La quinta coalizione fu un'alleanza fra Impero austriaco e Regno Unito (più altre potenze minori), creata nell'aprile del 1809 per combattere contro il Primo Impero francese di Napoleone Bonaparte ed i suoi alleati (essenzialmente il Regno d'Italia, il Ducato di Varsavia e gli stati tedeschi parte della Confederazione del Reno). Il Regno Unito, alleato agli spagnoli e portoghesi nella guerra d'indipendenza spagnola, si trovava già da tempo in guerra con la Francia; allo stesso tempo l'Austria aveva organizzato un nuovo esercito per modificare la situazione sfavorevole venutasi a creare dopo la disfatta subita nella precedente guerra della terza coalizione, culminata con la pace di Presburgo.
Lo scontro tra i due blocchi contrapposti iniziò il 10 aprile 1809 con l'invasione della Baviera, alleata della Francia, da parte dell'esercito austriaco dell'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen; Napoleone reagì rapidamente, e con una serie di veloci manovre respinse gli austriaci oltre il confine e prese la capitale Vienna il 13 maggio. Dopo un parziale insuccesso nella battaglia di Aspern-Essling (21-22 maggio), Napoleone ottenne infine la vittoria definitiva sugli austriaci nella battaglia di Wagram (5-6 luglio). Tra le operazioni minori del conflitto, le truppe britanniche lanciarono una fallimentare invasione dei Paesi Bassi, mentre una rivolta anti-francese nel Tirolo promossa dal leader locale Andreas Hofer fu repressa dalle truppe franco-bavaresi.
L'esercito austriaco si batté con determinazione, dimostrando di aver fatto diversi passi in avanti rispetto alle disfatte del 1805 e, sebbene sconfitto più volte sul campo, non fu annientato, riuscendo ad opporre una valida resistenza fino alla fine; a pesare sulle sorti dell'Austria fu il fatto che l'Impero russo e la Prussia non le diedero alcun aiuto, lasciando l'esercito austriaco ad affrontare da solo i veterani della Grande Armée napoleonica. L'Austria sconfitta fu quindi obbligata a firmare il trattato di Schönbrunn, perdendo ulteriore territorio nei confronti della Francia.
Antefatti L'Europa nel 1809
Per l'inizio del 1809 l'Impero francese, nato da appena cinque anni, si era ormai affermato come potenza egemone in Europa.. Tutti i suoi avversari sul continente erano stati sconfitti: le forze dell'Impero austriaco e dell'Impero russo erano state battute nella battaglia di Austerlitz il 2 dicembre 1805, mentre la Prussia era stata umiliata e ridotta all'impotenza nel corso di una campagna-lampo nell'ottobre del 1806, culminata con la doppia sconfitta di Auerstädt e di Jena (14 ottobre 1806). Dopo un ennesimo successo nella battaglia di Friedland (14 giugno 1807), Napoleone era infine riuscito a convincere lo zar Alessandro I di Russia a firmare la pace di Tilsit, con cui i due imperi definivano le rispettive zone d'influenza sull'Europa.. L'area di dominazione francese era molto vasta: gli stati tedeschi erano stati sottratti al controllo del Sacro Romano Impero e riuniti in una "Confederazione del Reno" sotto controllo francese, mentre gran parte del nord e centro Italia era stato annesso alla Francia o riunito in un Regno d'Italia il cui monarca era lo stesso Napoleone; infine Luigi Bonaparte, fratello dell'imperatore, era stato insediato sul trono del Regno d'Olanda, ed il Regno di Napoli era affidato al fedele maresciallo Gioacchino Murat.
