Appartenente all'età presocratica, la filosofia di Empedocle è conosciuta per la teoria cosmogonica dei quattro elementi, da lui chiamati "radici" (, rizòmata), accanto ai quali egli pose due ulteriori principi: Amore (), in grado di mescolarli, e Odio (), responsabile della loro separazione. Influenzato dai pitagorici, Empedocle si oppose alla pratica del sacrificio di animali e alla loro uccisione a scopo alimentare; sviluppò anche una dottrina distintiva della reincarnazione. Aristotele lo indica come padre della retorica. È generalmente considerato l'ultimo filosofo greco ad aver messo per iscritto, in versi, le sue idee; tra i presocratici, le sue opere sono quelle che più di ogni altro autore sono sopravvissute. La morte di Empedocle, avvenuta in circostanze misteriose, forse per essersi gettato volontariamente nell'Etna, è stata mitizzata dagli antichi scrittori ed oggetto di numerose opere letterarie.

Biografia L'anno della nascita

Stabilire con sufficiente precisione il periodo in cui è vissuto Empedocle è di importanza fondamentale per cogliere l'originalità di questo filosofo rispetto ai suoi predecessori, Parmenide e Anassagora.Denis O'Brien, Empedocle in Il sapere greco. Dizionario critico, vol. 2, a cura di Jacques Brunschwig ed E.R. Lloyd, Torino, Einaudi, 2007, p. 82. Secondo PlatonePlatone, Parmenide, 127 B. Socrate da giovane incontrò Parmenide che aveva circa sessantacinque anni. Poiché Socrate morì all'età di settanta o più anni nel 399 a.C., l'incontro tra Socrate e Parmenide dovrebbe aver avuto luogo prima del 450 a.C., e, siccome secondo il testo di Platone «Socrate era molto giovane»Platone, Parmenide, 127 C., Denis O'Brien ritiene che questi non poteva aver superato i vent'anni: quindi Parmenide dovrebbe essere nato intorno al 515 a.C.. Trasillo di Mende, l'astrologo vicino all'imperatore Tiberio, nonché editore degli scritti di Democrito, indica la nascita di quest'ultimo filosofo cinquant'anni dopo quella di Parmenide, quindi nel 470/469 a.C.; Diogene Laerzio sostiene che Democrito fosse «giovane ai tempi in cui Anassagora era vecchio»: se la differenza di età era intorno ai trent'anni si può verosimilmente ritenere che Anassagora nacque ai primi del secolo così come testimoniato dall'erudito Apollodoro di Atene (II secolo a.C.) mentre Simplicio / Teofrasto sostiene che Empedocle fosse nato «qualche tempo» dopo Anassagora. Aristotele sostiene che Anassagora fosse hýsteros (ὕστερος) rispetto a Empedocle, ma tale termine può significare sia "successivo" che "inferiore" quindi molti esegeti hanno letto come se Anassagora fosse "successivo" a Empedocle; tuttavia lo Stagirita attribuendo ad ambedue i filosofi la nozione di "forza motrice" sostiene che fu scoperta per primo da Anassagora. O'Brien conclude quindi che ὕστερος vada letto come "inferiore" e non come "posteriore", ovvero: Anassagora più vecchio di Empedocle, secondo Aristotele, gli fu "inferiore".

Si sarebbero quindi succeduti, per anzianità di nascita: Parmenide, Anassagora, Empedocle e Democrito.

Vita politica e appartenenza filosofica

Secondo il racconto di Diogene Laerzio, Empedocle nacque da una famiglia antica, nobile e ricca di AgrigentoDiogene Laerzio, VIII, 51.. Come suo padre Metone, che ebbe un ruolo importante nell'allontanamento del tiranno Trasideo da Agrigento nel 470, egli partecipò alla vita politica della città negli anni fra il 446 e il 444 a.C., schierandosi dalla parte dei democratici e contribuendo al rovesciamento dell'oligarchia formatasi all'indomani della fine della tirannide, un governo chiamato dei "Mille". La tradizione gli attribuisce uno spirito caritatevole nei confronti dei poveriDiogene Laerzio, VIII. 73., e severo verso gli aristocraticiTimeo, ap. Diogene Laerzio, VIII. 64, comp. 65, 66.. Si racconta anche che abbia rifiutato il governo della città che gli era stato offertoAristotele ap. Diogene Laerzio, VIII. 63; cfr. Timeo, ap. Diogene Laerzio, 66, 76..

