Fu il teorico del "socialismo liberale", un socialismo riformista post marxista direttamente ispirato dal laburismo britannico e dalla tradizione storico-politica, italiana e non, del radicalismo liberale e libertario. Nel 1925 fondò a Firenze il foglio clandestino Non Mollare e nel 1926, insieme al socialista Pietro Nenni, la rivista milanese Il Quarto Stato. Fondò nel 1929 a Parigi il movimento antifascista Giustizia e Libertà, che nel 1936 combatté per la Repubblica nella Guerra civile spagnola, all'interno della Colonna Italiana Rosselli, costituita assieme agli anarchici. Fu ucciso nel 1937 in Francia insieme con il fratello Nello da assassini legati al regime fascista.
Biografia La nascita, la guerra e gli studi
Rosselli nacque a Roma il 16 novembre del 1899 in un'agiata famiglia ebraica, secondogenito dei tre figli del livornese Giuseppe Emanuele "Joe" Rosselli (10 agosto 1867 - Firenze, 9 settembre 1911)Nato a Livorno il 10 agosto 1867 e morto a Firenze, 9 settembre 1911) e della veneziana Amelia Pincherle, sorella di Carlo Pincherle, architetto e pittore, oltreché padre dello scrittore Alberto Moravia. Tanto la famiglia paterna quanto quella materna, fermamente legate agli ideali repubblicani e mazziniani, erano state politicamente molto attive, avendo partecipato alle vicende del Risorgimento italiano: un suo parente paterno, Pellegrino Rosselli, tra l'altro zio della futura moglie di Ernesto NathanSindaco di Roma dal novembre del 1907 al dicembre del 1913, fu un seguace e stretto collaboratore di Giuseppe Mazzini nei suoi ultimi anni di vita (quest'ultimo morì di fatto in clandestinità nella sua casa pisana) ed un Pincherle fu nominato ministro durante la breve esperienza della Repubblica di San Marco, instauratasi nel Triveneto a seguito d'una massiccia insurrezione antiasburgica guidata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo.
I Rosselli, prima della nascita di Carlo, avevano abitato per un considerevole periodo di tempo a Vienna, dove Giuseppe Emanuele aveva studiato composizione musicale e dove, nel 1895, era nato il primogenito Aldo Sabatino. In seguito, si trasferirono a Roma, dove il padre finì ben presto per rinunciare alle sue aspirazioni artistiche, dedicandosi bensì alla vita mondana, mentre la madre ottenne dei discreti successi come autrice di drammi teatrali. Qui, dopo Carlo, venne alla luce l'anno seguente il terzogenito Sabatino Enrico, detto "Nello".
Nel 1903, i due coniugi si separarono: le condizioni economiche della famiglia avevano subito un grave tracollo a causa della leggerezza del padre. Amelia si trasferì con i suoi tre figli a Firenze, dove frequentarono le scuole: Carlo mostrò in quel periodo poco interesse per gli studi e la madre lo ritirò dal ginnasio, facendogli frequentare le scuole tecniche. Nel 1911 morì il padre.
L'entrata in guerra dell'Italia, nel 1915, fu accolta con entusiasmo dalla famiglia Rosselli, decisamente interventista. Il fratello Aldo fu arruolato come ufficiale di fanteria e morì in combattimento nel 1916, ricevendo una medaglia d'argento alla memoria. Carlo, ancora studente, collaborava dal 1917 al foglio di propaganda Noi giovani, fondato dal fratello Nello, anche se l'editoriale Il nostro programma, che aprì in gennaio il primo numero del giornale, fu redatto con buone probabilità assieme a Carlo.
Il manifesto, che l'ingenuità di due ragazzi indirizzava verso una fiduciosa speranza in un mondo migliore, proponeva sin da allora alcuni tratti fondamentali della personalità di Carlo, ossia un amore incondizionato per l'umanità e la spinta all'azione nel solco dello spirito mazziniano, che lo inserisce nel filone dell'interventismo democratico. Per Noi giovani, licenziò i primi articoli, uno in aprile sulla rivoluzione russa di febbraio, il secondo nel mese successivo vertente sull'entrata in guerra degli Stati Uniti.
