Teia (), o Eurifessa (, "dalla vasta luce") oppure Basileia (), è un personaggio della mitologia greca. È una Titanide della luce, della vista e dello splendore dei metalli preziosi.

Genealogia

Figlia di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).

Sposò il fratello Iperione che la rese madre di Elio, Selene ed Eos.

Mitologia

In quanto Titanide, Teia non prese parte attiva nella Titanomachia e non subì la condanna del Tartaro riservata ai Titani maschi sconfitti, conservando le sue prerogative cosmiche.

Nella visione mitologica greca, Teia è la potenza che dona splendore e valore intrinseco a ciò che risplende. Nel V secolo a.C., il poeta Pindaro le dedica la V ode Istmica, celebrandola come la fonte da cui gli uomini traggono la percezione della bellezza, della ricchezza dell'oro e della gloria atletica.

Secondo un frammento del poeta lirico Stesicoro (VI secolo a.C.), Teia risiedeva insieme al figlio Elio nel suo palazzo d'oro, dove il dio del Sole faceva ritorno ogni sera dopo aver solcato il cielo.

Plutarco riporta inoltre una favola d'origine esopica in cui la Luna (personificata da Selene) chiede alla madre di cucirle una veste su misura; la madre (che nel racconto rimane anonima, ma è tradizionalmente identificata con Teia) le risponde che è un'impresa impossibile, poiché la Luna cambia continuamente forma e dimensione, alternando le sue fasi tra piena, calante e crescente.

La versione razionalizzata di Diodoro Siculo

Nello storico Diodoro Siculo è conservata una versione alternativa e fortemente evemeristica del mito, in cui Teia viene identificata con il nome di Basileia ("la Regina").

In questo racconto, Basileia era la figlia primogenita di Urano, stimata per la sua saggezza e per aver allevato i suoi fratelli minori, tanto da meritare l'epiteto di "Madre dei Dei". Succeduta al padre sul trono, sposò il fratello Iperione e generò due figli di straordinaria bellezza, Elio e Selene. Tuttavia, gli altri fratelli Titani, invidiosi della loro felicità e timorosi che Iperione usurpasse il potere assoluto, assassinarono Iperione e affogarono il giovane Elio nel fiume Eridano. Alla notizia della morte del fratello, Selene si tolse la vita gettandosi da un tetto.

Basileia, disperata, vagò lungo le sponde del fiume alla ricerca del corpo del figlio finché, vinta dalla stanchezza, cadde in un sonno profondo. In visione le apparve Elio, che la confortò annunciando che gli dei avrebbero punito i Titani e che lui e la sorella sarebbero stati trasformati in astri immortali (il Sole e la Luna). Svegliatasi, Basileia raccontò il sogno al popolo chiedendo di rendere onori divini ai suoi figli, per poi essere colta da una furia estatica vagando tra suoni di cembali e tamburi fino a svanire nel nulla durante una tempesta.

Interpretazione e sincretismo

L'invocazione di Pindaro a Teia come divinità "dai molti nomi" () suggerisce che in epoca classica questo personaggio fosse oggetto di una progressiva assimilazione sincretica con altre figure di dee madri. L'assenza di un ciclo mitologico narrativo autonomo e la sua natura di generatrice della luce celeste (madre di Elio, Selene ed Eos) hanno portato la storiografia e la mitologia comparata ad accostarla sia ad altre Titanidi legate alla luce oracolare e solare (come Febe e Latona), sia a figure di dee madri primordiali e universali come Rea, Cibele e la stessa Ecate (anch'essa Titanide della medesima discendenza, celebrata per la molteplicità dei suoi poteri cosmici ed epiteti).

Iconografia

Nell'Altare di Pergamo (fregio nord), Teia è raffigurata durante la Gigantomachia al fianco del figlio Elio, mentre impugna un'arma fiammeggiante contro i Giganti. Come per la sorella Febe, la sua presenza in battaglia è una rielaborazione artistica di epoca ellenistica legata all'esaltazione delle divinità della luce.

Influenza culturale

Dato che Teia era madre della dea della luna, Selene, il suo nome è stato usato dagli scienziati per designare l'ipotetico pianeta Teia che, stando alla teoria dell'impatto gigante, si scontrò con la Terra, dando origine al suo satellite naturale, la Luna.

Note

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