L'unica potenza ancora intenta ad opporsi a Napoleone era il Regno Unito, in guerra contro la Francia fin dalla rottura della pace di Amiens nel maggio del 1803. Il controllo delle acque europee, acquisito dalla Royal Navy con la vittoria nella battaglia di Trafalgar (21 ottobre 1805), metteva al riparo la Gran Bretagna dal rischio di un'invasione e al contempo permetteva ai britannici di appoggiare chiunque in Europa intendesse opporsi alla Francia. Riconosciuta l'impossibilità di un attacco diretto, nel novembre del 1806 Napoleone aveva inaugurato il sistema del Blocco continentale, chiudendo tutti i porti europei alle navi e alle merci britanniche. L'applicazione del blocco costringeva però i francesi a estendere ancora di più la loro sfera d'influenza: nel novembre del 1807 le truppe francesi avevano invaso il Portogallo, allora neutrale, occupandolo in breve tempo. Contemporaneamente, un esercito francese si impossessò delle zone chiave della Spagna, formalmente un'alleata della Francia, ed il 6 maggio Napoleone costrinse il sovrano spagnolo ad abdicare in favore del fratello Giuseppe Bonaparte. L'incoronazione di Giuseppe fu percepita dal popolo spagnolo come un'imposizione di un monarca straniero, e tutta la nazione insorse contro i francesi, subito imitata anche dai portoghesi.; prese alla sprovvista, le forze francesi iniziarono a patire una serie di insuccessi, culminati con la resa del generale Dupont al termine della battaglia di Bailén (16 - 19 luglio 1808): dalla proclamazione dell'Impero, non era mai accaduto che un'armata francese venisse obbligata alla resa.. Contemporaneamente, un piccolo esercito britannico guidato dal generale Arthur Wellesley sbarcò in Portogallo, infliggendo ai francesi una sconfitta nella battaglia di Vimeiro (21 agosto 1808) e scacciandoli dal paese..
Le sconfitte nella penisola iberica costituivano un grave danno per il prestigio della Francia e potevano rappresentare un incentivo per i suoi nemici a riprendere le ostilità. Napoleone decise di intervenire direttamente in Spagna, ma prima volle cautelarsi da un possibile intervento di Austria e Prussia tramite un nuovo accordo con lo zar Alessandro: con la convenzione di Erfurt del 12 ottobre 1808 la Russia si impegnò, in caso di attacco austriaco, a denunciare l'Austria e a fare causa comune con la Francia. A dispetto della sua vaghezza, Napoleone si ritenne soddisfatto dall'accordo, e quello stesso giorno sciolse la sua Grande Armée, rimpiazzandola con una più ridotta "Armata del Reno", mentre uomini delle migliori truppe francesi venivano convogliati dalla Germania verso il confine spagnolo. Alla loro testa, Napoleone travolse rapidamente ogni resistenza. Forzata la linea dell'Ebro, i francesi infransero la resistenza spagnola, occupando Madrid il 3 dicembre. Un esercito britannico giunto in supporto degli spagnoli dal Portogallo fu ben presto costretto alla ritirata, lasciando la Spagna dal porto di La Coruña nel gennaio del 1809 dopo aver subito gravi perdite nel corso di una dura campagna invernale..
Il riarmo dell'Austria
La sconfitta subita nella guerra della terza coalizione del 1805, le perdite territoriali patite per via della pace di Presburgo e soprattutto la fine dell'influenza austriaca sulla Germania a vantaggio della Francia costituivano motivo di profondo risentimento da parte della corte di Vienna nei confronti dei francesi. Poiché era evidente che queste concessioni non potevano essere recuperate al tavolo della diplomazia, l'unica strada rimasta era quella di una nuova guerra contro l'impero di Napoleone. La pessima prova fornita dalle armate austriache nella guerra del 1805 rendeva impellenti nuove riforme in campo militare, riforme che subirono un'accelerazione quando l'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen fu nominato comandante in capo dell'esercito nel 1806: furono introdotte nuove formazioni tattiche, venne data maggiore importanza alle unità di fanteria leggera e alle tattiche di schermaglia e fu istituita la Landwehr, una milizia nazionale che riuniva tutti i maschi tra i 18 ed i 45 anni che non fossero già arruolati nell'esercito regolare, in pratica un tentativo di replicare la "leva di massa" della Francia rivoluzionaria.. Poco prima dello scoppio della guerra Carlo introdusse la riforma più importante, istituendo anche nell'esercito austriaco il sistema dei corpi d'armata già adottato dalla Grande Armée francese: queste formazioni, composte da reparti di fanteria, cavalleria e artiglieria, erano in pratica dei piccoli eserciti in miniatura, capaci di combattere autonomamente, ma scaglionati, in modo che l'uno potesse rapidamente accorrere in supporto dell'altro..
