Salì al potere insieme al padre Valeriano nel 253 e quando questi fu catturato dai Sasanidi (nel 260, dopo sette anni di regno) rimase l'unico imperatore per altri otto anni, fino alla morte quando era cinquantenne. Durante il suo regno ci furono due secessioni di territori dell'impero (l'Impero delle Gallie a occidente e il Regno di Palmira a oriente) e molti aspiranti imperatori.

Gallieno fu un imperatore colto e sotto il suo regno le arti e la cultura vissero un breve periodo di fioritura. A Gallieno si devono due provvedimenti che modificarono l'organizzazione dell'esercito e che contribuirono a superare la crisi militare. Tolse il comando delle legioni ai senatori e l'affidò a generali di estrazione equestre. Organizzò un tipo di difesa più flessibile "in profondità": anziché distribuire le truppe su tutto il confine, le concentrò nelle retrovie, nei punti strategicamente più importanti e costituì reparti mobili basati sull'uso prevalente della cavalleria.

Rappresentò il punto di svolta nel tragico periodo di crisi che colpì l'Impero romano, dopo la fine della dinastia dei Severi. Non è un caso che proprio Gallieno sia stato il primo a regnare per quindici anni (sette con il padre e otto da solo), cosa assai rara se si considera il primo periodo dell'anarchia militare (dal 235 al 253). Era, infatti, dai tempi di Settimio Severo (193-211) che un Imperatore non regnava tanto a lungo. Pose, inoltre, le basi per un periodo di ripresa e riconquista, come quello degli Imperatori illirici (268-285), oltre che di restaurazione, come quello tetrarchico di Diocleziano (284-305).

Biografia

Origini familiari Gallieno nacque intorno all'anno 218 da Valeriano, un membro della classe senatoria della gens Licinia, ed Egnazia Mariniana (possibile figlia di Egnazio Vittore Mariniano), ed ebbe un fratello, Publio Licinio Valeriano. Prima del 242 sposò Cornelia Salonina, da cui ebbe almeno tre figli (Cornelio Valeriano, morto nel 258; Cornelio Salonino che morì nel 260 dopo essere divenuto cesare; e Egnazio Mariniano, ucciso invece dopo la morte di Gallieno stesso nel 268.). La monetazione del periodo lo mette in relazione a Falerii in Etruria, che potrebbe essere stato quindi il suo luogo di nascita o della famiglia materna, la gens Egnatia... Sono state trovate a Falerii novi alcune lastre di marmo riutilizzate in un edificio termale, che rivestivano in origine la base di una coppia di statue perdute di Gallieno e della moglie Salonina. Gallieno vi è esaltato come governatore del mondo e signore delle terre, invitto Augusto, pontefice massimo, trionfatore sui Germani e Parti, padre della patria, proconsole, “rifondatore della colonia dei Falisci” (redintegrator coloniae Faliscorum). È probabile che Gallieno stesso o la madre Egnatia Mariniana siano nati a Falerii. Le lastre sono attualmente conservate nei Musei Vaticani.

Ascesa al trono (253)

Tra le fonti della vita di Gallieno, una delle più importanti è lHistoria Augusta, la quale descrive le gesta di Gallieno dal punto di vista del Senato romano, e quindi mostrando ostilità verso questo imperatore. Nel corso del 253 una nuova ondata di Goti, Borani, Carpi ed Eruli portò distruzione fino a Pessinunte ed Efeso via mare, e poi via terra fino ai territori della Cappadocia.Giordane, XIX.Zosimo, I.26-28. E mentre Emiliano, allora governatore della Mesia inferiore, era costretto a ripulire i territori romani a sud del Danubio dalle orde dei barbari, scontrandosi vittoriosamente ancora una volta con il capo dei Goti, Cniva, (primavera del 253) e ottenendo grazie a questi successi il titolo di imperatore, ne approfittarono le armate dei Sasanidi di Sapore I, che provocarono un contemporaneo sfondamento del fronte orientale, penetrando in Mesopotamia e Siria fino ad occupare la stessa Antiochia.Zosimo, I.27.2 e I, 28.1-2; ..

