Il conflitto del delta del Niger è una lunga serie di scontri e contrasti etno-politici originatisi nei primi anni novanta nella zona del delta del Niger in Nigeria, e protrattisi fino ai giorni nostri.

La causa delle tensioni risiede negli interessi economici contesi tra le multinazionali produttrici di petrolio, il governo nigeriano ed un numero di gruppi etnici della zona del delta che si sono sentiti defraudati e sfruttati, in particolare il gruppo degli Ogoni e quello degli Ijaw, supportati da gruppi paramilitari. I contrasti politici ed etnici sono continuati per tutti gli anni novanta a dispetto della conversione alla democrazia della Nigeria con l'elezione del governo di Obasanjo nel 1999.

La competizione per la conquista dell'oro nero ha portato ad innumerevoli violenze fra gruppi etnici causando la militarizzazione dell'intera regione che è stata occupata da milizie quali l'esercito della Nigeria e forze di polizia (tra cui la Polizia Mobile paramilitare, MOPOL). Le vittime dei crimini legati al conflitto quasi sempre evitano di cercare giustizia con azioni legali a causa della dilagante impunità degli esecutori e dei responsabili di questi abusi dei diritti umani. Ciò ha creato un devastante circolo vizioso di violenza facendo degenerare il conflitto in vere e proprie guerriglie a sfondo etnico permanenti. I conflitti a livello regionale ed a sfondo etnico sono così numerosi e diversificati che è pressoché impossibile e poco pratico farne una catalogazione dettagliata.

Il petrolio come causa di fondo La Nigeria, dopo circa quattro decenni di produzione ininterrotta di petrolio, è diventata, dagli inizi degli anni novanta, completamente dipendente a livello economico dall'estrazione petrolifera, generando con la produzione del greggio il 40% del prodotto interno lordo (2000). A dispetto delle incredibili ricchezze generate dal petrolio, i benefici della produzione di questa materia prima hanno toccato marginalmente la popolazione nativa che solo lentamente, dagli anni sessanta in poi, ha cominciato ad abbandonare le campagne e quella che è sempre stata l'attività principale: l'agricoltura.

La produzione annuale di prodotti agricoli è crollata nell'ultimo decennio del XX secolo; la produzione di cacao è diminuita del 43% (la Nigeria era una delle più grandi esportatrici di cacao negli anni sessanta); la produzione del grano è diminuita del 29%, quella del cotone del 65%, quella di arachidi del 64%[Where Vultures Feast](Okonta and Douglas, 2001). A differenza del pur considerevole numero di nigeriani impiegati nell'industria petrolifera, la maggior parte degli strati della popolazione, specialmente di quella del delta del Niger, sono rimasti poveri e degradati esattamente come negli anni sessanta.

Il delta del Niger ha una popolazione stabilmente in crescita stimata in circa 30 milioni di persone (2005), il 23% circa della popolazione totale della Nigeria. La densità abitativa è tra le più alte del mondo con 265 individui per chilometro quadrato (riferimento: Commissione per lo sviluppo del Delta del Niger, NDDC). Questa popolazione si sta espandendo al ritmo del 3% all'anno e la capitale del petrolio, Port Harcourt, sta subendo una enorme crescita urbana. La povertà e l'urbanizzazione hanno portato ad uno stato in cui la corruzione è un fatto acquisito. Lo scenario risultante vede un'incredibile urbanizzazione non accompagnata da sviluppo economico; di qui la disoccupazione a livelli intollerabili. La popolazione è stata forzata a distruggere lo stesso ecosistema che era basilare per il suo sostentamento.

Il caso degli Ogoni (1992-1995)

La zona del gruppo etnico degli Ogoni è un'area di 404 miglia quadrate situata nel sud-est del delta del Niger. Giacimenti di petrolio furono scoperti nelle terre degli Ogoni nel 1957, appena un anno dopo la scoperta del primo deposito di greggio di tutta la Nigeria. Ciò ha portato, nei due decenni successivi, la Shell e la Chevron ad insediarsi stabilmente nella regione. Gli Ogoni, una minoranza etnica di circa mezzo milione di individui, sono stati costretti ad abbandonare le terre di origine per far posto alle multinazionali senza nessun preavviso o consultazione preventiva.

