Lo Stadium Australia (IPA ) è un impianto sportivo di Sydney, capitale del Nuovo Galles del Sud. Si tratta di un impianto multifunzione, le cui tribune mobili permettono di modificarne la destinazione d'uso e renderlo idoneo sia al cricket, sia a sport di squadra come calcio, football australiano, rugby a XIII e rugby a XV; al momento dell'inaugurazione era dotato anche di pista per gare di atletica leggera, successivamente rimossa. Con una capacità di oltre posti, è il secondo stadio più capiente d'Australia dopo il Melbourne Cricket Ground e il terzo più capiente dell'Emisfero Sud dopo anche il Soccer City di Johannesburg.
Annunciato fin dal 1993, fu iniziato nel 1996 finanziato da capitali privati e inaugurato nel 1999. Nel corso dei giochi olimpici del 2000 ne ospitò le cerimonie d'apertura e chiusura, le gare d'atletica leggera e la finale del torneo di calcio maschile e, per tale ragione, fu noto anche come Sydney Olympic Stadium benché tale nome non sia mai stato ufficiale. Subito dopo i Giochi olimpici affrontò una ristrutturazione a seguito della quale la sua capienza fu ridotta dagli oltre posti originali a circa , furono motorizzate le tribune e rimossa la pista d'atletica. Nel 2016 lo Stadium Australia passò in mano pubblica sotto la proprietà del governo del Nuovo Galles del Sud, che da contratto era destinato a entrarne in possesso nel 2031.
Oltre agli eventi dei giochi olimpici del 2000, lo Stadium Australia fu il principale impianto della della quale ospitò la finale; è una delle sedi più utilizzate delle squadre nazionali australiane di calcio, rugby a XIII e rugby a XV, e accolse, tra le altre, le finali del mondiale femminile 2023 e della Coppa d'Asia femminile 2026 di calcio.
Fatte salve le citate manifestazioni internazionali in cui i nomi commerciali sono proibiti, limpianto fu noto tra il 2002 e il 2007 come Telstra Stadium, dal 2008 al 2020 come ANZ Stadium e, da novembre 2021, come Accor Stadium.
Storia Le origini Il progetto di un nuovo stadio olimpico era già previsto nel 1993 in occasione della candidatura di Sydney al CIO per ospitare i Giochi estivi del 2000; una volta ottenutane l'organizzazione, il governo del Nuovo Galles del Sud pubblicò gli inviti a manifestare interesse alla partecipazione con capitali alla costruzione delle strutture per i giochi, tra cui lo stadio delle cerimonie d'apertura e chiusura e delle gare d'atletica.
A fine 1995 quasi tutti i lavori olimpici erano iniziati tranne il villaggio olimpico e lo stadio, la cui costruzione era ancora in attesa perché nel frattempo il liberale John Fahey era stato sostituito alla guida del governo del Nuovo Galles del Sud dal laburista Bob Carr e la nuova coalizione si era presa del tempo per esaminare le voci di spesa prima di autorizzare definitivamente il progetto. I lavori iniziarono a settembre 1996 su progetto dello studio di architettura HOK Sports (successivamente noto come Populous) coadiuvato dallo studio Bligh Lobb Sports Architecture (successivamente BVN Architecture) e il sostegno ingegneristico degli studi Sinclair Knight Merz e Modus Engineers per quanto riguarda il know-how dell'acciaio. Contraente generale fu Brookfield Multiplex, esecutrice dei lavori insieme alla multinazionale giapponese Obayashi.
La prima pietra dello stadio fu consegnata alla città di Sydney dal ministro della cultura greco in rappresentanza del suo Paese per onorare l'ultima olimpiade del secondo millennio; essa fu estratta da una cava distante circa dal sito delle olimpiadi dell'era antica.
I lavori di costruzione durarono circa due anni e mezzo e il lo stadio fu inaugurato.
