Lidealismo, in filosofia, è una visione del mondo che riconduce l'essere al pensiero, negando l'esistenza autonoma della realtà, ritenuta il riflesso di un'attività interna al soggetto.

Nell'idealismo è generalmente implicita una concezione etica fortemente rigorosa, come nel pensiero di Fichte, che è incentrato sul dovere morale dell'uomo di conformare il mondo al principio ideale da cui esso ha origine.

In un senso più ampio, il termine è stato utilizzato in riferimento anche a diversi altri sistemi filosofici (come il platonismo), che privilegiano la dimensione ideale rispetto a quella materiale, affermando così che l'unico vero carattere della realtà sia di ordine spirituale.

L'idealismo nella teoria della conoscenza Esistono varie accezioni del termine idealismo. Una di esse è quella formulata da Arthur Schopenhauer che, di fatto, equipara la vita a un sogno,«Questa condizione, da cui è irrevocabilmente affetta l'esistenza del mondo, le imprime, nonostante tutta la realtà empirica, lo stampo dell'idealità e quindi del semplice fenomeno, essa deve pertanto essere riconosciuta, almeno da un lato, come affine al sogno ed essere collocata nella stessa classe del sogno. È infatti la stessa funzione del cervello che, durante il sonno, produce per incanto un mondo perfettamente oggettivo, evidente, tangibile anzi, e che, durante la veglia, si rappresenta il mondo oggettivo» (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, II, 1, in Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XIX, pagg. 602). anche se questa affermazione non va intesa in modo riduttivo, come se l'idealismo affermasse che la realtà da noi percepita o pensata sia soltanto un'allucinazione, priva di ogni oggettività.

Ciononostante, è comunque evidente che l'idealismo si pone in antitesi radicale rispetto al senso comune, per il quale normalmente non si penserebbe di vivere in un mondo di finzioni, in cui si attribuirebbe realtà alle ombre, come nel mito platonico della caverna. Paradossalmente, quindi, proprio il senso comune sarebbe il vero "dormiente", per la sua illusione circa l'esistenza di un mondo reale al di fuori di noi.

Rapporti con altri sistemi di pensiero Nel fare dell'idea, cioè del pensiero o soggetto di conoscenza, il principio primo da cui nasce e si deduce la realtà concreta (l'essere o oggetto), l'idealismo viene contrapposto in particolare: al realismo, secondo cui la realtà esiste indipendentemente dal soggetto. Per gli idealisti, questa concezione sarebbe ferma a uno stadio di inconsapevolezza, incapace di riconoscere che l'esistenza della realtà è un prodotto della mente umana; alcuni idealisti, ad ogni modo, non vollero distruggere del tutto l'impianto scientifico-ontologico del realismo.Fichte, Dottrina della scienza (1794): se è vero che Fichte riduce la realtà a una sotto-categoria del soggetto, è anche vero che egli mantiene il valore universale e necessario dell'ontologia realista, introiettandola nel soggetto. A differenza di alcune forme estreme di idealismo gnoseologico, equiparabili al nominalismo o al fenomenismo, secondo cui l'essenza universale della realtà sarebbe un prodotto arbitrario del soggetto (e che hanno quindi un esito relativista), Fichte ha ben presente l'esigenza che il "non-io" sia il risultato di una produzione inconscia, per non dissolverlo in una banale illusione, altrimenti esso non potrebbe svolgere la sua funzione di limite costitutivo dell'attività stessa del soggetto. al dogmatismo, secondo cui - al contrario dell'idealismo - il soggetto trae la propria esistenza dall'oggetto e non viceversa. Si tratta, comunque, di due prospettive in fondo complementari, basate su una stessa unità immediata di soggetto e oggetto.La contrapposizione tra idealismo e dogmatismo si deve in particolare a Fichte, il quale, rimasto fedele al criticismo kantiano, sostenne l'esigenza di andare oltre la credenza dogmatica di un oggetto esterno a cui il pensiero debba conformarsi passivamente. Schelling, a sua volta, mise in rilievo che se un oggetto esiste solo per un soggetto, allo stesso modo un soggetto è tale solo in rapporto a un oggetto, per cui ciascuno dei due ha bisogno dell'altro. Idealismo e dogmatismo, che risultano incentrati il primo sul soggetto, il secondo sull'oggetto, sarebbero pertanto due prospettive complementari e non contrapposte (cfr. Schelling, Lettere filosofiche su dogmatismo e criticismo, 1796). al materialismo, al meccanicismo, e a tutte quelle teorie che si basano su un approccio riduzionistico alla realtà; ad essi l'idealismo contrappone la dimensione inconscia e interiore dell'individuo, esaltando il sogno, la fantasia, l'immaginazione, il sentimento morale ed artistico come le vie maestre in grado di condurre alla verità.

