L'espressione rinascita dell'anno Mille designa una fase storica del Basso Medioevo caratterizzata da una rinnovata religiosità, ma soprattutto da uno sviluppo economico che comportò cambiamenti evidenti nella vita sociale.

Alcuni storici hanno chiamato questa fase di sviluppo culturale, collocata intorno all'XI secolo, "Rinascimento medievale" e Lezioni di storia medievale. Dalle origini all'anno mille, Il Segno Gabrielli Editori, 2004 p. 35.

Questa denominazione è stata contestata da altri, come lo storico Girolamo Arnaldi, che riconosce come "Rinascimenti medioevali" solo « [...] quelli del diritto e della filosofia, nel secolo XII, perché il diritto che si riprese a studiare era quello romano, codificato dall'imperatore Giustiniano, e la filosofia tornata in auge era quella greca, in particolare Aristotele» e quindi si può parlare di Rinascimento in quanto quello del XV secolo sarà caratterizzato proprio dalla rinascita dell'interesse per la classicità greca e romana. Resta il fatto che

Konrad Burdach, massimo sostenitore della continuità tra Medioevo e Rinascimento, ritiene che non vi sia stata alcuna rottura fra i due periodi, i quali costituiscono dunque un'unica grande epoca. Burdach afferma che non vi fu nessuna svolta, e se proprio si vuole parlare di rinascita bisogna addirittura risalire all'anno Mille; egli annota infatti che i temi della Riforma luterana erano già contenuti nelle eresie medioevali, e che Medioevo e Rinascimento hanno una stessa fonte in comune: il mondo classico.Konrad Burdach, Riforma, Rinascimento, umanesimo, G.C. Sansoni, 1935.

Gli storici sono oggi concordi sul fatto che queste ondate di paura collettiva non siano mai esistite. A differenza di questo "mito storico", le nuove energie che proruppero intorno all'anno Mille in tutta l'Europa occidentale, dalle rive del Mare del Nord alla pianura del Po e alle valli degli Appennini, non furono affatto generate dallo stupore per la mancata distruzione del mondo, ma da tutta una serie di concomitanze storiche. La società europea stava rinascendo a nuova vita, liberando quelle forze che erano andate lentamente maturando nel corso dei secoli successivi alla caduta dell'Impero d'Occidente.

La rinascita ottoniana

Una parte della storiografia medievale non contesta il fenomeno della rinascita dell'anno Mille, ma ne mette in dubbio la repentinità e ne vede piuttosto «una più lunga evoluzione che, iniziata nel X secolo, si espande con sicurezza nella seconda metà dell'XI secolo.». In questo caso Gianfranco Maglio fa riferimento alla cosiddetta "Rinascita ottoniana"., chiamata anche "Rinascenza" o "Rinascimento ottoniano",« […] alcuni studiosi sono più propensi a parlare di età post-carolingia» (in Gloria Larini, Controversie. Dispute letterarie, storiche, religiose dall'antichità al Rinascimento, libreriauniversitaria.it ed., 2013, p. 79. legata al nome di Ottone I di SassoniaG. Larini, op. cit., ibidem., un periodo medievale di rinnovamento culturale dell'Occidente cristiano, che si considera essersi sviluppato attorno al X secolo. È un'età caratterizzata da un'innegabile vitalità culturale, in particolare grazie all'attività delle scuole, in Germania ed in maniera meno diffusa sull'intero continente europeo.

Dominata da due figure intellettuali maggiori (Abbone di Fleury e Gerberto di Aurillac) produce una notevole attività artistica (manoscritti miniati) ed architettonica. Più limitata rispetto alla Rinascita carolingia che la precede, e da essa indissociabile, la Rinascita ottoniana conclude ugualmente il lungo sviluppo dell'insegnamento nel Medioevo dal VI all'XI secolo, prima della fioritura culturale del XII secolo.Negli anni in cui in Occidente vi era la Rinascita ottoniana, in Oriente si assiste alla Rinascenza macedone dalla rifioritura artistica sotto la dinastia macedone.

La spinta migratoria Il Drang nach Osten Intorno all'XI secolo viene anche collocato l'inizio di quella espansione che spinse i popoli germanici, con i loro pesanti aratri, alla ricerca di nuove terre da dissodare ad Oriente (Drang nach Osten).