Questa azione è stata supportata inoltre da una legge costituzionale che ha reso il governo nigeriano l'unico proprietario e l'unico detentore dei diritti di tutto il territorio nigeriano; il compenso per l'abbandono delle terre di origine sarebbe stato valutato in base al valore dei raccolti prodotti nella regione al tempo dell'acquisizione e non sul valore effettivo degli stessi appezzamenti. Il governo nigeriano avrebbe poi potuto distribuire le terre alle compagnie petrolifere, calpestando ogni forma di diritto umano e scatenando la scintilla per gli attuali conflitti, etnici e nonThe Price of Oil: Corporate Responsibility and Human Rights Violations in Nigeria's Oil Producing Communities (Human Rights Watch, 1999).

Gli anni settanta e ottanta videro le promesse a vuoto del governo fatte al popolo del delta sui benefici per la popolazione di un futuro sviluppo economico della regione. L'insoddisfazione degli Ogoni crebbe rapidamente, ed il tessuto sociale ed economico locale cominciò un irreversibile processo di distruzione. In questo contesto, fu creato nel 1992 il Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (MOSOP, dall'inglese Movement for the Survival of the Ogoni People). Il MOSOP, supportato dai principali artisti e autori ogoni, tra cui Ken Saro-Wiwa, divenne presto popolarissimo rappresentando il popolo degli Ogoni nella loro battaglia contro l'abuso dei diritti umani e dell'ambiente naturale della regione. Gli obiettivi primari furono subito ben chiari: contrastare, nel processo di assoggettamento della regione da parte di corporazione straniere, il governo nigeriano e la compagnia petrolifera Shell.

Nel dicembre del 1992, il conflitto tra gli Ogoni e le corporazioni straniere arrivò ad un punto di tensione altissimo. Entrambe le parti si produssero in unescalation caratterizzata da gravi episodi di violenza. Il MOSOP lanciò un ultimatum alle compagnie petrolifere Shell, Chevron e alla Corporazione Petrolifera Nazionale Nigeriana (NNPC); si richiedevano la somma di dieci miliardi di dollari in royalties per la compensazione dei danni, un immediato stop alla degradazione ambientale causata in primis dall'inquinamento delle industrie e l'avvio di un tavolo di concertazione per tutti i futuri accordi sullo sfruttamento del sottosuolo.

Con questa clamorosa azione, gli Ogoni cominciarono a focalizzare i loro obiettivi non più sul governo nigeriano, ma direttamente sulle multinazionali estere, negando, di fatto, il ruolo stesso delle autorità nigeriane. Il governo rispose rendendo vietate tutte le manifestazioni pubbliche contro l'estrazione petrolifera della regione dichiarando che tutte le attività tese a disturbare la produzione di greggio in Nigeria sarebbero state considerate alto tradimento. L'estrazione petrolifera subì comunque un forte rallentamento arrivando a una produzione giornaliera di circa barili (5% della produzione totale).

L'escalation della repressione militare arrivò al culmine nel maggio del 1994: il 21 maggio, soldati e reparti della Polizia Mobile eseguirono blitz in tutti i villaggi Ogoni e quattro capi ogoni furono uccisi; le forze occupanti, guidate dal maggiore Paul Okuntimo della Sicurezza Interna dello Stato di Rivers, dichiararono di essere alla ricerca dei responsabili per i quattro omicidi. Saro-Wiwa fu in seguito ritenuto connesso in qualche modo agli omicidi. Amnesty International etichettò questo atto di polizia come terrorismo puro. A giugno dello stesso anno, 30 villaggi ogoni erano stati completamente distrutti, 600 persone arrestate, e 40 persone uccise; in seguito furono calcolati rifugiati e morti tra civili.

