Gli attentati dell'11 settembre 2001 furono una serie di attacchi suicidi terroristici coordinati, compiuti contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d'America da un gruppo di terroristi appartenenti all'organizzazione terroristica al-Qāʿida. Gli attacchi causarono la morte di persone (più 19 attentatori) e il ferimento di oltre persone, oltre a danni per miliardi di dollari.

La mattina di martedì 11 settembre 2001, quattro aerei di linea, appartenenti a due delle maggiori compagnie aeree statunitensi (United Airlines e American Airlines), furono dirottati da 19 terroristi legati al gruppo terroristico al-Qāʿida. Due aerei (il volo American Airlines 11 e il volo United Airlines 175) furono fatti schiantare contro le torri Nord e Sud del World Trade Center, nel quartiere Lower Manhattan di New York. Nel giro di 1 ora e 42 minuti entrambe le torri crollarono. I detriti e gli incendi provocarono poi il crollo parziale o totale di tutti gli altri edifici del complesso del World Trade Center. Un terzo aereo, il volo American Airlines 77, fu fatto schiantare contro il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa, nella contea di Arlington in Virginia. L'attacco provocò il crollo della facciata ovest dell'edificio. Un quarto aereo, il volo United Airlines 93, venne inizialmente indirizzato verso Washington per colpire il Campidoglio o la Casa Bianca, ma precipitò successivamente in un campo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, a seguito di una rivolta dei passeggeri.

I sospetti ricaddero fin da subito su al-Qāʿida e gli Stati Uniti reagirono aprendo la stagione della "guerra al terrorismo", attaccando l'Afghanistan al fine di deporre il regime dei Talebani, neutralizzare al-Qāʿida e catturare o uccidere il suo leader Osama bin Laden. Il Congresso approvò il Patriot Act, mentre altri Paesi rafforzarono le proprie legislazioni in materia di terrorismo e le misure di sicurezza interna. Sebbene Osama Bin Laden inizialmente avesse negato ogni tipo di coinvolgimento, nel 2004 si dichiarò responsabile dei fatti dell'11 settembre. L'organizzazione terroristica islamica da lui guidata citò come moventi il supporto statunitense a Israele, la presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita e le sanzioni contro l'Iraq. Gli attentati rappresentarono inoltre la prima volta nella storia in cui venne invocato l'articolo 5 del Trattato Atlanticohttps://www.dequo.it/articoli/art-5-nato.

La distruzione del World Trade Center danneggiò l'economia statunitense ed ebbe un significativo impatto sui mercati globali, causando anche la chiusura di Wall Street fino al 17 settembre. La rimozione dei detriti dal sito del World Trade Center (poi denominato Ground Zero) fu completata solo nel maggio 2002. I danni al Pentagono furono riparati nel giro di un anno. Il 18 novembre 2006 iniziò la costruzione dello One World Trade Center, inaugurato il 3 novembre 2014.

Tra i vari monumenti e memoriali eretti in onore delle vittime degli attentati a New York, sui luoghi in cui sorgeva il complesso del World Trade Center, si trova il National September 11 Memorial & Museum; nella Contea di Arlington è stato inaugurato il Pentagon Memorial; nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, è invece situato il Flight 93 National Memorial.

Premessa Al-Qāʿida

La fase embrionale delle vicissitudini che portarono alla nascita di al-Qāʿida sono da ricercare nell'invasione dell'Afghanistan nel 1979, intrapresa dall'Unione Sovietica con l'obiettivo di deporre il Presidente della RDA Hafizullah Amin e rimpiazzarlo con Babrak Karmal. In seguito all'invasione, lo studente allora ventiduenne Osama bin Laden, all'epoca residente in Pakistan, si recò in Afghanistan per collaborare con l'organizzazione dei mujahidin arabi e per la creazione di Maktab al-Khidamat, una formazione il cui scopo era quello di raccogliere fondi e assoldare mujaheddin stranieri per resistere all'Armata Sovietica. Nel 1989, dopo più di nove anni di guerra che provocarono vaste distruzioni al Paese nonché ampie perdite di vite civili, l'intervento sovietico nel conflitto ebbe termine con una ritirata generale delle proprie truppe, e il Maktab al-Khidamat si trasformò in una "forza di intervento rapido" del jihād contro i nemici del mondo islamico.Wright, Lawrence, The Looming Tower, Knopf, 2006, p. 130.

