La mitologia etrusca è il corpus dei miti e delle figure divine ed eroiche della civiltà etrusca, noto soprattutto attraverso la documentazione figurata (specchi bronzei iscritti, pittura vascolare e funeraria, terrecotte architettoniche) e le iscrizioni: nessun testo narrativo etrusco di contenuto mitologico è infatti sopravvissuto.

Le prime immagini antropomorfe delle divinità etrusche si devono all'influsso della cultura figurativa e religiosa orientale, dove l'uso di raffigurare gli dèi in forma umana era millenario; l'iconografia divina consolidatasi alla fine dell'età orientalizzante riflette invece il contatto con la grecità. Malgrado l'enorme influsso greco in ogni campo, i nomi di divinità di origine ellenica accolti nel pantheon etrusco sono pochissimi (essenzialmente Aritimi/Artumes da Artemide, Hercle da Eracle e, assai più tardi, Aplu da Apollo): lo spazio del sacro era già occupato da divinità indigene quando giunsero quelle greche, che imposero le proprie storie e iconografie, ma non i propri nomi. Un secondo nucleo di nomi divini è di prestito italico: Uni, Menerva e Nethuns derivano dal latino o italico Iuno, Minerva e Neptunus, e non viceversa.

Le corrispondenze con le divinità greche e romane, indicate di seguito per comodità, vanno perciò intese come comparazioni e non come equivalenze: raramente una divinità etrusca coincide esattamente con la corrispondente greca o romana, ed è preferibile servirsi delle forme etrusche dei nomi per non introdurre assunti indebiti. Un tratto caratteristico del pantheon etrusco è la marcata componente ctonia: molte divinità sono potenti tanto nel mondo dei vivi quanto in quello dei morti. Altri tratti peculiari sono la vaghezza di numero, sesso e aspetto di molte figure divine, che possono comparire al singolare o moltiplicate, in forma maschile o femminile, e la presenza di collegi divini dai nomi oscuri.

Le divinità Le divinità maggiori Tinia (Tin): la divinità suprema, confrontabile con Zeus e Giove, raffigurato come giovane imberbe o come uomo barbato. A differenza dello Zeus greco, unico signore del fulmine, la sua folgore era condivisa con altre divinità. Uni: sposa di Tinia, confrontabile con Era e Giunone, divinità principale di importanti santuari come quello di Pyrgi, dove sotto Thefarie Velianas (fine VI secolo a.C.) fu identificata con la fenicia Astarte. Menrva (Menerva): confrontabile con Atena e Minerva. Le fonti non la presentano come figlia di Tinia e Uni, schema che ricalca la più tarda triade capitolina romana, ma la mostrano accanto a Uni e Turan come parte di una "famiglia degli dèi" raffigurata in armonia; il fulmine è suo attributo frequente. Voltumna (in latino Vertumnus, in etrusco Veltha): la divinità posta al vertice della lega dei dodici popoli etruschi, definita da Varrone deus princeps Etruriae, cui era dedicato il santuario federale del Fanum Voltumnae presso Volsinii.