Nella sua configurazione originaria lo Stadium Australia, costato , poteva ospitare spettatori (in realtà , al lordo degli inviti stampa e altre limitazioni di sicurezza) grazie a due tribune maggiorate alle estremità corte del terreno di gioco. Al momento della sua inaugurazione era il più capiente stadio olimpico dei giochi moderni, avendo superato di unità il Coliseum di Los Angeles. Il vi si tenne la cerimonia d'apertura dei XXVII giochi olimpici, con l'atleta di casa Cathy Freeman ad accendere il braciere.
La pista di atletica fu fornita e installata dall'italiana Mondo, e su di essa si svolsero le gare podistiche di velocità e di fondo. Il prato dello stadio accolse altresì la finale del torneo maschile di calcio tra le nazionali olimpiche di Spagna e Camerun, con vittoria della compagine africana 7-5 dopo i tiri di rigore davanti a più di spettatori.
Dal 18 al successivi lo Stadium Australia fu la sede anche degli undicesimi giochi paralimpici.
Benché tutti i maggiori eventi sportivi fossero stati dirottati allo Stadium Australia, la società proprietaria dell'impianto chiuse i primi bilanci con pesanti perdite di esercizio: 24 milioni di dollari nel 1999, 11 milioni nel 2000 e altrettanti nel 2001.. Il governo statale, in linea con la propria dottrina di non finanziare iniziative private con fondi pubblici, non concesse fondi per ridurre il passivo, ma accettò di contribuire con circa 8 milioni ai lavori di ristrutturazione previsti per la riconfigurazione dell'impianto.
Dopo i Giochi olimpici Dopo il doppio appuntamento olimpico iniziarono i lavori, già previsti in fase di progettazione, per la riduzione della capienza a poco più di spettatori e la motorizzazione delle tribune, necessarie per modificare la forma e la destinazione del terreno di gioco a seconda della disciplina: ovale per le gare di cricket e football australiano, rettangolare per quelle di calcio, rugby a XIII e a XV. I lavori, ancora guidati dal contraente generale Brookfield Multiplex per un costo di circa ottanta milioni di dollari, riadattarono la capacità dell'impianto a posti per eventi su campo rettangolare (calcio e rugby) e per quelli su campo ellittico (football australiano e cricket).
A cantiere ancora aperto la società proprietaria dell'impianto ne concesse i diritti di naming alla compagnia telefonica australiana Telstra.
La ristrutturazione terminò nella seconda metà del 2003, proprio a ridosso dell'imminente Coppa del Mondo di rugby. Nel 2002, infatti, l'Australia aveva ricevuto, con non più di un anno e mezzo di preavviso, il mandato a organizzare la massima rassegna rugbistica mondiale, e il nuovo stadio di Sydney fu uno tra i candidati d'obbligo ad accogliere gli incontri del torneo. Nel corso della manifestazione ospitò tre partite della fase a gironi (tra cui l'incontro inaugurale tra e facente seguito alla cerimonia d'apertura ivi tenutasi), entrambe le semifinali e le due finali, quella per il terzo posto tra e e soprattutto quella per il titolo, al termine della quale l' sconfisse l' nei tempi supplementari con un calcio in drop di Jonny Wilkinson quando ormai l'incontro era prossimo alla fine in parità.
Per quanto riguarda invece il rugby a XIII, già dall'inaugurazione nel 1999 lo Stadium Australia ospita una delle tappe dello State of Origin, la serie annuale di tre incontri tra le rappresentative statali del Nuovo Galles del Sud e del Queensland: la prima partita tra le due selezioni registrò, il , un picco di spettatori, record di affluenza per tale disciplina prima della ristrutturazione; in assoluto, il primato di presenze per eventi non olimpici nella prima configurazione dello stadio fu rilevato in occasione dell'incontro di rugby a XV del Tri Nations 2000 tra e che vide la presenza di spettatori.
Il lo stadio ospitò la gara di ritorno dello spareggio asiatico-sudamericano di qualificazione al campionato mondiale di calcio 2006La federazione calcistica australiana è affiliata alla confederazione continentale asiatica della propria disciplina, non a quella oceaniana.: l' batté l' 1-0 entro i tempi supplementari, così pareggiando la sconfitta subìta con analogo punteggio a Montevideo, e successivamente si impose 4-2 ai tiri di rigore; tale vittoria significò una storica qualificazione, la seconda assoluta a 32 anni di distanza dalla prima, e la zolla di terreno su cui fu battuto il rigore decisivo trasformato da John Aloisi fu rimossa nel corso di una cerimonia per essere conservata sotto vetro.
