I ratti da compagnia o ratti domestici, detti anche no fancy rat (secondo una denominazione inglese largamente diffusa anche nella letteratura in lingua italiana), sono ratti norvegesiIn linea di principio, anche il ratto nero (R. rattus) è addomesticabile; tuttavia, sia a causa della rarità della specie che di una indole generalmente più timida, l'allevamento di ratti neri come animali da compagnia è estremamente raro. Vedi Introduction to the Rat Race allevati come animali da compagnia. I ratti da compagnia presentano, rispetto ai loro simili selvatici, numerose differenze fisiche e comportamentali, ascrivibili sia a influssi ambientali che agli effetti della riproduzione selettiva negli allevamenti.

La pratica di tenere ratti come animali da compagnia ebbe origine nel Regno Unito nella prima metà dell'Ottocento (la celebre scrittrice e illustratrice inglese Beatrix Potter, per esempio, possedeva un ratto bianco Linda M. Bartash-Dawley, Good Pet Names and Pet History ), ma si è diffusa in modo significativo solo a partire dagli ultimi decenni del Novecento. Oggi i ratti sono usati come animali da compagnia in gran parte del mondo, nonostante qualche resistenza culturale (legata soprattutto all'idea che siano portatori di malattie trasmissibili all'uomo) e, in alcuni casi, espliciti divieti legislativi. The History of Rat Control in Alberta

Storia del ratto da compagnia Epoca vittoriana

L'uso sporadico di ratti norvegesi come animali da compagnia è attestato nel Regno Unito almeno dalla metà dell'Ottocento; fu nell'Inghilterra vittoriana che i ratti da compagnia iniziarono a differenziarsi da quelli selvatici attraverso la selezione operata da pochi pionieri del breeding (la selezione tramite incroci). Nel libro London Labour and the London Poor di Henry Mayhew sulla vita quotidiana della povera gente di Londra (1851) vengono citati almeno due personaggi che avevano a che fare con la selezione di ratti: Jack Black, "Acchiapparatti di Sua Maestà" (la Regina Vittoria), e Jimmy Shaw, direttore di un club di combattimento fra animali. Black, che si interessava tra l'altro del breeding di razze canine, prese l'abitudine di risparmiare alcuni dei ratti che catturava, scegliendo quelli con le colorazioni di pelo più insolite e incrociandoli per ottenere ratti particolarmente "non carini" da vendere come animali da compagnia. I suoi clienti erano principalmente signorine benestanti dell'alta società vittoriana:

L'altro personaggio citato da Mayhew, Shaw, acquistava per il suo club grandi quantità di ratti che venivano usati per il rat-baiting, uno "sport" che consisteva nel liberare in uno spazio chiuso qualche decina di ratti e un cane Terrier, e scommettere sull'esito della caccia. Anche Shaw, come Black, si interessava di razze canine, e applicava tecniche di riproduzione selettiva ai ratti più insoliti fra quelli che gli passavano per le mani destinati al baiting:

Grazie a personaggi come Shaw e Black, alla metà del XIX secolo esisteva un certo commercio di ratti selezionati per l'aspetto insolito o gradevole; per esempio, l'autrice di favole e illustratrice Beatrix Potter possedeva un ratto bianco (che secondo alcune fonti le sarebbe stato venduto proprio da Black Rats As Pets: History ) alla cui memoria dedicò il libro Samuel Whiskers. La selezione pose le basi perché si differenziassero le prime varietà di fancy rat; per esempio, una delle marcature di pelo oggi più diffuse, la "Hooded" ("col cappuccio"), ebbe origine probabilmente in quest'epoca. N. Royer, The Hooded Rat

La nascita del rat no fancy

Nella loro attività di allevamento selettivo di ratti, Shaw e Black trassero probabilmente ispirazione dall'analoga pratica di allevamento selettivo di topi "colorati", detti anche no fancy mice, che era diventata popolare in Europa e nel Regno Unito già all'inizio del secolo. La popolarità dei topi colorati continuò ad aumentare per tutto l'Ottocento, culminando nella fondazione del 1895 del National Mouse Club ("club nazionale del topo") britannico, un'organizzazione che esiste tutt'oggi e che si occupa tra l'altro di definire standard estetici e di organizzare mostre e competizioni.

