I rapporti tra Carlo V e Francesco I contrassegnarono gran parte della storia delle guerre d'Italia del XVI secolo. Francesco I di Valois-Angoulême era salito al trono di Francia nel 1515, succedendo a Luigi XII di Valois-Orléans, del quale era cugino e genero. Infatti ne aveva sposato la figlia Claudia. Nei primissimi anni del suo regno Francesco riaffermò l'influenza francese sull'Italia del Nord e strinse accordi con papa Leone X, legando il clero alla corona.

Eletto Imperatore Carlo V d'Asburgo nel 1519, era inevitabile che i due sovrani prima o poi sarebbero entrati in conflitto.

Carlo, infatti, intendeva ripristinare gli antichi confini della Borgogna; operazione che poteva attuarsi soltanto a spese di una sottrazione di territori dalla Francia. Non solo. Ma possedeva anche il concetto di "impero universale". Tutto ciò si scontrava con gli interessi di Francesco che, a sua volta, possedeva mire espansionistiche verso i Paesi Bassi e che non aveva alcuna intenzione di perdere i propri territori borgognoni. Francesco, inoltre, mirava al possesso del Ducato di Milano e, più in generale, dell'Italia settentrionale, soprattutto al fine di poter ostacolare i collegamenti tra le due parti dell'Impero, Austria e Spagna, nell'Europa meridionale.

Carlo, possedendo la corona di Spagna, quella d'Austria e quella di S.R.I., nonché quella di Napoli, di Sicilia e di Sardegna e possedendo anche le Fiandre e buona parte dei Paesi Bassi, aveva praticamente accerchiato la Francia, per cui ben si comprende come il conflitto tra i due sovrani era destinato a scoppiare molto presto.

Nell'arco di tempo che va dal 1521 al 1544, ben quattro furono i conflitti che videro opposti Carlo V e Francesco I, spesso vinti dal primo, ma mai in maniera decisiva.

Antefatto Per meglio comprendere la genesi dei conflitti tra i due sovrani, si rende necessaria una riflessione circa il Ducato di Milano, il cui possesso costituì il "casus belli" dell'intera vicenda che vide coinvolti gli Asburgo e i Valois-Angouleme per oltre vent'anni, nella prima metà del XVI secolo.

Alla metà del XV secolo, Bianca Visconti, figlia di Filippo Maria, ultimo Visconti Duca di Milano, andò in sposa a Francesco Sforza, comandante dell'esercito del Ducato, il quale, a seguito di accordi con Venezia e dopo aver assediato Milano, nel 1450 si fece proclamare Duca di Milano.

A Francesco Sforza successe il figlio Galeazzo Maria il quale venne ucciso in una congiura nel 1476. Il Ducato passò quindi a suo figlio Gian Galeazzo che, avendo soltanto sette anni, fu posto sotto la reggenza della madre Bona di Savoia, la quale si fece assistere dai due fratelli del marito defunto, Sforza Maria Duca di Bari e Ludovico Mauro, detto Ludovico il Moro, Conte di Mortara. Gian Galeazzo morì nel 1494, all'età di soli 25 anni, dando così via libera a Ludovico il Moro che portò il Ducato di Milano sotto l'influenza degli Asburgo.

Queste vicende non solo segnarono il passaggio dei poteri, nel Ducato di Milano, dalle mani dei Visconti alle mani degli Sforza, ma anche l'ingresso del Ducato nella sfera d'influenza degli Asburgo.

Alcune fonti storiche riferiscono della esistenza di un "testamento dei Visconti", secondo il quale, in caso di estinzione della discendenza maschile, il Ducato sarebbe dovuto andare agli eredi di Valentina Visconti, andata sposa, un paio di generazioni prima, al Duca . Nella fattispecie, gli eredi sarebbero stati prima Luigi XII, poi Francesco I, entrambi Re di Francia e discendenti diretti di Luigi d'Orléans.

Il Ducato, invece, contrariamente alla disposizione testamentaria, era andato in dote a Bianca Visconti, moglie di Francesco Sforza.

Da ciò nacque la rivendicazione dei Re di Francia sul Ducato di Milano con la conseguente scelta di Ludovico il Moro, appena diventato il Duca, di portare Milano sotto la protezione degli Asburgo.