«L'espansione germanica verso est assume le forme più diverse: ora pacifica messa in valore di terre incolte, ora insediamento di mercanti o coloni grazie a privilegi pacificamente ottenuti, ora azione violenta di conquista, spesso mascherata dietro pretesti religiosi. Gli ordini monastici vi giocano una parte di primo piano.».

«La colonizzazione di questa pianura settentrionale fu forse la principale impresa dei popoli germanici durante il Medioevo […] Nulla è più importante nella storia germanica di questa immensa e secolare migrazione, di questa mobile frontiera di gagliarde famiglie campagnole che avanzano costanti verso oriente, abbattendo foreste, bonificando terreni, prosciugando paludi.»H.A.L. Fisher, Storia d'Europa, Bari 1971

I popoli slavi si ritirarono di fronte a questa massiccia ondata migratoria, abbandonando le terre vicine al fiume Elba e spingendosi sino al fiume Oder. Nel loro territorio s'insediarono stabilmente nel XIII secolo gli ordini monastici cavallereschi dei Cavalieri Teutonici e dei Portaspada.

L'inizio delle crociate e l'insediamento dei cristiani latini nel Vicino Oriente

Saranno queste nuove forze espansive che faranno arrivare un popolo del Nord, forte e guerriero, di abili marinai che dalla penisola scandinava e dallo Jutland si sposteranno verso Oriente ed Occidente per poi s'insediarsi nella terra che si chiamerà da loro Normandia e nelle fertili terre pugliesi e siciliane, che faranno sognare ai Crociati (definiti Franchi dai musulmani del Vicino Oriente) le terre e le ricchezze, che il papa promette insieme alla salvezza delle anime.

Le crociate, furono una sorta di pellegrinaggio armato diretto ad aiutare i "fratelli d'Oriente" in cambio del ritorno della Chiesa d'Oriente nel seno della Santa Romana Chiesa, ma anche una valvola di sfogo alla cristianità della giovane Europa gonfia di violente energie che rivolgeva contro se stessa. «A una sola condizione si poteva imporre la pace cristiana a un'Europa siffatta, che cioè le si offrisse in cambio un'altra guerra, meglio la sua unica guerra.»G. Falco, La polemica sul medioevo, Napoli 1977 nella quale avrebbero trovato sfogo le energie compresse dei Franchi che « [...] abituati a combattere iniquamente in guerra privata contro i fedeli, [ora] si battano contro gli infedeli... Coloro i quali sono stati finora dei briganti diventino soldati.»Foucher de Chartres, Storia di Gerusalemme

A impiantarsi commercialmente al centro del Mar Mediterraneo sarà l'Occidente cristiano, con la potenza navale ed economica sveva (erede della strategia mediterranea normanna) e poi delle repubbliche marinare italiche, che svolgeranno una proficua azione mediatrice col mondo islamico proprio nel momento in cui l'Imamato fatimide, che dominava l'Egitto, si adopererà col massimo delle sue forze economiche e militari in Siria al fine di annetterla e strappare poi all'"usurpatore" califfato degli Abbasidi la guida politica e spirituale della Umma (finendo però con il bloccarsi proprio in Siria). Ciò facilitò non poco i Turchi Selgiuchidi nella loro azione di "tutela" del sunnismo e del califfato abbaside, ponendo sotto il proprio controllo Baghdad nel 1071 e le regioni che gravitavano sul Golfo Persico e su parte dell'Oceano Indiano.

Nasce per gli storici il problema di distinguere tra causa ed effetto tra gli elementi che compongono la rinascita dell'Occidente, ma ciò che conta è indicarne le principali manifestazioni.

