La dipendenza da Internet, nota anche come internet dipendenza (in inglese Internet addiction disorder, in acronimo IAD), è un disturbo da dipendenza legato a utilizzo intensivo e ossessivo di Internet in tutte le sue forme, dalla navigazione sui social network, alla visualizzazione di filmati, al gioco online.
Il termine è stato coniato dal medico Ivan Goldberg nel 1995, il quale aveva per primo diffuso in rete un questionario diagnostico a scopo inizialmente goliardico e provocatorio. Nonostante l'intenzione puramente ironica del questionario diagnostico, la sua diffusione ha subito riscontrato forte interesse tra gli utenti e acceso discussioni tra i clinici, che si sono confrontati nell'avvalorare o nel contestare la teoria dell'esistenza della nuova psicopatologia del millennio.
La "sindrome" di dipendenza dalla rete presenta segni e sintomi paragonabili al gioco d'azzardo patologico, classificato secondo i criteri diagnostici di nosografia categoriale del DSM-IV. Nel 2013 è stata inserita nella Sessione III del DSM-5Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - Fifth Edition (DSM-5), American Psychiatric Association 2013 la proposta di classificazione dell'"Internet Gaming Disorder" tra i disturbi di Dipendenza Patologica; si tratta di una proposta di nosografia diagnostica che necessita quindi di ulteriori studi sperimentali prima della sua validazione, e che pertanto non può essere utilizzata a fini legali o assicurativi. Diversi studiosi affermano tuttavia che la dipendenza da Internet non può essere classificata come uno specifico disturbo psichiatrico, ma deve piuttosto essere considerata come un sintomo psicologico che può manifestarsi nell'ambito di differenti quadri psicopatologici.
Tipi di dipendenza La dipendenza da Internet o Internet addiction è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un'ampia gamma di comportamenti psicopatologici, le cui matrici comuni sembrano essere la disregolazione degli impulsi e la difficoltà nel gestire stati emotivi dolorosiA. Schimmenti, V. Caretti, "Psychic retreats or psychic pits? Unbearable states of mind and technological addiction, in Psychoanalytic Psychology, Spring 2010, Volume 27, Issue 2, pg. 115-132. La dipendenza da Internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate, tanto che i termini dipendenza online o dipendenza tecnologica vengono usati intercambiabilmente per indicare il fenomeno nel suo complesso.
La psicologa statunitense Kimberly Young fu la prima al mondo a ipotizzare l'esistenza di un disturbo psicopatologico legato all'abuso di Internet, fondando nel 1995 il primo centro di studi e terapie per le dipendenze tecnologiche, il Center for Internet Addiction. In un suo primo studio del 1998, la ricercatrice ha riadattato il questionario psicodiagnostico utilizzato in ambito clinico per la diagnosi della dipendenza da gioco d'azzardo patologico (GAP) secondo i criteri del DSM-IV, per indagare le diverse tipologie e i diversi livelli di gravità dell'uso disfunzionale della rete. Il campione di indagine comprendeva 496 soggetti, di cui 396 sono risultati "Dipendenti" e 100 "Non-Dipendenti", secondo i criteri da lei selezionati per identificare l'uso patologico da quello non patologico di internet. Tra i 396 soggetti "Dipendenti", 157 erano uomini e 239 donne. Il questionario diagnostico (Diagnostic Questionnaire, DQ) della Young comprendeva nella sua prima forma 8 item a risposta dicotomica si/no; i soggetti che rispondevano affermativamente a cinque o più item erano classificati come "Dipendenti". Le variabili indagate dal gruppo di ricerca della Young per appurare l'incidenza, il livello di gravità e la tipologia della sindrome da Dipendenza da Internet furono: 1) da quanto tempo il soggetto era utente di internet; 2) numero di ore di connessione a settimana; 3) tipologia di applicazioni maggiormente utilizzate; 4) in che misura e in quale ambito della vita quotidiana l'abuso di internet aveva avuto un'influenza negativa.
