LEtruria è una regione storico-geografica dell'Italia centrale, compresa tradizionalmente fra i fiumi Arno e Tevere e il Mar Tirreno, comprendente quindi il nord dell'attuale Lazio, la parte occidentale dell'Umbria e gran parte della Toscana. La regione rappresenta il fulcro territoriale della civiltà etrusca, l'Etruria propriamente detta, distinta dalle aree in cui gli Etruschi erano stanziati fuori di essa, l'Etruria padana nell'Italia settentrionale e l'Etruria campana nell'Italia meridionale..
La regione non formò mai uno Stato unitario: era la realtà territoriale di diverse città-stato, che le fonti antiche presentano riunite in una lega di dodici popoli, la dodecapoli etrusca, i cui rappresentanti si riunivano presso il Fanum Voltumnae; gli studi le riconoscono un carattere soprattutto religioso e, per Giovannangelo Camporeale, i confini dell'Etruria hanno un valore culturale prima che politico.; .
Il nome Il popolo che abitò la regione è chiamato Rasenna nella propria lingua, Tyrrhenoi o Tyrsenoi in greco, Etrusci o Tusci in latino e Turskus in umbro; che Rasenna fosse il nome che gli Etruschi davano a sé stessi lo afferma Dionigi di Alicarnasso.. Jean MacIntosh Turfa osserva che i nomi dati agli Etruschi da Greci e Latini potrebbero essere termini spregiativi o di origine locale, come Graeci per gli Elleni.. Dagli etnici derivano i nomi del paese: Tyrrhenia nelle fonti greche, Etruria in quelle latine, da cui anche Tuscia, che si affermò in età tardoantica.
I confini
La base di partenza per definire il territorio dell'Etruria propria è, secondo Camporeale, la settima regione della divisione augustea dell'Italia, la Regio VII Etruria, descritta da Strabone e da Plinio il Vecchio, una ripartizione che fotografa l'Italia romana senza prescindere del tutto dalle distinzioni etniche e culturali precedenti; i confini che se ne ricavano hanno perciò valore di indizio: l'Etruria propria sarebbe chiusa a nord dalle prime pendici dell'Appennino tosco-emiliano, che incombono sul medio e basso corso dell'Arno, a est e a sud dal Tevere, a ovest dal Tirreno, con le isole dell'arcipelago toscano. Virgilio estende il confine orientale fino al Clitunno, affluente di sinistra del Tevere. Nella geografia attuale si tratta, grosso modo, della Toscana, della parte dell'Umbria che costeggia il Tevere a occidente e del Lazio a nord del fiume; poiché la civiltà etrusca durò quasi un millennio, Camporeale avverte che i confini non saranno rimasti immutati per tutto questo tempo.
Il Tevere, che più di uno scrittore fra il I secolo a.C. e il I d.C. chiama il fiume etrusco, è il confine meno discusso: lungo il suo corso, scrivono Strabone e Plinio, gli Etruschi confinavano dapprima con gli Umbri, più a valle con i Sabini e alla fine con i Latini. Le aree di confine restano però incerte: sulla destra del fiume vivevano i Falisci e i Capenati, che la tradizione dice ora etruschi ora diversi dagli Etruschi e la cui lingua appartiene al gruppo latino, mentre sulla sinistra, all'altezza di Veio, Fidene era abitata da Etruschi secondo Livio e Strabone.. Una ventina di iscrizioni etrusche del VII e VI secolo a.C. dalle necropoli di Narce, alcune delle quali seguono le norme grafiche del santuario del Portonaccio di Veio, fanno supporre ad Alessandro Naso una comunità etrusca stanziata nel centro falisco..
