Il colpo di Stato in Iran del 1953 fu attuato dallo scià dell'Iran Mohammad Reza Pahlavi per accentrare i poteri, deponendo il primo ministro democraticamente eletto, il nazionalista Mohammad Mossadeq, che aveva da poco nazionalizzato l'industria petrolifera. Il colpo di Stato fu aiutato e pianificato dai governi del Regno Unito (nome in codice operazione Boot) e degli Stati Uniti d'America (nome in codice operazione Ajax o TP-AJAX).
Mentre il Regno Unito puntava a rafforzare il potere personale di Pahlavi per recuperare il controllo sui redditizi giacimenti petroliferi iraniani, gli Stati Uniti temevano che la crisi economica e politica dell'Iran dovuta alle politiche del primo ministro potesse aprire la porta alla penetrazione sovietica in Medio Oriente in piena guerra di Corea.
Contesto Nel corso del XIX secolo la Persia si trovò tra due imperi in espansione: quello russo e quello britannico. Nel 1892 il diplomatico britannico George Curzon paragonò la Persia ed altri paesi della zona a «caselle di una scacchiera su cui si gioca il destino del mondo».. Durante la seconda metà del XIX secolo le condizioni con cui la monarchia aveva dato in concessione parti dell'economia nazionale furono sempre più criticate.
Nel 1872 lo scià Naser al-Din Shah Qajar concesse a Paul Julius Reuter, imprenditore tedesco e fondatore dell'omonima agenzia di stampa, diritti esclusivi, tra le altre cose, su attività estrattive e ferrovie in cambio del finanziamento della sua successiva visita europea. Tali concessioni però non divennero mai effettive a causa della violenta opposizione, sia interna che da parte della Russia.A.W. Ford, The Anglo-Iranian oil dispute of 1950-52, Berkeley 1954 Nel 1892 lo scià fu costretto a revocare il monopolio del tabacco concesso al maggiore inglese G.F. Talbot dopo violente proteste e un generalizzato boicottaggio del tabacco.
La concessione D'Arcy, le ingerenze britanniche e la costituzione del 1906 Nel maggio 1901, durante la fase dell'Impero britannico nota come "Grande gioco", lo scià persiano Mozaffar al-Din Shah Qajar concesse un appalto sessantennale per la ricerca di giacimenti petroliferi al britannico William Knox D'Arcy in cambio dell'alleggerimento del debito verso la potenza europea.. Secondo lo storico e giornalista Stephen Kinzer D'Arcy pagò ventimila sterline e promise un'uguale divisione della proprietà, più 16% di ogni ricavo futuro (il calcolo sarebbe spettato alla compagnia). Lo storico L.P. Elwell-Sutton nel 1955 scrisse invece che «la quota della Persia era “non un granché” e i non vi fu trasferimento di denaro»..
Il 31 luglio 1903 D'Arcy ritirò le sue proprietà finanziarie dalla Persia e le trasferì nella britannica Burmah Oil Company. Il 26 maggio 1908 iniziò l'estrazione del petrolio; la Compagnia crebbe lentamente fino alla prima guerra mondiale, quando la sua importanza strategica indusse il governo britannico ad assumerne il controllo, diventando di fatto proprietario dell'industria petrolifera persiana, e ne fece la principale fornitrice di carburante per la Royal Navy durante la prima guerra mondiale. A difesa dei giacimenti furono schierate truppe britanniche in territorio persiano.
I britannici irritarono i persiani intervenendo nei loro affari interni ed anche nella rivoluzione costituzionale persiana..Browne, Edward G., "The Persian Revolution of 1905–1909", Mage Publishers (July 1995). ISBN 0-934211-45-0. Grandi proteste popolari obbligarono Mozaffar a riconoscere la costituzione del 1906, nonostante questa limitasse i suoi poteri. Concesse al Majlis, il parlamento, il potere di scrivere le leggi dopo essere stato eletto democraticamente e al primo ministro di firmarle e renderle effettive. La nuova costituzione però diede allo scià anche molti poteri esecutivi, come la facoltà di emettere decreti reali (i firmani), di nominare o licenziare primi ministri (dopo un voto di fiducia del parlamento) e metà dei senatori (il Senato però non venne convocato fino al 1949), di presentare progetti di legge e di sciogliere il parlamento. La nuova costituzione abolì la dittatura ma diede allo scià un importante ruolo esecutivo. Di conseguenza, quando lo scià era debole il governo era più democratico, mentre quando lo scià era forte, gli aspetti democratici del governo potevano finire in secondo piano. Questi aspetti contraddittori avrebbero causato tensioni in futuro.
