In epoca romana Larinum (oggi Larino) era un fiorente insediamento abitativo, di ampie dimensioni e di antica origine, ubicato sulle colline dell'entroterra a circa 400 m di altitudine, non molto distante (circa 26 km) dalla costa del mare Adriatico, di notevole importanza proprio grazie alla nevralgica collocazione geografica: si estendeva infatti su un'ampia area, fertile e pianeggiante (l'attuale Piana San Leonardo), in posizione strategica, perché sovrastante il fondovalle ed il basso corso del fiume Biferno, ed era anche un importante nodo stradale, perché situato alla convergenza di importanti assi viarii, che gli consentivano proficui scambi commerciali.
Questa particolare fisionomia geografica, associata al clima favorevole e alla fertilità del terreno, di facile lavorazione, spiegano la prosperità e lo sviluppo economico di Larino, raggiunti già a partire dal III secolo a.C. che le consentirono di svolgere un importante ruolo commerciale, preminente rispetto agli altri centri della zona, facendosi terra di frontiera e crocevia di culture, tra la fascia costiera adriatica e l'area interna del Sannio, restando per questo sempre aperta agli influssi di svariati ambienti culturali, come conferma la documentazione archeologica, testimonianza dell'esistenza di una città ricca e popolosa già in epoca anteriore alle guerre annibaliche.
Il territorio La città era ubicata lungo la cosiddetta via litoranea (citata anche da Tito Livio), un'antica strada che da nord scendeva costeggiando l'Adriatico fino a Histonium (Vasto) e poi, con un percorso interno, dopo aver toccato Larino, procedeva verso est fino a Sipontum (Manfredonia) e proseguiva, di nuovo lungo la costa, fino a Brindisi; questa grande arteria di comunicazione era denominata Traiana Frentana, appellativo che si ricava da un'iscrizione sepolcrale di un certo Marco Blavio, che fu uno dei curatores della strada che collegava Ancona a Brindisi. Inoltre Larinum, attraverso il fondovalle del Biferno, si collegava agevolmente con l'area interna del Sannio Pentro, in direzione di Bovianum (Bojano), ed innestandosi sul percorso del tratturo Celano-Foggia entrava facilmente in comunicazione con la Daunia settentrionale, in direzione di Luceria (Lucera). Questa fitta rete di percorsi definiva, pertanto, un esteso territorio, incrocio di culture di varia provenienza, una terra di passaggi e di insediamenti, ma sempre in rapporto con i popoli confinanti, in un reciproco rapporto di scambio culturale.
Le indagini geomorfologiche effettuate nel territorio di Larino hanno evidenziato come questo territorio si sia dimostrato, da sempre, propizio sia per la scelta di insediamenti abitativi sia per la costruzione di tracciati stradali. Infatti le riserve di argilla e, in misura minore, di calcare, presenti in loco, adatte a essere sfruttate nelle fornaci, hanno facilitato nell'antichità la costruzione di opere murarie, unitamente alla presenza di abbondante pietrame di fiume, facilmente reperibile per la vicinanza del Cigno e del Biferno.
Del resto il quadro territoriale dell’antica Frentania, cui Larino apparteneva, rappresentava l’area meno impervia dell’intero Sannio, poiché comprendeva quella fascia collinare (larga circa 30 km.), facilmente percorribile, digradante verso il mare Adriatico, costituita da terreni arenacei ed argillosi che si esaurivano sul litorale stretto e pianeggiante. Compresa fra il Sangro, a nord, ed il Fortore,Plinio (Naturalis Historia III,103) attribuisce al fiume il nome Frento (e la variante Fertur) da cui, presumibilmente, Frentani. a sud, la regione frentana si presentava ricca di fiumi provenienti dalle zone appenniniche interne (Sangro, Trigno, Biferno, Fortore) e di corsi d’acqua minori (Foro, Osento, Sinello, Cigno, Saccione, Tona), le cui vallate rappresentavano delle naturali e agevoli vie di comunicazione tra la costa e l’interno. Oltre alla viabilità principale, l’area era anche servita da una serie di percorsi secondari, che costituivano una fitta rete di comunicazioni, nella quale si inserivano insediamenti grandi e piccoli, in grado di collegarsi fra loro agevolmente. Si presume che gli stessi corsi dei fiumi fossero utilizzati come facili vie di collegamento tra la costa e le aree interne, visto che alcune fonti antiche (Livio, Plinio), nel definire portuosum flumen sia il Trigno che il Fortore, lasciano supporre l'esistenza di attività portuali in quel tratto di costa adriatica.
Senza dubbio, quindi, la configurazione morfologica, l’abbondanza di acqua, il clima decisamente mite, la presenza di un diffuso manto boschivo sulle colline, l’ampia rete tratturale, con andamento parallelo alla costa, favorirono la vita e l’economia delle popolazioni locali in epoca preromana, incentivando forme di insediamento e di organizzazione del territorio. Attualmente Larinum è un sito archeologico in provincia di Campobasso, nel Molise, in Italia.
Nel 2016 l'area archeologica ha fatto registrare 1 566 visitatori.Dati rilevati per l’anno 2016 dal SISTAN, l’Ufficio di Statistica del Ministero Beni Culturali (www.statistica.beniculturali.it). L'ingresso è gratuito.