Dai suoi nemici fu poi esiliato nel Peloponneso, dove forse conobbe Protagora ed Erodoto. Tra i suoi discepoli vi fu anche Gorgia.

Sempre secondo il racconto di Diogene Laerzio, entrò nella scuola pitagorica divenendo allievo di Telauge, il figlio di Pitagora. Seguì la dieta vegetariana pitagorica e rifiutò i sacrifici cruenti: secondo la leggenda, dopo una vittoria olimpica alla corsa dei carri, per attenersi all'usanza secondo cui il vincitore doveva sacrificare un bue, ne fece fabbricare uno di mirra, incenso ed aromi, e lo distribuì secondo la tradizioneErica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, 2008, p. 19..

Secondo altri, seguì gli insegnamenti di Brontino e di Epicarpo.

Aneddoti e leggende

La sua oratoria brillanteSatiro, ap. Diogene Laerzio, VIII. 78; Timeo, ap. Diogene Laerzio, 67., la sua conoscenza approfondita della natura, la reputazione dei suoi poteri meravigliosi, tra cui la guarigione dalle malattie e la capacità di scongiurare le epidemie, hanno prodotto molti miti e storie che circondano il suo nome:

Si diceva che fosse un mago, capace di controllare le tempeste; e lui stesso, nel suo famoso poema Le purificazioni, sembra avesse affermato di avere miracolosi poteri, compreso quello della distruzione del male, della guarigione dalla vecchiaia e del controllo di vento e pioggia. I sicelioti lo veneravano come profeta e gli attribuivano numerosi miracoli.

Le numerose testimonianze che riguardano la sua biografia sono alquanto discordanti e non consentono di attribuire un'identità precisa alla sua figura. A conferma di ciò sono le numerose leggende sul suo conto. I suoi amici e discepoli raccontano ad esempio che alla morte, essendo amato dagli dèi, fu assunto in cielo; mentre Eraclide Pontico, Luciano di Samosata e Diogene Laerzio sostengono che si suicidò gettandosi nel cratere dell'EtnaDiogene Laerzio, VIII. 67, 69, 70, 71; Orazio, ad Pison. 464, ecc.. Il vulcano avrebbe eruttato, dopo qualche istante, uno dei suoi famosi sandali di bronzo Cfr. anche Eraclide Pontico, fr. 83 Wehrli, citato in Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia greca. I Presocratici, Mondadori.. In realtà non si sa neanche se sia morto in patria«Timeo ci attesta esser lui finito di morte naturale nel Peloponneso. Dicono alcuni che trovandosi egli in Messina a cagion di una festa sia ivi caduto da un carro, e rottasi la coscia, sia morto. Credono altri che in mare naufragasse: altri che si fosse strangolato da sé.» (In Domenico Scinà, Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle gergentino, ed. Lo Bianco, Palermo 1859, p. 55..

Secondo Aristotele, Empedocle morì all'età di 60 anni (ca. 430 a.C.), mentre altri autori affermano che visse fino all'età di 109Apollonio, ap. Diogene Laerzio, VIII. 52, comp. 74, 73..

Nella Suida si trova questa descrizione del modo di vestire di Empedocle: Una biografia di Empedocle scritta da Xanto di Lidia, suo contemporaneo, è andata perduta.Wolfgang Haase, 2, Principat ; 36, Philosophie, Wissenschaften, Technik 6, Philosophie (Doxographica [Forts.]), Volume 36, ed. Walter de Gruyter, 1992 p. 4207 nota 111.

Pensiero e opere

A Empedocle la tradizione attribuisce numerose opere, fra cui anche alcuni trattati – sulla medicina, sulla politica e sulle guerre persiane – e tragedie. A noi sono giunti però solo frammenti dei due poemi: Sulle Origini o Sulla natura (, Perì phýseōs, titolo per altro comune a molte opere filosofiche antiche)Franco Volpi, Dizionario delle opere filosofiche, Bruno Mondadori 2000, p.327) e Purificazioni (Καθαρμοί, Katharmoí). Della prima, di carattere cosmologico e naturalistico, sono rimasti circa 400 frammenti di diseguale ampiezza sugli originali 2000 versi, mentre della seconda, di carattere teologico e mistico, abbiamo poco meno di un centinaio rispetto agli originali 3000. La lingua da lui usata è il dialetto ionico.