Per la fine del 1808 la situazione sembrava favorevole per una mossa austriaca: le sconfitte di Bailén e Vimeiro avevano dimostrato che le armate francesi non erano invincibili, mentre il trasferimento di una larga fetta della Grande Armée (oltre che dello stesso Napoleone) in Spagna rendevano più favorevole la situazione sul fronte tedesco. Il Regno Unito era sempre pronto a fornire appoggio, dando assistenza finanziaria e promettendo di sbarcare un contingente di truppe nel nord della Germania, mentre un intervento austriaco avrebbe potuto provocare una rivolta anti-francese nei territori tedeschi, inducendo anche la Prussia ad unirsi al conflitto; un accordo per un intervento prussiano in favore dell'Austria in caso di conflitto era stato redatto nell'ottobre del 1808, anche se in seguito fu sconfessato dal re Federico Guglielmo III.. Più incerto era l'atteggiamento che avrebbe assunto la Russia: nonostante gli impegni assunti ad Erfurt, tuttavia, era dato per scontato che lo zar non si sarebbe impegnato a fondo in un conflitto a fianco dei francesi contro la monarchia asburgica.
Le discussioni in seno alla corte di Vienna si fecero molto accese: il partito favorevole alla guerra annoverava l'imperatrice Maria Ludovica, il primo ministro von Stadion e l'ambasciatore austriaco a Parigi Klemens von Metternich, quest'ultimo convinto che nella stessa Francia vi fosse una forte avversione a un nuovo conflitto contro gli austriaci; il più contrario alla guerra era invece lo stesso arciduca Carlo, convinto che le riforme introdotte non fossero ancora sufficienti e ben rodate per garantire una supremazia austriaca sui veterani francesi. Incoraggiato anche dall'evidente sostegno popolare alla guerra, l'imperatore Francesco I, fratello maggiore dell'arciduca Carlo, prese infine la decisione l'8 febbraio 1809: l'Austria avrebbe dichiarato guerra alla Francia nella primavera seguente, e l'esercito austriaco fu posto in mobilitazione.
Piani e schieramenti Gli austriaci
Il piano di guerra austriaco, elaborato da Carlo e dal suo capo di stato maggiore generale Mayer, prevedeva che il grosso dell'esercito (otto degli undici corpi d'armata disponibili) si concentrasse in un assalto contro la Baviera, membro chiave della Confederazione del Reno e storica alleata della Francia: l'attacco doveva partire dalla Boemia, a nord del Danubio, con sei corpi d'armata, dirigendo verso Ratisbona e il fiume Meno per cogliere le principali forze francesi nei loro acquartieramenti, per proseguire verso Magonza o piegare a sud verso Ulm; gli altri due corpi d'armata, schierati a sud del Danubio, avrebbero protetto il fianco meridionale dell'armata principale.. Il piano era molto audace: se eseguito con celerità e sfruttando l'effetto sorpresa avrebbe tagliato in due lo schieramento francese, infliggendo loro una sconfitta che avrebbe indotto rivolte tra la popolazione tedesca e defezioni in seno alla Confederazione; insieme al promesso sbarco britannico nella Germania settentrionale, l'attacco austriaco avrebbe fatto pressioni sulla Prussia, inducendola a schierarsi con i coalizzati..