Nel maggio del 1994, nove attivisti del movimento, conosciuti poi come "I nove Ogoni", tra cui Ken Saro-Wiwa, furono arrestati e accusati di incitamento all'omicidio a seguito dei quattro ogoni ammazzati nel corso dei blitz. Saro-Wiwa e i suoi fedelissimi negarono le accuse ma furono imprigionati per oltre un anno prima di essere riconosciuti colpevoli ed essere condannati a morte da un tribunale speciale il 10 novembre 1995. La condanna fu eseguita per tutti e nove gli imputati con impiccagione. Le esecuzioni ebbero un'eco internazionale. Il processo fu aspramente criticato dalle organizzazioni per i diritti umani e dai governi internazionali.

Il Commonwealth delle Nazioni sospese l'unione della Nigeria all'organizzazione. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e i governi europei implementarono forti sanzioni delle quali nessuna ebbe impatti significativi sulla produzione del petrolio. Nel 2001 Greenpeace affermò in un reportage che i due testimoni che accusarono Saro-Wiwa e gli altri attivisti in seguito ammisero di essere stati pagati dalla Shell e dalle autorità nigeriane. La Shell ammise di aver dato denaro ai militari nigeriani che avevano brutalmente messo fuori causa le voci che chiedevano giustiziaContamination in Paulina by Aldrin, Dieldrin, Endrin and other toxic chemicals produced and disposed of by Shell Chemicals of Brazil (Greenpeace, 2001). La situazione oggi per gli Ogoni è migliorata, grazie anche alla transizione ad uno Stato democratico nigeriano avvenuta nel 1999. Comunque, nessun tentativo è stato mai intrapreso dal governo o da un'istituzione internazionale per portare giustizia e fare chiarezza a seguito degli avvenimenti del 1994THE NIGER DELTA: NO DEMOCRATIC DIVIDEND (Human Rights Watch, 2002).

Il conflitto Ijaw-Itsekiri (1997) Nella seconda metà degli anni novanta ci fu un aumento delle tensioni tra i militanti del gruppo etnico Ijaw, il più grande di tutta la regione del delta con una popolazione di oltre sette milioni, e quelli degli Itsekiri, composti da soli individui. Il conflitto tra i due gruppi si è rivelato particolarmente intenso nella città di Warri. Gli Ijaw e gli Itsekiri hanno vissuto gli uni accanto agli altri per secoli, quasi sempre in modo armonioso. Durante il XVI secolo, gli Itsekiri hanno avuto i loro primi contatti con commercianti europei e molto facilmente acquisirono la cultura europea e le conoscenze necessarie per trarre vantaggi dagli scambi commerciali; fino all'arrivo della National Africa Company (in seguito denominata Royal Niger Company) di Sir George Taubman Goldie, nel 1879, gli Itsekiri monopolizzavano il commercio con gli europei in tutta la regione del delta del Niger. Il successo degli Itsekiri e la loro posizione predominante agli occhi dello straniero, ha, di fatto, provocato un senso di odio e risentimento "storico" negli Ijaw.

L'indipendenza dal regno Unito non ha poi portato, come ci si aspettava, a una diminuzione delle tensioni tra i due gruppi. La scoperta delle immense riserve petrolifere nel sottosuolo del delta, negli anni cinquanta, ha infine portato nuovi motivi di contrasto, tra i quali il diritto di possesso delle terre, pubblicizzate all'epoca come nuove "terre dell'oro". La rivalità tra le due etnie non è sfociata in un vero e proprio conflitto armato fino alla morte del generale Sani Abacha nel 1997. Altre motivazioni riguardavano l'allocazione dei profitti riguardanti la cessione degli appezzamenti di terreno al governo: gli Ijaw contestavano il fatto che la distribuzione degli stessi appezzamenti non rispecchiava il reale numero di compensi attribuiti all'etnia Itsekiri. In special modo è stato oggetto di contesa il controllo della città di Warri, la più grande area metropolitana dello Stato di Delta. I gruppi degli Ijaw, degli Itsekiri e degli Urhobo reclamavano ognuno la propria "sovranità" nella regione, dichiarando che il controllo della stessa sarebbe dovuto finire nelle mani della "vera" popolazione indigena.

Le agitazioni degli Ijaw (1998-1999)