È stata anche sollevata l'ipotesi,A proporre tale ipotesi fu Catherine Osborne in Empedocles Recycled, The Classical Quarterly 37 (01):24-50 (1987). tuttavia priva di sufficiente fondamento, che questi due titoli si riferiscano a una singola opera.Alberto Jori, Empedocle in Dizionario delle opere filosofiche, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p. 327.

Sulla natura Il timore religiosoAvverte infatti il Jaeger: «Dobbiamo guardarci dal prendere per pura metafora poetica l'espressione della religiosità che lo trattiene dal seguire sino in fondo i predecessori troppo sicuri di sé.» (Werner Jaeger, La teologia... p. 211). del filosofo di Agrigento appare fin dalle prime righe del Περί Φύσεως (Perí Physeos):

La filosofia di Empedocle si presenta come un tentativo di combinazione sintetica delle precedenti dottrine ioniche, pitagoriche, eraclitee e parmenidee. Da quest'ultime accoglie la tesi dell'immutabilità e dell'eternità dell'EssereAldo Cardin, Empedocle, in Enciclopedia filosofica, vol. 4, Milano, Bompiani, p. 3338., ovvero che nulla nasce e nulla muore. Dalle altre accetta l'idea del divenire, del continuo e incessante mutamento delle cose. Empedocle – e come lui anche gli altri fisici pluralisti – cerca di risolvere questa contraddizione distinguendo la realtà che ci circonda, mutevole, dagli elementi primi, immutabili, che la compongonoGiovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 1, p. 213..

Empedocle chiama tali elementi "radici" (, rizòmata), non nate (ἀγένητα, agheneta)D-K 31 B 7. ed eternamente uguali (ἠνεκὲς αἰὲν ὁμοῖα, enekes aien homoia)D-K 31 B 17., e afferma che sono in tutto quattro, associando ognuno di essi a un particolare dio della mitologia greca, sulla base di concezioni orfiche e misteriche proprie dei riti iniziatici il cui luogo d'origine era la Sicilia orientale, non lontano dall'area (la Sicilia centro-meridionale) in cui fu attivo Empedocle. I quattro elementi (e i rispettivi dèi associati)In corrispondenza con le quattro primarie antitesi del caldo, del freddo, dell'asciutto e dell'umido (cfr. Werner Jaeger, La teologia..., p. 214)Le quattro "radici" di Empedocle risultano essere poi i quattro "elementi" di Aristotele e Tolomeo. dunque sono: fuoco (πῦρ, Zeus); aria (αἰθήρ, Era); terra (γαῖα, Edoneo)Edoneo o Aidoneo (Ἀϊδωνεύς) è un appellativo proprio del dio degli inferi Ade, cfr. in tal senso Esiodo Teogonia, 913; o anche inno omerico A Demetra.; acqua (ὕδωρ, Nesti).Forse si riferisce a Persefone; per una dotta riflessione su questo nome, certamente un teonimo poco conosciuto, si rimanda alla nota 55, p. 173 di Carlo Gallavotti in Empedocle, Poema fisico e lustrale, Milano, Mondadori/Lorenzo Valla, 2013.

L'unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte. Si tratta perciò di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che l'Essere (le radici) non si crea e non si distrugge, ma è soltanto in continua trasformazione.

In questo modo «i primi principi si empiono così dell'essenza e del soffio vitale di poteri divini».Werner Jaeger, La teologia..., p. 214.

Accanto alle quattro "radici", e motore del loro divenire nei molteplici oggetti della realtà, si pongono due ulteriori principi: Φιλότης (Amore) e Νεῖκος (Odio, anche Discordia o Contesa); avente il primo la caratteristica di "legare", "congiungere", "avvincere" (σχεδύνην δὲ Φιλότητα «Amore che avvince»D-K 31 B 19), mentre il secondo possiede la qualità di "separare", "dividere" mediante la "contesa".

Così Amore nel suo stato di completezza è lo Sfero (Σφαῖρος), immobile (μονίη) uguale a se stesso e infinito (ἀλλ' ὅ γε πάντοθεν ἶσος〈ἑοῖ〉καὶ πάμπαν ἀπείρωνD-K 31 B 28.). Egli è Dio e le quattro "radici" le sue "membra", e quando Odio distrugge lo Sfero: