LIslanda è, in termini geologici, un'isola giovane. Iniziò a formarsi circa 20 milioni di anni fa a causa di una serie di eruzioni vulcaniche sulla dorsale medio atlantica. La roccia più antica trovata in Islanda ha un'età di 16 milioni di anni. Il punto caldo dell'Islanda è in parte responsabile della formazione e della sopravvivenza dell'isola. Il significato di Islanda è terra dei ghiacci (dall'Islandese Ísland).

L'Islanda rimase per molto tempo una delle più grandi isole del mondo non abitate dall'uomo. Si è pensato che la terra chiamata Thule dal mercante greco Pitea fosse l'Islanda, ma l'Islanda sembra molto differente da Thule, che Pitea descrive come un paese agricolo con latte, miele e frutti. Monete romane coniate nel III secolo d.C. sono state trovate in Islanda, ma non si sa se vi furono portate in quell'epoca o più tardi da colonizzatori vichinghi, essendo rimaste in circolazione per secoli.

Esistono alcune prove letterarie che i monaci irlandesi si erano insediati in Islanda prima dell'arrivo dei normanni. Comunque, non esistono prove archeologiche a sostegno di tali insediamenti. Lo studioso del XII secolo Ari Þorgilsson scrisse nel suo libro, Íslendingabók, che piccole campane, corrispondenti a quelle usate dai monaci irlandesi, vennero trovate dai colonizzatori. Nessuno di questi manufatti è stato comunque scoperto dagli archeologi.

Prove della presenza romana

All'inizio del XX secolo il ritrovamento di tre monete romane, per la precisione tre Antoniniani di rame, nella contea di Suður-Múlasýsla nell'estremo oriente islandese destò un certo scalpore. La prima fu rinvenuta nel 1905 nella fattoria di Bragðavellir vicino al fiordo di Hamarsfjörð, la seconda fu ritrovata nel 1923 a Hvaldalur (distante circa 35 km dal luogo del primo rinvenimento) e la terza fu recuperata anch'essa a Bragðavellir nel 1933.. Questi tre reperti presumibilmente risalgono a tre periodi della storia romana contigui fra loro: il regno degli imperatori Probo (276-282 d.C.), Diocleziano (284-305 d.C.) e Aureliano (270-275 d.C.)..

A fronte di questi importanti rinvenimenti non collegati con ritrovamenti archeologici del genere nella zona gli studiosi si videro costretti a elaborare molte supposizioni ed ipotesi. Tra costoro l'archeologo Kristján Eldjárn, allora massimo esperto antiquario islandese, direttore del Museo Nazionale d'Islanda e futuro presidente della repubblica islandese, dopo aver esaminato molte possibili spiegazioni, nel suo saggio Fund af romerske mønter på Island (1949) giunse alla conclusione che la teoria più plausibile fosse che le monete siano state trasportate da un'unica imbarcazione romana che sarebbe andata alla deriva dopo una tempesta particolarmente violenta.. Le asserzioni di Eldjárn furono sostenute dal norvegese Haakon Shetelig in un suo articolo del 1949.. Altre ipotesi come l'importazione da parte dei coloni vichinghi, a parere di Eldjárn, sarebbero infondate o addirittura impensabili. perché non spiegherebbero il numero così contenuto di ritrovamenti.

Questi furono solo i primi di molti scavi archeologici che negli anni successivi avrebbero portato alla luce altre tre monete: un Antoniniano datato 275-276 (Regno di Tacito) molto ben conservato ritrovato nel 1966 a Hvítárholt e due Dupondi piuttosto rovinati scoperti (il primo) nel 1991 nell'arcipelago delle isole Vestmann risalente forse al periodo dell'imperatore Filippo l'Arabo (244-249), (il secondo) nel 1993 durante uno scavo condotto sulla collina di Arnarhóll probabilmente coniato tra il 260 e il 290.

Le monete sono custodite al Museo nazionale d'Islanda.