Sotto la guida di Ayman al-Zawahiri, Bin Laden assunse posizioni sempre più radicali nei confronti dell'Occidente, e nel 1996 promulgò la prima fatwā,In realtà la fatwa era del tutto irrituale sotto il profilo del diritto islamico, dal momento che bin Laden non aveva alcun titolo per emetterne una, non avendo egli mai compiuto i necessari e certificati studi di "scienze religiose" (tra cui diritto islamico, teologia islamica, scienza degli ʾaḥādīth, esegesi coranica, in una struttura riconosciuta d'insegnamento superiore islamico). intimando ai soldati americani di lasciare il territorio dell'Arabia Saudita. Una seconda fatwā fu promulgata nel 1998, con un attacco diretto alla politica estera degli Stati Uniti d'America, con particolare riferimento a Israele e alla costante presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita, anche dopo la fine della guerra del Golfo. Bin Laden citò testi dell'Islam per esortare i musulmani a intraprendere azioni di forza contro gli statunitensi fino a quando i problemi sollevati non fossero stati risolti. Egli fece notare come «durante tutta la storia dei popoli islamici, gli ʿulamāʾ abbiano unanimemente affermato l'idea che il jihād rappresenti un dovere individuale se il nemico devasta i Paesi musulmani».

Osama Bin Laden

Osama Bin Laden diresse gli attentati, ma in un primo momento negò ogni coinvolgimento, salvo poi ritrattare. Il 16 settembre 2001, Al Jazeera trasmise un comunicato di Bin Laden nel quale egli dichiarava: "Sottolineo che non ho compiuto io questo atto, il quale sembra essere stato compiuto da individui con proprie motivazioni". Nel novembre 2001, forze statunitensi ritrovarono un nastro in una casa distrutta a Jalalabad, in Afghanistan. Nel video si vede Bin Laden dialogare con Khaled al-Harbi e ammettere di essere a conoscenza degli attacchi prima del loro compimento. Il 27 dicembre 2001, fu diffuso un secondo filmato, nel quale, pur continuando a negare ogni responsabilità, egli affermò:

Tuttavia, poco prima delle elezioni presidenziali americane del 2004, Bin Laden usò un videomessaggio per ammettere il coinvolgimento di al-Qāʿida negli attentati dell'11 settembre 2001. Egli ammise il suo diretto coinvolgimento negli attacchi, dicendo di averli organizzati perché:

Bin Laden disse di aver personalmente diretto i suoi seguaci ad attaccare il World Trade Center e il Pentagono. Un altro video, ottenuto da Al Jazeera nel settembre 2006, mostra Bin Laden e Ramzi bin al-Shibh, oltre a due dirottatori, Ḥamza al-Ghamdī e Wāʾil al-Shehrī, durante i preparativi per l'attacco. Gli Stati Uniti non hanno mai incriminato Bin Laden per gli attentati dell'11 settembre, ma egli era già stato inserito nella lista dell'FBI dei più ricercati per gli attacchi alle ambasciate americane di Dar es Salaam in Tanzania e di Nairobi in Kenya.

Alle ore 1:09 del 2 maggio 2011, data e ora del fuso orario del Pakistan, un plotone di 24 assaltatori appartenenti all'unità anti-terrorismo DEVGRU dei Navy SEAL (i corpi speciali della Marina degli Stati Uniti), con l'appoggio della Special Activities Division della CIA, condusse un'operazione militare ad Abbottabad, vicino a Islamabad, presso una palazzina indipendente del leader di al-Qāʿida, individuato grazie a un'azione di spionaggio condotta fin dall'agosto del 2010 e lo uccisero in un assalto. Nella stessa notte del 1º maggio 2011 (fuso orario di Washington, dove non era ancora passata la mezzanotte), il presidente Barack Obama, che aveva seguito l'intera operazione attraverso le riprese di microcamere poste sugli elmetti degli assaltatori e su un drone, ne ha annunciato la morte.