Altre divinità Aplu (Apulu): confrontabile con Apollo, in Etruria fortemente connesso con l'oltretomba; era il dio del Monte Soratte (in latino Apollo Soranus, Dis Pater), identificato da Giovanni Colonna con Śuri. Śuri: divinità di grande rilievo a Pyrgi, di cui non si conoscono immagini iscritte; il nome lo collega al dio laziale Soranus (Apollo Soranus) del Monte Soratte. Era considerato sposo della dea Catha e, come Apollo, era un dio oracolare, che si serviva di sortes in bronzo a forma di foglia per comunicare i responsi. Turms: confrontabile con Ermes e Mercurio, con funzione di psicopompo (attestato anche come Turms Aitas, "Turms dell'oltretomba"). Turan: confrontabile con Afrodite e Venere, attorno alla quale si raccoglie un corteggio di figure minori, fra cui Turnu (giovane dio alato dell'amore, confrontabile con Eros), il suo amato Atunis (Adone) e Alpan, "dea del dare con gioia", il cui nome è stato accostato al latino libens. Laran: il dio della guerra, confrontabile con Ares e Marte; il suo pendant femminile armato è Menerva. Maris: divinità connessa con l'infanzia, distinta dal dio della guerra, al quale era assimilata da studi più antichi. Compare tre volte sul Fegato di Piacenza e negli specchi è spesso accompagnato da un secondo nome (Maristinsta, Marishercles, Maristurns), che lo lega di volta in volta a Tinia, Hercle o Turan, quasi si trattasse di uno spirito tutelare, paragonabile al Genius romano. Fufluns: confrontabile con Dioniso e Bacco, anch'egli potente nell'oltretomba, ragione per cui la sua edera era dipinta nelle tombe. Semla: la madre di Fufluns, il cui nome deriva dal greco Semele. Gli specchi raffigurano la nascita di Fufluns da Tinia e mostrano più volte la dea accanto al figlio adulto, un tema inatteso rispetto al mito greco, nel quale Semele muore prima della nascita di Dioniso, ma coerente con le tradizioni sulla sua liberazione dall'oltretomba. Nethuns: confrontabile con Poseidone e Nettuno, raffigurato con il tridente. Sethlans: confrontabile con Efesto e Vulcano. Artumes: confrontabile con Artemide e Diana, "signora degli animali" (in Etruria associata ai lupi) e dea delle assemblee umane. Hercle: una delle poche divinità del pantheon etrusco dal nome di origine greca (da Eracle), in Etruria vero e proprio dio. Caratteristica etrusca è la serie di raffigurazioni della sua adozione da parte di Uni mediante allattamento al seno della dea: uno specchio da Volterra mostra la scena con una delle rarissime iscrizioni leggibili di contenuto mitologico, interpretata come "questa immagine mostra come Hercle, figlio di Uni, fu adottato". Tinas Cliniar ("figli di Tinia"): confrontabili con i Dioscuri, particolarmente venerati in contesto funerario come aiutanti nel passaggio dalla vita alla morte; il loro nome etrusco è restituito dalla dedica incisa su un vaso greco da Tarquinia. Nortia: dea venerata a Volsinii, nel cui tempio si svolgeva la cerimonia periodica dell'infissione di un chiodo nella parete, che secondo Livio serviva a contare lo scorrere del tempo. I Romani la equipararono a Fortuna o a Necessitas, ed è probabile che il chiodo esprimesse l'azione irrevocabile del fato, come sullo specchio in cui la dea del destino Athrpa fissa con martello e chiodo una testa di cinghiale.; il rito del chiodo è in Tito Livio, Ab Urbe condita libri, VII, 3. Vei: divinità materna e ctonia, confrontabile con Demetra, che si prendeva cura dei defunti, forse identificabile con Cel Ati ("madre terra"). Selvans: signore dei confini, posti sotto la sua protezione insieme ad altre divinità.

Gli spiriti minori Una schiera di spiriti secondari, molti dei quali ignoti al mondo greco, popola gli specchi etruschi, soprattutto nelle scene di amore, nascita e profezia. Parecchi di essi sono rappresentati ora come maschili ora come femminili, segno che si trattava verosimilmente di personificazioni di qualità astratte più che di figure dall'aspetto definito. Thalna: spirito popolare, identificato su una ventina di specchi, il cui nome è stato connesso con un verbo dal significato di "germogliare, fiorire", e quindi con la crescita e la giovinezza; presenzia alle nascite divine di Menrva e di Fufluns ed è raffigurato in forma sia femminile sia maschile. Lasa: forse il più importante degli spiriti secondari, il cui nome ricorre quattordici volte sugli specchi, su una gemma e sul Fegato di Piacenza. È discusso se si tratti di un nome generico, dal valore di "ninfa", o di una singola divinità dalle molte forme; tipici suoi attributi sono l'alabastron e il bastoncino da profumo, ma può reggere anche il rotolo del destino. La profetessa Vegoia è detta in etrusco Lasa Vecuvia. Leinth: nome portato su tre specchi graffiti ora da una figura femminile presente all'incoronazione di Hercle dopo la vittoria su Cerbero, ora da un giovane dio che assiste al riconoscimento di neonati divini. Il suffisso -th, agentivo, fa pensare a un significato originario legato alla morte, che però mal si concilia con le raffigurazioni e con l'uso nuziale degli specchi; Simon vi riconosce forse la personificazione di una funzione più che un essere mitologico. L'unica dedica nota proviene da Cetamura del Chianti.

Le divinità cosmiche Un gruppo distinto è costituito dalle divinità legate agli astri e agli elementi: Usil (il sole, attestato anche sul Fegato di Piacenza, la cui iconografia di giovane radiante con l'arco risente di quella di Apollo), Thesan (l'aurora, confrontabile con Eos e Aurora, che ricevette culto), Tiv o Tiur o Losna (la luna, il cui nome è anche la parola etrusca per "mese"), Catha, Cel e Culsans, dio bifronte connesso con le porte, confrontabile con Giano.

Le divinità infere Gli Inferi erano governati da una coppia di sovrani: Aita (il cui antico nome etrusco era probabilmente Calu, e la cui affinità con i lupi costituisce un tratto peculiarmente etrusco estraneo all'Ade greco) e la sua sposa Phersipnei, confrontabile con Persefone e Proserpina.

Accanto a essi l'immaginario etrusco dell'oltretomba era popolato da figure demoniache, spesso moltiplicate nelle scene figurate a indicare classi di esseri e non singole entità: le più frequenti, Vanth e Charun, non sono figure terrifiche ma per lo più accompagnatori benevoli del defunto. Vanth: giovane donna alata, raffigurata con la torcia che illumina il cammino del defunto, la chiave delle porte infere o il rotolo del destino; scorta le anime a piedi, a cavallo o sul carro. In un solo caso noto assume il ruolo di una Furia greca, sullo specchio con la purificazione di Urste (Oreste) a Delfi. Charun: dalla pelle bluastra e armato di martello, ha nome simile al Caronte greco ma funzione del tutto diversa, non essendo un traghettatore; può moltiplicarsi, come nella tomba tarquiniese "dei Caronti", dove quattro demoni omonimi si distinguono per un secondo nome (Charun Chunchules, Charun Huths, Charun Lufe). Culsu: dea della porta dell'oltretomba, raffigurata sul sarcofago di Hasti Afunei da Chiusi mentre varca il portale degli Inferi, con attributi del tutto simili a quelli di Vanth (stivali rustici, corto chitone, torcia), mentre accanto a lei Vanth regge la chiave o il chiavistello della porta. Tuchulcha: demone dal volto di rapace e dai serpenti, raffigurato con valore minaccioso nella Tomba dell'Orco di Tarquinia, unica sua immagine iscritta nota. Mantus: divinità infera nota dalla tradizione antiquaria romana; secondo Servio, Mantova avrebbe preso nome da lui, identificato come prole di Dis Pater o come Dis Pater stesso.; Servio, ad Aen. X, 199. Lur: divinità nota quasi solo per via epigrafica, dalla tavola di piombo di Magliano al liber linteus. Van der Meer la definisce un dio dell'oltretomba dal carattere insieme protettivo, guerresco e oracolare; Colonna, sulla base del locativo luri, considera il teonimo un aggettivo sostantivato indicante il colore scuro, "il dio Scuro", con un possibile rapporto con il latino luridus. Il legame con Tinia ricorre sulla tavola di Magliano, in un'area sacra di Bolsena presso due altari al dio e su uno specchio di officina vulcente.

I rivelatori della disciplina Alle due figure seguenti la tradizione faceva risalire la rivelazione della disciplina etrusca. Tagete (Tages): l'essere dall'aspetto di fanciullo ma dotato della saggezza di un anziano che, secondo il racconto di Cicerone, balzò fuori da un solco arato nelle campagne di Tarquinia e dettò i precetti della scienza sacra etrusca.; ; Vegoia (in etrusco Lasa Vecuvia): la ninfa profetica cui si attribuivano la dottrina dei confini e parte di una cosmologia, contenute nei Libri Vegoici.

Eroi e figure eponime Alcune figure erano ritenute all'origine del nome di popoli e città. Le tradizioni che le riguardano sono in parte etrusche e in parte greche e romane, e non sempre coincidono.