La Nervastella è un'autovettura di lusso prodotta tra il 1929 e il 1937 dalla Casa francese Renault.
Profilo e storia Nascita del modello
La necessità di una vettura come la Nervastella si impose alla fine degli anni venti del secolo scorso, allo scopo di proporre un modello che andasse a interporsi tra la lussuosa Reinastella e la Vivastella, appartenente a una fascia di mercato decisamente inferiore, basti pensare che mediamente una Reinastella costava come tre Vivastella. Si ritenne quindi opportuno creare un nuovo modello che colmasse il vuoto venutosi a creare: tra l'altro, i modelli PI e PZ, che avrebbero potuto assolvere tale compito, erano fuori produzione già dal 1928, per cui occorreva una vettura più moderna, in grado di solleticare maggiormente i desideri dei potenziali acquirenti.
Presentata nell'ottobre del 1929 al Salone di Parigi, la Nervastella è considerata da molti come una sorella minore della Reinastella, in quanto, a fronte di un target commerciale di livello decisamente alto, proponeva motorizzazioni di cilindrata sensibilmente ridotta. La vettura poteva essere carrozzata direttamente dalla Casa, scegliendo tra le varianti limousine, berlina, trasformabile e cabriolet, tutte appartenenti a quella linea di carrozzerie proposte dalla Renault e facenti parte di una vera e propria linea di carrozzerie denominata Stella, da cui il nome delle Renault meglio rifinite prodotte negli anni trenta. In alternativa, però, il cliente poteva ordinare semplicemente il telaio nudo e provvedere alla sua "vestizione" presso una delle carrozzerie più in voga in quegli anni, come per esempio Kellner o Hibbard & Darrin.
Caratteristiche
Le considerazioni di carattere stilistico su vetture d'anteguerra sono quasi fuori luogo, dal momento che, specie nei casi di vetture di lusso, era difficile se non impossibile trovare un esemplare identico a un altro. In generale, va detto comunque che esternamente, la Nervastella appariva come una sorta di ibrido tra i due modelli che si ponevano rispettivamente al di sopra e al di sotto di essa: il telaio era derivato direttamente da quello della più piccola Vivastella, e infatti anche la zona della carrozzeria che incorporava l'abitacolo somigliava parecchio a quella del modello più economico, ma rispetto a quest'ultimo, la Nervastella proponeva un cofano motore più lungo, e con un radiatore spiovente a listelli orizzontali, sullo stile di quello della Reinastella, dalla quale venne ripresa anche l'architettura del propulsore, un 8 cilindri in linea, della cilindrata di 4240 cm³ (alesaggio e corsa: 75x120 mm). Tale motore abbandonò la tradizionale configurazione multiblocco, per adeguarsi alla soluzione a monoblocco, con testata e basamento smontabili. La potenza massima erogabile da tale motore era di 100 CV a 3300 giri/min. Caratterizzata inoltre da un telaio in lamiera d'acciaio da 3.347 metri di passo, la Nervastella scaricava la potenza del motore sulle ruote posteriori per mezzo di una frizione bidisco a secco e di un cambio manuale a 3 marce (più retromarcia). L'avantreno era a balestre longitudinali, mentre il retrotreno era a balestra trasversale. Su entrambi gli assi erano presenti ammortizzatori idraulici a doppio effetto, mentre l'impianto frenante era a quattro tamburi e lo sterzo era a vite senza fine.
Evoluzione del modello Solitamente si distinguono due fasi nella carriera commerciale della Nervastella e delle sue derivate: una prima fase che comprende la produzione dei modelli con carrozzeria non aerodinamica, dotata ancora di predellino per permettere ai passeggeri di salire a bordo, e una seconda fase in cui i vari modelli denominati con il prefisso "Nerva" hanno adottato una carrozzeria molto più profilata, ribassata e priva di predellino.
Le prime "Nerva"
Il compito che Renault proponeva alla Nervastella non era dei più facili: il mondo intero versava nella grande crisi economica di fine anni venti e spesso anche la clientela più facoltosa tendeva a essere scrupolosa nelle sue spese. La Nervastella, però, fu tra quelle auto di lusso che riuscì a passare indenne attraverso questo difficile periodo, grazie anche ad alcune proposte commerciali di una certa efficacia e che vedremo più avanti. Le prime Nervastella erano contraddistinte dalla sigla di progetto TG e, sebbene la vettura fosse stata presentata già al Salone di Parigi del 1929, la sua commercializzazione non fu avviata che nei primissimi mesi dell'anno seguente. I primi esemplari furono consegnati infatti solo nel marzo del 1930. Nel settembre del 1930 la gamma si sdoppiò: da una parte venne introdotto il modello TG1, ossia una Nervastella fondamentalmente rivista e migliorata dal punto di vista del telaio, caratterizzato da un baricentro più basso; dall'altra parte venne invece presentata la Nervahuit, ossia una versione economica della Nervastella caratterizzata da un allestimento semplificato e contraddistinta anch'essa dalla sigla TG1. Entrambi i modelli erano distinguibili dalla precedente Nervastella per la nuova calandra, sempre spiovente, ma stavolta a listelli verticali anziché orizzontali. Inoltre, su entrambi i modelli vi furono lievi aggiornamenti al motore, che però mantenne invariate le caratteristiche descritte in precedenza. Allestimenti a parte, vi furono differenze tra i due modelli anche per quanto riguardava alcune caratteristiche del telaio: mentre la Nervastella TG1 venne proposta anche in una nuova misura di passo, pari a 3.587 mm (che andava ad affiancarsi al consueto telaio con 3.347 mm di interasse), la Nervahuit fu invece proposta nella sola variante a passo corto. Malgrado la possibilità offerta dalla Nervahuit di poter avere una gran turismo di lusso a prezzo ridotto, essa non incontrò un grande successo e venne pensionata dopo pochi mesi di commercializzazione, nel giugno del 1931. Due mesi dopo, ad agosto, la Nervastella subì una nuova evoluzione. Ferma restando la possibilità di avere la vettura nelle due varianti di passo già viste, il telaio subì le stesse migliorie già introdotte sulla Reinastella, risultando quindi più alleggerito. Inoltre, vennero adottati nuovi ammortizzatori e vennero montati nuovi attacchi per le balestre anteriori. Contemporaneamente l'abitabilità interna crebbe, mentre venne ridotto il prezzo di listino per rendere la vettura ancora più appetibile. Contraddistinta dalla sigla di progetto TG2, la nuova Nervastella consolidò la propria reputazione di vettura gran turismo e incontrò un vasto gradimento di pubblico. Il telaio alleggerito consentì prestazioni leggermente più brillanti, specie dal punto di vista dell'accelerazione e della ripresa, aspetto che il patron Louis Renault non mancò di sottolineare come fattore di sicurezza.
