Dal 1936 antifascista liberalsocialista con Aldo Capitini, nel 1946 fu deputato del PSIUP all'Assemblea Costituente. Docente universitario dal 1948, applicò il suo metodo storico-critico allo studio delle poetiche. È stato uno dei maggiori studiosi della poetica e della poesia di Giacomo Leopardi.

Biografia L'ambiente familiare e la scelta della letteratura Nacque in un ambiente familiare in cui erano confluite ascendenze aristocratiche e borghesi: la madre Celestina Agabiti, pesarese, era sorella di Augusto Agabiti, scrittore e teosofo, e figlia di Francesco Agabiti, ufficiale garibaldino e segretario comunale a Pesaro e a Roma; il padre Renato, farmacista, proveniva da una famiglia marchigiana di proprietari terrieri che si era trasferita a Perugia alla fine del XIX secolo, avviando con Pietro Binni, padre di Renato, l'attività della Farmacia Inglese di Piazza IV Novembre; la nonna paterna era la marchesa Elena Degli Azzi Vitelleschi, figlia del giurista Giustiniano Degli Azzi Vitelleschi; la nonna materna era la folignate Vincenza Barugi, il cui padre Girolamo fu sindaco della città, liberale e capo riconosciuto della massoneria umbra.

Fin dagli anni del ginnasio appassionato di letteratura e storia, al termine degli studi presso il Liceo classico Annibale Mariotti si sottrasse alla professione di farmacista cui era destinato dal padre, partecipando nel 1931 al concorso nazionale per l'ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa, su consiglio dell'italianista Guido Mazzoni, presidente della commissione di esame di terza liceo, e del preside del Liceo Mariotti, Gaetano Chiavacci, che gli fece scoprire la poesia di Carlo Michelstaedter e che ritrovò a Pisa; in quell'anno, segretario amministrativo della prestigiosa scuola era Aldo Capitini, cui il giovane Binni scrisse per chiedere informazioni: Capitini gli rispose con una lettera che segnò l'inizio di una fondamentale e duratura amiciziaMartini, Mario, Lo stato attuale degli studi capitiniani, Rivista di storia della filosofia. Fascicolo 4, 2008 (Firenze : [poi] Milano : La Nuova Italia ; Franco Angeli, 2008)..

Alla Scuola Normale Superiore di Pisa Superata la selezione (primo vincitore), a Pisa incontrò maestri come Attilio Momigliano, Luigi Russo, Matteo Marangoni, Augusto Mancini, Giorgio Pasquali, strinse rapporti di amicizia con Claudio Baglietto, Delio Cantimori, Vittore Branca, Giuseppe Dessì, con gli ex-normalisti Carlo Ludovico Ragghianti, notoriamente antifascista, e Claudio Varese. Sempre più legato a Capitini, dopo l'allontanamento di costui dalla Normale nel 1933, per aver rifiutato la tessera del PNF, si mantenne in rapporto con l'amico e maestro,

Si laureò nel 1935 con una tesi intitolata La poetica del decadentismo italiano (relatore Luigi Russo), presto pubblicata (La poetica del decadentismo, 1936) per interessamento di Russo, che nel 1936 supplì per alcuni mesi; il successo editoriale del suo primo volume, recensito da Momigliano sul «Corriere della Sera», gli procurò collaborazioni con le principali riviste letterarie italiane: «La Nuova Italia», «Leonardo», «Letteratura». A Firenze conobbe Eugenio Montale, Alessandro Bonsanti, Elio Vittorini, Ernesto e Tristano Codignola, Cesare Luporini, Franco Fortini, Giorgio Spini.

La cospirazione antifascista e il liberalsocialismo

e Allievo ufficiale a Moncalieri, a Torino conobbe Leone Ginzburg e Cesare Pavese. Nel 1938, concluso il servizio militare, ottenne una cattedra presso l'Istituto tecnico Bordoni di Pavia; da Pavia compì frequenti viaggi a Milano, dove conobbe Ferruccio Parri, Francesco Flora, Giulio Preti, a Vicenza (dove conobbe Neri Pozza, Antonio Barolini, Antonio Giuriolo), a Bologna (Giuseppe Raimondi, Giorgio Bassani, Cesare Gnudi), a Padova (Concetto Marchesi, Manara Valgimigli). Rientrato a Perugia, dal 1939 insegnò all'Università per stranieri; in occasione di numerosi viaggi a Roma conobbe Guido Calogero, Mario Alicata, Pietro Ingrao, Ugo La Malfa, Paolo Bufalini e molti altri attivi organizzatori dell'antifascismo.