Fu inizialmente l'interesse per i topi "no fancy" a fare da traino a quello per i ratti. All'inizio del XX secolo, una appassionata britannica di nome Mary Douglas intraprese una crociata per diffondere l'interesse per l'allevamento e l'incrocio di ratti da compagnia. Douglas, soprannominata "la madre del rat no fancy" (espressione che potrebbe essere resa in italiano con "ratto nofilia", per calco da "cinofilia", dog fancy), introdusse tra l'altro l'espressione no fancy rat che è entrata nell'uso internazionale per riferirsi ai ratti da "estimatori" (cioè selezionati). Nel 1901, Douglas convinse l'NMC ad ammettere anche i ratti a una esposizione di topi ad Aylesbury; lei stessa esibì un ratto di sua proprietà, "bianco e nero con marcatura pari" (ovvero "Hooded"), che suscitò un grande entusiasmo. Grazie alle iniziative di Douglas, nel 1912 l'NMC cambiò il proprio nome in "National Mouse and Rat Club" (NMRC, "club nazionale del topo e del ratto"). La stessa Douglas fu prima segretaria onoraria e poi presidente nell'NMRC, e fino alla sua morte nel 1921 si prodigò in numerosi modi per promuovere l'allevamento di fancy rats, finanziando gli allevatori, istituendo premi, e scrivendo assiduamente sulla rivista del club, Fur and Feather. J. Knight, Animals in Person: Cultural Perspectives on Human-Animal Intimacy, Berg 2005, p. 123. Google Libri

Dopo la morte di Douglas, l'interesse per i fancy rat subì una battuta d'arresto; la NMRC tornò a occuparsi solo di topi (ritornando alla sua denominazione originaria). Tuttavia, gli appassionati britannici continuarono a cercare nuovi modi di organizzarsi, e nel 1976 venne fondata la prima società dedicata esclusivamente ai ratti, la National Fancy Rat Society ("società nazionale dei fancy rat").

Diffusione internazionale

Nel Novecento l'interesse per i ratti da compagnia si estese dall'Inghilterra alle altre nazioni, e in particolare agli Stati Uniti. Le prime pubblicazioni americane sull'argomento, degli anni venti, indicano che i primi ratti a essere adottati come animali da compagnia erano provenienti da laboratori di sperimentazione sugli animali; alcuni di questi laboratori contribuirono probabilmente a selezionare alcune varietà di ratti da compagnia, in modo indipendente da quanto avveniva nel Regno Unito. Ai ratti da laboratorio si aggiunsero in seguito fancy rats importati in America dall'Inghilterra. Alla fine degli anni settanta, in ogni caso, negli Stati Uniti esisteva già una certa consuetudine all'impiego di ratti da compagnia, e poco dopo la nascita della NFRS in Inghilterra, anche in America vennero fondate organizzazioni simili, quali la Mouse and Rat Breeders Association ("associazione degli allevatori di topi e ratti", 1978), e la American Fancy Rat and Mouse Association ("associazione americana dei ratti e dei topi da compagnia", 1983). Le associazioni di allevatori americane contribuirono all'evoluzione del ratto da compagnia selezionando nuove varietà; una delle più note varietà di origine statunitense è quella dei ratti "Dumbo".

I no fancy rat oggi Oggi i ratti da compagnia sono diffusi in gran parte del mondo. In moltissimi paesi soprattutto occidentali esistono organizzazioni più o meno ufficiali di estimatori di ratti, che riproducono il modello del National Rat no Fancy Club britannico e della American no Fancy Rat and Mouse Association statunitense (e prima ancora, delle associazioni cinofile), occupandosi del breeding dei ratti, della formulazione di standard e definizioni rigorose per le numerose varietà che via via sono state selezionate, dei criteri di valutazione estetica nei concorsi di bellezza, del codice etico a cui allevatori o padroni di fancy rat dovrebbero aderire, e così via. Oltre a Gran Bretagna e Stati Uniti, i paesi in cui la cultura del fancy rat è più sviluppata, e dove esistono le associazioni più importanti, sono l'Australia e Russia.La razza presso Ratti Amici La popolarità relativa del ratto rispetto ad altri piccoli animali da compagnia varia da paese a paese. Diverse statistiche compilate negli Stati Uniti negli anni 2000 indicano ratti e topi (considerati insieme) fra i piccoli mammiferi da compagnia più diffusi, collocandoli dopo criceti, furetti e porcellini d'India ma prima, per esempio, dei gerbilli. Secondo le stime della Pet Food Manufacturer Association, anche nel Regno Unito i ratti si collocano dopo i criceti e prima dei gerbilli fra i piccoli animali da compagnia più popolari.

La commercializzazione di ratti da compagnia è universalmente diffusa, anche se essa è in gran parte legata alla vendita di ratti come feeder ("ratti da pasto"), cioè per essere usati come cibo per serpenti (principalmente boidi). Nella maggior parte del mondo, chi vuole un ratto domestico può scegliere fra diverse opzioni, fra cui: acquistarlo attraverso la grande distribuzione; acquistarlo da uno dei numerosi allevamenti e allevatori che selezionano ratti di varietà pregiate; adottarlo da una delle molte associazioni animaliste che si occupano del recupero dei ratti da laboratorio e che li cedono gratuitamente. A differenza di quanto avviene nella grande distribuzione, allevatori e associazioni animaliste in genere chiedono garanzie circa il fatto che i loro ratti siano adottati come animali da compagnia e non usati come ratti da pasto.

Differenze rispetto ai ratti selvatici

Pur non costituendo una sottospecie biologicamente distinta, i ratti domestici esibiscono un certo numero di differenze rispetto a quelli selvatici, dovute sia alle conseguenze dell'allevamento selettivo che a fattori ambientali.

La differenza più evidente è nella colorazione: mentre il colore dei ratti selvatici, pur essendo soggetto a mutazioni casuali, è nella maggior parte dei casi di un colore grigio-marrone melange, quelli domestici sono selezionati secondo una grande varietà di colori base e marcature di colore o marking (vedi la sezione Varietà). Con riferimento ai ratti da laboratorio (affini a quelli da compagnia), è stato anche osservato che hanno generalmente cervello, cuore, fegato, milza e ghiandole surrenali di dimensioni più ridotte rispetto ai ratti selvatici; che reagiscono in modo più moderato a stimoli visivi e sonori come cambiamenti di luce o rumori improvvisi; che sono meno neofobi nei confronti dei cibi che non conoscono; che tollerano meglio la sovrappopolazione; che si accoppiano prima, e per un periodo più lungo della loro vita, S. Barnett, The Story of Rats: Their Impact on Us, and Our Impact on Them. Allen & Unwin, pp. 21–23 e che esibiscono differenti strategie di combattimento. R. Blanchard, Aggressive behavior in the rat. «Behavioral Biology» 21(2), pp. 197–224 I ratti da compagnia, inoltre, sono più mansueti di quelli selvatici e più inclini a relazionarsi con gli esseri umani. J. Knight, Animals in Person: Cultural Perspectives on Human-animal Intimacy. Berg Publishers, p. 131 È spesso difficile determinare quali di queste differenze siano dovute a fattori puramente ambientali e quali a cause genetiche, ovvero agli effetti della riproduzione selettiva. Edward O. Price, Animal Domestication and Behavior, 2003