Nel marzo del 1932, la gamma si sdoppiò nuovamente, ma questa volta con l'arrivo di una versione dal carattere sportiveggiante, denominata Nervasport (sigla di progetto: TG3). Tale nuovo modello sfruttò il telaio della Vivastella, più corto e quindi in grado di ridurre la massa della vettura di circa 160 kg, garantendo nel contempo prestazioni superiori e quindi un comportamento più brillante, come ci si aspettava da una vettura del genere. Nel caso della Nervasport, quindi, il telaio aveva un passo di 3.13 metri, oltre 20 cm in meno rispetto alla Nervastella a passo corto. Esteriormente la Nervasport si distingue per il cofano motore a sei aperture di raffreddamento, in luogo della fitta fila di fessure presenti sulla Nervastella contemporanea. Le varianti di carrozzeria previste dalla Casa erano le seguenti: berlina a 4 porte, cabriolet, roadster, coupé e coach.
Nel settembre del 1932, sia la Nervastella che la Nervasport furono oggetto di un nuovo aggiornamento: dal punto di vista delle carrozzerie Stella previste dalla Casa, queste divennero leggermente meno spigolose e inoltre vennero previste quasi completamente a quattro porte, se si eccettua la cabriolet. Infine, anche per la Nervastella venne introdotto il cofano ad aperture laterali, in questo caso cinque anziché sei. Per quanto riguarda la meccanica, la nuova Nervastella, siglata TG4, montava un cambio a 4 marce, con 3ª e 4ª sincronizzate. Nell'abitacolo, la principale novità fu rappresentata dallo spostamento della guida, da destra a sinistra. La TG4 esordì proprio nel periodo in cui la Reinastella si apprestava a uscire dai listini Renault. Per questo, la Nervastella sarebbe stata destinata a giocare il ruolo di nuova futura ammiraglia. Assieme alla TG4 debuttò la nuova Nervasport, contraddistinta dalla sigla TG5: questa nuova variazione sul tema non era equipaggiata con un cambio a 4 marce, ma a tre, delle quali la 1ª non era sincronizzata. La TG5 sarebbe divenuta la più importante tra le Renault a 8 cilindri dal punto di vista dei numeri di vendita: 540 esemplari fino al mese di ottobre del 1933, dei quali gli ultimi 40 includevano una novità tecnica, consistente nel motore flottante, una risposta di Louis Renault al rivale André Citroën.
Nel settembre del 1933 fu introdotta una nuova evoluzione dei modelli Nervastella e Nervasport (rispettivamente siglate ZD2 e ZC2): questa volta le differenze si fecero più marcate, sia sotto il profilo stilistico che sotto quello tecnico. Da una parte, le carrozzerie previste dalla Casa si fecero più aerodinamiche, ma anche quelle proposte dai carrozzieri esterni chiamati talvolta a "vestire" i telai nudi. Infatti fu proprio in quel periodo che cominciò a diffondersi lo stile "aerodinamico" che qualche anno più tardi, verso la fine del decennio, avrebbe raggiunto livelli notevoli. Lo stile aerodinamico, nel caso dei modelli ZD2 e ZC2, era visibile specialmente nei parafanghi più avvolgenti e nel cofano dalle aperture laterali ora in posizione inclinata e non più verticale. Ovviamente anche il radiatore conservò la sua posizione inclinata degli anni precedenti. Nel complesso, il corpo vettura aumentò di dimensioni, arrivando a 5 metri di lunghezza nella versione limousine a 5 posti (e ancora di più per quella a 7 posti), consolidando così la posizione della Nervastella come top di gamma in sostituzione della precedente Reinastella. Dal punto di vista della meccanica, invece, le novità riguardarono il motore, che subì una rialesatura con conseguente aumento della cilindrata da 4240 a 4825 cm³ (alesaggio e corsa: 80x120 mm). La potenza massima rimase invariata a 100 CV, ma ne beneficiò l'elasticità di marcia e la vettura divenne più pronta ai bassi regimi. Novità anche per quanto riguarda il telaio: la Nervastella a passo corto vide il proprio interasse aumentare di 15 mm, mentre la Nervasport vide l'arrivo di un nuovo telaio da 3.184 mm di passo. Va notato che questi ultimi due modelli furono introdotti nel settembre 1933, e cioè un mese prima dell'effettiva uscita dal listino delle precedenti TG4 e TG5: un certo numero di esemplari di TG4 e TG5 rimasti in giacenza nei depositi della Casa (si parla di 48 esemplari) vennero ripresi dalla Renault stessa e ricarrozzati in chiave più aerodinamica, ma per il resto non si trattava di modelli ZD2 e ZC2, bensì di un lotto di modelli "intermedi".