Il la società proprietaria dello stadio annunciò un accordo settennale di sponsorizzazione con l'istituto di credito Australia and New Zealand Banking Group tramite cui, a partire dal successivo, la struttura avrebbe assunto il nome di ANZ Stadium a fronte di un corrispettivo economico di scaglionato in sette pagamenti annuali di circa ciascuno.
A fine 2008 andò in scadenza l'accordo siglato dieci anni prima tra la società di gestione del Sydney Cricket Ground e la federazione rugbistica del Nuovo Galles del Sud., organismo dirigente della franchise professionistica del in Super Rugby; a seguito di ciò la squadra si trasferì allo Stadium Australia a partire dal Super 14 2009 e vi rimase per 7 stagioni, durante le quali vi vinse anche la finale per il titolo 2014 prima di tornare nuovamente, dal 2016, al Cricket Ground.
Il lo stadio ospitò anche il suo primo incontro internazionale di cricket, una sfida nella versione Twenty20 tra l' e l'. Nel 2013 lo Stadium Australia ospitò altresì la terza e decisiva partita della serie di test match di rugby a XV che l' aveva in programma contro la formazione interbritannica dei , per la prima volta in tour nel Paese dopo 12 anni: gli Wallabies furono sconfitti 16-41 e i Lions vinsero la serie.
Ad aprile 2014 l'accordo di naming con ANZ, in scadenza a fine anno, fu rinnovato fino a tutto il 2017. In quel periodo la A-League, la lega professionistica calcistica australiana, era solita organizzare nell'impianto amichevoli di alto profilo tra formazioni europee (, , ) e club del proprio campionato; tra gli altri eventi allestiti, anche un'estemporanea A-League All-Star, selezione di giocatori del torneo che si esibiva contro ospiti dell'emisfero boreale; nel 2014 fu la ospite di tale evento e, singolarmente, la formazione di lega australiana era capitanata da Alessandro Del Piero, tesserato per il , per 19 stagioni calciatore del club torinese e per la prima e unica volta in carriera schierato contro la sua ex-squadra.
All'inizio del 2015 l'Australia ospitò la fase finale della diciannovesima Coppa d'Asia di calcio e lo Stadium Australia fu sede di sei incontri del torneo: tre nella fase a gironi e uno ciascuno per ogni turno a eliminazione, dai quarti fino alla finale che vide contrapposte la e la compagine padrona di casa dell', vittoriosa 2-1 nei tempi supplementari grazie a un goal di James Troisi.
Nel quadro dei negoziati per l'acquisizione dello Stadium Australia al patrimonio pubblico, il governo del Nuovo Galles del Sud annunciò a settembre 2015 il progetto di dotare l'impianto di tetto mobile richiudibile. Il passaggio di proprietà si concretizzò nel luglio 2016 e un anno più tardi il governo statale dichiarò di voler completamente demolire lo stadio e ricostruirne uno nuovo sullo stesso sito. Tale progetto ‒ da miliardi di dollari ‒ fu scartato già pochi mesi più tardi in favore una ristrutturazione completa da circa 800 milioni tesa a trasformare Stadium Australia in un impianto dotato di campo solo rettangolare; tuttavia, anche tale piano non vide mai la luce e a maggio 2020 fu definitivamente accantonato, viste anche le priorità imposte dal contrasto alla pandemia di COVID-19.
A giugno 2020 la FIFA assegnò ad Australia e Nuova Zelanda l'organizzazione del 9º campionato mondiale femminile di calcio in programma nel 2023, dove lo Stadium ospitò l'incontro inaugurale della squadra di casa e, a seguire, una partita per ogni turno dei play-off, compresa la finale che vide la battere 1-0 l con un goal di Olga Carmona.