«Quasi non c'è aspetto della vita degli uomini dei secoli XI-XIII al quale non sia stato attribuito un carattere rivoluzionario. Medievisti più o meno illustri hanno così parlato di rivoluzione agraria, rivoluzione feudale, rivoluzione commerciale, rivoluzione industriale, rivoluzione urbana, rivoluzione intellettuale" tanto che da un Medioevo immobile si è passati a uno addirittura rivoluzionario e in effetti "nessuno può negare che siano avvenuti cambiamenti profondi e persino radicati nelle strutture economiche, insediative, sociali, politiche e mentali della società europea di quei secoli.»G. G. Merlo, Basso Medioevo, in G. Tabacco, G. G. Merlo, Medioevo, Bologna 1989 La trasformazione della società in Europa La ripresa demografica

L'aspetto più sensazionale di questa espansione dell'OccidenteMarta Fischer, Walter Pedrotti, Le città italiane nel Medioevo, Giunti Editore, 1997, p. 29 è, a detta degli storici, l'aumento della popolazione che però non si può calcolare in modo certo per l'assenza di documenti anagrafici ma che risulta evidente da una serie di prove indirette come ad esempio l'aumento dell'estensione delle terre messe a coltura. Tra XI e XII secolo ci sono documenti che testimoniano il dissodamento estensivo di terre vergini: lo provano le carte contrattuali con cui i feudatari concedono vantaggiose opportunità per coloro che si insedino e coltivino le terre incolte. Nei catasti si trovano piante a scacchiera o a spina di pesce dei terreni coltivati. Ulteriore prova è l'aumento delle decime che la Chiesa riscuote dai contadini: il prevosto della cattedrale di Mantova alla fine del XII secolo annota che in meno di un secolo le terre di proprietà della Chiesa sono state «truncatae et aratae et de nemoribus et paludibus tractae et ad usum panis reductae.» (dissodate ed arate risanate dai boschi e dalle paludi e riutilizzate per trarne pane.)J. Le Goff, Il basso medioevo, trad. di E. V. Spagnol, Milano 1967

Inoltre, negli ultimi anni, gli storici hanno riportato alla luce l’importanza di un altro fattore che ha consentito questo incremento di popolazione: il fattore climatico. Tra il XI e XIII secolo vi fu una diminuzione della piovosità sul Vecchio Continente, portando ad un innalzamento delle temperature. Questo cambiamento favorì un incremento della produzione agricola e una diminuzione del tasso di mortalità in quanto la popolazione, meglio nutrita, resistette meglio alle malattie di quel tempo.

Quando si parla di estensione delle superfici coltivabili si pensa in genere alle terre strappate alla foresta ma si dimentica che questa era una fonte di sopravvivenza per i villaggi contadini che in essa trovavano gli animali da cacciare, la legna per scaldarsi, le ghiande per i loro animali, spesso un ruscello dove pescare e integrare la loro povera dieta: la foresta spesso è tanto preziosa quanto la terra coltivabile. Dalle foto aeree e dall'esame dei pollini risulta indubbio che la foresta sia arretrata in quest'epoca, ma è piuttosto il suo margine che viene intaccato: il sottobosco che offre meno resistenza al diboscamento spesso praticato con il fuoco o con mezzi primitivi.

Vengono ora messe a coltura anche le terre meno fertili, le terre fredde. Si realizzano veri e propri dissodamenti collettivi di grandi dimensioni, il più vistoso dei quali è quello che si verificò nei Paesi Bassi dai "contadini delle paludi", gli agricoltori fiamminghi che faranno sorgere dal mare i "villaggi di diga". Il conte di Fiandra Roberto II donerà all'incirca nell'anno 1090 all'abbazia di Bourbourg lo scorre (terra strappata al mare) e tutto quello che i monaci riusciranno a togliere al mare (quicquid ibi accreverit per iactum maris)J. Le Goff, op. cit.

È questa l'epoca in cui con sforzi giganteschi viene bonificata dalle paludi e dagli acquitrini la pianura padana e in cui i versanti degli Appennini vengono dai signori feudali divisi in lotti e assegnati a quei contadini che s'impegnino a liberarli dalla vegetazione e a coltivarli.

Secondo recenti calcoli questo fu l'andamento della crescita di una popolazione contraddistinta dalla brevità di vita e dall'elevata mortalità infantile ma anche dalle numerose nascite e formazioni di gruppi familiari caratterizzate dalla giovane età: verso il 1050 la popolazione europea è stata stimata in 46 milioni, nel 1100 era di 48 milioni, 50 verso il 1150 e 61 verso il 1200.