Occorre comunque tener presente che l'idealismo, per la varietà degli autori a cui può essere ricondotto, confina con le più diverse tradizioni di pensiero. Vi è chi, come Hans-Georg Gadamer, ritiene che l'idealismo coincida di fatto col realismo medievale, per l'"anteriorità" attribuita ai concetti rispetto alla realtà.Gadamer, Si possono poi trovare affinità anche col razionalismo di Cartesio, che confida nella capacità della ragione di raggiungere la res a prescindere dai sensi, anche se va fatta in proposito una distinzione radicale, dato che Cartesio era comunque un realista. In secondo luogo, il problema cui intendeva rispondere era diverso da quello posto dall'idealismo: egli cercava una risposta circa lo strumento della conoscenza, l'idealismo invece circa l'oggetto di tale conoscenza.

C'è poi il caso di un idealismo empirista, facente capo a George Berkeley, che - per il suo principio epistemologico Esse est percipi ("Esserci è essere percepito") - potrebbe essere considerato uno degli idealisti più radicali: il suo empirismo si contrapponeva alla concezione razionalista che le idee della ragione avessero necessariamente un fondamento nella realtà oggettiva.

Diverse accezioni del termine

La parola idealismo venne introdotta nella terminologia filosofica da Leibniz agli inizi del Settecento, in particolare in riferimento a Platone e alla sua "dottrina delle idee".«[...] ciò che vi è di buono nelle ipotesi di Epicuro e di Platone, dei più grandi Materialisti e dei più grandi Idealisti, si riunisce qui» (Leibniz, testo scritto nel 1702, pubblicato postumo nel 1716), in Leibniz Philosophische Schriften, a cura di C. I. Gerhardt, vol. IV, Berlino 1880, p. 560.

Nel corso dei secoli, tuttavia, a questa accezione limitata alla filosofia greca classica se ne aggiunsero altre, di natura diversa.

Fino ad oggi sono prevalsi tre significati principali del termine, che si riferiscono, a seconda dei casi: allidealismo platonico e neoplatonico, spesso in contrapposizione al realismo tomista, del quale fu un concorrente in ambito scolastico; l'idealismo platonico permeò di sé il Medioevo e in modo particolare la filosofia rinascimentale; allidealismo gnoseologico: concezione per cui oggetto della conoscenza non è la realtà, bensì l'idea o la rappresentazione fenomenica (se ne rintracciano riferimenti in molti filosofi, da Cartesio a Berkeley a Kant); allidealismo assoluto o romantico: la corrente filosofica post-kantiana, nata in Germania nel periodo romantico con Fichte e Schelling per poi diffondersi in tutta Europa, la cui idea fondamentale è riassumibile nell'assunto per cui l'Io o lo Spirito è il principio unico di tutto, che genera il mondo in uno stato di estasi più o meno onirico. È l'epoca dei grandi ideali romantici, caratterizzati dalla sete dell'Assoluto, della libertà, e del bello, che trova in Kant un precursore.Pur essendosi espresso contro l'idealismo nella sua Critica della ragion pura, dove assimilava il cosmo a un meccanismo, Kant recupera nella Critica del giudizio una visione della natura come vitalità, che si esprime in una sotterranea corrispondenza col nostro mondo interiore. Visione tipica del Romanticismo che sarà ripresa soprattutto da Schelling, secondo cui la Natura è l'inconscio dello Spirito. Vi è infine il neoidealismo, derivante da quest'ultima accezione, per la quale vengono definiti "idealisti" anche alcuni filosofi del Novecento, che trassero ispirazione, in forma più o meno accentuata, dall'idealismo romantico (in particolare dal pensiero hegeliano). Fra questi si suole includere gli italiani Benedetto Croce e Giovanni Gentile, il quale reinterpreta l'idealismo tedesco in un'ottica attualista.Idealismo naturalistico viene definita la dottrina filosofica di William Ernest Hocking

