Il Regime del Terrore, spesso definito nella storiografia Terrore giacobino o semplicemente come Il Terrore (in francese Régime de la Terreur), è una fase storica della Rivoluzione francese che ebbe inizio nel settembre del 1793.
Fu caratterizzato dal predominio politico dei membri del Comitato di salute pubblica, che introdussero una serie di misure repressive di crescente durezza contro gli avversari politici sia dell'estrema sinistra, sia della destra repubblicana, sia delle fazioni controrivoluzionarie realiste. La politica del Comitato era diretta a rafforzare la fazione giacobina, mettere in atto misure a favore dei sanculotti e della piccola borghesia cittadina, schiacciare tutti gli oppositori interni della rivoluzione, combattere con maggiore efficacia la guerra esterna contro le monarchie europee dell'Ancien Régime.
Il Regime del Terrore, caratterizzato da un elevatissimo numero di condanne a morte (circa ) ed eccessi nell'esercizio della repressione, terminò il 9 termidoro dell'anno II (27 luglio 1794) con la caduta e l'esecuzione dei tre più influenti membri del Comitato di salute pubblica: Maximilien de Robespierre, considerato la principale personalità politica del Terrore giacobino, Louis de Saint-Just e Georges Couthon, iniziando la fase denominata Terrore bianco antigiacobino, anche se la fine ufficiale si situa il 5 agosto 1794 con la sospensione della legge dei sospetti.
Storia Origini e cause del Terrore In seguito al rovesciamento del trono nella giornata del 10 agosto 1792, in settembre era stata proclamata la Repubblica. Contemporaneamente, la guerra contro l'Austria, la Prussia e il Regno di Sardegna entrava nel vivo e la paura di una rapida marcia del nemico su Parigi gettò la capitale nel terrore, scatenando i "massacri di settembre" contro migliaia di sospetti imprigionati nelle carceri parigine. Le prime incoraggianti vittorie a Valmy e poi a Jemappes (6 novembre 1792) allontanarono lo spettro dell'invasione, ma i timori di complotti e cospirazioni interne a favore dei nemici della Francia alimentarono un clima di sospetto generale. L'esecuzione del re Luigi XVI nel gennaio 1793, inoltre, cementò la coalizione delle potenze europee contro la Francia e scatenò la reazione di coloro che, nel paese, erano rimasti fedeli al sovrano, i cosiddetti "realisti".
La perdita del Belgio e il tradimento di Dumouriez Le armate rivoluzionarie, guidate dai generali Dumouriez e Custine, avevano ormai conquistato tutto il Belgio; Dumouriez, sostenuto dalla fazione della Gironda in seno alla Convenzione nazionale, si spinse oltre avviando l'invasione dei Paesi Bassi nel febbraio 1793.
Tuttavia, il 1º marzo l'armata del duca di Coburgo sbaragliò l'esercito di Custine in Belgio, provocando la rotta dei francesi e il ripiegamento delle truppe di Dumouriez. Quest'ultimo accusò della disfatta il ministro della guerra Jean-Nicolas Pache e, rientrato in Belgio, annullò tutte le disposizioni rivoluzionarie introdotte nel frattempo nel paese. Ormai in rotta con la Convenzione, nonostante il tentativo di difesa di Danton, che ben conosceva il consenso popolare di cui godeva il generale e che forse aveva stretto accordi con lui, Dumouriez aprì i negoziati con il duca di Coburgo promettendo di cedergli il Belgio e di marciare su Parigi. I quattro commissari inviatigli dalla Convenzione per arrestarlo vennero arrestati a loro volta e Dumouriez tentò di far marciare la sua armata su Parigi per abbattere la Repubblica. I soldati non gli ubbidirono e fu costretto a riparare precipitosamente presso gli austriaci.
I girondini vollero istituire una commissione d'inchiesta per stanare i complici della congiura, ma Danton, che temeva di essere incriminato, ebbe facile gioco a far ricadere le colpe sui deputati della Gironda che fino a poche settimane prima avevano sostenuto Dumouriez. I girondini, che allora detenevano il potere esecutivo, dovettero rinunciare, e Danton entrò nel Comitato di salute pubblica il 5 aprile.
La sollevazione della Vandea
La Convenzione aveva intanto decretato la leva di uomini per fronteggiare la guerra contro la coalizione. Fu la miccia che scatenò la sollevazione di intere città nei dipartimenti occidentali della Vandea, Deux-Sèvres, Maine-et-Loire e Loira inferiore, fortemente cattolici e tradizionalistiFrançois Furet e Denis Richet, La Rivoluzione Francese, Laterza, Roma-Bari, 1998, vol. I, p. 227.. I rivoltosi si diedero come capi alcuni membri della vecchia aristocrazia, e alla fine di marzo la "Grande armata cattolica e regia" raggiungeva i uomini. Le armate repubblicane vennero ripetutamente sconfitte e a nulla valse il decreto con cui la Convenzione condannava a morte tutti i rivoltosi catturati con le armi in pugno. Era l'inizio della guerra civile.
La caduta della Gironda: il colpo di Stato montagnardo del 31 maggio 1793 Le tensioni in seno alla Convenzione tra i Girondini, più moderati e maggioritari, fino a quel momento detentori del potere, e i deputati radicali della Montagna, esplosero a causa dei rovesci interni ed esterni, ma avevano iniziato ad accumularsi fin dai giorni del processo al re, durante il quale i girondini avevano inutilmente tentato di giocare la carta della clemenza, attirandosi sospetti di realismo.
Pur controllando il Comitato esecutivo, in cui sedevano i ministri, i girondini non avevano esponenti in seno al Comitato di salute pubblica, che stava acquisendo ormai un potere assoluto. Dei nove membri che lo componevano, sette appartenevano al centro (la "Pianura") e due alla MontagnaMathiez e Lefebvre, op. cit., vol. I p. 385.. Il 5 aprile 1793 i giacobini avanzarono una petizione per chiedere la destituzione dei deputati girondini considerati complici del tradimento di Dumouriez e dei rovesci in Vandea. La risposta fu la messa in stato di accusa di Jean-Paul Marat, ispiratore della petizione, che però venne immediatamente scagionato dal tribunale, sancendo un'ulteriore sconfitta dei girondini. Questi, temendo che i giacobini scatenassero contro di loro i sanculotti parigini, presero posizione contro il centralismo della capitale, attirandosi così anche l'accusa di "federalismo", ossia di volontà di dividere la Repubblica.
La nomina di una commissione d'inchiesta sul comportamento del Comune, centrale operativa dei sanculotti, esasperò gli animi. Il 31 maggio le sezioni parigine si misero in agitazione e mossero contro la Convenzione, chiedendo l'arresto dei 22 capi girondini elencati nella petizione di Marat. I deputati, preoccupati del ruolo ormai incontrollato delle masse popolari, decisero di resistere e si limitarono a sciogliere la commissione d'inchiesta contro il Comune, ma una nuova sollevazione il 2 giugno li costrinse, sotto la minaccia dei cannoni e dei fucili, e su pressione di Robespierre e Couthon, a far arrestare i girondini. La Montagna assumeva così il controllo della Convenzione e apriva la strada al regime di Robespierre. Furono dichiarati fuorilegge e proscritti 31 capi girondini, seguiti da 73 deputati che avevano protestato. I 73 vengono poi graziati dall'intervento di Robespierre stesso, ma furono reintegrati solo dopo Termidoro. Molti finirono ghigliottinati assieme a simpatizzanti nel "periodo dei processi". Brissot, Vergniaud, Lebrun e altri diciotto capi girondini, dopo un breve processo (24 – 30 ottobre 1793) finiscono sulla ghigliottina. L'8 novembre compare davanti ai giudici Manon Roland; condannata, sale sul patibolo il giorno stesso. Clavière si suicida in carcere. Probabile suicida è anche Condorcet, catturato mentre si allontanava da Parigi dopo cinque mesi di latitanza. Jean-Marie Roland, rifugiato in Normandia, si trafigge il cuore con un pugnale, lasciando un biglietto con queste parole: «Nell'apprendere la morte di mia moglie, non ho voluto restare un giorno di più sopra una terra macchiata di delitti».