Epoca della colonizzazione (874-930)

Secondo il Landnámabók, l'Islanda venne scoperta dal navigatore scandinavo Naddoddr, che stava viaggiando dalla Norvegia alle Isole Fær Øer, ma si perse e venne spinto verso la costa orientale dell'Islanda. Naddoddr chiamò questa terra Snæland (Terra della neve). Anche il navigatore svedese Garðar Svavarsson finì accidentalmente sulla costa islandese. Egli scoprì che si trattava di un'isola e la chiamò Garðarshólmi (letteralmente Isola di Garðar) e vi passò l'inverno a Húsavík. Il primo scandinavo che navigò deliberatamente verso Garðarshólmi fu Flóki Vilgerðarson, noto anche come Hrafna-Flóki (Corvo-Flóki). Flóki restò per un inverno a Barðaströnd. Fu un inverno freddo, e quando egli individuò dei ghiacci alla deriva nei fiordi diede all'isola il nome attuale, Ísland (Terra dei ghiacci).

Il primo colono permanente in Islanda è solitamente considerato essere un capo tribù norvegese chiamato Ingólfur Arnarson. Secondo la storia, mentre si avvicinava, egli gettò fuori bordo i due sostegni lignei del suo seggio, giurando di insediarsi nel punto in cui questi sarebbero giunti a riva. Egli quindi navigò lungo la costa fino a quando non li trovò nella penisola sudoccidentale oggi nota come Reykjanesskagi. Si insediò con la sua famiglia attorno all'874, in un luogo che chiamò Reykjavík (Baia dei fumi) a causa dei vapori geotermici che sbucavano dalla terra. Proprio questo luogo sarebbe poi diventato la capitale e la più grande città della moderna Islanda. Viene comunque riconosciuto che Ingólfur Arnarson potrebbe non essere stato il primo a insediarsi permanentemente in Islanda — potrebbe essere stato Náttfari, uno schiavo di Garðar Svavarsson che rimase sull'isola quando il suo padrone fece ritorno in Scandinavia.

Va notato che tutte le informazioni sopra riportate provengono dal Landnámabók (Libro della colonizzazione), un libro che gli storici islandesi in gran parte evitano di usare come fonte, a causa di molte incoerenze, ma che viene considerato per molti aspetti una fonte storica primaria. Ad ogni modo, i ritrovamenti archeologici a Reykjavík sembrano confermare le date riportate: esisteva un insediamento a Reykjavík attorno all'870.

Ingólfur venne seguito da molti altri capi tribù norvegesi, dalle loro famiglie e dai loro schiavi, che colonizzarono tutte le aree abitabili dell'isola nei decenni successivi. Queste persone erano prevalentemente di origine norvegese, irlandese e scozzese. Irlandesi e scozzesi erano principalmente schiavi e servi dei capi normanni, secondo le saghe islandesi, il Landnámabók e altri documenti. Una spiegazione comune di questo esodo dalla Norvegia è che la gente sfuggiva alla dura legge del re norvegese Haraldur Harfagri (Harald il Biondo), che si ritiene abbia unito alcune parti della moderna Norvegia durante questo periodo. Si ritiene anche che in questo periodo, i fiordi occidentali della Norvegia fossero semplicemente sovraffollati. La colonizzazione dell'Islanda è accuratamente registrata nel summenzionato Landnámabók, anche se va ricordato che il libro venne redatto all'inizio del XII secolo, quando erano passati almeno 200 anni dall'epoca della colonizzazione. LÍslendingabók di Ari Þorgilsson viene generalmente considerato più affidabile come fonte ed è probabilmente un po' più antico, ma molto meno dettagliato. In esso si dice che l'Islanda venne colonizzata completamente nel giro di 60 anni, il che probabilmente significa che tutto il territorio venne reclamato dai vari coloni.

Stato libero d'Islanda (Þjóðveldisöld) (930-1262)

Nel 930, i capi al governo istituirono un'assemblea chiamata Althing (In islandese: Alþingi). Il parlamento si riuniva ogni estate a Þingvellir, dove i capi tribù più rappresentativi (Goðorðsmenn o Goðar) emendavano le leggi, appianavano le dispute e nominavano giurie per giudicare le cause legali. Le leggi non venivano scritte, ma memorizzate da un "lögsögumaður" eletto (un portavoce della legge). L'Alþingi viene talvolta indicato come il più antico parlamento ancora esistente. È importante notare che non esisteva un potere esecutivo centrale, e quindi le leggi venivano fatte rispettare solo dalla popolazione. Un tale ambiente era propizio a generare faide di sangue, che fornirono materiale in abbondanza agli scrittori delle saghe.