È in queste circostanze che fu elevato alla porpora Valeriano (22 ottobre del 253). Il Senato romano ratificò la nomina ad Imperatore delle truppe di Rezia, elevando contestualmente il figlio Gallieno al ruolo di Cesare.Aurelio Vittore, De Caesaribus, 32.1-3. Quando in seguito Valeriano giunse a Roma, decise di innalzare il figlio al rango di co-augusto, mentre il nipote Cornelio ValerianoAurelio Vittore, De Caesaribus, 32.2.. o l'altro suo figlio, Valeriano il giovane,Historia Augusta, Valeriani duo, 8.1; . a quello di Cesare. Nell'Impero romano all'epoca della crisi del III secolo, la pratica di associare un figlio al trono era abituale, come nel caso di Massimino Trace e Massimo,Historia Augusta, Massimini duo, 8.1. Filippo l'Arabo e Severo Filippo,Aurelio Vittore, De Caesaribus, 28.3. Decio ed Erennio Etrusco,Aurelio Vittore, De Caesaribus, 29.1; Epitome de Caesaribus, 29.2. Treboniano Gallo e Volusiano (tutti figli però troppo giovani per essere elevati al rango di augusti).Aurelio Vittore, De Caesaribus, 30.1. Nel caso di Valeriano e Gallieno, oltre a vantaggi dinastici, l'associazione del figlio adulto al trono del padre, permise di avere due imperatori perfettamente capaci di governare, dando così all'agire imperiale doppio vigore. Si trattava di qualcosa di più simile a quanto era accaduto alla metà del II secolo, quando, morto Antonino Pio, Marco Aurelio associò al trono il fratello adottivo Lucio Vero.Aurelio Vittore, De Caesaribus, 16.5; De Caesaribus, 16.3. E così padre e figlio si spartirono l'amministrazione dell'Impero e partirono appena possibile per le rispettive destinazioni, Gallieno, dopo essere stato nominato console ordinario per il 254, in Occidente lungo il limes renano,Aurelio Vittore, De Caesaribus, 33.1. Valeriano in Oriente.Aurelio Vittore, De Caesaribus, 32.5.

Regno (253-268) Augusto in Occidente (253-260)

Le continue scorrerie da parte dei barbari nei vent'anni successivi alla fine della dinastia dei Severi avevano messo in ginocchio l'economia ed il commercio dell'Impero romano. Numerose fattorie e raccolti erano stati distrutti, se non dai barbari, da bande di briganti e dalle armate romane alla ricerca di sostentamento, durante le campagne militari combattute sia contro i nemici esterni, sia contro quelli interni (usurpatori alla porpora imperiale). La scarsità di cibo generava, inoltre, una domanda superiore all'offerta di derrate alimentari, con evidenti conseguenze inflazionistiche sui beni di prima necessità. A tutto ciò si aggiungeva un costante reclutamento forzato di militari, a danno della manovalanza impiegata nelle campagne agricole, con conseguente abbandono di numerose fattorie e vaste aree di campi da coltivare. Questa impellente richiesta di soldati, a sua volta, aveva generato un'implicita corsa al rialzo del prezzo per ottenere la porpora imperiale. Ogni nuovo imperatore o usurpatore era costretto, pertanto, ad offrire al proprio esercito crescenti donativi e paghe sempre più remunerative, con grave danno per l'erario imperiale, spesso costretto a coprire queste spese straordinarie con la confisca di enormi patrimoni di cittadini privati, vittime in questi anni di proscrizioni "di parte" oppure con una massiccia svalutazione monetaria e con conseguente riduzione della quantità di metallo prezioso intrinseco.. Queste difficoltà costrinsero il nuovo imperatore, Valeriano, a spartire con il figlio Gallieno l'amministrazione dello Stato romano, affidando a quest'ultimo la parte occidentale e riservando per sé quella orientale, come in passato era già avvenuto con Marco Aurelio e Lucio Vero (161-169).; ; ..

Ricoprì la carica di console ancora nel 255 e 257, visitando Roma in queste circostanze formali, sebbene non vi siano indicazioni reali in tal senso.. Egli infatti trascorse la maggior parte del suo tempo a difendere i confini imperiali dalle continue e devastanti invasioni del periodo. Fu forse in questo periodo che proclamò Cesare il figlio Cornelio Valeriano, lasciandolo a guardia del limes danubiano. (256 circa, , , .) mentre si recava in Occidente a difendere i confini renani..