La rivoluzione costituzionale venne osteggiata da britannici e russi, che appoggiarono il tentativo del nuovo scià, Mohammad, figlio di Mozaffar, di rovesciare con la forza il governo democratico. Il movimento guerrigliero guidato da Sattar Kahn però depose Mohammad nel 1910; al suo posto il parlamento nominò scià suo figlio undicenne, Ahmad Shah.
Il rinnovo della concessione alla Anglo Persian Oil Company
All'indomani della prima guerra mondiale c'era una diffusa insoddisfazione nei confronti delle concessioni petrolifere date ai britannici con la Anglo-Persian Oil Company (APOC), con le quali la Persia riceveva il 16% dei “profitti netti”. Nel 1921, dopo anni di grave mala gestione da parte della dinastia Qajar, un colpo di Stato (sostenuto dai britannici) portò il generale Reza Kahn al governo. Nel 1923 diventò primo ministro costruendosi una reputazione da politico efficace e incorrotto.
Sotto la sua influenza, il parlamento votò nel 1925 la rimozione di Ahmad Shah Qajar dal trono, e Reza Kahn venne incoronato Reza Shah Pahlavi; la dinastia Pahlavi salì quindi al trono della Persia. Reza Shah iniziò una rapida ed efficace modernizzazione della Persia, che era finita per diventare uno dei Paesi più poveri del mondo, ma fu anche un sovrano duro e intollerante nei confronti dei dissidenti. Per la fine degli anni trenta aveva eliminato l'opposizione e accantonato gli aspetti democratici della costituzione. Gli oppositori vennero incarcerati ed in alcuni casi condannati a morte.
Mentre alcuni erano d'accordo con la sua politica, sostenendo che era necessaria dato che la Persia era scossa da disordini, altri la ritenevano ingiustificata. Tra questi ultimi c'era Mohammad Mossadeq, che venne incarcerato nel 1940; l'esperienza del carcere fece maturare in lui un durevole disgusto per i governi autoritari e per la monarchia, e contribuì a far diventare Mossadeq un appassionato sostenitore della totale nazionalizzazione della Persia.
Reza Shah tentò di attenuare il potere delle forze coloniali in Persia, e in gran parte ci riuscì, ma aveva anche bisogno di aiuto per modernizzare il Paese. Cercò quindi di tenersi in equilibrio tra le varie potenze coloniali, specialmente Impero britannico e Germania nazista. Negli anni trenta Reza Shah provò a porre termine alle concessioni petrolifere all'APOC che la dinastia Qajar aveva garantito, ma la Persia era ancora debole e i britannici non lo permisero. Dopo una lunga trattativa, la concessione fu rinnovata nel 1933 in termini che erano ancora favorevoli ai britannici, anche se meno rispetto a alla concessione D'Arcy.
Il 21 marzo 1935 Reza Shah cambiò il nome del Paese da Persia a Iran e la Anglo-Persian Oil Company venne rinominata quindi in Anglo-Iranian Oil Company.
Nel 1941, dopo l'invasione nazista dell'Unione Sovietica, i britannici, le forze del Commonwealth delle nazioni e l'Armata Rossa invasero l'Iran. Reza Shah aveva dichiarato la neutralità nella seconda guerra mondiale e tentato di rimanere in equilibrio tra le due maggiori potenze, i britannici e la Germania nazista. La principale ragione dell'invasione fu quella di assicurare che i giacimenti petroliferi iraniani e la ferrovia transiraniana, che garantiva i rifornimenti all'Unione Sovietica, non cadessero in mano alla Germania.
Reza Shah venne arrestato, deposto ed esiliato dai britannici, ed alcuni importanti ufficiali vennero incarcerati. Il figlio ventiduenne, Mohammad Reza Pahlavi, divenne scià. Quest'ultimo, a differenza di suo padre, fu un capo debole e a tratti indeciso. Durante gli anni quaranta non ebbe un ruolo indipendente nel governo, e gran parte delle leggi autoritarie del padre vennero lasciate cadere; di conseguenza la democrazia venne in sostanza ripristinata in questo periodo.