Nel 1939 si sposò con Elena Benvenuti (1912-2016), conosciuta a Pisa negli anni della Normale; alla fine dell'anno la morte della madre, Celestina Agabiti, aprì una ferita insanabile. Nel 1940, all'entrata in guerra del regime fascista, venne richiamato alle armi e inviato sul fronte francese e su quello jugoslavo; congedato nello stesso anno, riprese l'insegnamento all'Università per Stranieri. Nel 1942 conseguì la libera docenza in letteratura italiana, tenne un corso libero all'Università di Pisa e pubblicò la monografia Vita interiore dell'Alfieri, in cui applicò il proprio metodo storico-critico di studio delle "poetiche" a un autore che gli era particolarmente congeniale anche per ragioni politiche.

Binni socialista, all'Assemblea Costituente Nel 1943 aderì al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e svolse un'intensa attività nella Resistenza. Negli ultimi mesi del 1943 venne segnalato in due informative della Prefettura e della Questura di Perugia come membro di un "comitato dei dodici" che trovò il suo sviluppo nel CLN di Perugia, e alla liberazione della città nel giugno del 1944 fu membro della prima giunta comunale (nominata dal CLN ma non riconosciuta dagli inglesi) e redattore del «Corriere di Perugia», organo del CLN, diretto da Capitini. Dal luglio dello stesso anno 1944 svolse un ruolo attivo nell'esperienza dei Centri di Orientamento Sociale (COS) ideati e promossi in Umbria da Capitini come pratiche di democrazia diretta, e nella costruzione del PSIUP su una linea rivoluzionaria in competizione con il PCI.

Nel 1946 si candidò per il PSIUP all'Assemblea Costituente e venne eletto per la circoscrizione di Perugia-Terni-Rieti. Alla Costituente si occupò in particolare dei problemi della scuola pubblica (contribuì alla formulazione dell'articolo 33 della Costituzione in difesa della scuola nazionale, delimitando le prerogative delle scuole private: "senza oneri per lo Stato"; nel 1946 promosse con Capitini e altri l'Associazione per la Difesa della Scuola Nazionale); dal maggio 1946 collaborò alla rivista «Europa socialista» diretta da Ignazio Silone, entrando a far parte della redazione. Nel febbraio 1947, al momento della scissione del PSIUP da cui nacquero il PSI di Pietro Nenni e il PSLI di Giuseppe Saragat, Binni non aderì né al PSI né al PSLI, anche se entrò da indipendente nel gruppo parlamentare di quest'ultimo.

L'intenso impegno politico non gli impedì di proseguire l'attività scientifica: nel 1947 pubblicò tre volumi importanti, Preromanticismo italiano, La nuova poetica leopardiana, Metodo e poesia di Ludovico AriostoCorradini, Marco, Il più bel romanzo che sia mai stato offerto ai giovani : Mario Apollonio lettore di Ariosto, Otto Novecento : rivista quadrimestrale di critica e storia letteraria. ANNO XXV - N. 3 - SETTEMBRE DICEMBRE, 2001 (Azzate (Varese) : [poi] Milano : Edizioni Otto Novecento ; La Vita Felice, 2001).; il volume leopardiano aprì una nuova stagione della critica leopardiana, a definitivo superamento della lettura crocianaD'Elia, Costanza, Tempo dell'anima : appunti sul Leopardi di De Sanctis, Studi desanctisiani : rivista internazionale di letteratura, politica, società : 1, 2013 (Pisa : Fabrizio Serra, 2013)..

Naufragata l'ipotesi siloniana di una federazione dell'area socialista, nel 1948 Binni partecipò a un ulteriore tentativo promosso da Ivan Matteo Lombardo, l'Unione dei Socialisti, di cui diventò coordinatore regionale per l'Umbria. Nello stesso anno, conclusi i lavori della Costituente (sua la commemorazione di Gandhi nella sua ultima seduta), decise di non proseguire l'esperienza di parlamentare per dedicarsi completamente alla sua attività di studioso e critico letterario; vinse un concorso per una cattedra universitaria di letteratura italiana e venne chiamato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Genova, dove insegnò fino al 1956.

Alle Università di Genova e di Firenze Per avvicinarsi alla sede d'insegnamento, si trasferì a Lucca, la città di sua moglie. Nel 1949 collaborò con il Partito Socialista Unitario fino alla sua confluenza nel PSDI. Dal 1953 diresse «La Rassegna della letteratura italiana», già diretta da Achille Pellizzari fino al 1948, costruendo intorno alla rivista e alla cattedra genovese una scuola di critica letteraria; ne fecero parte numerosi giovani allievi, da Franco Croce a Riccardo Scrivano, da Mauro Manciotti a Giovanni Ponte a Giorgio Calcagno a Cesare Viazzi.

Nel 1956 fu chiamato alla Facoltà di Magistero dell'Università di Firenze, nella cattedra del dantista Francesco Maggini, e nel 1958 alla Facoltà di Lettere, nella cattedra già appartenuta ad Attilio Momigliano, scomparso nel 1952 (fu Binni a pronunciarne il discorso commemorativo nel maggio 1960). Nel 1958 promosse un nuovo tentativo di riunificazione dell'area socialista, il movimento dei "socialisti senza tessera" (con Giuliano Vassalli, Piero Fornara, Renzo Bianucci e altri) che alla fine dello stesso anno confluì nel PSI dopo il Congresso di Venezia in cui si affermò una linea di autonomia, dal PCI e dalla DC, per un governo di centrosinistra che avesse come programma minimo l'attuazione della Costituzione. A Firenze trovò un ambiente intellettuale e politico con il quale aveva relazioni profonde dagli anni trenta: la Firenze della rivista di Alessandro Bonsanti «Letteratura», del Gabinetto Vieusseux già diretto da Montale, de «Il Ponte» di Piero Calamandrei, della Nuova Italia, la casa editrice diretta da Tristano Codignola; l'Università era ricca di presenze prestigiose, da Eugenio Garin a Delio Cantimori, da Gianfranco Contini a Cesare Luporini, da Ernesto Sestan a Roberto Longhi, da Lanfranco Caretti a Giorgio Spini, a Giacomo Devoto, Glauco Natoli, Alessandro Perosa e tanti altri. Anche a Firenze, come a Genova, formò una scuola critica ricca di giovani allievi che coinvolse nell'attività della «Rassegna della letteratura italiana». Nella didattica universitaria confluirono i risultati della sua intensa produzione critica (Foscolo e la critica, 1957, Carducci e altri saggi, 1960) e della sua proposta metodologica, che trovò esplicita formulazione nel volume Poetica, critica e storia letteraria del 1963. Nello stesso anno pubblicò Classicismo e neoclassicismo nella letteratura del Settecento e L'Arcadia e il Metastasio.

Negli anni fiorentini proseguì il suo impegno politico per la democratizzazione dell'Università, svolgendo un ruolo di primo piano nell'agitazione universitaria del 1961 che provocò le dimissioni del rettore Eustachio Paolo Lamanna e preannunciò il movimento studentesco del 1968; dal 1960 fece parte della direzione nazionale dell'Associazione per la Difesa e lo Sviluppo della Scuola Pubblica (ADESSPI), fondata nel 1959. Proseguì il suo impegno politico complessivo all'interno del PSI e sostenne le iniziative promosse da Capitini (marcia per la pace Perugia-Assisi, 1961, e Camucia-Cortona, 1962). Nel 1963 fu al centro di una dura polemica culturale di rilievo nazionale, innescata per ragioni accademiche da un attacco pretestuoso dell'ambiente longhiano-continiano al suo volume metodologico Poetica, critica e storia letteraria; la polemica si sviluppò su «Paragone», «Paese Sera», «Il Ponte» e numerose altre testate.

All'Università di Roma