Già nel 1508, con la "Lega di Cambrai", Luigi XII, alleato del papa Giulio II contro Venezia, riuscì a venirne in possesso. Ma pochi anni dopo, nel 1511, con un rovesciamento di alleanze, lo stesso Papa Giulio II formò la "Lega Santa'''", con Massimiliano d'Asburgo ed Enrico VIII, Re d'Inghilterra, contro Luigi XII, il quale, a seguito delle sconfitte di Guinegatte e Novara, nel 1513, dovette cedere nuovamente il Ducato, il quale ritornò sotto l'influenza asburgica.

Questa era la situazione del Ducato di Milano nel momento in cui, nel 1515, Francesco salì sul trono di Francia.

Il primo atto del nuovo sovrano fu proprio la riconquista del Ducato di Milano, avvenuta proprio in quell'anno con la vittoriosa battaglia di Marignano (oggi Melegnano), sconfiggendo Massimiliano Sforza, sostenuto da svizzeri e spagnoli, e ripristinando il predominio francese nell'Italia settentrionale.

Le ragioni per le quali Francesco si affrettò, come primo atto del suo nuovo regno, alla riconquista di Milano, furono essenzialmente le seguenti:

la rivendicazione testamentaria dei Visconti: Francesco aveva sposato Claudia d'Orleans, figlia di Luigi XII e, quindi, discendente diretta ed erede legittima di Valentina Visconti; il desiderio di acquisire la cultura italiana: Francesco riteneva, infatti, che la migliore cultura europea risiedesse in Italia, ed egli ne aveva bisogno in Francia perché intendeva fare del suo paese il faro d'Europa; i timori per ciò che sarebbe diventato Carlo d'Asburgo: Francesco, infatti, aveva già compreso quale grande potere stava per concentrarsi nelle mani di Carlo, una volta scomparsi Ferdinando d'Aragona e Massimiliano d'Asburgo; per la qual cosa si rendeva necessario, per la Francia, l'acquisizione di nuove aree strategiche al fine di poter trattare, in futuro, da posizioni di forza; il Ducato di Milano era il territorio ideale allo scopo, sia come posizione strategica che come estensione; era, infatti, il territorio più vasto d'Italia, eccezion fatta per il Regno di Napoli.

A seguito della conquista del Ducato di Milano e con il successivo concordato firmato a Bologna nell'autunno del 1515 con il nuovo Papa Leone X, Francesco I aveva instaurato l'egemonia francese nell'Italia del Nord, a Genova e nei Ducati di Parma e Piacenza. Inoltre promise di restituire Modena e Reggio al Duca di Ferrara. Il Papa riconosceva la completa giurisdizione del Re sulla Chiesa francese in cambio della istituzione di una Repubblica nella città di Firenze. Il Papa, che era pur sempre un Medici, ritenne che era meglio una Firenze repubblicana ma indipendente che una Firenze monarchica ma assoggettata completamente ai francesi. Con il concordato di Bologna il Papa diventava, quindi, alleato della Francia.

L'Italia meridionale restava nelle mani degli spagnoli.

Ciò vuol dire che, con il Concordato di Bologna, gli Asburgo erano stati estromessi completamente dall'Italia che era un'area notoriamente strategica per tutte le potenze d'Europa.

Quando Carlo di Gand entrò in possesso della corona spagnola (1516) e di quella imperiale (1519), la situazione cominciò a cambiare.

La rivalità tra la Francia e gli Asburgo scoppiò immediatamente proprio nel 1519, allorché si dovette procedere alla elezione del nuovo Imperatore che doveva succedere al defunto Massimiliano d'Asburgo. I candidati erano Carlo e Francesco. Carlo, sostenuto economicamente dai banchieri tedeschi Fugger, riuscì a comperare i voti dei Principi elettori e prevalse sul rivale francese.

Con l'elezione di Carlo d'Asburgo alla corona imperiale, la Francia, dal punto di vista territoriale, non aveva più alcuna possibilità di movimento essendo completamente circondata dagli Asburgo e dal mare. Francesco, via terra, poteva accedere soltanto al Ducato di Milano. Per far ciò doveva, però, valicare le Alpi, dalla via di Susa attraverso il passo del Moncenisio, oppure da Pinerolo attraverso il passo del Monginevro, o, infine, il passo dell'Argentiére, attraverso il quale era passato nel 1515 per conquistare Milano. Ma i valichi erano angusti e impraticabili per gran parte dell'anno e ciò rendeva insoddisfacente il controllo della pianura padana da parte dei francesi, soprattutto se si considera che la pianura padana era più facilmente accessibile da parte degli austriaci attraverso il passo del Brennero.