In questo periodo l'Islanda godette di un periodo di crescita ininterrotta. Eric il Rosso ed il figlio Leif Ericsson crearono rispettivamente insediamenti in Groenlandia sud-occidentale e a Terranova. Le saghe vichinghe quali Eiríks saga Rauða e Grænlendinga saga, che narrano le imprese dei coloni, sono state confermate da ritrovamenti archeologici.

I colonizzatori dell'Islanda erano prevalentemente pagani e adoravano, tra gli altri, Odino, Thor e Freyja — ma nel X secolo iniziarono le conversioni al Cristianesimo. Con l'avvicinarsi della fine del millennio molti importanti islandesi avevano accettato la nuova fede. Nell'anno 1000, poiché sembrava possibile una guerra civile tra gruppi religiosi, l'Alþingi nominò uno dei capi tribù, Þorgeirr Ljósvetningagoði, per decidere la questione religiosa mediante arbitraggio. Egli decise che la nazione si doveva convertire interamente al cristianesimo — ma ai pagani venne consentito di professare la loro fede in segreto. Il primo vescovo islandese, Ísleifr Gizurarson, venne consacrato dal vescovo Adalberto di Brema nel 1056.

Guerra civile e fine dell'autonomia

Con il passare dell'XI e XII secolo, la centralizzazione del potere aveva logorato le istituzioni dello stato. L'autorità dell'Althing, espressione dell'indipendenza degli agricoltori e dei capi tribù locali, era sempre meno effettiva, mentre cresceva il potere di un gruppo di famiglie e dei loro capi. Il periodo che va all'incirca dal 1200 al 1262 è generalmente noto come Sturlungaöld (l'epoca degli Sturlungar). Il nome fa riferimento a Sturla Þórðarson e ai suoi figli: Þórður, Sighvatur e Snorri. Essi furono uno dei due clan principali che lottarono per il controllo dell'Islanda, provocando devastazione in un territorio composto prevalentemente da contadini, che non potevano permettersi di stare lontano dalle loro fattorie per viaggiare attraverso l'isola, combattendo per la causa dei loro capi. Nel 1220 Snorri Sturluson divenne un vassallo di Haakon IV di Norvegia, e successivamente anche suo nipote Sturla Sighvatsson divenne vassallo nel 1235. Sturla usò il potere e l'influenza della famiglia Sturlungar per fare guerra agli altri clan islandesi.

L'Islanda rimase indipendente fino al 1262, fine dell'Epoca degli Sturlungar, quando entrò in un trattato, il Gamli sáttmáli (Vecchio Patto), che stabiliva un'unione con la monarchia norvegese.

L'Islanda come vassallo norvegese e danese

Poco cambiò nei decenni che seguirono il trattato. Il consolidamento del potere in Islanda da parte della Norvegia fu lento, e l'Althing intendeva tenersi stretto il suo potere legislativo e giudiziario. Nonostante ciò, il potere passò gradualmente alle autorità ecclesiastiche, mentre i due vescovi islandesi di Skálholt e Hólar acquisivano terre alle spese dei vecchi capi tribù. Il possesso dell'Islanda passò alla Danimarca-Norvegia alla fine del XIV secolo, quando le due nazioni vennero unite.

Nel 1537 il re di Danimarca Cristiano III estese all'Islanda l'ordinanza con cui il Luteranesimo veniva introdotto come religione di Stato. L'ordinanza divenne però efficace nella diocesi di Skálholt dopo la cattura, nel 1541, del vescovo e nella diocesi di Hólar solo nel 1550, dopo che l'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason, venne decapitato.

Nel 1615 alcuni balenieri baschi, ivi giunti per una spedizione di caccia, furono assassinati a seguito di conflitti con la popolazione della regione di Vestfirðir. Il massacro degli spagnoli (Spánverjavígin in islandese) del XVII secolo fu l'ultimo massacro documentato avvenuto nella storia del Paese.

Benché geograficamente separata dall'Europa, l'Islanda non fu mai isolata. I marinai di molte nazioni — forse tra essi anche Cristoforo Colombo — si recarono per i loro commerci nei porti islandesi durante tutto il medioevo e agli inizi dell'era moderna.

XVIII, XIX e inizio del XX secolo