I soldati britannici si ritirarono dall'Iran una volta finita la seconda guerra mondiale. L'Unione Sovietica rimase solo parzialmente promuovendo due “Repubbliche democratiche del popolo” all'interno dei confini iraniani. A causa di ciò scoppiò una crisi internazionale che finì quando gli Stati Uniti fecero pressioni affinché l'esercito iraniano riprendesse il controllo dei territori occupati. La convenzione sul petrolio che sovietici e iraniani avevano da poco stipulato non venne mai applicata. I nazionalisti in Iran aumentarono la loro influenza reclamando una riduzione degli interventi stranieri a lungo termine nel Paese, specialmente le concessioni petrolifere che erano più profittevoli per l'Occidente che per l'Iran.
L'Iran chiese alla Anglo-Iranian Oil Company (AIOC) un'analisi della contabilità per stabilire se tutte le royalty erano state effettivamente pagate, ma la Compagnia oppose un rifiuto intransigente che infastidì il popolo iraniano.
Gli obiettivi degli Stati Uniti in Medio Oriente rimasero gli stessi dal 1947 al 1952, ma la strategia poi cambiò. Washington rimase “pubblicamente in solidarietà e privatamente in conflitto” con i britannici, alleati nella seconda guerra mondiale. L'Impero britannico si stava costantemente indebolendo, e, considerando anche le crisi internazionali, gli Stati Uniti si concentrarono sui propri interessi cercando di evitare di essere associati agli interessi coloniali britannici. «In Arabia Saudita, con estrema disapprovazione dei britannici, Washington avallò un accordo tra la ARAMCO e l'Arabia saudita nell'accordo 50/50 che ebbe eco in tutta la regione»,. un accordo che garantiva un'equa divisione dei profitti tra Stati Uniti e Arabia Saudita.
La crisi della nazionalizzazione del petrolio Tentativo di assassinio dello scià e nomina di Mossadeq a primo ministro
Nel 1949 un membro del Partito Iraniano del Tudeh tentò di uccidere lo scià Mohammad Reza Pahlavi. Scioccato dall'esperienza ed incoraggiato dalla solidarietà che gli fu pubblicamente espressa, lo scià assunse un ruolo politico sempre più attivo. Rapidamente organizzò un'assemblea costituente con il compito di modificare la costituzione per aumentare i propri poteri e convocò il Senato iraniano, previsto dalla costituzione del 1906 ma mai convocato; lo scià aveva il diritto di nominare metà dei senatori ed egli scelse quelli che erano più allineati alle sue idee.
Mossadeq, che vedeva in questo aumento di poteri un allontanamento dalla democrazia (credeva infatti che lo scià dovesse «regnare, ma non governare», come avveniva nelle monarchie costituzionali europee), formò assieme ad alcuni partiti politici ed altri oppositori dello scià una coalizione che prese il nome di Fronte Nazionale, il cui principale obiettivo era la nazionalizzazione del petrolio. Nel 1951 il Fronte Nazionale aveva guadagnato la maggioranza dei seggi nel Majlis, il parlamento. Secondo la costituzione la maggioranza dei partiti eletti in parlamento avrebbe dovuto dare un voto di fiducia al candidato a primo ministro, dopo il quale lo scià gli avrebbe conferito l'incarico. Il primo ministro Ali Razmara, che si opponeva alla nazionalizzazione del petrolio adducendo ragioni tecniche, venne assassinato dai fondamentalisti del Fedaiyan e-Islam, la cui guida spirituale, l'ayatollah Kashani (un mentore di Khomeini) era stato nominato presidente del parlamento dal Fronte Nazionale.
Dopo un voto di fiducia del parlamento, Mossadeq venne nominato primo ministro dallo scià in sostituzione di Hossein Ala, che a sua volta sostituiva l'ucciso Razmara. Il Fronte Nazionale esercitò grandi pressioni affinché l'assassino di Razmara, Khalid Tahmasebi, venisse rilasciato e perdonato, dando così prova dell'importanza del movimento nella scena politica iraniana.