Controverso è il confine settentrionale. Nell'Etruria di età augustea esso era segnato dal Magra, e la regione comprendeva le colonie e i municipi di Luni, Pisa, Lucca e Pistoia, tutti alla destra dell'Arno; ma Polibio, Pompeo Trogo e lo pseudo-Aristotele dicono abitato dai Liguri proprio il territorio a nord del fiume, lungo la costa fino a Pisa e, nell'interno, fino ad Arezzo, e Livio scrive che Luni fu fondata nel 177 a.C. in terra ligure che prima era stata degli Etruschi. Camporeale concilia le notizie con i dati archeologici: la tomba a cassetta litica della Versilia e del Serchio rimanda a elementi liguri, ma dal VII secolo a.C. sorgono nella stessa area scali e stazioni di transito con materiali e iscrizioni etruschi, legati allo sfruttamento minerario e marmifero della zona apuano-versiliese, sicché a nord dell'Arno le due componenti, ligure ed etrusca, convissero in un equilibrio instabile fino alla conquista romana.. Per Angelina De Laurenzi il confine augusteo correva dalla foce del Magra, dove stava il Portus Lunae, lungo lo spartiacque appenninico, e Luni, dedotta su un territorio che Roma aveva tolto ai Liguri e che secondo Livio era appartenuto in precedenza agli Etruschi, si trovò così nella settima regione; se il sito fosse in origine ligure o etrusco le fonti non lo dicono, e per Paltineri il confine fra i due popoli cambiò più volte nel corso dell'età del ferro.; . Dal versante ligure Silvia Paltineri giunge a un quadro simile: la fascia fra l'Arno e il Magra appare allineata culturalmente con gli Etruschi nella prima età del ferro e sotto controllo ligure in quella tarda; nel VII secolo a.C. Pisa controllava direttamente molti centri della Versilia e della valle del Serchio, mentre dal IV secolo le necropoli della stessa area e della Toscana nord-occidentale mostrano usi funerari liguri, segno di un confine poroso fra Pisa e il Magra ormai non più in mano etrusca..
Le partizioni
Nella storiografia contemporanea l'Etruria propria viene di norma suddivisa in:
Etruria meridionale: fra la costa tirrenica e la riva destra del Tevere, con Veio, Caere, Tarquinia, Vulci e Volsinii, i porti di Pyrgi, Alsium e Gravisca, l'agro falisco e capenate, Bisenzio sul lago di Bolsena e i centri dell'entroterra viterbese, come Acquarossa, Tuscania, Norchia e Blera, per i quali si usa anche Etruria meridionale interna; a nord arriva alla valle dell'Albegna, che Andrea Zifferero vi include con Talamone, Marsiliana, Sovana, Pitigliano, Saturnia e Statonia.. Etruria settentrionale costiera: Populonia, Vetulonia, Roselle e Pisa, oltre a Volterra, arretrata rispetto al mare ma legata alla costa, con centri minori come l'abitato minerario del lago dell'Accesa e Casale Marittimo; per Erik Nielsen e Gregory Warden l'Etruria settentrionale è chiusa a nord dall'Arno e comincia a sud dalla stessa valle dell'Albegna, con Marsiliana fra i siti settentrionali, mentre a nord del fiume i due autori riconoscono soltanto una presenza etrusca in Garfagnana e un confine mobile con i Liguri; i centri della Versilia e il limite augusteo al Magra sono nel quadro di Camporeale.; . Etruria settentrionale interna (anche Etruria interna): Chiusi, Cortona e Arezzo, il Senese con Poggio Civitate e, nella valle dell'Arno, Fiesole, Artimino e Gonfienti, e nel Chianti Cetamura; vi rientrano Perugia per Andrea Gaucci, Elena Tassi Scandone e Danilo Nati, e il distretto di Orvieto, cioè Volsinii, per Nati, mentre in Etruscology Perugia è trattata con la valle del Tevere nel capitolo sull'Etruria meridionale e per Gaucci Orvieto è un centro meridionale.; ; ; ; . Etruria padana: non una partizione dell'Etruria propria ma l'area in cui gli Etruschi erano stanziati a nord dell'Appennino, fra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, con il Po considerato di norma il confine settentrionale.; . Livio parla di dodici città fondate a nord dell'Appennino quante quelle della madrepatria, ma la documentazione archeologica