Il primo testo, Libera Russia, esalta il risveglio del paese di Gorkij, Tolstoj e Dostoevskij, supremi interpreti di un rinnovamento in atto già dal secolo precedente, per cui la rivoluzione di febbraio non era che il punto culminante di una lunga preparazione all'avvento di una società più giusta. Vi «era tutta una massa che saliva lentamente, inesorabilmente. La marcia si poteva ritardare ma non impedire». Dei recentissimi eventi, inoltre, viene esaltata la componente "pacifica", la loro attuazione relativamente non violenta.
L'articolo Wilson mostra tutta la fiducia nutrita per l'uomo che definì il conflitto come «a war to end wars» ("una guerra per porre fine alle guerre"), uno slogan che rappresentava bene le speranze di Carlo e di tutta la famiglia Rosselli.N. Tranfaglia, Carlo Rosselli dall'interventismo a Giustizia e Libertà, Bari, Laterza, 1968, pp. 18-20
In giugno fu chiamato alle armi: frequentò a Caserta il corso allievi ufficiali e venne assegnato nell'aprile del 1918 a un battaglione di alpini in Valtellina. La guerra finì senza che egli avesse dovuto sottomettersi al battesimo del fuoco e venne congedato col grado di tenente nel febbraio 1920.
Il contatto con i giovani militari appartenenti ai ceti più popolari fu molto importante per Rosselli e per altri studenti come lui: «apprezzarono la massa [...] furon posti in grado di comprendere tante cose che sarebbero loro certamente sfuggite nel loro isolamento di classe o di professione».
Diplomatosi all'Istituto tecnico, si iscrisse a Firenze al corso di Scienze sociali, laureandosi a pieni voti il 4 luglio 1921 con una tesi sul sindacalismo e si preparò a sostenere anche gli esami di maturità classica per ottenere il diritto di frequentare altri corsi universitari. Tramite il fratello Nello aveva conosciuto Gaetano Salvemini, professore dell'Università fiorentina, che sarà da allora un costante punto di riferimento per entrambi i fratelli. Gli fece rivedere la sua tesi, che Salvemini giudicò «non un'opera critica, equilibrata, sostanziosa», ma in cui «era incapsulata un'idea fondamentale: la ricerca di un socialismo che facesse sua la dottrina liberale e non la ripudiasse».
In questo periodo si avvicinò al Partito Socialista Italiano, simpatizzando per la corrente riformista di Filippo Turati, per il quale scrisse svariati articoli per la sua rivista Critica Sociale; avrà poi modo di conoscere personalmente il famoso politico socialista a Livorno nel 1921, durante lo svolgimento del Congresso nazionale del Partito che sancì la scissione della corrente massimalista filobolscevica, denominata "comunista pura"(contrapposta a quella "comunista unitaria" di Giacinto Menotti Serrati), costituitasi dopo breve tempo nel Partito Comunista d'Italia.
L'avvento del fascismo e l'inizio della lotta Nell'ottobre del 1922 Mussolini salì al potere; nello stesso periodo, la fazione di Turati venne espulsa dal PSI.
A dicembre, Rosselli si trasferì a Torino, dove si legò al gruppo raccolto attorno alla rivista La Rivoluzione liberale di Piero Gobetti, in quel momento fortemente impegnata in senso antifascista, e sulle pagine della quale, dall'aprile 1923, incominciò a pubblicare i propri articoli. Conobbe Giacomo Matteotti, segretario dell'appena formatosi Partito Socialista Unitario, fondato sostanzialmente dai turatiani espulsi dal PSI e nel quale erano confluiti anche i gobettiani.
Nel febbraio del 1923, a Firenze, il gruppo dei socialisti liberali che si raccoglieva intorno alla figura carismatica di Salvemini inaugurò il «Circolo di Cultura». Oltre ai Rosselli vi erano: Piero Calamandrei, Enrico Finzi, Gino Frontali, Piero Jahier, Ludovico Limentani, Alfredo Niccoli ed Ernesto Rossi. Gli ex combattenti del circolo, nel 1923, aderirono poi all'associazione antifascista Italia libera.