Khalid Shaykh Muhammad

Yosri Fouda, giornalista per il canale televisivo arabo Al Jazeera, riportò che nell'aprile del 2002 Khalid Shaykh Muhammad ammise di aver preso parte agli attacchi insieme a Ramzi bin al-Shibh. Il Rapporto della Commissione sull'11 settembre stabilì che il forte risentimento di Muhammad verso gli Stati Uniti traeva origine dal "violento disaccordo sulla politica estera statunitense favorevole a Israele". Muhammad era stato inoltre un consigliere e finanziatore dell'attentato al World Trade Center del 1993 e zio di Ramzi Yousef, leader del gruppo degli attentatori in quell'attacco. Muhammad fu arrestato il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, in Pakistan, da ufficiali pakistani sotto il comando della CIA. Fu successivamente detenuto in diverse prigioni segrete della CIA e nel campo di prigionia di Guantánamo, dove fu sottoposto a interrogatori e torture, tra cui il waterboarding. Durante le udienze nella prigione di Guantánamo, Muhammad confessò nuovamente le proprie responsabilità per gli attentati, dichiarando che "era stato responsabile degli attacchi dell'11 settembre dalla A alla Z" e che tale dichiarazione non era compiuta sotto costrizione alcuna.

Altri membri di al-Qāʿida Durante il processo a Zakariyya Musawi, cinque persone furono identificate come soggetti con una conoscenza dettagliata delle operazioni. Esse erano: bin Laden, Khalid Shaykh Muhammad, Ramzi bin al-Shibh, Abu Turab al-Urdunni e Mohammed Atef. A oggi, solo figure marginali sono state processate o condannate per gli attacchi.

Il 26 settembre 2005, la Audiencia Nacional spagnola condannò Abu Dahdah a 27 anni di prigione per cospirazione negli attacchi dell'11 settembre e per essere membro di un'associazione terroristica quale al-Qāʿida. Allo stesso tempo, altri 17 membri di al-Qāʿida furono condannati a pene comprese tra 6 e 11 anni. Il 6 febbraio 2006, la Suprema Corte spagnola ha ridotto la pena di Abu Dahdah a 12 anni perché ha considerato non provata la sua partecipazione alla cospirazione.

Sempre nel 2006, Musawi, che alcuni inizialmente sospettarono essere il ventesimo dirottatore, fu condannato per cospirazione al fine di commettere atti di terrorismo e di pirateria aerea. Fu condannato all'ergastolo negli Stati Uniti. Munir al-Mutasaddiq, un associato del nucleo di dirottatori di Amburgo, trascorse 15 anni in una prigione tedesca per il suo ruolo nella preparazione del dirottamento. Rilasciato nell'ottobre del 2018, fu deportato in Marocco.

La "cellula di Amburgo" includeva musulmani radicalizzati che divennero poi cruciali negli attacchi dell'11 settembre. Moḥammed ʿAṭā, Marwan al-Shehhi, Ziyād Jarrāḥ, Ramzi bin al-Shibh e Sa'id Bahaji erano tutti membri della cellula di Amburgo.

Moventi La dichiarazione di una "guerra santa” contro gli Stati Uniti e la fatwā del 1998, promulgata da bin Laden, insieme ad altre che invitavano a uccidere americani, sono viste dagli investigatori come moventi dei fatti. Nella "Lettera all'America" del 2002, bin Laden ammette esplicitamente che le motivazioni degli attentati includono:

supporto statunitense a Israele; supporto agli attacchi contro musulmani in Somalia; supporto alle Filippine contro i musulmani nell'insurrezione islamica nelle Filippine; supporto alle aggressioni israeliane contro i musulmani in Libano; supporto alle atrocità russe contro i musulmani in Cecenia; presenza di governi filo-americani nel Medio Oriente; supporto all'oppressione indiana contro musulmani in Kashmir; presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita; sanzioni contro l'Iraq.

Dopo gli attacchi, bin Laden e al-Zawāhirī rilasciarono videoregistrazioni e registrazioni audio, alcune delle quali ribadivano le ragioni degli attacchi.

Bin Laden riteneva che Maometto avesse bandito la "costante presenza di infedeli in Arabia". Nel 1996, Bin Laden aveva emesso una fatwā chiedendo l'immediato ritiro delle forze statunitensi. Nella fatwā del 1998 al-Qāʿida scrisse: