Il plebiscito delle province lombarde del 1848 si svolse nel maggio 1848 nelle province lombarde del Lombardo-Veneto liberate dalla occupazione austriaca e sancì la fusione con il Regno di Sardegna.

La votazione Dopo le Cinque giornate di Milano, il governo provvisorio della Lombardia, di tendenza aristocratico-liberale albertista, stabilì la modalità di votazione con decreto del 12 maggio 1848.

La votazione, che riguardava gli abitanti maschi maggiori di 21 anni, era palese e si effettuava tramite la firma in appositi registri presso le parrocchie; i registri contenevano due elenchi distinti con le seguenti indicazioni: Per l'unione immediata. Noi sottoscritti, obbedendo alla suprema necessità che l'Italia intiera sia liberata dallo straniero, e all'intento principale di continuare la guerra dell'indipendenza colla maggiore efficacia possibile, come Lombardi in nome e per l'interesse di queste provincie, e come Italiani per l'interesse di tutta la nazione, votiamo fin d'ora l'immediata fusione delle provincie lombarde cogli Stati Sardi, sempreché sulle basi del suffragio universale sia convocata negli anzidetti paesi e in tutti gli altri aderenti a tale fusione, una comuna Assemblea Costituente, la quale discuta e stabilisca le basi e le forme d'una nuova monarchia costituzionale colla dinastia di Savoja. Per la dilazione del voto. Noi sottoscritti, non riconoscendo l'urgenza di prendere subito una determinazione, intendiamo che sia rimessa a causa vinta la discussione dei nostri destini politici.

Era prevista la possibilità di firmare i registri fino al 29 maggio.

L'opposizione Dopo la pubblicazione della legge, venne pubblicata una Protesta contro la legge del 12 maggio che accusava il governo provvisorio di aver tradito il proprio mandato (sia per le modalità di voto tramite registri sia per la limitazione alle sole due opzioni stabilite) con i seguenti firmatari, principalmente di area repubblicana:

avvocati Giunio Bazzoni e Pompeo Ferrario (Associazione Sovranità Popolare) Giuseppe Mazzini, Associazione Nazionale Italiana Giuseppe Sirtori Enrico Gallardi Ercole Porro, Società Repubblicana Pietro Maestri Romolo Griffini, Voce del popolo Fortunato Urbino, presidente della Società per la Rigenerazione intellettuale del Popolo Italiano Giuseppe Piolti Carlo Baravalle, L'Emancipazione avvocato Antonio Negri, Il Repubblicano Carlo Tenca, direttore della Rivista Europea Filippo De Boni Salvatore Barbi Giuseppe Perini Giuseppe Revere Emilio Visconti Venosta Riccardo Ceroni Gaspare Belcredi Enrico Cernuschi Andrea Rota Negroni Emilio Perelli Francesco Brioschi

Il 28 maggio ci fu una manifestazione di fronte al palazzo del governo per ottenere garanzie sul mantenimento della Guardia Nazionale e delle libertà di stampa e di associazione anche in caso di adesione al Piemonte, aggiungendo la richiesta del mantenimento del suffragio universale. Il governo si limitò a garantire tali libertà fino alla prima convocazione dell'assemblea costituente che sarebbe stata nominata con suffragio universale.

Il 29 maggio, ultimo giorno delle votazioni, Fortunato Urbino cercò di sfruttare il malcontento di alcuni per costringere il governo alle dimissioni e instaurare un governo repubblicano (come ministri si fecero i nomi di Urbino, Cernuschi, Carlo Cattaneo, Romani, Brescianini, Guerrieri, Anelli e Pompeo Litta), ma il suo intervento non ebbe successo. Secondo la ricostruzione di Carlo Cattaneo, l'azione dell'Urbino favorì il governo provvisorio che sfruttò l'accaduto per accusarlo di essere al soldo degli austriaci.

Risultati

L'8 giugno si concluse lo «spoglio dei registri contenenti le sottoscrizioni degli abitanti di tutte le parrocchie della Lombardia sgombra del nemico, dei cittadini militanti nelle truppe regolari e ne' corpi de' volontari sul territorio lombardo e sul Veneto» ad opera dei notai Tommaso Grossi e Giuseppe Alberti.

Il risultato ufficiale dello spoglio vide una netta maggioranza. I risultati comprendevano anche voti di militari.

Risultati Numero % Per la fusione immediata agli Stati sardi 561 002 99,88% Per la dilazione del voto 681 0,12%Iscritti 661 626 ↳ Votanti n.d. n.d. ↳ Voti validi 561 683 n.d. ↳ Voti nulli n.d. n.d.

Provincia Popolazione Fra i maschi Voti permaschi femmine totale minore maggiore fusione dilazioneBergamo 187374 184970 372344 94640 92734 77514 44Brescia 175421 177650 353071 88603 86818 85334 35Como 205814 202980 408794 103954 101860 81231 106Cremona 101212 101329 202541 51120 50092 47163 24Lodi e Crema 108691 109618 218309 54898 53793 46860 69Mantova 131424 131285 262709 66381 65043 36236 63Milano 294841 288043 582884 148920 145921 129958 328Pavia 84153 85390 169543 42505 41648 36523 9Sondrio 47922 48222 96144 24205 23717 20183 3Totale 1336852 1329487 2666339 675226 661626 561002 681

Venne rinnovato l'impegno a mantenere «sino alla riunione della comune Assemblea Costituente» la guardia nazionale e le libertà di stampa e d'associazione; l'Assemblea costituente sarebbe stata nominata a suffragio universale.

Nei giorni del voto si ebbero contestazioni sul numero ufficiale degli aventi diritto al voto: a Milano vennero inizialmente indicati 30.000 aventi diritto, ma si ebbero 32.600 sottoscrizioni; il numero degli aventi diritto fu allora corretto in 34.000, ma altre fonti indicarono un numero di astenuti maggiore di quello ufficiale.

Consegna dei risultati a Carlo Alberto

Il podestà di Milano Gabrio Casati guidò la delegazione che consegnò i risultati a Carlo Alberto di Savoia il giorno 11 giugno sul lago di Garda.

L'annessione fu formalizzata dal parlamento piemontese con leggi dell'11 luglio e del 27 luglio, contenenti indicazioni per la formazione di un'assemblea costituente del nuovo regno.Legge 11 luglio 1848, n. 747; legge 27 luglio 1848, n. 751.

Gli effetti del plebiscito furono provvisoriamente resi nulli dalla sconfitta piemontese tra luglio e agosto 1848 ad opera dell'esercito austriaco del feldmaresciallo Radetzky con ritiro dai territori lombardi.

La riannessione nel 1859 Alla fine di maggio del 1859, prima dell'ingresso delle truppe a Milano, i comuni di Como e Lecco votarono spontaneamente per l'annessione dei loro territorio al Regno di Sardegna; nei giorni successivi in altri comuni i consigli comunali votarono per ribadire la validità dell'annessione del 1848.

Il Regno di Sardegna non organizzò un plebiscito ufficiale, ritenendo valido quanto già stabilito nel 1848; come indicato da Vittorio Emanuele II, «i vostri voti raffermano l'unione con il mio regno».

Note

Voci correlate Plebisciti risorgimentali Prima guerra d'indipendenza italiana

Categoria:Prima guerra d'indipendenza italiana Categoria:Storia della Lombardia Lombardo-Piemontese