Qualche mese dopo, il 9 luglio, Carlo si laureò in giurisprudenza all'università di Siena, con la tesi Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai e partì per Londra, stimolato dal desiderio di conoscere la capitale del laburismo, di seguire i seminari della Fabian Society e di assistere, a Plymouth, al congresso nazionale dei sindacati britannici. A Londra vi era anche Salvemini, che teneva un corso sulla storia della politica estera italiana al King's College.
Tornato in Italia in ottobre, grazie anche ai buoni uffici di Salvemini, si impiegò come assistente volontario nella Facoltà di economia dell'Università Bocconi a Milano, dove trasferì il suo domicilio. Proseguì la sua collaborazione alla Critica Sociale di Turati: in novembre vi pubblicò un articolo in cui avanzava l'invito al PSI di rompere con il marxismo, da lui giudicato una forma di «cieco e tortuoso dogmatismo», per mettersi piuttosto sulla linea di un «sano empirismo all'inglese».
Nel febbraio del 1924, inaugurò la sua collaborazione con la rivista della Federazione giovanile del PSU, Libertà, scrivendo proprio un articolo sul movimento laburista inglese. Pochi mesi dopo il delitto Matteotti s'iscrisse al PSU.
Rosselli sperava invano che in Italia si costituisse una seria opposizione antifascista moderata in grado di offrire un'alternativa politica alla borghesia che guarda con simpatia al fascismo: una di queste avrebbe potuto essere l'Unione democratica nazionale di Giovanni Amendola, alla quale aveva aderito il fratello Nello. In settembre Carlo era in Inghilterra, da dove inviava al giornale del PSU le corrispondenze sull'evolversi della situazione politica inglese, successiva alla vittoria elettorale dei conservatori e alla rottura dell'alleanza tra laburisti e liberali.
Era pessimista sulle condizioni politiche dell'Italia: la secessione aventiniana non produceva effetti, con i suoi sterili tentativi di accordo con il re, con i generali e i fascisti dissidenti. Tutto ciò mentre i fascisti, dal canto loro, s'imponevano con molta energia e veemenza, come dimostravano le loro incursioni ai danni degli oppositori, tra cui la devastazione, il 31 dicembre 1924, del Circolo di Cultura di Salvemini che, come non bastasse, venne poi chiuso d'imperio dal prefetto con una singolare motivazione: «la sua attività provoca il giusto risentimento del partito dominante»Il Circolo di Cultura fu rifondato nel settembre 1944, a liberazione di Firenze appena avvenuta, per iniziativa del Partito d'Azione e dei soci superstiti e intitolato ai Fratelli Rosselli. Assunse così il nome di Circolo di Cultura Politica Fratelli Rosselli. La sua prima manifestazione fu presieduta da Piero Calamandrei. Con questo nome è tuttora operante a Firenze. Nel 1990 con decreto del Presidente della Repubblica è stata costituita ed eretta in Ente Morale la per sostenerne l'attività..
Lasciato l'incarico alla Bocconi, Rosselli passò a insegnare Istituzioni di economia politica a Genova. Fu un periodo di grande impegno intellettuale, che portò Rosselli a scontrarsi con personaggi del calibro di Luigi Einaudi su temi economici (libero mercato, concorrenza) e ad approfondire le sue elaborazioni sul mondo lavorativo (disoccupazione, organizzazione sindacale) e sulle teorie politiche.
Scrisse a Salvemini: «forse non avrà apparentemente alcuna positiva efficacia, ma io sento che abbiamo da assolvere una grande funzione, dando esempi di carattere e di forza morale alla generazione che viene dopo di noi». Appare così, nel gennaio 1925, con la collaborazione di Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Nello Traquandi, Dino Vannucci e di Nello Rosselli, che ne ha proposto il nome, il foglio clandestino Non Mollare.