Roscellino. Cf. M. Giannetta, Apologia di Roscellino, Roma 2020, p. 113.
Note
Bibliografia Luigi Gentile, Roscellino di Compiègne e il problema degli universali, Lanciano 1975 (contiene la traduzione italiana della lettera di Roscellino). E.-H. W. Kluge, Roscelin and the Medieval Problem of Universals, in Journal of the History of Philosophy vol. 14 (ottobre 1976), pp. 405-414. Constant Mews, Nominalism and Theology before Abaelard: New Light on Roscelin of Compiègne, Vivarium, 20, 1992, pp. 4-33. M. Parodi, & M. Rossini (ed.), Anselmo - Abelardo – Roscellino. Fra le due rupi. La logica della Trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo, Unicopli, Milano, 2000 (contiene la traduzione italiana della lettera di Roscellino). Giulio d’Onofrio, Anselmo e i teologi «moderni», in «Cur Deus Homo». Atti del Congresso Anselmiano Internazionale (Roma, 21-23 maggio 1998), cur. Paul Gilbert - Helmut Karl Kohlenberger - Elmar Salmann, Roma, Pontificio Ateneo Sant'Anselmo 1999 (Studia Anselmiana 128), pp. 87-146.
M. Giannetta, Apologia di Roscellino, Roma 2020.
Voci correlate Abelardo Anselmo d'Aosta Disputa sugli universali Nominalismo Triteismo
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