non arriva a quel numero e per Giuseppe Sassatelli la notizia proietta sulla pianura Padana il modello tirrenico; l'archeologia mostra che Bologna fu un grande centro etrusco fin dal IX secolo a.C. e che la riorganizzazione della metà del VI secolo, con le fondazioni di Kainua presso Marzabotto, di Spina e del Forcello sul Mincio, fu opera soprattutto degli Etruschi padani.Livio, Ab Urbe condita, V, 33,7-10; ; ; ; . Sull'Adriatico Adria, i cui livelli più antichi risalgono alla metà del VI secolo, nacque per Andrea Gaucci come emporio greco sotto garanzia politica etrusca e dagli ultimi decenni del secolo è etrusca per lingua, scrittura e impianto urbano.. Sulla fondazione di Mantova le posizioni non coincidono: Sassatelli ed Elisabetta Govi la collocano nella stessa riorganizzazione della metà del VI secolo, mentre per Raffaele Carlo de Marinis la città fu fondata dopo l'abbandono del Forcello, seguito all'invasione gallica del 388 a.C., per conservare agli Etruschi il basso corso del Mincio; sarebbe questa la Mantova che Plinio dice l'unica città etrusca rimasta oltre il Po.; . Camporeale avverte che la presenza etrusca nella regione non si chiude con i Galli: in alcuni centri gli Etruschi restarono l'elemento dominante, almeno sul piano culturale, anche nel IV e III secolo, e piccoli gruppi, come gli aruspici del Fegato di Piacenza e della bilingue di Pesaro, vi arrivarono ancora in età tardo-repubblicana.. Gli Etruschi si spinsero fin dal IX secolo anche sul versante adriatico: sul colle di Verucchio, nella valle del Marecchia, le necropoli dell'età del Ferro hanno caratteri villanoviani, e Patrizia von Eles vi riconosce il centro egemone della Romagna del IX secolo, la cui fortuna nell'VIII fu legata al commercio dell'ambra; dal VI secolo la regione è culturalmente umbra, ma iscrizioni etrusche a Verucchio e a Covignano presso Rimini attestano la persistenza di minoranze etrusche.; . Etruria campana: l'area della Campania dove gli Etruschi furono presenti fin dall'età villanoviana. Per Vincenzo Bellelli la Campania settentrionale è chiusa dal Garigliano a nord, dall'Appennino sannita a est, dai monti di Nocera e dalla penisola sorrentina a sud e dal Tirreno a ovest; a sud di questa, la fascia costiera fra la valle del Sarno e il Sele, con l'agro picentino, è il territorio che Plinio attribuisce agli Etruschi.; ; Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 70. Anche qui Strabone parla di una dodecapoli con Capua a capo, che gli studi non ritrovano; Capua e Pontecagnano hanno necropoli in tutto simili a quelle coeve dell'Etruria fin dal IX secolo a.C., e un terzo nucleo villanoviano, a Sala Consilina nel Vallo di Diano, fuori dei confini antichi della regione, fu assorbito già nell'VIII secolo dall'ambiente indigeno enotrio: a sud della Campania non vi furono insediamenti etruschi stabili.Strabone, Geografia, V, 4,3; ; ; ; . La fine dell'egemonia etrusca è segnata per Mariassunta Cuozzo dalla seconda battaglia di Cuma del 474 a.C., che chiuse il rapporto privilegiato fra Etruria e Campania a vantaggio di Siracusa e di Neapolis; nel 423 a.C. i Campani, di stirpe sannitica, presero Capua e nel 421 Cuma.; . Irradiazione etrusca sull'Adriatico: a Fermo, due necropoli con oltre duecento tombe a pozzetto documentano un centro villanoviano isolato in mezzo al mondo piceno, che Gabriele Baldelli, riprendendo Massimo Pallottino, descrive come un'isola e per il quale è discusso se si tratti di un vero episodio coloniale; Strabone ricorda nelle vicinanze un santuario di Cupra eretto dagli Etruschi, che una parte degli studiosi riferisce però agli Etruschi dell'Adriatico settentrionale. Per Camporeale le testimonianze villanoviane di Fermo, come quelle di Verucchio, ripetono in ogni tratto il modello dell'Etruria propria: l'abitato su un colle a pochi chilometri dal mare, le tombe a pozzetto raggruppate in necropoli distinte, l'incinerazione, il cinerario biconico d'impasto.; .