Storia Una sistematica esplorazione archeologica del Sannio è iniziativa relativamente recente, in quanto avviata all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso ed incrementata progressivamente nei decenni successivi. Si possiedono le prime notizie di raccolte di materiale preistorico di varia provenienza molisana, attraverso le indagini di superficie svolte a partire dal 1876 ad opera dell'antropologo Giustiniano Nicolucci e del paletnologo Luigi Pigorini. Quest'ultimo scriveva proprio in quell'anno lamentando una grande povertà di notizie sull'età della pietra nella provincia di Molise. Si tratta di otto coltelli provenienti da Larino, un raschiatoio e due coltelli da Casacalenda ed un coltello da Montorio nei Frentani. Attualmente il materiale rinvenuto è conservato in parte presso il Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma e in parte presso il Museo Antropologico dell'Università Federico II di Napoli..
Successivamente è stato merito della missione britannica dell'Università di Sheffield e dell'èquipe guidata dall'archeologo Graeme Barker, aver condotto una capillare ricognizione di superficie, avviata nel 1974, lungo l'ampia fascia di territorio (pentro e frentano) che costituisce la Valle del Biferno (The Biferno Valley Survey), che dal massiccio del Matese giunge fino al mare, seguendo il corso del Tifernus. Le sistematiche campionature di territorio hanno portato all'individuazione di circa centoventi insediamenti antichi, di varia grandezza, che coprono un periodo che va dal Neolitico al I secolo a.C. L'analisi dei risultati dell'indagine condotta da Barker offre un quadro di un intenso popolamento del territorio frentano gravitante sulla bassa valle del Biferno, ove risulta localizzato il 60% degli insediamenti abitativi individuati. Le scelte insediative sembrano dettate, oltre che dall'esigenza di sfruttamento dei siti più propizi alla coltivazione, anche dall'intenzione di mantenersi in prossimità delle vie naturali di comunicazione.
Grazie all'indagine condotta da Barker, si possiedono le principali informazioni sulla natura degli insediamenti risalenti al Neolitico antico, posizionati lungo la valle del Biferno, in particolare di quello più consistente individuato su Monte Maulo (circa 350 m s.l.m.), un vasto altopiano sotto Larino, che si affaccia sulla bassa valle del Biferno, al margine di un promontorio che dista circa 20 km. dal mare in linea d'aria. L'ispezione del sito, esplorato nel 1978, ha portato al ritrovamento di diverse specie di molluschi e lumache; sono stati recuperati 146 semi carbonizzati, prevalentemente cereali (orzo e grano) e legumi, e numerosi campioni di ossa di animali (bovini, ovini e suini), in gran parte macellati. Lo scavo condotto alla sommità del pendio, tra il terreno arato, ha consentito di recuperare circa 1500 frammenti di ceramica comune, in gran parte decorata, e circa 200 pezzi di selce scheggiata, quasi tutti di una pietra locale di scadente qualità. Le datazioni al radiocarbonio, ottenute in un laboratorio di Oxford, risalgono alla seconda metà del V millennio a.C. La documentazione botanica e faunistica che compare nell'area conferma, pertanto, che nella bassa valle del Biferno le prime comunità agricole erano presenti già nel tardo V millennio a.C. Il sito ha anche restituito tracce di frequentazione umana, costituite da una serie di buche circolari, probabilmente scavate per recuperare selce, riempite di frammenti ceramici, e resti strutturali di capanne neolitiche (argilla pressata con impronte di rami). I dati di Monte Maulo consentono di ricostruire il paleo ambiente di questa esigua parte del Molise; essi confermano che già nel Neolitico antico vigeva un'economia mista di raccolta ed allevamento, con prevalenza della seconda, considerata la varietà dei reperti botanici ritrovati, sia cereali (farro, orzo, avena comune, miglio, grano tenero), sia legumi (fave, piselli, lenticchie), nonché i numerosi resti faunistici, relativi ad animali allevati, macellati e consumati sul posto.
Tra il 1969 ed il 1989 un accurato studio condotto da Eugenio De Felice sull'abitato di Larinum e sul territorio circostante l’antico centro frentano, ha ulteriormente arricchito le nostre conoscenze sulle prime fasi di occupazione di questa area. È stato così possibile individuare alcuni villaggi agricoli di Età Neolitica distribuiti in tutto il territorio, grazie ai numerosi rinvenimenti di frammenti ceramici e resti di industria litica, insediamenti per lo più posizionati sulle alture collinari ed in prossimità di sorgenti di acqua. Materiale ceramico e bronzeo, riferibile alla fine dell'Età del Bronzo – inizio dell'Età del ferro, è stato rinvenuto in vari punti in località Montarone e Guardiola, due alture che delimitano a sud e a nord l'antico insediamento abitativo di Larino, adatte allo stanziamento di uomini e animali, ben collegate sia al fondovalle del Biferno sia alla pianura del litorale.
Sebbene di antichissima origine, come testimoniano sporadici rinvenimenti risalenti all'età del Bronzo Finale ed alla prima Età del Ferro, della città di Larino le prime significative testimonianze di contesti abitativi partono dal V secolo a.C.; si tratta in prevalenza di nuclei sepolcrali, spesso neppure perfettamente integri, poiché, a causa dell'espansione edilizia e dei massicci sbancamenti effettuati per la costruzione della ferrovia, molto è andato distrutto e ben poco, purtroppo, resta da esplorare.
Anche le testimonianze della fase romana, quella meglio conosciuta, attualmente si presentano in uno stato di estrema frammentarietà. Rivestono anche particolare interesse per la ricostruzione della storia di Larinum le monete ed i testi epigrafici rinvenuti, riferimenti utili anche per una comprensione delle scarse evidenze archeologiche recuperate nelle diverse zone del suo tessuto urbanistico. Comunque questi dati rivelano in modo significativo continuità di vita nella zona già a partire dalle epoche protostoriche.