Idealismo platonico La teoria di Platone è stata a volte definita idealismo, ma in un'accezione diversa dagli esiti a cui è giunto l'idealismo moderno, che è incentrato principalmente sul soggetto. Le idee di Platone infatti non sono contenute solo nella mente, ma sono forme superiori, che possiedono una duplice valenza, gnoseologica e ontologica: riprendendo Parmenide, che già aveva equiparato essere e pensieroParmenide, Perì Fýseos (Sulla natura), fr. 3: «lo stesso è pensare ed essere»., le idee di Platone non solo rendono conoscibile il mondo, ma gli consentono anche di esistere. Soltanto nelle idee però risiede la vera realtà, a differenza degli oggetti che l'uomo conosce nella vita di tutti i giorni, i quali non sono che pure ombre di quelle forme supreme.In particolare nel mito della caverna Platone descrive il tema, tipico delle filosofie idealiste, dell'oblio delle idee (dimenticate nell'inconscio dell'anima) che porta a scambiare le apparenze sensibili per la vera realtà (cfr. La Repubblica, libro VII). Risale quindi a Platone la concezione che fa del mondo fenomenico un'entità illusoria.«Illusorie sono tutte le cose che traggono alimento dalle aspirazioni del corpo e allignano nella dimensione del corporeo: il corporeo è infatti transeunte, instabile, labile e fenomenico, e così tutto ciò che si connette ad esso» (Giovanni Reale, cit. da Platone. La rivoluzione dei valori tradizionali e la nuova morale ascetica, disponibile qui ).

Con Plotino e il neoplatonismo si verifica un'accentuazione del carattere mistico delle idee platoniche: al di sopra di esse Plotino colloca l'Uno assoluto, che è superiore persino all'Essere. Ciò significa che l'Uno non è una semplice realtà statica, ma è pura attività creatrice, perenne atto di pensiero che produce la realtà ontologica come risultato della propria estasi contemplativa. Si tratta in effetti di una dottrina che si avvicina a quella orientale del Tao, e, in Occidente, agli esiti cui perverranno Meister Eckhart, Nicola Cusano, Spinoza (con la sua Natura Naturans) e lo stesso idealismo tedesco.Giovanni Reale, L'Uno e le sue proprietà : «Plotino compie un notevole salto di qualità, giungendo ad altezze tali che solo nel moderno idealismo trovano l'eguale. [...] L'Uno come Bene - dice Plotino - è creatore di se medesimo, è attività autoponentesi, è "autoctisi", per dirla con espressione che useranno gli Idealisti, ma perfettamente plotiniana nel suo significato».

In ambito cristiano è soprattutto Agostino d'Ippona ad appropriarsi dell'idealismo neoplatonico, sostenendo che la Verità dimora nell'interiorità dell'uomo. L'agostinismo dominerà poi il Medioevo fin quando nel Duecento entrerà in attrito col tomismo aristotelico, maggiormente ancorato al realismo dogmatico e ad una metafisica della sostanza. Nell'ambito della disputa sugli universali esso prende comunque posizione contro il nominalismo, ritenendo gli universali ante rem.La concezione platonico-idealista che riteneva gli universali ante rem (anteriori alla realtà) era nota propriamente come realismo estremo (cfr. Gadamer, L'idealismo neoplatonico gode quindi di nuova fioritura con l'avvento della filosofia rinascimentale, grazie a pensatori come Marsilio Ficino, Giordano BrunoÈ di Bruno la definizione di Dio come Mens super omnia, «Mente al di sopra di tutto»., e Tommaso Campanella (secondo cui l'autocoscienza è condizione dell'essere).