La Montagna ebbe la maggioranza alla Convenzione utilizzando la minaccia militare dei sanculotti, iniziando così il governo congiunto di Giacobini e Cordiglieri.
Robespierre al potere La situazione in Francia stava intanto peggiorando. La caduta dei girondini aveva fomentato la rivolta a Tolone, Marsiglia e Lione, la seconda città del paese, dove la popolazione era insorta contro il centralismo di Parigi, ormai nelle mani della Montagna. Nella capitale, d'altronde, il peggioramento della crisi economica e l'aumento del prezzo del pane tenevano i sanculotti continuamente in agitazione, senza che il Comitato di salute pubblica guidato da Danton riuscisse a imporre l'ordine. Si decise, il 10 luglio, su pressione dei sanculotti, di sciogliere questo primo Comitato e nominarne uno nuovo, composto in maggioranza da giacobini.
L'assassinio di Marat, il 13 luglio 1793, per opera di una giovane bretone filo-girondina, Charlotte Corday, destò enorme impressione e convinse le frange radicali alla guida del Comune a imporre misure maggiormente rivoluzionarie. I cordiglieri ora guidati da Jacques-René Hébert, che ne aveva assunto la leadership dopo la morte di Marat e l'allontanamento di Danton dalla vita politica, e gli ancora più radicali "arrabbiati", come venivano definiti, guidati dall'ex prete Jacques Roux, riuscirono a far votare dalla Convenzione il 27 luglio la legge contro gli accaparratori, che consentiva l'ispezione dei magazzini, dei granai e delle cantine per assicurarsi che i commercianti non facessero scorte di beni alimentari che andavano messi in venditaMathiez e Lefebvre, op. cit., vol. I, p. 422..
Superato dagli avvenimenti e squassato da lotte intestine, il Comitato di salute pubblica decise di invitare Robespierre a partecipare ai suoi lavori, nel tentativo di colmare la distanza tra il Comitato, la Convenzione e il Comune parigino, che rappresentava i sanculotti, per i quali Robespierre era l'unico vero difensore della Rivoluzione, "l'incorruttibile".
Il Terrore all'ordine del giorno Mentre gli hébertisti e gli arrabbiati continuavano a richiedere misure d'emergenza, come il calmieramento di tutti i beni di prima necessità, l'assunzione nei posti pubblici dei patrioti e un'infornata di sospetti da destinare poi al massacro in un revival del settembre 1792, Robespierre oppose loro un programma inflessibile fatto di requisizioni nelle campagne e approvvigionamenti nella capitale, in misura tale da calmare la fame della popolazione e tagliare agli esponenti del Comune l'appoggio dei sanculotti. Ciò permise di celebrare l'anniversario del 10 agosto in un clima sereno nonostante una vigilia che sembrava anticipare nuovi massacri indiscriminati. Robespierre e Danton appoggiarono invece la proposta degli "arrabbiati" della leva in massa, come unica soluzione per contrastare l'avanzata degli eserciti della coalizione e dei vandeani.
I radicali non si ritennero, tuttavia, soddisfatti. Sfruttando le pessime notizie sul fronte militare (il 4 settembre fu data la notizia della caduta di Tolone nelle mani degli inglesi), il 5 settembre il Comune promosse una sollevazione contro la Convenzione, chiedendo il calmiere per tutte le derrate (il "maximum") e altre misure d'emergenza. Robespierre dovette cedere facendo entrare nel Comitato di salute pubblica gli "hébertisti" Jacques Nicolas Billaud-Varenne e Collot d’Herbois. Ciò spostò maggiormente l'asse del potere verso l'estremismo, ponendo "il Terrore all'ordine del giorno" (5 ottobre), come avevano proposto alcuni giacobini più radicaliMathiez e Lefebvre, op. cit. vol. I p. 449..