Politica estera: difesa dei confini occidentali

Al principio del 254, o sul finire del precedente, una nuova incursione di Goti devastò la regione di Tessalonica: i Germani non riuscirono ad espugnare la città, che però, solo a stento e con molta fatica, fu liberata dalle armate romane del nuovo imperatore Valeriano. Il panico fu così grande che gli abitanti dell'Acaia decisero di ricostruire le antiche mura di Atene e di molte altre città del Peloponneso.Zosimo, I.29; . Contemporaneamente Franchi e Alemanni furono fermati nel corso di un loro tentativo di sfondamento del limes romano dal giovane cesare Gallieno, il quale si meritò per questi successi l'appellativo di "Restitutor Galliarum" e di "Germanicus maximus". Il suo merito fu l'aver contenuto almeno in parte i pericoli, grazie a un accordo con uno dei capi dei Germani, che si impegnò ad impedire agli altri barbari di attraversare il Reno e ad opporsi così a nuovi invasori.Zosimo, I.30.2-3.

L'anno successivo i Goti ripresero gli attacchi, questa volta via mare, lungo le coste dell'Asia Minore, dopo aver requisito numerose imbarcazioni al Bosforo Cimmerio, alleato di Roma.Zosimo, I.32.1. Partiti con le loro navi dalla penisola di Crimea, raggiunsero la foce del fiume FasiAdrian Room, Placenames of the World: Origins and Meanings of the Names for 6,600 Countries, Cities, Territories, Natural Features and Historic Sites, Jefferson (N.C.), McFarland & Co., p. 361. ISBN 07-8642-248-3; . ed avanzarono verso Pityus, che riuscirono ad occupare, anche perché Successiano, promosso prefetto del Pretorio, aveva seguito l'imperatore Valeriano ad Antiochia.Zosimo, I.32.2-3. La grande flotta proseguì quindi fino a Trapezunte, riuscendo ad occupare anche questa importante città.Zosimo, I.33.

La situazione era così grave da costringere Gallieno ad accorrere lungo i confini danubiani per riorganizzare le forze dopo questa devastante invasione, come testimonierebbe un'iscrizione proveniente dalla fortezza legionaria di Viminacium.. Non passò molto tempo che una nuova invasione di Goti percorse il Mar Nero (nel 256), ancora via mare ma questa volta verso la costa occidentale, avanzando fino al lago di Fileatina (l'attuale Derkos) ad occidente di Bisanzio.. Assaltarono quindi Calcedonia,Zosimo, I.34. e molte altre importanti città della Bitinia, come Prusa, Apamea e Cio, mentre Nicomedia e Nicea furono date alle fiamme.Zosimo, I.35; ; . Contemporaneamente buona parte dei territori del Nord della provincia delle Tre Dacie (vale a dire tutta la Dacia Porolissensis e parte della Dacia Superiore) andarono perduti a seguito a una nuova invasione di Goti e Carpi, con la sola eccezione delle zone più meridionali e prossime al Danubio (ovvero le attuali regioni dell'Oltenia e della Transilvania)..Eutropio, 9.8.Confronta e le seguenti iscrizioni: ; ; ; . Tuttavia la resistenza romana alle invasioni di Goti e Carpi nel sud della provincia fu celebrata l'anno successivo, quando a Gallieno fu attribuito l'appellativo di "Dacicus maximus".

Nel 257 Valeriano, preoccupato per l'invasione dei Goti dell'anno precedente, inviò un esercito di soccorso, comandato da Lucio Mummio Felice Corneliano ed alle cui dipendenze sembra ci fosse il futuro imperatore AurelianoHistoria Augusta, Divus Aurelianus, 13.2., per meglio difendere l'importante roccaforte di Bisanzio; l'imperatore, a sua volta, si diresse in Cappadocia e in Bitinia per portar soccorso alle popolazioni di questa provincia,Zosimo, I.36.1. a causa dell'avanzata persiana degli anni precedenti che aveva gettato l'oriente romano nel più grande sconforto.Zosimo, I.36.2; . È anche probabile che i vari assalti condotti con successo da parte dei barbari abbiano generato in Sapore I la consapevolezza che un attacco ben programmato e contemporaneo da parte del re dei Sasanidi avrebbe permesso alle sue armate di dilagare nelle province orientali romane, con il proposito di congiungersi ai Goti stessi provenienti dalle coste del Mar Nero..