Dai risultati della sua ricerca, Young ha individuato 5 specifiche tipologie di dipendenza online:
Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all'utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsivaUmberto Galimberti. Lemma "Psichismo da difesa", in Dizionario di psicologia. Torino, UTET, 1992. p. 709. ISBN 88-02-04613-1., vedi anche la più generale dipendenza sessuale. Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente i più importanti per il soggetto, spesso a scapito dei rapporti reali con la famiglia e gli amici. In molti casi questo conduce all'instabilità familiare, separazioni o divorzi. Uso compulsivo di internet: questo tipo di internet addiction comprende una vasta categoria di comportamenti compulsivi in cui il soggetto trae piacere dall'acquisizione immediata di oggetti o dall'aspettativa di vincite in denaro facili e veloci. Queste condotte compulsive diventano in breve tempo del tutto fuori controllo, causando gravi problemi finanziari, relazionali e lavorativi nella vita del soggetto. Appartengono a questo tipo di dipendenza il gioco d'azzardo patologico, lo shopping compulsivo e l'abuso di siti e-commerce quali casinò virtuali, i giochi d'azzardo interattivi, siti di case d'asta o di scommesse online, dove l'utente arriva a perdere importi eccessivi di denaro e focalizzare tutta la sua attenzione nell'arco dell'intera giornata, trascurando impegni lavorativi e relazionali. Questo tipo di soggetti tende tipicamente a mentire per nascondere le somme perse ai loro familiari, oltre che a sminuire o negare il loro problema. Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l'utilizzo delle informazioni presenti in rete. Gli individui affetti da questo disturbo di tratto ossessivo-compulsivo trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell'organizzazione di dati requisiti dal Web. Tale dinamica comporta spesso la riduzione del rendimento lavorativo e l'insorgere di difficoltà. Dipendenza da videogiochi: negli anni ottanta giochi quali il Solitario e il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare piuttosto che a lavorare. Questi giochi non prevedono l'interazione di più giocatori e non sono giocati in rete. Negli anni successivi, giochi sempre più complessi e sofisticati si sono diffusi in rete, in cui un numero illimitato di giocatori può interagire in tempo reale da qualsiasi parte del pianeta. Questi vengono definiti tecnicamente Massively Multi-Player Online Role Playing Games (MMORPGs) e Multi-User Domain Games (MUD). Entrambi sono giochi di ruolo in cui il giocatore sceglie di essere rappresentato da un personaggio all'interno di una realtà virtuale parallela, una comunità online in cui paesaggi, edifici, strade, sono costruiti in modo da essere molto simili alla realtà. Questo tipo di giochi è particolarmente seduttivo e può indurre alcuni giocatori a perdere progressivamente interesse e contatto con la vita reale, scegliendo di identificarsi unicamente con il loro alter-ego nel gioco ("Avatar"). Lo psichiatra Tonino Cantelmi, il primo a diagnosticare il disturbo IAD in Italia su quattro dei suoi pazienti, ha definito questo fenomeno come un'esperienza molto prossima alla dissociazione dell'identità. I soggetti che diventano dipendenti da questi giochi di ruolo rimangono connessi a giocare per oltre quattro ore al giorno, manifestando sintomi di astinenza quali irritabilità e irrequietezza quando non sono online.
Young ha successivamente perfezionato il suo questionario diagnostico con lo IAT (Internet Addiction Test), composto da 20 item diversi. che mirano a identificare coloro che fanno di Internet un uso prolungato (anche 40-50 ore a settimana) sino a trascurare gli affetti familiari, il lavoro, lo studio, le relazioni sociali e la propria persona (notti insonni, ansia, agitazione psicomotoria, depressione legata al fatto di essere off-line, sogni e fantasie riguardanti Internet). Alle domande si risponde scegliendo tra 5 modalità differenti: 1) rare volte; 2) occasionalmente; 3) piuttosto spesso; 4) spesso; 5) sempre. A seconda del punteggio ottenuto rispondendo a tutte le domande, il soggetto può autovalutare il suo livello di dipendenza da Internet identificandosi in uno dei tre profili che corrispondono a tre range di risultati possibili: a) massimo controllo dell'uso di Internet; b) si evidenziano problemi relativi all'impatto che l'uso della Rete ha sulla vita del soggetto; c) la Rete causa importanti problemi di dipendenza.
Dipendenza da smartphone
Un capitolo a parte sembra costituito ormai dall'uso degli smartphone, che essendo portatili si prestano facilmente a un utilizzo compulsivo maggiormente per i bambini e adolescenti i quali per loro natura mancano ancora delle opportune difese psicologicheJonathan Haidt, La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli,(The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood is Causing an Epidemic of Mental Illness, 2024), 2024, trad. Rosa Principe e Lucilla Rodinò, Rizzoli, ISBN 978 8817 18976 7. Tuttavia non si può parlare di dipendenza da smartphone in senso clinico, dato che non si tratta di un disturbo psichiatrico riconosciuto. La ricerca mostra però che molti utenti manifestano un "uso problematico dello smartphone", soprattutto legato al tempo eccessivo speso davanti allo schermo e alla tendenza a frammentare le attività e fare troppe cose contemporaneamente. Recenti studi mostrano anche che l'uso problematico dello smartphone si distribuisce in maniera ineguale tra i giovani: chi ha minori risorse socio-economiche tende a farne un uso più pervasivo e ad averne maggiori conseguenze negative.
Nel 2019, il giornalista francese Bruno Patino ha pubblicato La civiltà del pesce rosso (La civilisation du poisson rouge) in cui argomenta che l'utilizzo degli smartphone è strutturato in modo da provocare la consultazione compulsiva: lui stesso nel 2018 avrebbe consultato il suo smartphone 198.000 volte, cioè 542 volte al giorno, 30 volte all'ora e una volta ogni 3 ore di sonno. Questo avrebbe portato il tempo medio di attenzione a 9 secondi, cioè solo 1 secondo di più del pesce rosso. Secondo un'inchiesta, il 41% dei Francesi rinuncerebbe al sesso mattutino o serale piuttosto di privarsi dello smartphone: la proporzione della dipendenza da smartphone preoccupa psicologi, neurologi e medici.
Lo psicologo Jonathan Haidt, pur non negando le opportunità positive, ha teorizzato come il problema di questi dispositivi per i bambini e adolescenti, è derivato dal causare un passaggio pedagogico da un'infanzia fondata sul gioco in un mondo reale, a un'infanzia fondata sul telefono in un mondo con modalità virtuali. Ciò avrebbe portato le generazioni nate dopo il 2010 a essere carenti delle esperienze formative dirette nell'ambiente fisico reale, sostituite da surrogati estranei ai modelli di apprendimento naturali. L'esito è stato una sorta di epidemia ansiogena di disadattamento in una fase della crescita delle persone che è basilare. In quest'ottica, Haidt definisce lo smartphone quale "experience blocker", cioè un ostacolo che impedisce a tutti di vivere esperienze del mondo reale, ma che è particolarmente nocivo per bambini e adolescenti, in quanto impedisce loro di vivere esperienze indispensabili per diventare adulti, a cominciare dal gioco.