Quest'ultima circostanza, unitamente all'alleanza tra gli Sforza e gli Asburgo, aveva tagliato anche l'ultima via di uscita di Francesco dalla Francia. Fu giuocoforza per il Re di spezzare l'accerchiamento.

Francesco ruppe gli indugi e diede avvio alle operazioni belliche contro Carlo.

Prima guerra: 1521-1526

Nel 1521 Carlo V stava attraversando un momento molto difficile, a causa di disordini politici in Spagna e a causa del sopravvenuto scontro dottrinale tra Lutero e la Chiesa cattolica di cui Carlo stesso si considerava il più strenuo difensore. Era in corso, infatti, la Dieta di Worms nella quale si stavano dibattendo le tesi di Lutero.

Francesco, approfittando di ciò, alleatosi con Venezia e con gli svizzeri, attaccò Carlo su due fronti: ad occidente in Navarra e ad oriente in Lombardia. Fu sconfitto su entrambi i fronti e Milano fu ricondotta sotto gli Asburgo.

Sul finire del 1521, poco prima di morire, Papa Leone X, già alleato della Francia a seguito del concordato di Bologna del 1516, effettuò un primo rovesciamento di alleanza: approfittando della sconfitta di Francesco diede il suo appoggio all'Imperatore Carlo V, ritenendo che il ritorno degli Sforza a Milano e, quindi, degli Asburgo in Italia, gli avrebbe permesso di riacquistare i ducati di Parma e Piacenza, ma non fece in tempo a raccogliere i frutti della sua politica a causa della morte improvvisa.

A papa Leone successe il vescovo di Tortosa, Adriaan Florensz, olandese, già precettore di Carlo, il quale salì sul soglio pontificio con il nome di Adriano VI.

Ai princìpi del 1523, papa Adriano scoprì una trama di Francesco tesa alla riconquista del regno di Napoli, presumibilmente come antica eredità angioina. Il papa ruppe le relazioni diplomatiche con Parigi e si schierò apertamente al fianco di Carlo V che era già alleato di Enrico VIII d'Inghilterra e di Venezia.

Nello stesso anno morì prematuramente anche papa Adriano, cui successe Giulio de' Medici col nome di Clemente VII. Giulio de' Medici era cugino di papa Leone X.

Nel 1524, Francesco scese in Italia mettendosi personalmente alla testa del suo esercito e riconquistò Milano. Clemente VII, che aveva ereditato l'alleanza con Carlo V dal suo predecessore, riprese il progetto di riconquista di Leone X effettuando, di conseguenza, nel 1525 un nuovo rovesciamento di alleanza, schierandosi al fianco di Francesco, il quale concedeva al Papa di rientrare in possesso dei Ducati di Parma e Piacenza e di ristabilire la signoria dei Medici su Firenze, e ricevendone in cambio il passaggio, attraverso i territori dello stato pontificio, verso il Regno di Napoli.

Francesco mise sotto assedio Pavia, ma, attaccato dalle truppe imperiali, fu sconfitto e fatto prigioniero. Fu rinchiuso prima nella fortezza di Pizzighettone e poi condotto prigioniero a Madrid. In Francia, la reggenza del Regno passò nelle mani di Luisa di Savoia, madre di Francesco.

Papa Clemente, disorientato dalla sconfitta dei francesi, denunciò l'accordo con Francesco e propose a Carlo di schierarsi al suo fianco a patto che questi tutelasse i diritti dello Stato pontificio e dei Medici a Firenze e garantendo, da parte propria, le pretese spagnole su Milano.

Tale alleanza non si consolidò per la ovvia diffidenza di Carlo nei confronti dei continui rovesciamenti di alleanze da parte della Santa Sede.

Carlo V, vittorioso, sottopose a Francesco un trattato di pace che prevedeva: la rinuncia alla Borgogna che doveva rientrare nel possesso degli Asburgo; la rinuncia della Francia ad ogni pretesa sull'Italia; l'autonomia della Provenza e del Delfinato; il ritorno all'Inghilterra della Normandia, dell'Angiò e della Guascogna.